La trascrizione del sindaco di Roma su Advocate

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Il sito americano Advocate ha dedicato un gran bel servizio all’operato del sindaco di Roma, Ignazio Marino, e alla sua sacrosanta trascrizione dei matrimoni che 16 coppie romane hanno celebrato fuori dai confini italiani. Come sapete, il prefetto di Roma ha minacciato di annullare le trascrizioni e su Facebook ho scritto che in caso la magistratura dovesse annullare l’annullamento del prefetto, questi si dovrebbe dimettere.

Faccio infine notare che il matrimonio contratto all’estero, soprattutto in UE, fra un cittadino italiano e un cittadino non italiano, secondo la sentenza della Corte di Cassazione 1328/2011, conferisce valore giuridico alle nozze effettuate all’estero ai fini dell’ottenimento del permesso di soggiorno per il coniuge non italiano sposato con cittadino italiano. Quindi l’atto del matrimonio celebrato all’estero, di per sé e senza trascrizione, per la Legge italiana da già origine ad altri diritti civili. A questo punto, la trascrizione nel registro dello stato civile è un atto dovuto, dal momento che lì ci si registrano le persone che non sono single.

Solo tu – Addio, Lilli

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ginfizz12Un tumore al cervello, a 58 anni. Lilli Carati è morta prima del tempo, dopo una vita difficile. Eppure, ha fatto breccia in almeno una generazione. Quella che da pischelli riuscì a far sua la rivista qui di fianco, un indimenticato numero di Gin Fizz, che io proprio ricordo perché fu in assoluto la prima rivista porno-soft mai avuta tra le mani, in quel 1985. Un’emozione che in tempi di pornografia fin troppo facilmente accessibile non si può più descrivere. E allora ciao, Lilli, regina di cuori, di emozioni, di ricordi e di formidabili seghe incerte e primitive.

The Economist, copertina dedicata ai diritti gay

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La settimana scorsa la rivista di politica ed economia britannica The Economist (sì, quella che piaceva tanto a Berlusconi…) ha dedicato la sua copertina al tema del momento: i diritti umani per le persone GLBT. Il succo dell’articolo di apertura era: dal 1995 a oggi, ossia da quando la rivista ha per la prima volta dedicato la sua copertina ai diritti gay, moltissimo è cambiato nel mondo, al punto che oggi si può dire che il pianeta è diviso nettamente fra nazioni in cui il principio d’eguaglianza ha fatto breccia nelle aule di giustizia e nei Parlamenti (l’Occidente intero, a parte Grecia e Italia) e le nazioni in cui, al contrario, si sono approvate leggi liberticide e sanzioni contro l’omosessualità (parti dell’Africa e dell’Asia islamica). A seguire, una serie di servizi su come eravamo e come siamo, le differenze socio-economiche che si sono registrate nei paesi occidentali e così via.

In generale, The Economist ha scelto una chiave di fiducia nel ciclo progressista della Storia, almeno su questo tema. Il numero è ricco di articoli molto interessanti anche su altri argomenti, per cui ne consiglio a tutti la lettura.

16 anni fa l’assassinio di Matthew Shepard

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Tratto dalla newsletter della Matthew Shepard Foundation.

matthew_shepardToday marks 16 years since the day we lost Matt Shepard. I know from the conversations I’ve had with many of you that those terrible days in October 1998 echo in your memories: where you were, how it felt, the fears, the outrage and the questions you were left with.

In a cold October not so long ago in a sparse and misunderstood place, one of the few things that a senseless act of violence could not take from Matthew Shepard was his honor. In living openly as himself, Matthew encountered a terrible force that countless thousands like himself have faced before and since. The force of hatred. He lost his life to it. But he and we did not lose what was true about him – he had honored himself by being authentic, and honored those few of us fortunate enough to have known him, by being honest.

The Foundation began from the kindness of strangers donating time and money in Matthew’s honor. We continue to thrive because supporters like you make generous contributions time and time again.

The Shepards visit workplaces across the country and urge a fair opportunity for all to work and succeed regardless of difference. They speak to students in every corner of America and they meet with teachers to make sure their schools also teach the value of diversity. They call for the freedom to marry, an end to religious and racial prejudice, and more resources to not merely prosecute hate crimes, but prevent them.

With and in honor of your support, the Foundation has grown and become more powerful. Our nation’s diplomats now draw on us to train future activists in Mexico, lend support to beleaguered LGBT people in Russia and Jamaica, and dispel cultural myths in Singapore.

Our online youth community, Matthew’s Place, has nearly quadrupled this year in its reach and crossed all boundaries in the types of diversity it fosters – honoring religious belief, trans voices, asexuals.

And even if you are on the other side of the globe producing the Laramie Project on a small stage, our staff will find you, and will help you turn a few hours of performance into an enduring, affirming conversation in your community about how everyone can Erase Hate.

