Media Sondaggi all’8 Aprile

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anellidifum0:

Se ne ricava che l’italicum è davvero un pessimo sistema elettorale.

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Media Sondaggi 08 apr Da questa settimana cominceremo a seguire oltre ai sondaggi per le elezioni politiche nazionali anche quelli per le elezioni europee, del resto la settimana scorsa solo 3 istituti hanno sondato la popolazione a riguardo di nuove elezioni politiche, mentre ben 10 sono state le ricerche demoscopiche con obiettivo le elezioni europee.

Partiamo dunque dai sondaggi per le politiche della scorsa settimana che presentano un quadro abbastanza movimentato. Il PD perde l’1%,  Forza Italia lo 0,6% mentre il Movimento 5 Stelle compie un notevole balzo in avanti di quasi 2 punti percentuali arrivando quasi al 23%. Anche i partiti minori mostrano segni di risveglio.Il Nuovo Centrodestra di Alfano sfiora la soglia di sbarramento registrando un 4.3% mentre la Lega Nord con poco più del 4.5% la supera.

La spinta di questi 2 partiti fa si che il centrodestra vinca il primo turno con poco più di 0.5% di vantaggio sul centrosinistra…

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NEMLA 2014

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E così anche quest’anno sono stato alla conferenza della NEMLA, accompagnato stavolta dalla compagnia di viaggio. Città piccola, questa volta: Harrisburg, Pennsylvania, ma non del tutto anonima, visto che fu anche la capitale degli USA nel 1812, quando i canadesi bruciarono la Casa Bianca, per intenderci. Città bruttina, ma è vero che l’abbiamo visitata poco e male, presi come siamo stati dalle sessioni della conferenza. Si sono rivisti un po’ di vecchi amici, se ne sono incontrati di nuovi, si è sopportato il barone nepotista di turno – inopinatamente invitato a parlare della sua rivista che impiega anche 5 anni a pubblicare gli articoli approvati – venuto a leggere un contributo al tempo stesso troppo lungo e troppo privo di sostanza. Bellissima la reazione della plenaria: al termine della sua ora e mezza di inutile lettura infarcita di banalità e ripetizioni, è stato accolto da un silenzio di quelli che fanno più rumore di una contestazione a suon di uova marce. Non una mezza domanda, nonostante il chair della plenaria insistesse per trovare almeno un quesito dal pubblico.

Come capita spesso, sono state le occasioni conviviali quelle che mi hanno fatto riflettere di più. Con considerazioni, riflessioni, il peso di scelte fatte da altri, che presto saranno inevitabili anche per me, e che tuttavia non possono lasciare indifferenti. O almeno non lasciano indifferente me. Situazione strana, il vivere a 40 anni stando ancora sulla soglia, con un piede qui e uno lì, e sapere che il momento di dover scegliere qualcosa di radicale si sta avvicinando a grandi passi.

Per ora si rimanda il giorno della scelta. Ma si sente il profumo – o la puzza – di uno di quei bivi esistenziali che metà basta.

10 anni di Anellidifum0

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Beh signori, il tempo passa, i peli della barba si imbiancano e anche i blog invecchiano e cambiano. Grazie a questo post di Elfobruno, mi sono ricordato che questo blog ha compiuto il 20 marzo 2014 il suo decimo compleanno.

Dieci anni sono una bella età. Per gli uomini è l’entrata in un’infanzia più consapevole, per i cani in una vecchiaia quasi mesta. Per un blog, non so bene. Dieci anni di post. Il 20 marzo fu aperto l’account, ma i primi post furono pubblicati appena dopo la mezzanotte, quindi tecnicamente il 21 marzo 2004. Anellidifumo all’origine era scritto così, senza lo “0″ al posto della “o”, ed era ospitato sulla piattaforma de Il Cannocchiale. Naturalmente ho perso la password di quella piattaforma e non posso, per ora, più recuperarla. Quindi se volevate statistiche, dovrete accontentarvi del numero di click: 1.535.221 sulla vecchia piattaforma, 386.117 qui su WordPress, dove ho traslocato il 16 settembre 2009, che pare poco ma sono comunque cinque anni fa. 

Dal grande divario nel numero di click nei 5 anni sul Cannocchiale e 5 anni su WordPress, si capisce che Anellidifum0 ha subito il declino di quasi tutti i blog, scalzati dal predominio assoluto dei socialcosi. Un po’ me ne dispiace, ma dopotutto questo è internet 2.0, baby, e bisogna farsene una ragione, più che stare a recriminare. A differenza di altri blogger, ho scelto di tenere in vita questo spazio, al quale poi si è affiancato, anni fa, un blog personale sulla piattaforma de Il Fatto Quotidiano. Qui ho finito per scrivere cose relativamente più personali, anche se poi tutto è relativo.

