Da Perugia, un corto contro l’omofobia

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Stefano Bucaloni mi segnala questo bel corto realizzato dall’Arcigay Perugia in occasione del Perugia Pride. Ve lo pubblico tosto. Non prima di dirvi che sul mio Facebook il 28 giugno ho visto foto da 3/4 dei miei contatti che illustravano la loro gioiosa (davvero gaya!) partecipazione all’Onda Pride tenuta in tutta Italia: eravate bellissime e bellissimi.

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Gay Pride: la rivoluzione compie 45 anni

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Una scarpa col tacco è afferrata dalla mano della sua proprietaria. Viene agitata per aria, a mo’ di clava. E finalmente è scagliata verso la polizia, con rabbia, con tutta la forza possibile. È una scarpa col tacco numero 45, ed è la sciccosissima calzatura di Sylvia Rivera, una delle tante transessuali che la notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 si trovavano dentro un famoso locale gay di Christopher Street, a Manhattan: lo Stonewall Inn. La rabbia di Sylvia non è ancora soddisfatta. Ha almeno un altro calzare da tirare e la sua dignità di transessuale da difendere.

Il resto, lo potete leggere su Il Fatto Quotidiano.

 

 

Italia – Inghilterra

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Sarà perché abbiamo ripreso a essere un paese di emigranti, anche e soprattutto verso quel luna park per adulti che è Londra. Sarà perché gli inglesi, da sempre euroscettici, stanno tornando a essere apertamente anti-europei e hanno votato uno xenofobo, omofobo nazionalista alle ultime Europee. Sarà perché gli inglesi hanno spesso una puzza sotto al naso che lèvati, specie quando si parla di Italia, o meglio, di italiani. In ogni caso, Italia-Inghilterra di calcio è un classico, entrato anche nella storia del cinema, e vedere questa partita dall’estero, in collegamento Skype multiplo con genitori a Roma e cognata a Strasburgo, devo dire che è stato molto divertente.

Soprattutto perché li abbiamo dominati.

Il harakiri di Corradino Mineo

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Questo è il video che, con ogni probabilità, segna la fine della carriera politica di Corradino Mineo. Senatore e grande giornalista di cui ho condiviso e continuo a condividere moltissime idee politiche e che qui cade, fatemelo dire, come un pivello.

Perché questo genere di riflessioni le puoi fare – FORSE – al bar con gli amici, o a casa tua. Ma anche lì, c’è modo e modo. A me, per dire, non verrebbe MAI di dire che “Maria Elena Boschi è una conseguenza della parità di genere” per poi addentrarsi nella spiegazione del perché e del per come “lei s’è convinta che capisce come Matteo […] e naturalmente non è assolutamente in grado”. Soffermiamoci su questo avverbio: “…e naturalmente non è in grado”. Naturalmente, in quanto donna, non è in grado di pensare, di trattare, di fare politica, di sostituirsi a Matteo, che pure “è come un bambino autistico”, ma vuoi mettere, c’ha il pisello, e quindi lui sì che può condurre.

Del resto, a me non verrebbe nemmeno da dire fra pochi intimi amici che Renzi “è come un bambino autistico perché tante cose non le sa”, frase che apre a tutt’un altro genere di considerazioni e riflessioni che non occorre neanche aprire. Qui, caro Corradino, con queste uscite denunci una carenza culturale non indifferente, una mancanza di linguaggio, di contesto, di senso della misura e di capacità comunicativa. Una sorpresa in negativo, devo dire.

Caro Giuseppe Civati, occorre che tutti i parlamentari del PD (e non solo loro, a dire il vero, ma per ora ci occupiamo di questi) seguano un corso non di banale correttezza politica, che quella chissene, ma di cultura di genere, di studi del pluralismo, anche di teoria queer, perché no. Per far capire, nel profondo però, a gente pure istruita come Mineo per quale motivo non ci si può esprimere così e non si deve pensare così. Ciò non toglie che sulla questione sostituzione di Mineo dalla Commissione, Renzi per me ha commesso un grosso errore politico. Ma dopo questa figura scatologica videoregistrata, “naturalmente“, caro Corradino, non gliene fregherà più nulla a nessuno.

Mondiali di calcio in TV: in Canada partite in italiano

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Scontenti della modesta copertura che la RAI offrirà di questi Mondiali di calcio? Venite in Canada, dove potrete vedere in TV tutte le partite in alta definizione e in chiaro, e col commento in ben quattro lingue: inglese, francese, spagnolo e anche italiano, oh yeah.

