Se ti clonano il bancomat in Canada
Ieri ho avuto una brutta sorpresa: mi telefona la mia banca e mi chiede: lei è stato a Mississauga ieri o oggi? E io: “No, perché?” Risposta: perché qualcuno le ha clonato il bancomat e ha ritirato, tra soldi presi alla macchinetta e conti pagati, circa 1500$. Porca miseria! Mi connetto al mio conto corrente su Internet e confermo in tempo reale quel che la banca mi sta dicendo. Se ne sono accorti loro prima di me, perché le operazioni compiute erano molto dissimili dalla mia abitudine (cosa che ci farebbe parlare anche del livello di Grande Fratello in cui siamo tutti, ma lasciamo perdere) e fatte in zone della città dove di solito io non vado mai. Chiedo cosa devo fare ora, oltre a bloccare il bancomat e cambiare tutte le password? Mi dicono: “Nulla. Entro sette giorni lavorativi le restituiremo tutti i soldi rubati, dobbiamo solo fare un’indagine per verificare che non li abbia spesi lei. Intanto, vada in filale a ritirare un altro bancomat, e scelga un nuovo PIN”. Non credevo alle mie orecchie. Così stamane sono andato a cambiare il bancomat e ho chiesto conferma: “Ma che davvero in 7 giorni mi restituite il 100% della truffa?” E il direttore: “Sì, mi rendo conto che siano un po’ troppi 7 giorni, ma dobbiamo fare un’indagine”.
Non gli sono andato a spiegare che la mia era una domanda da romano incredulo, mica una protesta da canadese smaliziato. Sembra comunque che la clonazione sia avvenuta usando il bancomat al supermercato oppure ritirando dei soldi da una macchinetta per altro sempre della mia banca. Dice che di recente hanno avuto moltissimi casi analoghi. Sembra che un classico sia quando alla cassa di un supermercato passano due volte la carta nella macchinetta: la prima per effettuare l’operazione e la seconda per copiare il numero. Poi basta essere osservati o filmati quando si introduce il PIN, e il gioco è fatto. Da oggi ho infatti un bancomat col chip, che non si deve più strisciare, e in ogni caso proverò a pagare di più coi contanti, prendendo i soldi solo agli sportelli bancomat interni alle banche, anziché a quelli esterni.
Candidare Sergio Lo Giudice a sindaco di Bologna
Questo blog, da oggi, sostiene la candidatura di Sergio Lo Giudice, presidente onorario ArciGay e capogruppo in Comune del PD, a prossimo sindaco di Bologna.
Il censimento 2010 conti anche le coppie dello stesso sesso
Pare un’ovvietà, e come per tutte le ovvietà, in Italia c’è bisogno di fare una petizione e di firmarla. Io l’ho fatto, sta a voi.
De Magistris sposta l’asse di IDV verso Sinistra
E io appoggio in pieno la sua operazione politica.
De Magistris apre a un movimento più largo che passi per il riconoscimento di idv «come partito della costituzione», un riferimento, dice, da inserire anche nel simbolo.
Dobbiamo essere un partito del lavoro e contro la xenofobia e il razzismo», sottolinea. «Non credo- aggiunge- che idv debba mirare a un posizionamento delle forze politiche al centro».
L’ex pm affronta poi il nodo del suo rapporto con la sinistra: «E’ chiaro che io guardo più a sinistra- ammette- io vedo bene una idv che mentre dialoga con il Pd si pone come baricentro unitario, punto di riferimento essenziale dell’aggregazione delle altre forze del centrosinistra». «Non bisogna preoccuparsi di un eccessivo spostamento a sinistra- dice- non è vero, noi così cresceremo tantissimo».
Da: L’Unità
Perché è sbagliato protestare contro i vescovi che non vogliono dare la comunione ai gay
Leggo che sul web ci sarebbe una rivolta di molti gay ed etero cattolici contro le decisioni di alcuni vescovi cattolici di non dare più la comunione ai gay.
