E anche alle prossime elezioni non voterò Radicale

Standard

Per quelli che la pensano come me (e non siamo pochi, affatto) votare per il Partito Radicale è sempre una valida opzione da considerare con cura, alle elezioni. I motivi? Molteplici: sono di solito gli unici veri laici italiani, difendono valori morali per noi fondamentali, da quelli che hanno a che fare con la bioetica, a quelli che hanno a che fare con i diritti civili di tutte le minoranze. Poi spesso i Radicali dicono cose di politica estera che sono condivisibili (spesso: non sempre, in particolare quando difendono a spada tratta le posizioni più estremiste dei filo-israeliani nella questione mediorientale) e hanno di solito una classe dirigente che è all’altezza della situazione richiesta, soprattutto se facciamo il paragone con le classi dirigenti degli altri partiti.

Eppure, a ogni elezione, i Radicali si fermano di solito ampiamente sotto al 2%. Come mai? Perché molto spesso – anzi, con allarmante frequenza – i Radicali fanno degli errori politici immani, come per esempio quello di pochi giorni fa, dove non hanno votato la sfiducia al ministro Romano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ufficialmente i Radicali volevano richiamare l’attenzione sul problema delle carceri, invocando l’amnistia, che nessuno oltre a loro in Parlamento vuole considerare. Così, anziché di votare la sfiducia, i sei deputati radicali hanno inneggiato all’amnistia e non hanno preso parte al voto.

Ora, a prescindere che io son contrarissimo all’amnistia, così come son contrarissimo ai condoni, trovo del tutto ripugnante ciò che i Radicali han fatto per attirare l’attenzione sulla loro questione. Un ministro indagato per mafia non è una cosuccia sulla quale possiamo chiudere gli occhi e approfittare del cono di luce per parlare d’altro. I Radicali, una volta di più hanno dimostrato di essere del tutto inaffidabili, politicamente, e per ciò non avranno il mio voto nemmeno alle prossime elezioni.

Annunci

“Tutta colpa di Miguel Bosé” a teatro a Firenze

Standard

Cari anelldi, se il 7 dicembre vi trovate nei pressi di Firenze, non perdetevi Fabio Canino che reciterà degli stralci dal mio romanzo Tutta colpa di Miguel Bosé (Fazi editore) che nel frattempo ha raggiunto le 2000 copie vendute. Io, rabbia delle rabbie, probabilmente il 7 dicembre sarò in volo per l’Italia ma non credo di riuscire a essere a teatro a Firenze per quell’unica serata! Spero almeno di poter vedere una registrazione della pièce.

Eccovi la locandina, chi può ci vada e si diverta!

Il tunnel fra CERN e Gran Sasso

Standard

Bisogna ammettere che la compagine al governo regala tutti i giorni qualche motivo eccezionale di ilarità che contribuisce, in fin dei conti, ad alleviare la giornata di chiunque non viva in Italia. La palma per la miglior figura di merda planetaria del 2011 credo che spetti di diritto alla ministro Mariastella Gelmini, che quel buontempone di Berlusconi ha messo a capo del ministero dell’Istruzione e della Ricerca scientifica. La signora, confondendo con ogni probabilità la propria caverna, che le ha permesso di arrivare alla poltrona di ministro, con il senso dell’esperimento fisico di neutrini spediti dal CERN al Gran Sasso a una velocità che sembrerebbe essere maggiore di quella della luce per una questione di 60 nanosecondi (una roba che porterebbe delle conseguenze inimmaginabili, e che in effetti si sta verificando da tre anni in diversi laboratori mondiali di fisica, vincendo via via uno scetticismo che all’inizio era spesso quanto un copertone di tir), ha dato ordine di pubblicare questo comunicato ufficiale del Ministero, che è tuttora online, e che per sicurezza vi riproduco qui sotto:

Ufficio Stampa

Roma, 23 settembre 2011

Dichiarazione del ministro Mariastella Gelmini
“La scoperta del Cern di Ginevra e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare è un avvenimento scientifico di fondamentale importanza.”

Rivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico. Sono profondamente grata a tutti i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna.
Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.

Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.

Inoltre, oggi l’Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un contributo di oltre 80 milioni di euro l’anno e gli eventi che stiamo vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e lungimirante”.

