Comunicazione di Servizio

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Quando Francesco Ciabattoni scrive, una buona regola è che poi noi si legge e si impara qualcosa. Accattatev’illo, sientit’ammè. Un libro sul rapporto fra cantautori italiani e la citazione letteraria è una di quelle letture che vi fanno fare una figura porchissima in ogni circostanza, anche la più snob.

il piede in due scarpe

Beh, non proprio, più pubblicità interna.

Esce oggi il libro del CdV, intitolato “La citazione è sintomo d’amore” (cantautori italiani e memoria letteraria)

Sembra il minimo esporre alla notizia tutti e 90 i lettori giornalieri di questo blog.

Si può acquistare qui: http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&xy=La+citazione+%E8+sintomo+d%27amore.

Con questo saluto quel minimo di anonimato che mi ero costruita, ma è per una buona causa. Se non le comprate, le copie resteranno sulla nostra libreria rubando prezioso spazio ad altre opere, che dovranno sostare sul pavimento, creando grande azzardo a tutti gli abitanti della casa.

Scherzi a parte, è un libro bellissimo. Sul serio.

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A cosa può servire la pubblicità nel XXI secolo

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Lo spot della Campbell con i due papà gay che danno da mangiare a loro figlio è dell’ottobre 2015. Io però l’ho vista solo oggi, quindi la prendo come un simbolo di quante cose utili alla società si possono fare all’alba del 2016 con appena 40 secondi di annuncio pubblicitario. Se non ho capito male, questo spot per ora è disponibile solo sulla rete, ma mi auguro che presto lo si possa vedere sulle tv d’Occidente (in Italia, magari, fra 10 anni). Mi limito a postare la clip perché su questo tema sento che potrei scrivere uno dei post più lunghi degli ultimi 10 anni, e tutto sommato alla fine so di avere un pubblico d’élite che sa capire tutti i risvolti socio-politici di questa iniziativa anche da sé, senza bisogno che ve li sottolinei io. Buona visione.

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Clicca sulla foto per vedere lo spot della Campbell con i due papà

Le letture del 2015

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Quattro volumi letti in più rispetto al 2014, ma in complesso meno pagine. Letture piuttosto eclettiche, in questo 2015, che hanno riflesso le differenti stagioni di un anno vissuto stranamente. Da settembre, poi, sono stato inondato dalle letture di Filosofia e Storia, in virtù della nuova posizione da insegnante di liceo. E devo dire che questo è uno degli aspetti che preferisco rispetto al mio nuovo lavoro: poter leggere tanti libri di Filosofia, come purtroppo mai avevo potuto fare. Verrà poi il tempo del ritorno alle letture di Storia, ma lì sarà una passeggiata di salute.

Anobii in questo anno ha cambiato proprietà e ha rinnovato la sua grafica. C’è ancora moltissimo da fare per migliorare, ma un passo alla volta spero migliorerà.

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Censurato Gayburg, protestiamo con #FreeGayburg

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#freeGayburg

Il ribelle di Urano

Fatemi un piacere, andate su Google e cercate “Gayburg. Lo so che conoscete già uno dei siti italiani più autorevoli e interessanti, capace di parlare senza troppi giri di parole di diritti GLBT documentando in modo puntuale le menzogne omofobe che i gruppi cattofascisti rivolgono alla comunità omosessuale. Ma vi prego, fatelo.

Non c’è nessun risultato, vero? Esatto, Gayburg è scomparso dal motore di ricerca più importante del mondo, non è più possibile condividere sui social i suoi articoli e se digitate per esteso l’url del sito http://gayburg.blogspot.it vi apparirà questa frase:

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In seguito a massicce segnalazioni da parte di ignoti, la piattaforma Blogger ha deciso di limitare fortemente Gayburg, trattandolo alla stregua di un sito pornografico, con contenuti sensibili da non rendere pubblici.

I paladini della (loro) libertà di espressione hanno vinto e sono riusciti a spegnere la voce della verità.

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E noi stiamo nel mezzo

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Leopolda: l’iniziativa sui titoli peggiori della stampa italiana è da gente priva di cultura istituzionale ma anche inconsapevole di cosa sia una democrazia libera e pluralista, nella quale il ruolo della stampa è sempre di pungolo verso il potere e gli unici limiti sono dati dalla veridicità dei fatti raccontati, che poi sono commentabili in modo libero.

L’articolo di Travaglio, in risposta a quella sciagurata iniziativa, è colmo di falsità e di disonestà intellettuale: da un lato sembra appoggiare il concetto che le (eventuali e da provare) colpe dei padri ricadano sui figli (Boschi), dall’altra sostiene che il decreto salva-banche sia responsabile del suicidio del tizio di Civitavecchia, quando semmai ha salvato dalla rovina finanziaria (coloro per i quali i soldi sono la vita direbbero: dal suicidio) qualche decina di migiaia di correntisti, oltre alle piccolo-medie imprese che si appoggiavano su quelle banche e ai lavoratori stessi di quelle banche. In pratica, gli unici che sono rimasti fuori dall’ombrello di Stato sono stati (fino ad ora) azionisti e obbligazionisti subordinati, che fino a prova contraria sono investitori e non risparmiatori.

Insomma, abbiamo da un lato degli analfabeti della libertà di stampa che se la cantano e se la suonano da un palco di governo, e dall’altro un giornalista che scrive sciocchezze, convinto di essere Montanelli. E noi stiamo nel mezzo.