Io metto la religione sullo stesso piano della superstizione, e rispetto entrambi i bisogni dell’uomo. Non aderisco a una religione e tendo a non essere superstizioso. Difendo la separazione categorica tra Stato e Chiesa. E proprio per questo, penso che i vescovi cattolici debbano essere liberissimi di decidere quello che vogliono relativamente a chi può o non può prendere la comunione in Chiesa. E’ il loro territorio, e parliamo di una religione che ha alla base dei dogmi di fede, non un programma politico nel quale ognuno può trovarcisi in parte. Una religione è una cosa monolitica: o hai la fede, o non ce l’hai. Se sei un fedele della religione cattolica, significa non solo che condividi i dogmi della tua Chiesa, ma anche che credi nella gerarchia clericale. Se non credi all’infallibilità del papa ex cathedra, se pensi che quel che dicono i vescovi e i cardinali siano cose discutibili, beh caro mio, tu non sei cattolico. Sei semmai cristiano, e hai un atteggiamento verso la religione blando, da persona che pensa, valuta, pondera. Insomma, niente di più lontano dal credente, dal fedele. Non è un caso che il motto dei gesuiti sia “perinde ac cadaver”, e i gesuiti sono la crema della cultura cattolica.
I vescovi cattolici che vogliono escludere gli omosessuali dalla comunione sono coerenti con la mentalità cattolica che ha espresso il presente pontefice. Forse, domani, ribadiranno la condanna verso gli ebrei in quanto deicidi, e poi magari rilanceranno i fasti delle Crociate contro gli infedeli musulmani. Non ha importanza che questi atteggiamenti siano condivisi o meno dai fedeli: sono ciò che fa dottrina. Quello che ha rilevanza, è che gli uomini e le donne che si definiscono “cattolici” escano da una chiesa che ha al centro sempre meno l’amore e sempre più l’odio e il sentimento d’esclusione e discriminazione verso le minoranze. Siete voi, cari amici cattolici, che dovete uscire da quella chiesa e dare ai vescovi cattolici e al papa la stessa importanza che gli diamo noi, che in quella Chiesa non abbiamo mai messo piede.
Chi rimane a dirsi “cattolico” diventa complice, magari complice silenzioso, ma complice. Accetta di far parte di quella massa che sostiene, non solo col 5 per 1000, ma anche con la propria intelligenza e presenza, il potere della religione cattolica, in Italia e nel mondo. Che, lo ribadisco, è una religione, non un partito politico. O siete dentro, o siete fuori: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.” Matteo 5: 37.
In Canada i seggi si fanno negli androni dei palazzi (e ha vinto uno dei candidati gay)
Sono quattro anni che vivo qui e volevo parlarvene sin da subito, ma poi m’è sempre passato di mente. Una cosa buffa del Canada è che quando si vota (e accade spesso, tra elezioni politiche, locali, provinciali e supplettive) i seggi vengono organizzati negli androni di alcuni palazzi particolarmente signorili, e dunque in grado di ospitare un seggio con tutto ciò che ne consegue: cabine, persone, tavoli, schede eccetera. In fondo è una cosa semplice e intelligente: così non si devono occupare e chiudere le scuole!
Il mio palazzo è uno di questi luoghi ameni. Così, a ogni elezione, il seggio mi nasce praticamente in casa. Oltretutto si vota a più riprese, in modo da attirare un numero alto di elettori. Per dire: in questi giorni si elegge il candidato provinciale di Toronto centro con un’elezione supplettiva. Si voterà in totale su sei giorni, sparsi lungo un paio di settimane e in luoghi geografici del distretto elettorale. Prima o poi, ti ricordi e vai a votare.
Per la cronaca, alla fine del post avete i nomi dei candidati e i risultati delle supplettive della mia zona.
Come vedete più in basso, vivo in una zona particolarmente progressista, dove il voto si divide sostanzialmente tra il Partito Socialdemocratico (NDP) e il Partito Liberale, che però qui presenta un candidato pesante della sua Sinistra interna, Glen Murray, già primo sindaco (nel 2004) apertamente gay di una grande città del Nord America, Winnipeg . Seconda, con un ottimo 33%, Cathy Crowe, infermiera e militante dei senza casa, sui quali ha scritto anche un libro. Terza, molto staccata, la candidata del partito di governo, la progressista-conservatrice Pamela Taylor. Murray non era il solo candidato apertamente gay a correre, c’era anche il Verde Stephen Premdas che però ha preso solo il 3%.
Io avrei votato per Murray, quindi sono contento della sua vittoria.
