4,3 milioni di stomaci in fuga

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L’ex ragazzo di un mio caro amico, che incontravo in quel di Milano negli anni Zero, usava dire riguardo alla scelta della maggioranza degli italiani di affidarsi ancora una volta a Berlusconi: “Vogliono farsi governare ancora da Berlusconi? Va bene. Io rimango qui e so che sarà molto peggio per me come per tutti, ma sono disposto a rimanere fino in fondo. Voglio vedere i vagoni piombati, non foss’altro che per il gusto di poter dire: io ve l’avevo detto che sarebbe andata a finire malissimo.”

A distanza di poco più di un decennio, per fortuna i vagoni piombati non li abbiamo visti in modo letterale, ma siccome quella di Adriano era solo un’iperbolica metafora, non si può negare che le cose sono andate in malora esattamente come lui premoniva.

Prova ne è che oggi, stando agli ultimi dati dell’AIRE (anagrafe italiani residenti all’estero) siamo tornati a essere una società di migranti, proprio come nell’Ottocento e negli anni Venti, Trenta e Cinquanta. Ecco infatti cosa dice il grafico valido fino al 2010:

A cui vanno aggiunti i dati dell’ultimo biennio forniti dall’AIRE, vale a dire:

Rilevazione 31/12/2010 iscritti AIRE    TOTALE     4.115.235
Rilevazione 31/12/2011 iscritti AIRE    TOTALE     4.208.977
Rilevazione 20/09/2012 iscritti AIRE    TOTALE     4.293.876

Naturalmente, nei registri dell’AIRE non sono presenti tutti coloro che hanno scelto di non iscriversi, dal momento che l’iscrizione all’AIRE è un obbligo di legge sprovvisto di sanzione e comporta una serie di svantaggi per chi, periodicamente, risiede in Italia ogni anno.

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3 pensieri su “4,3 milioni di stomaci in fuga

  1. un commento dopo anni di silenzio…

    mi chiedo se l’impennata dopo il 2001 non risenta anche dell’effetto Argentino. Nel senso che molti argentini, sentendosi privi di ogni aspettativa dopo il default, colsero l’occassione per optare per la nazionalità italiana e partire in Europa senza visa.

    Penso all’esempio spagnolo, done negli anni del boom la comunità “italiana” era in realtà composta per 70% da italo-argentini.

    Poi è vero che se oggi il week end passeggi in certi quartieri di Bruxelles, pensi davvero di essere in Italia. Dico solo che la vecchia emigrazione, quella delle mine (per dire), c’entra poco.

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