Perche’ il 30 Aprile votero’ ancora Matteo Renzi (e il PD)

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Condivido il post e le ragioni che portano Cristiana Alicata a rivotare per Renzi alle primarie del PD.

NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

L’ho scritto dentro un lungo pezzo scritto per Imille, qui (sotto ne riporto una parte)

Sui diritti civili hanno scritto benissimo Ivan e Paola qui e onestamente dopo le parole di Grillo contro i radicali e i diritti in generale mi pare chiaro che il PD (e in questo caso Renzi) ha fatto bene ad andare avanti. Nel manifesto della candidatura e’ scritto chiaro che il percorso non e’ finito e che adesso si deve mettere mano anche alle adozioni come si era detto prima.

A chi sostiene (gli altri due) che Renzi voglia allearsi con Berlusconi devo rispondere pero’: e’ esattamente il contrario. Chi ha fatto di tutto per affossare il referendum e gode della bocciatura della legge elettorale e’ proprio chi sta condannando il Paese alle larghe intese. Tutto si puo’ dire a Renzi tranne che abbia lavorato per costruire un futuro di larghe intese (anche perche’ metttiamoci…

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Le tre menzogne su cui si basa il Regno Unito

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Le tre menzogne su cui si basa il Regno Unito

Fabristol

Ogni paese si costruisce una serie di miti e leggende per poter definirsi tale. Questi miti (oggi le chiamerebbero post-truth) servono a tenere coeso il paese soprattutto nei momenti di difficoltà. Serve anche per dare al cittadino quel senso di superiorità rispetto agli altri popoli per poter andare avanti ogni mattina e mentire a se stessi con il solito mantra tribale: si nasce sempre nel posto migliore, con la lingua più bella, il cibo più buono ecc. Il Regno Unito non fa eccezione e credo di aver individuato i tre più grandi miti che reggono il paese. Se questi miti venissero sfatati o discussi il Regno Unito crollerebbe su se stesso. Ciò ovviamente è impossibile perché queste sono bufale ataviche, imparate cioè fin dall’infanzia, come nell’imprinting di Konradiana memoria.

  1. In UK non c’è spazio! Questa menzogna viene ripetuta da mattina a sera da tutti: casalinghe, politici, studenti, commercianti, praticamente chiunque…

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Le reazioni

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Dalla nostra corrispondente a Washington DC.

il piede in due scarpe

Il 20 Gennaio si avvicina; l’inaugurazione di un presidente è gran cosa in città: la popolazione triplica, il fermento è grande, e nel caso di Trump, è grande lo scontento.

La città è in prima linea per due motivi: il primo è che siamo la capitale, pertanto qualunque forma di scontento approda qui. Qui ci si può rendere visibili ai governanti, e lo spazio sulla National Mall, intorno agli edifici governativi, lo rende appetibile. E’ uno spazio grande, che permette raduni consistenti, ma allo stesso tempo non si riescono ad ignorare i manifestanti. Tra la Casa Bianca e il Campidoglio ci sarà forse un miglio, un miglio e mezzo. Il potere è qui, qui si manifesta e qui si percepisce. Non importa se non è vero del tutto, questa è l’intenzione e la reazione.

Il secondo motivo è che Washington è città liberal e democratica in tutte le sue forme…

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Quell’intimissimo desiderio di collasso

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Il desiderio di collasso

nicoloscarano

Dopo una settimana in Italia che, oltre a divorare amenità come una scrofa, mi ha visto sbattere il muso direttamente e indirettamente – ma comunque molto da vicino – contro più di un ambito della pubblica amministrazione lavativa, inetta ed incompetente, ho pensato “cazzarola, se c’è un concetto che proprio non mi va giù che Renzi non abbia portato avanti fino in fondo è quello per cui è stato più criticato: una sacrosanta ROTTAMAZIONE di tanti di questi garantiti arroganti e odiosi che levano spazio a NNNOOI.”

E sì, mi è venuto il tic generazionale, anche a me, lo ammetto, ché di queste lagne ho sempre cercato di fare a meno. Il fatto è che la mia generazione vota un accrocco di scappati di casa senza arte né parte, senza idea né abilità, come il Movimento Cinque Stelle, per una motivazione lampante sopra le altre: sfogare un lungamente covato, ed…

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The new Dalemone

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Se vince il No, dopo Renzi ci sarà un governo di larghe intese fra gli amanti del No. Per far cosa? Una legge elettorale proporzionale che faccia tornare il Paese alla Prima repubblica, condannando tutti alla mancanza di alternanza dinanzi a un parteien-staat di centro-centrodestra.

Buchi Neri

E così possiamo squarciare l’ultimo e decisivo velo di ipocrisia che avvolge questa campagna elettorale. Ci aiuta a farlo uno di cui tutto si può dire, tranne che sia un ipocrita. “Se vince il No, niente elezioni anticipate, bisognerà prima cambiare la legge elettorale… il presidente Mattarella nel giro di poche ore individuerà una personalità super partes per formare un nuovo governo”, ha detto ieri Massimo D’Alema, e c’è da credergli. Perché non c’è dubbio che, se vince il No, Renzi si dimette un minuto dopo, che non si andrà a votare, e che si tornerà ad un bel governo tecnico. Quello che aprirà trionfalmente le porte a Grillo nel 2018. Un programma fantastico, sottoscritto da D’Alema e Berlusconi, Monti e Bersani, Quagliariello e Brunetta, Meloni e Salvini, e il resto della compagnia.