Qui potete leggere un bel resoconto del dibattito che s’è tenuto al 519, che sarebbe il locale “Circolo Mario Mieli”. Faccio notare che la candidata conservatrice, anche lei molto di Sinistra nel suo partito, in occasione del dibattito al 519 s’è fatta valere e infatti di lei la nostra amica blogger dell’NDP ha scritto:
Conservative Pamela Taylor is the reddest Tory I’ve ever met. She definitely held her own with her impressive litany of how she has served the Village and the Queer Community. She was the only candidate that attempted to call Murray to task for the sins of McGuinty. And what impressed me the most, is she started the night off by coming out as straight–and publicly too! But don’t get me wrong, her small business will solve everything approach drew more hisses than snakes in a mating ball!
But… Third note to self: never go after a Lesbian Government Minister in a room full of Queers, especially when said Minister is well-respected by said Queers (to some extent), and while said Minister is in said room and not even part of the debate! Kinda’ hard to come back from that one when you open with it.
Insomma, il Centro di Toronto è una zona progressista come Castro a San Francisco, il Centro di Boston o Chelsea a New York.
| Candidate/Candidat(e) | Political Affiliation/Appartenance Politique | Votes | % | |
| CROWE, CATHY | NEW DEMOCRATIC PARTY OF ONTARIO NOUVEAU PARTI DÉMOCRATIQUE DE L’ONTARIO |
8477 | 33.2 | |
| MURRAY, GLEN | ONTARIO LIBERAL PARTY PARTI LIBÉRAL DE L’ONTARIO |
11944 | 46.8 | |
| PREMDAS, STEFAN | THE GREEN PARTY OF ONTARIO LE PARTI VERT DE L`ONTARIO |
797 | 3.1 | |
| RAMA, RAJ | INDEPENDENT INDÉPENDANT |
100 | 0.4 | |
| SIMMONS, WAYNE | FREEDOM PARTY OF ONTARIO | 87 | 0.3 | |
| TAYLOR, PAMELA | PROGRESSIVE CONSERVATIVE PARTY OF ONTARIO PARTI PROGRESSISTE-CONSERVATEUR DE L’ONTARIO |
3938 | 15.4 | |
| THOMAS, HEATH | ONTARIO LIBERTARIAN PARTY PARTI LIBERTARIEN DE L’ONTARIO |
98 | 0.4 | |
| TURMEL, JOHN | INDEPENDENT INDÉPENDANT |
65 | 0.3 | |
La battaglia di Francesco e Manuel: il nostro appello
Considerato che ieri il post sulla Cuccarini al Mukka ha avuto la bellezza di 451 lettori unici (è il record per singolo post di AdF da quando esiste sulla presente piattaforma; il record di contatti in una giornata su più post è invece di 791 lettori unici), credo sia arrivato il momento di passare a un argomento molto più importante da sottoporre all’attenzione della comunità anellide: la battaglia di Francesco e Manuel, che poi è la nostra battaglia. Come già moltissimi altri blogger, anche AdF partecipa alla staffetta di sostegno alla loro iniziativa, parlando oggi di una notizia che spero vi sia già arrivata alle orecchie o agli occhi.
Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia si amano. Sono una coppia di ragazzi che sta insieme da alcuni anni e che ha deciso di passare a una protesta netta e non violenta, lo sciopero della fame, contro le mancanze della Legge italiana sulle unioni civili o il diritto al matrimonio esteso a tutti.
Copio il resto dal blog di Guido, perché contiene già tutto ciò che è necessario:
Francesco e Manuel sono in sciopero della fame dal 4 gennaio perché hanno deciso di dare questa voce alla loro protesta; la protesta di chi, contribuente e cittadino omosessuale, si vede negati diritti che sono considerati “ordinari” per le persone eterosessuali, evidentemente cittadini di Prima Classe.
Grazie ad un paziente lavoro di coordinamento che dura ormai da qualche mese, le principali associazioni dell’universo lgbtqi che operano in Italia, sia a livello nazionale, sia a livello locale, hanno sottoscritto l’appello che riporto e che spero chiunque legga approvi e faccia circolare il più possibile.
