Con-ve-nient
gennaio 27th, 2012 § Lascia un commento
Definition of “CONVENIENT” from the Merriam-Webster Dictionary:
CONVENIENT- ADJ
1 obsolete : suitable, proper.
2a : suited to personal comfort or to easy performance <meeting at a convenient time> b : suited to a particular situation <a convenient excuse> c : affording accommodation or advantage <found it convenient to deal with both problems at the same time>.
3: being near at hand : close <a location convenient to the train station>.
Comicità livornese
gennaio 26th, 2012 § 1 commento
Prima classe dell’Alitalia: promossa
gennaio 22nd, 2012 § Lascia un commento
I più affezionati fra gli anellidi ricorderanno della mia disavventura massima su un aereo dell’Alitalia: morso da una zecca presa a bordo, cosa che mi ha costretto anche a fare delle analisi del sangue per escludere la possibilità di avere contratto malattie da quell’incidente. Per fortuna tutto finì bene. In seguito a quella disavventura, Alitalia mi ha consegnato una Carta Ulisse per scusarsi e tramite la Carta Ulisse ho ottenuto un paio di upgrade negli ultimi due voli fatti. L’ultimo di questi due è stato un upgrade in Prima Classe, o Magnifica, come viene chiamata dalla compagnia di bandiera.
Beh, devo dire che la Prima Classe dell’Alitalia è da promuovere a pieni voti. Perché al di là della comodità delle poltrone (diventano quasi un lettino nella loro posizione più comoda possibile) c’è da dire che il servizio di bordo è degno di un ristorante del miglior livello. Esiste un menù dal quale si può scegliere cosa mangiare e tutto ciò che ho provato era davvero ben cucinato e anche ben servito, da vassoi di metallo (silver?) portati su un carrello a rotelline, dal quale le hostess offrivano assaggi dei diversi tipi di pietanze, porti su piatti di ceramica. Ampia la scelta dei vini, tutti di nome (non l’innominato “vino rosso” della classe economica…) serviti, udite udite, in calici di vetro. Posate di metallo, tovaglioli di cotone, piumino beige al posto della copertina, cuffie hi-fi al posto degli auricolari, e una borsetta di marca in regalo (da me sciantosamente dimenticata a bordo) con dentro un paraocchi, tappi per le orecchie, un dentifricio con spazzolino, babbucce per i piedi e altre amenità che non ho nemmeno guardato. Le poltrone sono dotate di uno schermo computerizzato che, oltre ai classici servizi di bordo (cinema, news, rotta dell’aereo, ecc.) era anche dotato della vista dalla telecamera posta sul muso dell’aereo, molto divertente in fase di atterraggio e decollo.
Anche steward e hostess sono state molto gentili, fin troppo, come nel caso di un passeggero davanti a me che ha urtato malamente con il suo zaino una hostess sul petto e non si è nemmeno scusato. Ho ritenuto di scusarmi io per conto suo, visto che la signorina s’era fatta un po’ male. L’aereo era poi (finalmente!) molto pulito, sembrava nettamente uno dei nuovi velivoli della nuova Alitalia.
E’ la prima volta che posso parlare bene dell’Alitalia. Certo viene un po’ da pensare: non sarà che le differenze fra Classe Magnifica e Classe Economica sono un po’ eccessive? Alitalia non guadagnerebbe in immagine e marketing se rendesse la Magnifica un po’ meno magnifica e l’Economica un po’ meno Atroce?
Balasso testimonial Mercedes
gennaio 10th, 2012 § Lascia un commento
Comicità o filosofia? Complimenti a Natalino Balasso.
L’arte e la letteratura secondo Cavazzoni
gennaio 7th, 2012 § Lascia un commento
Quante volte vi siete trovati alle prese con testi astrusi che pretendevano di dare una definizione, una formula, di cosa è l’arte o la letteratura? Cercare di rispondere a simili domande è un po’ come cercare la risposta al “chi siamo, da dove veniamo” ed è sempre più necessario che chi decide di avventurarsi su un simile terreno custodisca non solo contenuti interessanti da comunicare, ma anche una discreta capacità narrativa per farlo.
