Aiutatemi a scegliere la copertina del nuovo romanzo!

Immagine

Cari anellidi, il 1° dicembre uscirà il mio settimo libro, il romanzo Anelli di fumo (Edizioni Transeuropa). Stiamo decidendo la copertina e ormai, in tempi di social cosi, mi sembra giusto coinvolgervi per sapere il vostro parere.

Potete aiutarvi a scegliere considerando la trama:

Nell’Italia degli anni della Lunga Crisi, tra Roma e Milano, un gruppo di trentenni cerca uno spazio e un senso in una società che troppo spesso li sputa fuori come anelli di fumo: belli e curati ma destinati a dissolversi in fretta. I nostri nove antieroi si raccontano prima individualmente, poi collettivamente, nel cuore della “fumeria”: la casa della festa d’addio di Ivan e Valentina. Qui le storie di tutti si fondono in un racconto generazionale che parla ai cervelli e agli stomaci in fuga da un’Italia sempre più Paese per vecchi. E nel finale il romanzo sociale si tinge di noir: alla festa, un regalo speciale metterà in crisi gli amici e imprimerà una svolta inaspettata…

Votate qui sotto fra queste tre opzioni. Ah, l’unica cosa che può cambiare è lo sfondo della copertina. Tutto il resto (titolo, colore del titolo, font) dovrà rimanere com’è per esigenze di omogeneità di collana.

Sfondo verdino

Sfondo verdino

Sfondo grigio

Sfondo grigio

Sfondo celeste

Sfondo celeste

Sul referendum scozzese e sul perché (forse) voterei no

Standard

anellidifum0:

Tomo tomo, cacchio cacchio, Fabristol ieri ha scritto il post più ponderato e pacato e convincente che mi sia capitato di leggere in italiano sulla questione del referendum scozzese. Dirò di più: avessi dovuto votare a questo referendum, Fabristol mi avrebbe convinto a scegliere il No, con questo suo post.

Originally posted on Fabristol:

scottish-independe_2737680b1276527709“My heart votes Yes but my head votes No.”

Queste sono le parole del mio collega scozzese di oggi e credo che riassumano il mio orientamento di questi giorni. Perché se fino a qualche mese fa avrei votato (se fossi stato in Scozia) Yes all’indipendenza della Scozia oggi non ne sono più convinto. E il motivo non è che sono diventanto di botto unionista. Al contrario il motivo è più semplice e pragmatico: il referednum che si terrà domani in Scozia non è o voti per l’indipendenza o voti per lo status quo. No, il voto di domani è o voti per la nascita di un nuovo stato brutta copia del Regno Unito o su modello scandinavo oppure voti per una federazione di paesi britannici. Infatti se al referendum dovesse vincere il no il Regno devolverà quasi tutti i poteri, a parte la difesa, alla Scozia rendendo di fatto il…

View original 581 altre parole

Aeroporto Pearson di Toronto: attenzione a Mrs. Yellow Line della KLM

Standard
"Striscia Gialla", alias La SS (Stronza Sadica)

La s’ignora Striscia Gialla, alias Mrs Yellow Line

Sarà stato un addio o un arrivederci quello dato dalla compagna di viaggio e da me due giorni fa al Canada? Troppo presto per dirlo, ma di certo è stata una partenza molto brutta. Tutta colpa, questa volta, della s’ignora qui di fianco, ahimè rimasta anonima, e che chiameremo d’ora in poi Striscia Gialla, Mrs Yellow Line per gli amici.

All’aeroporto Pearson di Toronto, infatti, incontriamo una prima zelante impiegata della KLM che non ha niente a vedere con Striscia Gialla e che ci ha fatto redistribuire il peso fra le nostre valigie. Si trattava stavolta di ben 4 colli alti un metro, più due trolley e due borse a mano: quindi di certo troppa roba, specie per noi abituati a viaggiare fra Nord America e Italia con appena il bagaglio a mano. Stavolta però stiamo proprio traslocando transoceanicamente, e poiché il grosso dei nostri abiti e altre masserizie sarà spedito a giorni dal Quebec per arrivare in Regno Unito (sì, non appena avremo un indirizzo inglese dove spedire tutto, diciamo), abbiamo pensato di portare con noi due pentole e un po’ di indumenti autunno-inverno, per evitare di vestirci sempre con gli stessi pantaloni.

Per fortuna la compagna di viaggio e io siamo piuttosto previdenti, così eravamo arrivati al Pearson di Toronto già in Defcon 4, ovvero armati anche di una supplementare vecchia valigia vuota, da usare in caso appunto di incontro con impiegata zelante e stracciafiletti. Ce la saremo chiamata? Chissà. Comunque, per risparmiare tempo e denaro, avevamo perfino fatto il check in tramite internet, aggiungendo una valigia a testa per la modica cifra di 60$ anziché 75$. Speravamo di poter semplicemente lasciare le nostre valigie sul nastro e di buttare la valigia vecchia e vuota portata con noi, invece la prima brutta sorpresa è che la KLM non differenzia la fila di coloro che hanno fatto il check in online da quelli che lo devono ancora fare. Così, ci mettiamo mesti in fila con altre 400 persone.

