Tautologie: il maresciallo dei Carabinieri

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Rispondendo a qualche tuo insulto gratuito e per conto terzi su Facebook, ti ho detto che hai l’intelligenza di un maresciallo dei Carabinieri. In realtà sono stato ingiusto, perché ho dimenticato di dirti che hai anche la sensibilità di un maresciallo dei Carabinieri. Però tutto torna, perché in definitiva tu SEI un maresciallo dei Carabinieri.

Al cinema qualcuno aveva detto:

Sei solo chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo.

Chissà che delusione quando ti sei reso conto che le chiacchiere erano per conto terzi, e che a te manca pure il distintivo.

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Mirumir – soluzioni per salvare il mondo

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Questi cinque giorni a Lecce sono stati, come si suol dire, un successo. Ho letto, troncandola brutalmente causa colleghi invasori dei miei 20 minuti, la mia relazioncina sulla scrittura neo-psicoanalitica di Marco Mancassola, ho rivisto un po’ di “amici da conferenza internazionale”, che sono quei colleghi (e loro congiunti) che posso frequentare quasi solo durante le varie conferenze in giro per il mondo. Per fortuna, il nostro gruppetto è fatto da baldi scholars che producono tante relazioni quanto un adolescente produce ormoni, per cui alla fine ci si vede diverse volte all’anno.

Oltre a fare esperimenti sul livello di tasso alcolemico di cui siamo via via capaci, questi incontri sono belli per le chiacchiere che sappiam fare. Si parla di tutto, eh, perfino dei migliori blog letti ultimamente. Ecco che lei mi ha fatto scoprire lei: MIRUMIR, blogger della quale non so nulla, se non che pubblica ogni spesso le perle estratte da un sito del PDL (Area Azzurra? Una roba del genere) dove lasciano messaggi i famosi elettori di Berlusconi. L’effetto delle estrapolazioni parla di suo, e al termine di ogni lettura ne esci soddisfatto, perché se prima ti domandavi “ma come fanno a votarlo?” alla fine sai dare una risposta a questa ferale domanda, anche un filo snob. Due delle estrapolazioni migliori ve le regalo anche io, grazie a MIRUMIR:

Presidente dica agli USA che la FLUIDOTECNICA SAN SEVERINO Srl di Bari HA LA SOLUZIONE per arginare la macchia di petrolio. Da SUBITO. SI SBRIGHI. NON PERDA TEMPO

*

LA MONETA UNICA SI E’ RIVELATA NEMICA. TUTTA L’EUROPPA STA SUBENDO UN TRACOLLO DA QUANDO E’ STATO EMESSO L’EURO. E’ STATA SOLO LA COMODITA’ DEI BRUXELLESI.

Che Bondi e Tremonti si taglino altro, ma il CSC deve vivere

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No, qui non è questione di Destra o di Sinistra. Il Centro sperimentale per la cinematografia, che custodisce la Cineteca nazionale, è un ente pubblico importante come la Biblioteca nazionale centrale di Roma. Non è che arriva un ministro del Tesoro che s’accorge della crisi dopo 2 anni che fa il ministro, oppure un ministro della Cultura inetto, e lo possono chiudere. Tagliassero tutte le province e accorpassero un po’ di Regioni, oltre a tagliare il numero dei parlamentari, e al limite, anche il numero delle Camere. Ma il CSC-CN no, luridi coglioni.

“Tutta colpa di Miguel Bosé” uscirà nell’ottobre 2010

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Cari anellidi, la notizia è da leccarsi le orecchie: la Fazi ha deciso di anticipare di quasi un anno l’uscita del mio nuovo romanzo Tutta colpa di Miguel Bosé. Per cui l’appuntamento in libreria è per l’ottobre 2010. Chi volesse organizzare una presentazione nella sua città sappia che potrò essere in Italia dai primi di dicembre al 10 gennaio circa.

Ecco di cosa parla il libro:

Tutta colpa di Miguel Bosé è il mio sesto libro. È la mia opera più umoristica, vicina come toni al racconto “A Family” pubblicato nell’antologia Mondadori Men on men 3. È la storia di “un bambino metrosessuale”, come dice il sottotitolo, dal nome premonitore, che nasce in una Roma degli anni Settanta e si trova a crescere in una famiglia poco includente: un papà generale della Guardia di Finanza, una mamma pannosa cantante di piano-bar, due fratelli maggiori omofobi (Eugenio, iscritto al Movimento Sociale Italiano, ed Euridice, integralista neocatecomunale e influenzata da una setta natalista detta Quiver Full). Il protagonista, che ci tiene a farvi scoprire il suo nome il più tardi possibile, ci racconta come si può crescere in una famiglia italiana così “normale” e riuscire comunque a ridere e sorridere mostrando a poco a poco ai membri della famiglia e della società attorno tutti i colori dell’arcobaleno.

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Per il resto, continuano le vendite di Angeli da un’ala soltanto e Coppie.

Il PD di Udine è omofobo

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La notizia è delle più tristi e non mi va nemmeno di raccontarvela. Leggetevela voi. Io posso solo dire che davanti a una simile presa di posizione politica, il segretario regionale del Friuli, Debora Serracchiani, dovrebbe solo espellere i consiglieri del PD dal partito con la semplice motivazione di “incompatibilità politica e civile con un partito che si propone di essere il rappresentante italiano del Partito socialista e democratico europeo”.

Il tutto, mentre a Udine e dintorni tutti i manifesti della campagna anti-omofobia contiunano a essere sistematicamente strappati o imbrattati dai nazi-fascisti. Faccio notare che i lettori del Messaggero Veneto considerano i manifesti in questione “belli” al 79%, con tutto che il giornale li ha pubblicati monchi di una parte, forse per non far leggere “civiltà” ma solo “viltà”.