Il libro che vi consiglio oggi è dunque Il limbo delle fantasticazioni (Quodlibet, 2009, Euro 12,50, 143 pp.) e se ve ne parlo a distanza di quasi tre anni dalla sua uscita è perché è uno di quei testi senza tempo, che non ci si deve far scappare. Cavazzoni tratta di cosa è l’arte, cosa è la letteratura e cosa è la critica letteraria, ma lo fa in modo arguto e diverso dai soliti sproloqui in cui spesso si avventa la critica letteraria di basso cabotaggio: “Se potessi legiferare, decreterei che la questione dell’arte sia d’ora in poi trascurata, e che la cosiddetta letteratura coi suoi generi […] le sue figure […], con la sua organizzazione di giudici, la sua rete di promozione, le sue teorie (e la domanda tipica: che cos’è la letteratura?) decreterei che la letteratura sia un caso particolare, piccolo (anche se supponente e aggressivo), del più vasto, vastissimo e libero limbo delle fantasticazioni. Dico limbo perché, come si sa, nel limbo sostavano i non battezzati; e dico fantasticazioni per sottrarre le scritture all’apparato ministeriale della letteratura“. (26)
La letteratura come caso particolare del più vasto limbo delle fantasticazioni. La letteratura come qualcosa di molto personale, che non deve rispondere a formule, in grado di rendere emozioni universali partendo dal particolare. Cavazzoni sostiene che l’arte è sempre un tentativo di duplicazione da una soggettiva personale. E per spiegarlo fa l’esempio del pittore che va in campagna a riprodurre una particolare mattina di brina in campagna. Al termine della lunga descrizione su tutto ciò che il pittore necessita e su tutti i dubbi da superare, Cavazzoni conclude: “In verità il pittore, specie se è un pittore anonimo e ignoto, è preso di tanto in tanto dallo spavento del nulla, che tutto corra verso il nulla, lui compreso, il condominio e sua moglie compresi, ma anche purtroppo quella mattina di brina mattutina sulle colline; e lui vorrebbe porci rimedio. Questa faccenda della duplicazione nasce da qui, checché se ne dica.” (67).
E’ proprio così: l’arte nasce dalla voglia di duplicare le cose, di fermare il tempo, di lasciare una traccia, di impedire – puerilmente – che una particolare mattina di brina in campagna passi e venga dimenticata per sempre. Motivo per cui tutti i romanzi hanno un che di autobiografico: il tema scelto dall’autore, anzitutto, ma anche il modo di presentarlo, che fa leva sulla memoria o sul modo di narrare, necessariamente una prospettiva soggettiva.
Sono diversi i passi di Cavazzoni che potrebbero essi messi in cornice: io ho selezionato quella che mi è sembrata una giusta collocazione del peso da riservare alla critica letteraria: “Tutta questa concezione aveva peso sull’apparato di apprezzamento e sull’idea che ci si faceva di un’opera, alimentando la chiacchiera di accoglienza di un’opera; in parte influiva sull’autore, cioè sull’idea che l’autore aveva di sé e del suo lavoro. Ma la produzione di scritture è per fortuna anche in una certa misura indipendente dalla loro teorizzazione.” (44)
Imperdibili anche le pagine sull’intertestualità, che lascio ai lettori scoprire, mentre suonano troppo amare quelle sul mondo editoriale italiano, che a detta di Cavazzoni, “è fatto di ladri, perché ho sentito ripetutamente di gente che ha inviato il suo dattiloscritto […] e se lo è trovato di lì a poco già stampato in vendita in libreria” (69). A nome di tutti gli scriventi e gli scrittori non famosi d’Italia, speriamo che ciò che ha sentito Cavazzoni non corrisponda al vero.
