Londra, dieci ore, sedici anni dopo

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Londra, il palazzo della BBC

Londra, il palazzo della BBC

Ok, ok: spendere dieci ore a Londra, camminando nel cuore della city non è certamente sufficiente per farsi un’impressione della situazione reale dell’intera metropoli. E’ però sufficiente per fare un confronto con la stessa camminata di 16 anni prima, negli stessi luoghi. Allora, premesso che ho dato uno sguardo solo alla parte mostruosamente più ricca della metropoli mostruosamente più ricca del Regno Unito, e che quindi queste righe si riferiscono solo a questa crema della crema, posso dirvi che il cuore di Londra nel 2015 è un quadrilatero di strade molto più ricco rispetto alla stessa zona di 16 anni prima, e molto più italiano.

Non so in quante altre città al mondo è possibile entrare in una cartoleria, in una strada commerciale fatta soprattutto di eleganti ma non spettacolari case vittoriane che si alternano a lussuosi bar e pochi ristoranti (e quindi: non di eccezionali boutique di maison di fama internazionale, o di sedi centrali di banche d’investimento, o di palazzi nobili o magioni aristocratiche) uscirne, e vedere parcheggiate lungo il marciapiede (!), nel giro di 200 metri: una Bentley Continental (187mila Euro su Quattroruote), una Aston Martin DB9 Coupé (185mila Euro), tre Porsche 911 (109mila Euro), Porsche Cayenne comuni quanto da noi le Nuove Fiat Cinquecento e Mini Cooper nuove di zecca a profusione, ogni tre per due. Mi spiego: è possibile che nel cuore di Milano, o di Parigi ci sia un’inflazione di auto di prestigio di questo stesso livello, ma tendono a essere parcheggiate in garage al coperto, con diversi livelli di sicurezza. Non per strada. A Londra, invece, sono proprio parcheggiate per strada, come a dire: prendo la Bentley perché devo andare a comprare due paste. Sorge dunque il sospetto: se entrassi in un parcheggio coperto con guardiania, cosa ci trovo dentro, esattamente? L’Enterprise di Star Treck, naturalmente l’ultimissima generazione?

L’altra caratteristica, come dicevo, è l’invasione degli italiani. Siamo dovunque, nel cuore di Londra. Certo: ricopriamo per lo più mansioni umili, ma siamo: in tutti i bar, in tutti i caffè, in tutti i ristoranti. Siamo omnipresenti nelle boutique d’alta moda, ma anche nelle catene d’abbigliamento. Siamo la spazzina notturna di King’s Cross, il netturbino che fischietta ironico “O sole mio”, il lavavetri (di vetrine) che urla in romano, all’altro lavavetri “Carlo! Vièqquà!”. Anche quando parliamo inglese, e lo facciamo spesso, il nostro accento ci tradisce, almeno all’orecchio di un altro italiano.

Altro elemento notevole: anche Londra, al pari di Leeds, è una città di una pulizia impressionante. Difficile incontrare una cartaccia o una bottiglia di plastica o una busta di plastica (figurarsi una deiezione canina) per le strade. Non ci sono. Nemmeno nei vicoli secondari. A Leeds non ci sono nemmeno sui lungofiumi dove si va solo a correre e immagino che gli spazzini passino forse una volta al mese: ne deduco che più che avere un efficientissimo sistema di nettezza urbana, è la gente che proprio non sporca. La stessa cosa vale per queste strade centrali di Londra, con la sensibile differenza che Londra ha 8,6 milioni di abitanti e 19 milioni di turisti annui, mentre Leeds no. Per altro, il dato è preso dall’Evening Standard e segna un boom demografico di Londra come non si vedeva dal 1939, che pone la capitale britannica sopra anche a New York quanto a residenti.

Per ultimo, una nota sui passanti. Ho avuto l’impressione che la gente fosse generalmente vestita in gran tiro, ma non per qualche motivo speciale, semplicemente perché quella è la mise per andare al lavoro. Tutti molto eleganti, con delle belle scarpe inglesi assai ricercate, con colori che si sposavano insieme senza problemi (maggioranze di toni scuri per gli uomini, di marroni per le donne). Capelli curati e tagliati di fresco, pochi tatuaggi per le persone sopra i 35 (ma era un giorno fresco ed erano pochi i ragazzi in maglietta e basta), virtualmente tutti con uno smart phone di ultima generazione in mano o all’orecchio. Moltissime le borse di cuoio italiano, le ventiquattro ore di pelle. Orologi chic, unghie ben curate per le donne. La componente gay è ovviamente benissimo presente ed è molto, molto serena e consapevole di vivere e lavorare nel cuore del cuore del mondo, nella capitale del pluralismo, della libertà, della postmodernità, del benessere non solo occidentale, e dei diritti civili. E’ un tipo di gay che sembra uscito da un libro di Bret Easton Ellis: firmatissimi, eleganti, curati, snob, chic. Ogni tanto trovi anche il gay radical-chic, quello intellettuale, ma sono meno frequenti.

In definitiva, Londra nel 2015 fa apparire Ottawa per quello che è (e che si è sempre pensato che fosse): una paciosa, insulsa e gelida cittadella di provincia, appena fondata e del tutto ignara del jet set mondiale. Roma, invece, nel confronto appare come una sporchissima capitale mediterranea del secondo mondo, dove pochi sono davvero molto benestanti, forse perfino del livello di Londra, e moltissimi sono lì che fanno le valigie per emigrare in cerca di miglior fortuna. Verso dove? Ma verso Londra, ovviamente.