Francesco è fortemente determinato a non desistere e le sue condizioni di salute cominciano a destare serie preoccupazioni. Tanto che stanno valutando se Manuel non debba interrompere lo sciopero per prendersi cura di Francesco.
Nei giorni scorsi l’on. Bongiorno li ha contattati pregandoli di cessare l’iniziativa e anticipando che li avrebbe ricevuti a Roma per discutere del tema.
Non basta, pur ringraziando l’on. Bongiorno.
Al Presidente del Senato, Sen. Renato Schifani
Al Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini
Ai Capigruppo del Senato della Repubblica
Ai Capigruppo della Camera dei Deputati
Al Presidente della 2^ Commissione Giustizia del Senato, Sen. Filippo Berselli
Al Presidente della Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, Sen. Pietro Marcenaro
Al Presidente della Commissione II Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno
Al Presidente della Commissione XII Affari Sociali della Camera dei Deputati On. Giuseppe Palumbo
In 20 paesi europei sono in vigore leggi che riconoscono, pur nella pluralità e nella differenza di istituti e strumenti civili, le coppie di persone dello stesso sesso e ad esse attribuiscono precisi diritti e doveri, analogamente a quanto è previsto per le coppe formate da persone di sesso diverso.
Nella Carta dei Diritti, parte integrante del Trattato di Lisbona, e in diversi atti ufficiali dell’Unione si sollecitano i paesi aderenti a non discriminare le coppie omosessuali e quindi a legiferare in materia.
Milioni di persone omosessuali, transessuali, trans gender, intersessuali in Italia si devono invece confrontare con un’umiliante indifferenza da parte delle istituzioni nazionali rispetto alla necessità che i loro amori, progetti di vita, diritti umani siano finalmente previsti nell’ordinamento.
Il movimento lgbti italiano, formato dalle persone che subiscono discriminazioni a causa della loro identità di genere o del loro orientamento sessuale, da decenni, attraverso grandi manifestazioni nazionali, iniziative, campagne sociali e culturali, ha tentato di far comprendere alla politica che in assenza di una legge, le coppie di persone lgbti sono consegnate a un’ingiusta e insopportabile clandestinità sociale.
Dal 4 gennaio Francesco e Manuel, una coppia di ragazzi gay di Savona hanno iniziato uno sciopero della fame per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica rispetto al fatto che migliaia di coppie non sono tutelate dallo Stato italiano e non possono accedere a diritti e doveri che sono normali ed imprescindibili per tutti gli altri cittadini.
Il loro gesto segnala più di ogni altra cosa la situazione in cui siamo costretti a vivere ed esprime l’impossibilità per tutte e tutti noi di continuare a sopportare quello che è di fatto lo status di fantasmi sociali, ovvero la negazione del nostro diritto ad una vita serena, diritto che riteniamo ci appartenga pienamente in qualità di cittadine, cittadini e contribuenti di questo Stato, ma negato a causa dell’assenza dei necessari provvedimenti legislativi in questa materia.
Per tutte queste ragioni, facciamo appello alla vostra sensibilità e, quali rappresentanti di tutto il popolo italiano e dell’unità della nazione, vi chiediamo di superare quelli che per noi sono incomprensibili veti e pregiudizi e di dare un chiaro segnale di interesse avviando al presto nei rami del Parlamento una discussione che porti finalmente al riconoscimento della pari dignità e pari diritti per le persone e le coppie lgbti.
Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Associazione Radicale Certi Diritti, Associazione Crisalide PanGeneder, Associazione Lista Lesbica italiana, Associazione Trans Genere, Circolo Mario Mieli di Roma, Coordinamento Torino Pride, Famiglie Arcobaleno, Gay Roma.it,I Ken Onlus Napoli, Ireos Onlus Firenze, Liberamente NOI Roma, Mit, Nuova Proposta Roma, Open Mind Catania, Queer. Sel – Sinistra e Libertà Ecologia per la cultura differenze, 3 D – Democratici per pari Diritti e Pari Dignità di lesbiche, gay, bisessuali, trans*, Roma Rainbow Choir, Arcigay Napoli, Arcilesbica Napoli, Arcigay Roma, Alessandra Brussato Mestre-Venezia, Associazione Renzo e Lucio di Lecco, Cristiana Alicata, Guido Allegrezza, Sciltian Gastaldi.