Una pessima giornata, colma di vergogna per chi è iscritto al PD. Questo blog si vergogna per i piddini e in particolare per i consiglieri del PD di Udine, gente invereconda.

Per non deprimerci troppo, ecco la goodnews: a Firenze sono nel XXI secolo, a Udine nel medioevo. Esercizio: dov’è che il PD prende il 45% dei voti e governa quasi da solo? E dove invece governa la Lega Nord? Se avete risposto giusto e vi punge vaghezza di scrivere i vostri pensierini al PD di Udine, l’indirizzo è pdud@libero.it  Io l’ho fatto…

Dalla-De Gregori, niente flebo e pitali

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Con moltissimo scetticismo avevo comprato due biglietti per una delle serate romane del nuovo tour Dalla-DeGregori, 2010 Work in Progress, a 31 anni di distanza dal primo, il Banana Republic. Lo scetticismo era d’uopo: rischiavo di andare a vedere De Gregori alla flebo e Dalla al pitale. E invece, il vecchio duo ha fatto la sua porca parte. Intendiamoci: non è il miglior concerto mai visto, anche perché non hanno praticamente voluto servirsi di un supporto visivo e scenografico degno di questo nome. Niente immagini proiettate sul retro del palco, o per lo meno una scelta minima, troppo minimal, che non ha tolto la voglia di vedere oltre.

E però i due cantautori hanno offerto un buon panierino di canzoni, soprattutto quelle storiche. De Gregori non ha mai stonato, e questa è in sé una notizia, né ha mai cambiato le parole dei suoi testi. Ha perfino chiesto al pubblico (un Gran Teatro Nord gremito, probabilmente 6.000 spettatori nella quinta serata romana) di cantare tutti in coro le parole di Rimmel, unica canzone per la quale è stato proiettato il testo alle spalle del palco, a mo’ di karaoke. In realtà, non è che ce ne fosse bisogno. L’inizio è stato da brivido, con Tutta la vita e Anna e Marco. Mentre De Gregori ha dato l’impressione di voler offrire il meglio delle sue canzoni, Dalla ha preferito una scelta più low profile, introducendo pezzi di non grande successo, come l’abbastanza banale Henna. In questo modo, De Gregori ha avuto gioco facile nel risaltare sul collega, e questo nonostante i due, da bravi amici, si siano divisi le canzoni pressoché a metà, facendo quasi sempre cantare all’uno le hit dell’altro, tranne che per Caruso, offerta credo in risposta a Rimmel. Il Gran Teatro Nord, ironia dei nomi, ha avuto un moto di unione soprattutto su Viva l’Italia e in particolare sulla strofa “Viva l’Italia / l’Italia tutta intera” che ha predominato sulle altre strofe famose, per esempio “l’Italia che resiste”. Segno dei tempi, di certo, e a me ha fatto un certo effetto, non tanto perché m’aspettavo chissà quale emozione collettiva per le strofe che funzionavano negli anni Settanta (anzi, davo per scontato che non ci fossero particolari sottolineature), quanto perché non m’aspettavo il moto patriottico. Pareva d’essere in un teatro romano del 1871, devo dire è stata una bella emozione. Calda l’accoglienza anche delle canzoni più romane, come La sera dei miracoli. Dalla ha parlato contro la guerra, ripetendo le solite cose retoriche che lasciano il tempo che trovano (definire la guerra come un pus dell’uomo) e nessuno ha applaudito. M’è parso anche questo un segno dei tempi: un dire, “sì, la guerra è un pus, ma poi alla fine tocca farla e sappiamo perché siamo in guerra”. Qualche grido di approvazione quando Dalla ha introdotto la versione di Gigolò scritta da Dalla e De Gregori, che pare sia una canzone del 1929 scritta da un cantautore di crociera, e poi riparolizzata da questo mondo e quell’altro. E tutti hanno pensato a Lui. L’egemonia culturale del berlusconismo la vedi anche da questi piccoli dettagli, il Sultano è presente nell’immaginario collettivo in ogni momento, anche quando non si parla di politica ma di musica, e si cita una professione secondaria degli inizi della sua carriera.

Venendo sul personale, oltre al brivido su Viva l’Italia (ma mi si colpiva facile: da migrante in Canada, ho colto le decine di passaggi sull’America come immaginario e come meta, come speranza e come sogno), e al gran piacere di ascoltare Anna e Marco, ne ho avuto un altro su Rimmel. Probabilmente perché anche nel mio caso, questa canzone sembra scritta apposta verso la mia ex più importante. Per cui, ve la beccate qui sotto.

E qualcosa rimane, fra le pagine chiare,
fra le pagine scure,
e cancello il tuo nome dalla mia facciata
e confondo i miei alibi e le tue ragioni,
i miei alibi e le tue ragioni.
Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente
ma lo zingaro è un trucco.
Ma un futuro invadente, fossi stato un pò più giovane,
l’avrei distrutto con la fantasia,
l’avrei stracciato con la fantasia.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla
a quella di chissà chi altro.
I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,
li puoi nascondere o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.

Santa voglia di vivere e dolce Venere di Rimmel.
Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi
se per caso avevi ancora quella foto
in cui tu sorridevi e non guardavi.
Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia
e sulla tua persona e quando io,
senza capire, ho detto sì.
Hai detto “E’ tutto quel che hai di me”.
È tutto quel che ho di te.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla
a quella di chissà chi altro.
I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,
li puoi nascondere o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.