Befana a Londra

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london_2423609kCom’è come non è, domani la compagna di viaggio e io si va a Londra. Ufficialmente per un colloquio di lavoro, più probabilmente solo per visitare l’unica città inglese che è saldamente nel 21° secolo, o forse già nel 22°. L’ultima volta sotto il Big Ben risale a moltissimi anni fa, e infatti non ricordo proprio quando fosse: possibile il 1999? Già all’epoca, Londra non mi aveva conquistato e l’avevo soprannominata “un luna park per adulti”. Da allora pare che la città abbia fatto il possibile per avvicinarsi quanto più possibile alla mia definizione un po’ cattivella, e nel suo skyline ha aggiunto la ruota panoramica e una specie di enorme supposta che, in teoria, dovrebbe essere un grattacielo molto stiloso.

Prossimamente su questi schermi vi racconterò la mia impressione del 2015 nei confronti di una delle città più discusse del momento. Stay tuned.

Nazinger s’appresta a sbarcare nella sua Perfida Albione

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A quanto pare verrà accolto da contestazioni e indifferenza nel Paese che crede che “le società senza Dio siano più benevolenti” e dove si sostiene che “la lotta del papa contro i profilattici sia un aiuto all’AIDS” e dove aggiungono, con una punta di sarcasmo beffardo, che per “salvare il cattolicesimo al papa serve un miracolo“. Ci aspettiamo che i leader del PD definiscano prontamente come “squadriste” le contestazioni dei cittadini della “Perfida Albione” contro Sua Santità:

Gli inglesi, poco propensi a scialacquare in tempi di crisi, hanno aspramente criticato la spesa affrontata dal governo per la visita del pontefice. Solo per la sicurezza di Ratzinger durante la veglia di preghiera in Hyde Park, in programma per il 18 settembre, sono stati spesi 1.8 milioni di sterline, 2.2 milioni di euro. Complessivamente, i quattro giorni di visita papale alleggeriranno le tasche della Gran Bretagna di oltre 14 milioni di euro. Alan Palmer, presidente del Central London Humanists, aggiunge: “I cittadini si chiedono se nella situazione economica attuale si debba spendere milioni di sterline per fornire un palcoscenico ad un leader religioso che ha già criticato la nostra legislazione e condannato il modo in cui organizziamo la nostra società”.

I cittadini inglesi se lo chiedono e secondo me hanno la risposta dentro di loro. Solo che stavolta non è sbagliata. Nazinger, rimanitene a Roma e vedrai che non trovi nessuno a fischiarti.

Far finta di essere inglesi – di Marco Simoni

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Il post di Marco Simoni sulle elezioni inglesi – intesa come campagna elettorale – è uno dei suoi migliori e più gustosi di sempre. Sul punto dell’imprinting e delle paperelle mi sono pienamente ritrovato, e ho ripensato a quando il ragazzo sfigato dell’New Democratic Party canadese (anch’egli con la camicia a quadrettoni e la (s)barba: li clonano tutti in una stessa sezione di partito, a quelli dell’Internazionale socialista?) venne a bussare alla mia door per fare il suo bravo door-to-door. Non sapete la delusione negli occhi quando gli ho detto: voterei senza dubbio per l’NDP, ma sono cittadino italiano e nemmeno permanent resident qui!

Alle elezioni inglesi, se fossi connazionale della regina, voterei sempre Labour. Forse quest’anno potrei votare LibDem, dipenderebbe da come sarebbe la situazione del mio collegio.

UK: la Camera dei Lord abolisce il divieto per le nozze gay in chiesa

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Nel Regno Unito, su richiesta dei vescovi anglicani, la Camera dei Lord ha abolito con una maggioranza schiacciante il veto contro le nozze fra partner dello stesso sesso in chiesa. Questo voto consentirà alle chiese che lo vorranno, quelle protestanti, di officiare matrimonio fra coppie dello stesso sesso.

UK: sondaggi danno i Conservatori sconfitti

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Devo essermi perso qualche puntata della situazione inglese: Il sole 24 ore spiega che il leader dei Conservatori tenta la carta del discorso retorico a braccio per risollevare il senso d’orgoglio del suo partito, che i sondaggi danno per sconfitto alle prossime elezioni. Ma come, i Laburisti non avevano ridotto il Regno Unito alla fame? Devo andare di meno su Italians di Severgnini, perché a forza di leggere lettere che si lamentavano della situazione inglese e del governo di Brown, m’ero convinto che ci fosse del vero.

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A Roma e provincia, il PDL non riesce a presentare le liste. Non mi stupisco, conoscendo un po’ il livello della classe dirigente del PDL romano. Se alle regionali la lista del PDL mancherà come la Legge stabilisce – e quindi se non ci saranno impicci per farla figurare ugualmente – sarà interessante vedere come si dividerà il voto dell’elettorato del PDL. In piccola parte, forse, annulleranno la scheda o voteranno bianca. Ma quasi tutti gli altri sceglieranno una delle altre 8 liste che sostengono Polverini. Penso che in larga parte voteranno per La Destra di Storace, togliendosi la maschera di democrazia. Moltissimi poi voteranno la Lista Civica della Polverini, che probabilmente è stata fatta da militanti del PDL. L’UDC andrà alla doppia cifra, l’Udeur invece resterà al palo, come le altre liste.

Comunque, se alla fine la lista del PDL non sarà sulla scheda di Roma e provincia, bisogna dire che per una volta Berlusconi è stato di parola: aveva detto che voleva delle liste pulite, senza corrotti o indagati e questo era l’unico risultato possibile.