In the coming year we will grow further with all of your help. We are launching an aggressive program to ensure the federal hate crime law that bears Matt’s name lives up to its full potential to protect people from violence driven by their mere identity. Thousands of our law enforcement agencies nationwide under-report their local hate crimes or do not report at all. Resources are lacking in training and in educating the public about the law, and the scourge of crime it seeks to address. We have a plan to fix that and we ask for your support for it.

This work has blossomed beyond our imagining because we have inspiring founders, and you, fueling the work.

Our work can only continue with your support. A donation of just $20, $50 or $100 will help sustain our work in memory of Matthew. Your generous gift makes our work possible, so please give today.

Yours truly,

Jason Marsden

Post breve sulle sentinelle in piedi e la libertà di opinione

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anellidifum0:

Quando il gioco si fa duro, i duri ricominciano a bloggare. Un Totenantz d’annata da leggere e diffondere.

Originally posted on Totentanz:

Mi preoccupa il sostegno generale alla presunta “libertà di esprimere la propria opinione” di cui la ridicola pantomima delle cosiddette sentinelle in piedi avrebbe diritto. Per esempio, Italians di Severgnini (un vero e proprio tempio del qualunquismo italiano), ospita per due giorni di seguito lettere che sostengono questo pseudodiritto delle sentinelle, senza alcun contraddittorio, e con le solite stronzate a sostegno delle ormai antiquate tesi omofobe. L’espressione “ho amici gay che la pensano come me” legittima le tesi strampalate e ignoranti della signora Giulia Martinelli (“se i gay possono fare i Gay Pride, allora le Sentinelle possono leggere in piazza”, perché si sa, il gay pride è una manifestazione che promuove discriminazione e segregazione come quella delle sentinelle, no?), mentre per la signora Francesca Coltellaro l’intento violento e ferocemente oppressivo che sta dietro una manifestazione così apparentemente pacifica e remissiva non lede la dignità di nessuno.

Allora ascoltiamola, l’opinione che queste sentinelle…

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USA, la Corte Suprema respinge il ricorso contro le nozze per tutti

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Con un tratto di penna della Corte Suprema americana, gli Stati in cui il matrimonio è legale per tutti passano in una notte da 19 a 30 su 50. La Corte Suprema degli Stati Uniti, infatti, ha deciso ieri di non pronunciarsi rispetto ai ricorsi contro il matrimonio per tutti presentati da cinque Stati americani tradizionalmente conservatori: Indiana, Utah, Oklahoma, Virginia e Wisconsin.

Questa decisione, che corrisponde al respingimento dei ricorsi, dà così ragione agli avvocati delle coppie dello stesso sesso che nei mesi passati avevano fatto causa contro una legge degli Stati d’appartenenza che limitava la definizione di “matrimonio” in senso novecentesco, all’unione di un uomo con una donna. Tribunali locali avevano accolto il ricorso degli avvocati delle coppie gay e avevano proceduto a dichiarare incostituzionale il bando contro i matrimoni per tutti, basandosi su precedenti pronunce della Corte Suprema. I Parlamentini degli Stati avevano allora presentato ricorso in Corte Suprema contro la sentenza del Tribunale locale, chiedendo che fosse il Tribunale supremo a stabilire una parola definitiva. Con questo respingimento del ricorso dei cinque Stati, la Corte Suprema ha implicitamente dichiarato incostituzionale il bando contro i matrimoni per tutti non solo nei cinque Stati ma anche in altri sei dove una simile legge era in vigore, rendendo de facto legale le nozze per tutti in 30 Stati.

Il resto, sul blog de Il Fatto Quotidiano.

Omofobi a piedi, il miglior ufficio stampa per i diritti gay

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Nella giornata di ieri c’è stata una certa tensione in alcune piazze d’Italia. Un movimento apertamente omofobico, autonominatosi Sentinelle in piedi” [sic], che si batte contro l’uguaglianza dei diritti civili di tutti gli italiani, ha organizzato delle cosiddette “veglie” in pubblico.

L’immagine di queste veglie rimanda a memorie davvero tristi: poche persone in piedi, immobili, a distanza di due metri una dall’altra, in silenzio. Fanno finta di leggere un libro, a volte tenuto alla rovescia. Osservano un atteggiamento marziale. I volti segnati da una cattiveria senza un vero perché. Inquadrati in modo assai severo dal loro servizio d’ordine, che si muove a scatti nervosi, con tanto di pettorine colorate. Un servizio d’ordine che ha imposto loro il silenzio: le “sentinelle” non hanno diritto a parlare con chicchessia, soprattutto con la stampa. I giornalisti sono dunque costretti a passare per i portavoce ufficiali, dovendo così rinunciare al proprio diritto di cronaca. Ecco che questi omofobi a piedi possono essere descritti come manipoli di cittadini disposti a sospendere i propri diritti di libera espressione al fine di impedire ad altri il diritto alla felicità. Del resto, già il nome di “sentinelle” individua nei partecipanti dei soldati che si arruolano per difendere un avamposto e ammazzare il nemico, non certo per stabilire un dialogo.

Il resto, lo potete leggere sul mio blog sul Fatto Quotidano.