Arrivati, dopo 40 minuti, al desk, incontriamo appunto l’impiegata zelante di cui sopra, che ci dice: 4 valigie sovrappeso fanno 75$x4= 300 bei dollaroni addizionali. Aggiungere una quinta valigia all’ultimo minuto, invece, fa “appena” 200$. Ma naturalmente occorre aprire tutto e redistribuire il peso. Lisa e io passiamo in Defcon 3 e andiamo vicino a una delle bilance dell’aeroporto e ci mettiamo a spacchettare un bagaglio fatto con grandissima cura a casa, riempito fino all’orlo. Non vi starò a dire cosa significa vedere le proprie mutande sul pavimento dell’aeroporto, perché non è cosa bella da descrivere né da leggere. Lo spacchettamento-reimpacchettamento ci prende circa altri 40 minuti e Lisa alla fine va in Defcon 2: nessuno più deve imbarcarsi, siamo rimasti solo noi. Buttiamo le ultime cose alla stracazzo, chiudendola con la forza di volontà e contro tutte le leggi di Archimede. Ritorniamo appena in tempo trafelati al desk dell’accettazione bagagli e poco prima di approdare al desk, una tizia bionda della security ci dice che dobbiamo passare attraverso un percorso a gimcana stretta-stretta di quelli che Alberto Tomba si beveva, ma con gli sci, non con i carrelli delle valigie. Lo slalom in questione pare fatto apposta per non farti passare: è talmente stretto che i carrelli dell’aeroporto non riescono a farlo. Chiaramente un percorso pensato da uno stupido, o da un sadico, a seconda. Per di più noi abbiamo due carrelli pesantissimi e 8 valigie impilate come nemmeno le piramidi azteche. Insomma, il percorso a slalom è del tutto assurdo.

La s’ignora della security (SS), che a giudicare dalla uniforme azzurra lavora comunque per KLM, è la stessa persona che aveva creato problemi a diversi altri passeggeri per delle quisquilie, sul genere “entrambi i piedi dietro la linea gialla, prego”, vale a dire i tipici problemi di security del Pearson di Toronto. Uno dopo l’altro, diversi passeggeri non avevano soddisfatto le sue fissazioni e la tipa aveva dato più volte l’ordine alle hostess di terra di KLM di non imbarcare i “delinquents” come li chiamano in Canada. Noi avevamo notato tutte queste scene ridicole, ma senza dire nulla, proprio perché non ci andava di fare polemiche. Adesso però Mrs Striscia Gialla (o SS, come volete) prende di mira noi.

Lisa chiede a Striscia Gialla il permesso di passare col suo pesantissimo carrello nel corridoio dritto del percorso business, per poi andare ovviamente al desk economy, che si trova a metri uno di distanza da quello business. Striscia Gialla però vigila e le dice che no, deve fare invece la gimcana. Lisa si ferma di botto al “No!” urlato dalla bionda, le ruzzola una valigia ed entra nel mood “ingiustizia subita”, senza dire nulla, ma si allontana e questo significa che è andata in Defcon 1. Al che s’incazza il Gastaldi.

Mollo il mio carrello quasi sui piedi di Striscia Gialla e mi fiondo nel percorso a zig-zag. Sradico rumorosamente tutti i paletti di ferro con i loro nastri elastici e creo un enorme, favoloso corridoio dritto, dove passo col mio carrello. Lisa mi segue col suo, e ha dipinto sul volto la tipica espressione “Io vado ovunque mio marito vada”. Striscia Gialla rimane quattro lunghi secondi basita. Poi, riavutasi dalla sorpresa della piccola insurrezione, mi sbraita dietro che devo rimetterli a posto, spalleggiata anche da una tipa afro-canadese, d’ora in poi per noi “Striscia Gialla-Nera”. Rispondo a Striscia Gialla in inglese: “Quello è il lavoro per cui pagano te, testa di cazzo!”.
A dire il vero, “testa di cazzo” gliel’ho urlato in romanesco, per bisogno neuro-duodenale-linguistico di colore delle espressioni. Tutto il resto nell’idioma di Shakespeare.

Striscia Gialla ordina alla hostess del desk di non imbarcarci. La signorina della KLM però non la calcola nemmeno, come del resto non l’aveva calcolata per gli altri passeggeri, e ci fa segno con la mano di mettere le valigie sulla pesa.  E’ un cenno semplice ma di quelli che Pierce avrebbe definitio di semiosi illimitata, di quelli che ti dicono non solo “vieni pure avanti tranquillo a fare il tuo bravo check in” ma anche “non badare a ‘sta povera donna isterica con cui devo convivere già io”.