Buon 2012, in ritardo
gennaio 7th, 2012 § Lascia un commento
Quest’anno nasce in ritardo. Almeno per questo blog, che nel mese di dicembre si è bellamente e bullamente preso un periodo di vacatio come mai prima, e badate ben che la fondazione risale al 2004 per cui son cose. Tre settimane di finto relax a Roma, partito prima della compagna di viaggio, che mi ha raggiunto a dottorato (suo) discusso. A Roma ho trovato mia mamma alle prese con l’atroce herpes zoster, meglio noto come Fuoco di Sant’Antonio. Si tratta di una malattia che colpisce soprattutto gli anziani (ma non solo, eh, non crediate) quando si abbassa un po’ il sistema immunitario. A quanto ho appreso, è derivato dal virus della varicella, rimasto dormiente anche per decenni (nel caso della mia mamma, almeno mezzo secolo e passa!) in quei soggetti che o non hanno avuto la varicella, oppure l’hanno avuta in forma lieve. Morale della favola, il virus si combatte con degli anti-virali oggi disponibili e piuttosto efficaci se presi per tempo, ma per la medicina odierna i dolori post-erpetici sono ancora in gran misura un mistero e regalano diverse settimane di malattia feroce, in grado di far urlare anche le persone più zen. Fra le quali, va detto, non rientra la mia mamma, per la quale un dolore è un dolore è un dolore, figuratevi una cosa seria come questa. Insomma, Roma è stata questa volta fonte di preoccupazioni, perché i genitori sono ogni anno con un anno in più e io sono abbastanza atterrito dall’inevitabile corsa del tempo che, prima o poi, avrà una fine e sarà sempre e comunque troppo presto per chi, come me, è riuscito a sviluppare un rapporto di amore puro e insegnamento permanente con questi due vecchietti del Muppet Show che sono la mia radice da sempre e per sempre.
La permanenza romana è stata, va detto, un enorme successo considerato l’incontro al miele fra la compagna di viaggio e il resto della famiglia, più naturalmente Roma, il Circeo, l’Italia in generale. Dopo averle parlato male del mio paese in modo forse esagerato, la compagna ha avuto modo di rendersi conto di tutti gli aspetti positivi di quello che rimane uno dei paesi più belli del pianeta.
Come sempre, i giorni subito prima e subito dopo un rientro a Roma sono estranianti. E’ la sindrome della mela spaccata a metà, e mi capisce chi è abituato a viaggiare fra due continenti, abbattendo o facendosi abbattere da fusi orari come fossero noccioline. La sensazione è, diciamo, una “senza-zione”, ci si sente comunque mancanti di ciò che non si ha attorno, e sempre nel posto sbagliato a perseguire la cosa sbagliata, mentre la vita che si dovrebbe vivere è quella che si è lasciata dall’altra parte dell’oceano. Odio questo fibrillare di emozioni e sentimenti, mi spinge spesso a una forma oscura di depressione, penso si possa definire così.
Ma il 2012, dicevamo. Si apre alla grandissima, con una discussione di tesi di dottorato che andrà nell’unico modo in cui può andare, o almeno si spera. Dopo di che, si continua col solito tran-tran: domande di lavoro spalmate su due continenti, sapendo bene che quando fai domanda assieme ad altri 600 concorrenti per un posticino in un’università anonima e scomoda del nord dell’Inghilterra, è praticamente escluso che sia proprio tu il vincitore, specie se ti presenti senza avere ancora il Ph.D in mano. In ogni caso, se son rose avranno le spine, come dico io, per cui mi pungerò-ò-ò-ò-oh-oh, sì mi pungerò-ò-ò-ò-oh-oh.
Se guardo all’oggi, sarebbe però da scemi se non ammettessi di avere migliorato moltissimo la mia condizione presente. Pare, sembra, forse, si dice che abbia trovato una gran compagna di viaggio, e pare, sembra, forse, si dice, che si convolerà a giuste nozze entro tempi ragionevoli e ragionati. Non sono mai stato un carrierista, né una persona eccessivamente ambiziosa, per cui è chiara la mia scala delle priorità: la vita privata vince su quella professionale 10 a 1, e se lo spicchio dei cazzi miei si metterà al bel tempo, a prescindere da ciò che pioverà sul lavoro, potrò dire di essere un uomo felice e, caspitina, anche un pochino fortunato.
Insomma, questo 2012 è anno di traguardi in arrivo. Se ne sente il profumo, la fragranza, il sapore assai meritato e molto inseguito. Di questo, lo posso dire, sono contento. Di più: ne sono fiero. Speriamo solo di essere assistiti dal 23, il famoso bucio di culo, e di poter incrociare molto più spesso le vite delle persone che amo nel Vecchio continente, la famiglia di sangue e quella che mi sono scelto. I nomi non li faccio, ciascuno di voi che legge fin qui probabilmente sa di esserci dentro.
Buon anno, dunque, a ciascuno di voi.