D’Alema non è ipocrita, ma è ingenuo (chi lo conosce lo sa), e la lingua ogni tanto…

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Donald Trump presidente, con me hanno sbagliato tutti (la versione integrale del mio post su Il Fatto)

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Il Fatto Quotidiano ha la politica di non far rispondere ai commentatori da parte dei blogger nei post, ma solo nei commenti. Dal momento che il mio ultimo pezzo è stato scritto anche per rispondere a chi mi ha insultato, pubblico qui la versione integrale del mio post sull’elezione di Donald Trump.

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Cito il lemma “previsione” dal vocabolario Treccani: “previṡióne […] – Il fatto di prevedere, di supporre ciò che avverrà o come si svolgeranno in futuro gli eventi, basandosi su indizî più o meno sicuri, su induzioni, ipotesi o congetture.”

Fra le possibilità che hanno i giornalisti, i blogger, gli analisti e i politologi, quella di azzardare delle previsioni basandosi su “indizî più o meno sicuri” è senz’altro una. Perché? Perché mediamente alla gente piace leggere qualcuno che provi a immaginare come andrà a finire una certa partita e ne valuta la correttezza e la plausibilità delle argomentazioni sia alla luce della propria logica e delle fonti citate, e poi perché consente di andare alla prova dei fatti: vedere se la previsione era giusta o sbagliata.

La mia ultima previsione su chi avrebbe vinto le elezioni presidenziali americane è stata sbagliata alla grande: ha vinto Trump, e io dunque non ho saputo azzardare una previsione corretta. Come me, il 99,99% dei miei colleghi giornalisti, politologi, analisti, blogger e, aggiungo, la totalità assoluta delle case di sondaggi, dei centri di studio, delle università, dei ricercatori di scienza politica sia americani che europei. Non è una grande consolazione aver sbagliato insieme a tutti gli altri (con la valida eccezione del regista Michael Moore, che pure prima delle elezioni ha scritto sia sul perché Trump avrebbe vinto, che sul come fare per essere sicuri di far perdere Trump: e amico Moore, così sono capace anch’io ad azzardare la previsione corretta), ma certo fa capire che è successo qualcosa di enorme, che ha cambiato il mondo, e soprattutto di non previsto da nessuno.

Andando a rivedere ciò che ho scritto, tuttavia, io davo per scontato – sulla base degli studi citati nel mio pezzo: Princeton, New York Times e altri – che Trump non sarebbe riuscito ad allargare il suo corpo elettorale alle categorie da me citate. Dicevo dunque: “Trump […] Fra le donne […] prenderebbe meno voti di un qualunque opponente democratico.”

Va da sé che questa affermazione non è affatto sbagliata: se Trump si fosse limitato a far suo il voto degli analfabeti funzionali, dagli ignoranti, dagli iscritti al Partito della Paura contro la globalizzazione, l’immigrazione e l’altro, non avrebbe mai vinto le elezioni. Invece è riuscito ad allargare la base del suo consenso, e la CNN, ha pubblicato le percentuali di consenso che il neo-presidente ha ottenuto categoria per categoria: appena il 54% delle donne americane ha votato Hillary Clinton. Fra le donne laureate, più di 4 su 10 hanno votato Trump. Ma fra le donne meno scolarizzate, più di 6 su 10. Percentuali altissime e molto lontane da quelle che tutti conoscevamo come probabili dai sondaggi svolti nei giorni precedenti. Quindi quasi una donna su due in America ha votato un tizio apertamente misogino, che ha lasciato a noi registrato un suo discorso in cui parla delle donne nei termini più retrivi e nauseabondi che si siano mai sentiti da parte di un candidato ad alcunché. Contente loro.

Trump ha poi confermato il suo favore fra i più anziani, i più ricchi, i più religiosi e i più intolleranti ma ha preso a sorpresa anche il voto di tanti operai e lavoratori manuali, che sono la categoria che ha determinato la sua vittoria negli stati incerti. Non è la prima volta che grandi masse di persone poco abbienti e istruite si lasciano convincere da un miliardario evasore che promette abbattimento delle tasse, costruzioni di muri contro il baubau di turno, e aumento dei posti di lavoro. Dubito che il mio Bernie Sanders sarebbe riuscito a prendere più voti di Trump, perché al fascino delle soluzioni elementari, popolari e false nessuna persona seria può rispondere qualcosa di altrettanto potente.

Infine, consentitemi una nota sul comportamento di alcuni miei lettori. Al di là di quelli che sono venuti qui e su Facebook a insultarmi per aver sbagliato la previsione, e anche al netto di coloro che hanno sentito il bisogno di “percularmi” come hanno elegantemente scritto, per il mio errore, alcuni si sono lamentati dicendo che io avrei insultato gli elettori di Trump. Allora, per i meno avvezzi ai termini tecnici: un “analfabeta funzionale” in statistica e medicina indica una persona scarsamente scolarizzata che sa leggere un testo nella sua lingua madre ma non lo capisce. Un “ignorante” è una persona che ignora, non sa, non conosce, sinonimo di “non istruito”. Un “intollerante” è uno che non tollera il diverso o le minoranze. Un “misogino” è uno che parla delle donne come fa Trump: oggetti sessuali.

Questi, cari lettori, non sono insulti, sono termini tecnici. Che qualche decina di voi li abbia scambiati per insulti è la dimostrazione del fatto che i dati dello Human Development Record sulla quantità di analfabeti funzionali che c’è in Italia – il 47% – sono assai accurati.