La regina.

La regina.

Striscia Gialla va in aceto nemmeno balsamico e chiama la manager della KLM. In un minuto si fa sotto una bella signora olandese sui 60 anni, che mi fa subito pensare a Beatrice dei Paesi Bassi. “Non abbiamo mai visto una reazione del genere da parte di un passeggero“, mi dice. “Nemmeno io, in 30 anni di voli aerei non ho mai incontrato una persona più sadica e improfessionale come la sua collega“, rispondo io mostrando gli incisivi. Sempre dal sorriso. Sono, infatti, tutto un sorriso e le spiego per bene la situazione. Faccio anche presente di essere un giornalista e che, naturalmente, scriverò dell’accaduto con nomi e cognomi.

Sarà stata questa piccola informazione;

sarà stata la bontà della mia spiegazione;

sarà stato che nel frattempo Lisa è tornata tutta agitata modello Guerra Termonucleare Globale Ormai Scoppiata Lasciate ogne speranza voi ch’entrate e si è messa a spiegare la nostra versione, condendola però con delle copiose lacrime da “ingiustizia subita”…

…fatto è che la manager capisce chi ha torto e chi ha ragione. Si rivolge a Striscia Gialla-Nera (anche perché Striscia Gialla nel frattempo si è rifugiata dietro al banco della KLM) e prende le nostre difese, chiedendole: “Per quale motivo volevate far fare lo slalom a dei passeggeri carichi di bagagli come muli?” E io commento acido: “Esattamente il mio punto”. Nel frattempo la hostess della KLM ci suggerisce, già che ci siamo, di imbarcare anche uno dei trolley che pensavamo di portarci come bagaglio a mano, e per di più senza pagare. La ringrazio e accetto, dicendole: “Mi piace proprio il suo atteggiamento“.

Non contento, io chiedo il nome di Striscia Gialla. La manager KLM mi dice che non sono autorizzati a darlo ma che sanno di chi si tratta e prenderemo provvedimenti. Arriva perfino a scusarsi a nome della KLM. Al che mi scuso anche io e dico alla manager: “Se me lo chiede lei, i paletti li rimetto come stavano prima“. Mi dice che non è necessario perché non ci sono altri passeggeri da imbarcare (per altro). Così vado davanti a Striscia Gialla e le chiedo, in modo fermo ma gentile, il suo nome e cognome. Si rifiuta di darmelo e molla un “No, non glielo do!” acidissimo, da s’ignora troppo disturbata e troppo cattiva per svolgere un mestiere a contatto col pubblico. Qui il Gastaldi s’incazza una seconda volta.

Incredibile audito (come diceva il mio tutor di latino ogni volta che azzeccavo una perifrastica), riesco addirittura a non insultarla. Le dico semplicemente che è la persona meno professionale mai incontrata in vita, dentro e fuori un aeroporto. Le dico anche che deve ringraziare che ho un volo da prendere, sennò chiamerei la polizia per costringerla a darmi il suo nome. Finisco dicendole che siccome mezza KLM si è scusata per conto suo, tutto sommato me ne vado via contento. Alla fine le faccio una foto, che trovate qui sopra. Il volo è stato preso e il servizio di bordo della KLM è stato meraviglioso. Ci hanno anche dato il cognac gratis per scusarsi nuovamente. Saluto il Canada e il Pearson col sorriso sulle labbra: hanno visto come risolve un problema stronzo un italiano appena leggermente alterato.

Se il Regno diventa dis-Unito

Standard

Come alcuni anellidi ormai già sanno, fra pochi giorni la compagna di viaggio e io ci trasferiamo dal Canada al Regno Unito. Faremo appena in tempo a sbarcare, che due giorni dopo si terrà lo storico referendum sulla secessione della Scozia. E’ un mio destino trasferirmi in Paesi che stanno discutendo se secedersi o meno: nel 1994-5 fu il Canada, adesso è il Regno Unito. Non conosco sufficientemente bene il Regno Unito per farvi un’analisi della situazione. Ho però visitato Edimburgo giusto questa estate e ne sono rimasto rapito e totalmente sorpreso. Perché Edimburgo, è evidente, è una grande capitale europea. Non sembra avere niente in comune con quella piccola fetta di Inghilterra che conosco un pochino. Così come gli scozzesi non sembrano davvero avere nulla a che vedere con gli inglesi.