I consuntivi su 10 anni sono sempre molto ricchi di considerazioni di ogni genere. Come voi tutti, anche io in questi 10 anni sono cambiato e invecchiato, come normale. Meno illusioni, meno sogni, meno pazienza e più fatalità e relativismo. Non ho enormi rimorsi per le scelte fatte, anche se potendo tornare indietro farei molte cose in modo diverso, se non altro per vedere l’effetto che fa.

Guardando ai prossimi 10 anni, spero di potermi riavvicinare a quella che sarà sempre “casa”, e di aumentare il numero di boccali di birra presi nelle peggiori taverne romane. Spero di avere molte altre notti passate con Liuk e con mio padre, con Lisa, con Chicca e con mia mamma, a parlare, a immaginare, a fare illazioni e previsioni e ipotesi. A domandarsi quale sia il senso, se poi un senso c’è, e come fare a essere (ancora) più felici. Nei prossimi 10 anni, se il mio cammino non si interromperà, ci saranno compagni di viaggio che saluteranno e magari altri che si accosteranno. Ho cercato di conservare un frammento di ciascuna delle persone che ho amato dentro la testa, anche quando tutto sommato hanno dimostrato e confermato di non meritarselo. A ripensarci, forse è questa la qualità che mi riconosco di cui vado più fiero: qualcuno, moltissimi anni fa, mise la cosa in luce negativa e stigmatizzò una mia abitudine a trasformare i ricordi in gemme e a trattenerli colpevolmente stretti fra le mani. A distanza di quasi 20 anni da quella frase, posso dire che è nobile sforzarsi di non dimenticare le persone che si sono amate e che ci hanno fatto stare bene. Anche quando poi quello “stare bene” è durato, tutto sommato, poco.

Finora ho provato a venire mosso in fotografia, per un altro po’ sarà così, poi verrà il giorno in cui uno si stanca e rimane fermo. Lì, allora, mi vedrò bene in faccia e magari vi saprò dire com’è andato il cammino.

Per adesso, buona lettura a chi deciderà di continuare a frequentare, saltuariamente, queste pagine virtuali.

Media sondaggi al 17 Marzo

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anellidifum0:

Sempre utili le medie di Eugenio.

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Media Sondaggi 17 mar Un PD in ripresa supera  nuovamente quota 31%, FI stabile e M5S nuovamente in discesa. Queste in breve le novità della settimana.Per cio’ che concerne le forze minori nessuna sembra poter raggiungere la soglia del 4.5% per accedere al parlamento. NCD e Lega Nord sono infatti inchiodate da settimane intorno al 4% mentre SEL neanche raggiunge il 3.5% e questo a fronte di una affluenza stimata che in questa settimana non raggiunge nemmeno il 58% e quindi le speranze per queste forze di superare la soglia di sbarramento sono veramente minime.

Il vantaggio del centrodestra sul centrosinistra e’ inferiore al punto percentuale senza peraltro raggiungere il 37% cosa che costringerebbe le forze politiche ad affrontarsi al secondo turno. Qualora la coalizione di Berlusconi vincesse anche il secondo turno la totalità dei 324 deputati sarebbe poi eletta nelle fila di Forza Italia

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Permesso di critica

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La riflessione che sarebbe interessante fare non è come mai ci siano tanti critici italiani che hanno scritto e scrivono in modo (parzialmente) negativo su  La Grande Bellezza. No, la riflessione da fare è come mai a tanti italiani pare strano o grave che dei critici italiani abbiano eccepito su un film italiano che pure ha vinto l’Oscar e il Golden Globe.

Io trovo che alla base ci sia un misto di provincialismo e di mancanza di autostima nazionale. Il provincialismo è dato dalla convinzione tutta piccolo-italiana che solo in Italia i critici eccepiscano sui prodotti culturali di successo del proprio paese, come se invece i critici statunitensi non avessero affondato il Titanic film più di quanto sia affondato il “Titanic” nave, e così per molti altri paesi.