Mi immagino quanti collaboratori dell’ufficio stampa del Miur abbiano letto la cosa e siano trasecolati, ma abbiano deciso di lasciare tutto come Gelmini aveva dettato, per permetterle di farle fare la figura di merda mondiale di cui tutti oggi sappiamo. In realtà, so bene che è inutile aver riprodotto il comunicato: non appena qualcuno spiegherà alla Gelmini che in realtà fra CERN di Ginevra e Gran Sasso non esiste alcun tunnel (cosa che più di dimostrare una abissale ignoranza di fisica, dimostra soprattutto un’abissale ignoranza di geografia e della rete autostradale italiana) son certo che Gelmini non darà ordine di togliere il comunicato da Internet, ma di tenercelo e di cominciare a costruire il tunnel galeotto.

***

AGGIORNAMENTO: GELMINI: “Sui neutrini POTEVAMO ESSERE PIU’ PRECISI.” Vi prego, io finisco di rotolarmi per la formula scelta dell’errata corrige, poi ditemi voi.

Io e l’acqua calda, ovvero: scoperte

Standard

Alla bell’età di 37 anni, e dopo 6 libri scritti, ho scoperto che Word ti mette in automatico la Table of contents (l’indice, in italiano), risparmiando un lavoro di giorni all’autore. Ora non resta che capire come si fa ad avere un indice dei nomi in automatico, ma temo che si debbano inserire i marker dei nomi uno per uno lungo tutte le 350 pagine della tesi…

Su B. dall’estero: tra riso e vergogna

Standard

Sulla potenza politica e demistificatoria del riso (inteso come ridere), esistono ormai intere biblioteche, a cominciare dagli studi di Aristotele e Aristofane, per arrivare a epoche più recenti coi saggi di Michail Bachtin (Estetica e romanzo; Rabelais e la cultura popolare), Henri Bergson (Il riso), Pirandello (L’umorismo) solo per citare i primi che vengono alla mente.

“Una risata vi seppellirà” era uno degli slogan del Movimento studentesco del 1977, la cui ala creativa affondava esplicitamente nelle teorie dadaiste del comico surreale. Ecco, forse leggendo le ultime intercettazioni riguardanti il “premier a tempo persoSilvio Berlusconi, credo che siamo arrivati proprio al punto più dada e surreale della politica italiana.

L’idea che questo brutto ometto coi tacchi si conquisti le prime pagine dei giornali del globo terracqueo per i suoi affari con un pappone-ruffiano e le sue decine di m.i.g.n.o.t.t.e (perché, cari lettori “escort” secondo me non rende l’idea), sfruttando gli ultimi ritrovati della tecnica e della scienza che gli consentono alla sua età di avere un’erezione è, in sé, qualcosa di poco udito nella storia del mondo. Intendiamoci: Berlusconi non è il primo politico malato di sesso e di potere, non è il primo uomo che considera le donne al pari di mezze calzette colorate (le paghi tanto, le infili poco, qualcuna la mandi a Milan Channel, qualcun’altra la fai ministro della Repubblica), ornamenti da sfoggiare nel fiore della loro età come segno tribale del suo potere personale. Quel che stupisce è che, scoperti gli altarini, Berlusconi non si dimetta, nella convinzione di poter ancora rappresentare tutti gli italiani anche in una situazione così fuori dal mondo.

Ma il punto a mio parere dada e surrealista sta nel momento in cui Berlusconi, scelto di non dimettersi, si diverte a citare (forse inconsapevolmente? non credo) frasi dell’Aldo Moro dalla prigionia delle Brigate Rosse. Aldo Moro, lo statista, nella sua prima lettera dal carcere clandestino scriveva di trovarsi “sotto un dominio pieno e incontrollato dei terroristi”; Silvio Berlusconi, il tarantinato-tarantolato, scrive di “essere sottoposto a un regime di piena e incontrollata sorveglianza”. Aggiungete questa cosa che non so come definire (“blasfema” mi pare riduttivo, sui forum di finanza (!) ci si chiede giustamente se non ci sia una patologia mentale galoppante, al di là degli aspetti blasfemi), del fatto che Silvio, l’uomo di Chiesa, il defensor familiae, l’unto del Signore, infilava il crocifisso fra le tette della Minetti (pare lo eccitasse; pare anche che credesse così di benedirle; non male la battuta di Rosanna Bi, mio contatto di Facebook, poi ripresa da Spinoza.it: “Berlusconi voleva il Crocifisso tra le tette della Minetti. Come in tutti i luoghi pubblici.”) e avrete che sì, siamo senza dubbio nel momento più surreale e dadaista della Storia d’Italia. Mi domando se l’Udc, ancora incerta sulle alleanze, riuscirà a contrattare con Berlusconi su questo punto, ottenendo magari che il crocifisso non venga infilato in pertugi ancor meno propri – se possibile – della signorina Minetti.