Un collega che conosce molto bene il Regno Unito è Beppe Severgnini. Ha scritto un articolo sulla situazione che anche se non spiega nulla o quasi, si impegna in un pronostico: vincerà di poco il sì alla secessione. Io penso invece che vincerà di pochissimo il no. In ogni caso, sarò in Inghilterra per raccontarvi come gli inglesi vivono questo passaggio, davvero unico. Pensate a come potrebbe cambiare la carta d’Europa se la Scozia dovesse in effetti secedere: sarebbe un booster per tutti i movimenti indipendentisti europei (in Belgio, in Spagna, in Italia) proprio nel momento in cui l’orso russo torna ad avere mire imperialistiche sopra la parte orientale della Vecchia Europa.

La Compagnia dell’Aria (un pomeriggio al telefono con Lufthansa, ovvero come Totentanz ha detestato l’aeroporto di Bruxelles senza esserci mai passato)

Standard

anellidifum0:

Bellissimo post di Totenantz. Perché vince chi tiene a capa tosta.

Originally posted on Totentanz:

Telefonata numero 1. Primo pomeriggio.
Operatrice Lufthansa Miles & More annoiata.
Lingue utilizzate: inglese con accento tedesco (l’operatrice), inglese con accento napoletano (Totentanz).

- Salve, ho appena appreso che il mio volo di domani sera rientra tra quelli che saranno cancellati per lo sciopero dei piloti, vorrei cambiarlo.
– E chi le ha detto che i piloti scioperano domani?
– È scritto sul sito della Lufthansa, comparso ora.
– Ah. Rimanga in attesa.
(musica)
– La ringrazio per l’attesa. Ascolti, noi non abbiamo avuto ancora alcuna comunicazione ufficiale sullo sciopero, quindi non posso cambiarle il volo.
– Ma la comunicazione ufficiale è sul vostro sito. Dice chiaro e tondo che tutti i voli a corto e medio raggio che decollano da Francoforte dalle 17:00 in poi verranno cancellati.
– Per quanto mi riguarda il suo volo non mi risulta ancora cancellato. Ci richiami domani.

Telefonata numero 2. Ancora…

View original 1.119 altre parole

A chi deve chiedere scusa Fratelli d’Italia

Standard

All’interno della Commedia all’Italiana si dovrebbe ormai aprire una sottocategoria stabile, quella delle “Scuse all’italiana”. Sono quelle scuse pelosissime, presentate in genere da politicanti mediocri dopo che hanno smarronato alla grande, ma così alla grande da essersene perfino resi conto da soli (oddio, si fa per dire, da soli: in genere solo dopo che qualcuno li ha minacciati di querela). Il caso più recente vede in prima linea il partitino Fratelli d’Italia, dei nostalgici della Fiamma Tricolore (quella che originava dal ceppo mortuario di Mussolini, tanto per mettere i puntini sulle i e le crocette sulle t) che ha poco mussolinianamente tentato di mettere una pezza all’abuso di una foto del fotografo radicale Oliviero Toscani con la seguente dichiarazione a uova rotte:

“Gentile Oliviero Toscani – ha scritto ieri il responsabile comunicazione del partito Fratelli d’Italia, Federico Mollicone – la foto in questione è stata presa dal web da una nostra realtà locale ma non è un’iniziativa ufficiale. Ci scusiamo per l’accaduto perché rispettiamo il diritto d’autore“.

E certo, ci mancherebbe altro. Benissimo fa Toscani a fregarsene delle scuse e pretendere un equo risarcimento del danno d’immagine e del furto di copyright dinanzi a un Tribunale.

Il resto, sul blog del Fatto Quotidiano.

Anatomia di un dibattito (quando i gay si arrabbiano e la destra risponde)

Standard

anellidifum0:

Cristiana Alicata dice cose ovvie, che agli occhi degli elettori di Giorgia Meloni suonano come rivoluzionarie.

Originally posted on NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE:

C’è un bellissimo pezzo del film “I ragazzi stanno bene” dove la figlia guarda una delle madri e in piena crisi adolescienziale le dice (più o meno): “Così hai la tua bella famiglia lesbica in cui siamo tutti perfetti.” Mi colpisce quella frase perché ho vissuti su di me la sindrome della perfezione della “rappresentanza” e sono certa che molti di noi la vivono e l’hanno vissuta allo stesso modo. Nel dibattito che si è scatenato dopo la sentenza del tribunale di Roma che in sostanza autorizza una stepchildadoption arrivando prima del legislatore e semplicemente rispettando il principio (già nella consuetudine giudiziaria) della continuità affettiva a favore del benesse del minore (e solo del benessere del minore) ho sentito dire di tutto. Ho visto citare studi contro l’omogenitorialità in cui alla fine gli “scienziati” sono dei noti psichiatri ciarlatani che teorizzano la “guarigione” dall’omosessualità citati come fonti autorevoli. Ho anche…

View original 342 altre parole