La mancanza di autostima nazionale è qualcosa di più sottile: molti italiani considerano l’Italia di oggi culturalmente talmente prostrata, che quando capita il film italiano capace–addirittura!–di vincere un Oscar e un Golden Globe, pare inammissibile che altri italiani ne parlino male. Si accusa coloro che non si uniscono al carro del vincitore di “non saper fare rete”, di “non avere idea di cosa sia il sistema-paese”, addirittura di essere anti-italiani. Io non so se la situazione sia davvero così drammatica, ma a giudicare da quanto il concetto di “Italia” sia amato all’estero, anche a dispetto di ciò che gli italiani in effetti sono e fanno (pensate all’immane evasione fiscale, all’allergia per le regole, all’incapacità quasi cronica nel prendersi cura del bene pubblico), direi proprio di no.

Ragazzi: rilassatevi. La Grande Bellezza è probabilmente il miglior film italiano degli ultimi anni (Virzì escluso), con indiscutibili pregi sotto il punto di vista della fotografia, della regia, della recitazione e, allo stesso tempo, un film mediocre sotto il punto di vista narrativo; un film che ha un ritmo sincopato (prima e dopo l’ingresso della suora) è un film privo di ritmo. E non basta dire che gira a vuoto perché racconta il girare a vuoto, o che è mediocre perché racconta la mediocrità. Non è quella l’arte. Tuttavia, un film capace di far discutere di sé in modo così prolungato e appassionato è, a mio avviso, eccezionale. Come lo fu L’ultimo bacio di Gabriele Muccino o Tanguy di Étienne Chatiliez che, se ricordate, dettero origine a dibattiti di dimensioni europee durato mesi e mesi dopo la loro uscita.

La Grande Bellezza è un film perfetto, molto astuto, pensato interamente per un certo tipo di pubblico straniero che ama una certa idea dell’Italia e che custodisce quell’idea con grande gelosia. Vuole confermare l’idea che ha in testa, e La grande bellezza questo fa. E attenti sull’obbligatorio paragone felliniano. Mentre Fellini raccontava le magnificenze di una Roma largamente onirica (non solo ne La dolce vita, ma in tutta la sua filmografia, da Le notti di Cabiria a Roma, passando per Le tentazioni del signor Antonio), capace di farsi mito attraverso quel sogno, e a suo modo di diventare per molti reale, Sorrentino affresca una caduta dell’impero romano senza la “R” maiuscola. Sorrentino illustra un dato di realtà, che di onirico non ha proprio un cazzo. La decadenza qui è morale, etica, collettiva e individuale, dunque psicologica. Ed è per questo che il paragone felliniano corretto, come già scritto tempo fa, è semmai con la testa fra le mani di Otto e mezzo, e non con le mani a indicare il sogno votivo de La dolce vita.

Tutto ciò per dire che l’Italia, in quanto nazione e in quanto comunità di artisti (non mi riferisco al popolo italiano, ma proprio alla nicchia degli artisti italiani), ha le spalle sufficientemente larghe per permettersi critiche autoctone non del tutto positive a un film di enorme successo. La cultura italiana, che si compone della nostra opera, della nostra musica, della nostra arte, della nostra architettura, della nostra poesia, della nostra prosa, del nostro teatro, del nostro cinema, della nostra cucina, della nostra moda, della nostra ricerca, delle nostre scuole dell’obbligo e, ahimè, meno della nostra accademia, ha le spalle davvero larghissime.

State tranquilli: possiamo permetterci di criticare uno dei tanti prodotti del nostro successo senza paura di uccidere la patria.

Movimento LGBT: cosa fare, subito!

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anellidifum0:

Dario se n’è uscito dicendo cose che penso anche io da molti, molti anni. La cosa buffa è che le dice proprio in queste settimane che abbiamo avuto un contrasto di un certo rilievo. Meglio così: concordia in discordia, concordia ex animo.

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un momento del Roma Pride 2013

«Ok Dario, la critica l’hai fatta e l’analisi pure. Ma la sintesi qual è?»

Questa la domanda che mi ha fatto un amico, dopo il mio post di ieri sulle prospettive che ci attendono con Renzi e i suoi al governo. Proverò a rispondere a quella domanda, procedendo per punti su cosa andrebbe fatto secondo me.

1. Unità del movimento

So che sembra un mantra che dovrebbe prenderci per sfinimento, ma è il punto imprescindibile di partenza. Il movimento LGBT italiano vive due mali. Uno è quello dello scollamento con la comunità, l’altro è la sua parcellizzazione interna. Tanto per capirci, abbiamo qualcosa come cinque o sei associazioni nazionali (quando ne basterebbe una soltanto). Accanto a queste, e spesso in polemica con esse, una miriade di associazioni territoriali.

Premetto che sono convinto che la presenza di molte realtà sia una manifestazione di fermento e…

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