Un passo indietro: oggi iniziano i Mondiali. Due o tre miliardi di persone riscopriranno l’utilità di un elettrodomestico che in questo XXI secolo non se la sta passando benissimo: la televisione. Schermi piatti, ad alta definizione, al plasma, 64 pollici appesi alla parete, tv intelligenti che registrano con un click tutte le partite di una data squadra o, perché no, proprio tutte le partite tout-court di questo Brasile 2014. Ma anche televisori antichi, a scatola, a colori e perfino in bianco nero: la televisione farà del suo meglio nei quattro angoli del pianeta per resistere alla concorrenza agguerritissima (e portatile) di tablet, computer, smart phones eccetera, tutti probabilmente svantaggiati dalle dimensioni ridotte dello schermo.

Se chi mi legge è malato della mia stessa passione, il mese che si apre oggi segnerà un radicale cambiamento del quotidiano. Per quattro settimane le giornate e gli appuntamenti di lavoro e di piacere ruoteranno attorno alla partita dei Mondiali che ci interessa seguire. – “Ci vediamo sabato sera?” – “Certo, dopo la partita.” Lo diremo così, con un tono naturalmente assertivo, e non importa nemmeno dove siamo finiti a vivere, se in Italia o all’estero. Sì, perché la febbre dei Mondiali coglie ovunque nel mondo. In tutta Europa, la patria del calcio assieme al Sud America. Ma anche in Asia, Africa e Nord America, a giudicare almeno dalla copertura senza precedenti che questo evento sportivo attira.

Grazie alla sinergia fra CBC e Sportsnet, gli spettatori canadesi potranno seguire i Mondiali integralmente, con una copertura TV che non ha precedenti nella storia del paese. La TV di Stato canadese, la CBC, trasmetterà col commento in inglese 56 partite sulle 64 totali (molto meglio della RAI italiana, che ha potuto comprare dall’esclusiva Sky Italia appena 25 match, qui l’elenco), mentre Sportsnet trasmetterà i rimanenti 8 incontri, sempre in inglese. Scott Russell, Nigel Reed e Craig Forrest condurranno la trasmissione di punta della CBC, in onda nel primetime serale, con la diretta di una partita (qui trasmessa attorno alle 18 locali, fuso di Toronto) seguita da una differita. L’italo-canadese Andi Petrillo condurrà invece il pomeriggio della rete, in compagnia degli analisti sportivi Reed e Lloyd Barker. La CBC ha inviato due corrispondenti in Brasile, Brenda Irving e David Amber ma userà anche servizi esterni appoggiandosi a Peter Drury, John Helm, Dave Woods, John Roder, Martin Fisher, Gary Bloom, Kevin Keatings e Dan O’Hagan. Le partite avranno il commento in inglese anche sul canale statunitense ABC, che trasmetterà 10 incontri.

Meno imponente la copertura in francese, nonostante sia lingue ufficiale del Canadà: i francofoni dovranno accontentarsi di 18 partite radio-commentate sulla stazione Radio-Canada e, sullo schermo, da parte della rete TVA Sports.

TeleLatino (Rogers 28, 35, 599HD, Bell 700, Shaw Direct 367, 800, Cogeco 18/35)in collaborazione con Univision Canada (Rogers 780, Bell 699, Bell Fibe 867, Vidéotron 248, Shaw 508, MTS 517 )e Mediaset Italia (Rogers 784, Source 505, Bell Fibe 698) trasmetterà tutte le partite col commento in italiano e spagnolo, appoggiandosi anche a Sky Italia. Beppe Bergomi e Fabio Caressa commenteranno dunque anche per il pubblico da Halifax a Vancouver, aiutati da Maurizio Compagnoni, Marco Nosotti, Ilaria d’Amico, Zvinimir Boban e Massimo Mauro.

Sul versante spagnolo, i principali commentatori e telecronisti saranno Pablo Ramirez e Jesús Bracamontes, coadiuvati dall’argentino Diego Balado, il messicano Enrique “El Perro” Bermúdez, Félix “El Gato” Fernández, Jorge Pérez Navarro, José Luis López Salido e Luis Omar Tapia.

Una copertura così completa e capillare, in quattro lingue, fa capire quanto il pallone a scacchi piaccia nell’America al Nord del Confine, e non soltanto grazie a un’immigrazione di giovani e giovanissimi che viene da pesi calcisticamente maturi. I canadesi, in generale, sono un popolo che ama gli sport di squadra ed è attirata da qualuque evento che si tenga all’aperto. Mancando la nazionale della Foglia d’Acero, ognuno si sceglierà una squadra del cuore, e fra le strade di Toronto, Ottawa, Montreal e Vancouver è già possibile vedere le bandiere di tutte e 32 le squadre finaliste sventolare dalle finestre o dai tetti delle macchine: che i Mondiali inizino, i canadesi sono pronti.

P.S. se preferite il commento in tedesco, le partite si possono vedere in chiaro anche sulla TV pubblica della Cancelliera Merkel.