Eppure, ieri per la prima volta ho provato vergogna leggendo il giornale su questi fatti del Presidente del Consiglio. Pensavo di essere vaccinato: ho 37 anni, sono italiano, pensavo di averne lette e viste di ogni. E invece no: ieri per la prima volta mi sono proprio vergognato che questo sessuomane già giudicato “inetto” dall’Economist possa ancora associare il suo nome con quello del mio Paese. Sarà che vivo all’estero, sarà che sono diventato più sensibile all’idea di decenza. Ma ora che la risata c’è stata, forte e assordante dai quattro angoli del mondo, speriamo di assistere al seppellimento politico definitivo. Perché, credetemi: dall’estero non se ne può proprio più.

In favore dell’outing

Standard

Sta facendo discutere il frammentato e poco serio mondo politico GLBT italiano l’iniziativa di Equality Italia (organizzazione di cui non sono membro e che, in generale, mi piace poco) di consentire una campagna di outing (il denunciare pubblicamente l’omosessualità di altri) fatta tramite una rete di blogger anonimi contro i politici omofobi italiani. Ora: il metodo dei blogger anonimi non piace nemmeno a me, ma non è sufficiente a farmi condannare l’intera iniziativa, che del resto ho fatto mia e in modo non anonimo già nel 2005.

Come ha saggiamente scritto il regista Fabiomassimo Lozzi, che vive in Regno Unito da 20 anni: “L’outing dei politici che legiferano (o bloccano legislazioni che cercano di eliminare le diseguaglianze vigenti) mi sembra sacrosanto, è una questione politica, morale, etica: non si tratta di fare l’outing di un cantante o di un attore, che hanno tutto il diritto di scegliere se dirlo o no, ma di persone che lucrano sulle nostre vite e decidono le nostre sorti (negandoci i nostri diritti). Punto e basta.”

Io sono molto d’accordo con Fabiomassimo. E trovo un po’ patetico che su una questione del genere, che fu utilizzata con estremo successo in Regno Unito da Act Up! negli anni ’80, in Italia, trent’anni dopo, ci si divida ancora.

Ideologia, una recensione

Standard

Rossi-Landi, Ferruccio. Ideologia. Per l’interpretazione di un operare sociale e la ricostruzione di un concetto. Roma: Meltemi, 2005. Questo credo sia il miglior testo sull’ideologia non solo in italiano, ma anche considerando diverse altre lingue. Pubblicato per la prima volta nel 1978, poi accresciuto nel 1982 e infine accresciuto nel 2005, dopo essere stato tradotto in diverse lingue. Rossi-Landi, filosofo teoretico, semiologo e scienziato umanista, già fondatore del periodico “Ideologie” offre in una panoramica di 11 concezioni dell’ideologia, facendole discendere da 3 macro-aree:

A) ideologia come falso pensiero (dalla I alla VI);
B) ideologia come filosofia (la VII);
C) ideologia come visione del mondo (dalla VII alla XI).

La definizione offerta dall’autore è quella di ideologia come “progettazione sociale”, laddove per progettazione si intende, e qui cito la prefazione di Augusto Ponzio,

“Progettazione sociale” si pone, sul piano paradigmatico, in alternativa rispetto a “programma” e a “programmazione”. L’ordine dei termini “programma”, “programmazione”, “progettazione” va dal meno al più generale.
Un programma può essere anche limitatissimo, per esempio quello che regge l’abituale conversazione fra venditore e compratore in una bottega; una programmazione è qualcosa non solo di più vasto, ma anche di permanente, per esempio quella che regge lo scambio effettivo delle merci sul mercato; una progettazione, infine, riguarda la società, o almeno un qualche processo fondamentale della riproduzione sociale, in maniera globale e potenzialmente esaustiva  (Rossi-Landi, nel presente volume, pp. 296-297).”

Interessante anche che Rossi-Landi distrugga la visione althusseriana di ideologia, schifandola al punto da non includerla nel novero delle 11 concezioni degne di nota (che poi provvede a smantellare in diversi casi). Sul punto, Rossi-Landi scrive: “Né posso passare sotto silenzio Althusser, benché un totale rigetto delle sue tesi renda per me irreucperabile la sua produzione (si vedano le critiche di Schaff in ‘Marxismo e ideologia’). (55).