Giovanardi, il fascista postmoderno

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Sono contento, perché Francesco Merlo ha scritto un articolo violentissimo contro Giovanardi e mi ha, in qualche modo, sollevato dall’incombenza di doverlo scrivere io. Di quell’articolo, io avrei solo cambiato il titolo, nel modo che ho usato qui per questo mio breve post. Perché il cuore di quell’articolo di Merlo ci dice che Giovanardi non è solo un “cattolico feroce”, ma è proprio un fascista postmoderno, un aguzzino politico che non gira con il manganello solo perché ha paura di trovare uno più grosso e violento di lui che gli spacchi la faccia, un po’ come hanno fatto i carabinieri che Giovanardi difende nei confronti di Stefano Cucchi. Giovanardi è un omino che sparla contro l’uso delle droghe leggere, forte di un suo proibizionismo ad vitium, poiché poi lo stesso Giovanardi è un esplicito esaltatore dell’uso e dell’abuso della grappa, dei super-alcolici, del vino e del bere in compagnia.

Giovanardi è la vergogna di quest’Italia di oggi. Uno sciacallo che si ciba di cadaveri di ragazzini morti ammazzati, diffamandone la memoria (la famiglia Cucchi ha sempre riconosciuto che Stefano fosse stato tossicodipendente, ma non sieropositivo) e violentando la decenza e il senso di pietas, di humanitas e di rispetto che un intero Paese ha provato dinanzi alle foto di quel corpo al quale la vita è stata strappata a suon di calci sulla spina dorsale.

La humanitas della famiglia Cucchi

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Questo video è l’intervista svolta dal blog di Beppe Grillo nei confronti della sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, e du suo papà. L’unica cosa positiva di questa vicenda barbarica, nella quale un ragazzo è stato ucciso a manganellate dalle forze dell’ordine (a meno che non si sia rotto la spina dorsale da sè, chiaro, ma la vedo improbabile) è che la notizia sta correndo sulla rete e sulla stampa nazionale. Un cenno alla grande lezione di humanitas della famiglia di Stefano Cucchi, così per come appare in questo video.

E’ inconfutabile

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stefanocucchi

La colonna vertebrale di Stefano Cucchi, dopo l'arresto. Notate la grandezza della mano del medico in rapporto alla schiena, per capire quanto minuto fosse Stefano.

Stefano Cucchi aveva 31 anni e 20 grammi di hashish. E’ stato arrestato dalla polizia di Roma per i 20 grammi e ha smesso di vivere 5 giorni dopo per le botte ricevute. L’autopsia dice che il cuore ha smesso di battere. Sì, ma dopo che gli hanno rotto le vertebre e la faccia a calci e manganellate.

“E’ inconfutabile – aggiunge Manconi – che il corpo di Stefano Cucchi, gracile e minuto, abbia subito a partire dalla notte tra il 15 e 16 ottobre numerose e gravi offese e abbia riportato lesioni e traumi. E’ inconfutabile che Stefano Cucchi, come testimoniato dai genitori, è stato fermato dai carabinieri quando il suo stato di salute era assolutamente normale ma già dopo quattordici ore e mezza il medico dell’ambulatorio del palazzo di Giustizia e successivamente quello del carcere di Regina Coeli riscontravano lesioni ed ecchimosi nella regione palpebrale bilaterale; e, la visita presso il Fatebenefratelli di quello stesso tardo pomeriggio evidenziava la rottura di alcune vertebre indicando una prognosi di 25 giorni.

E’ inconfutabile – dice ancora Manconi – che, una volta giunto nel reparto detenuti dell’ospedale Pertini, Stefano Cucchi non abbia ricevuto assistenza e cure adeguate e tantomeno quella sollecitudine che avrebbe imposto, anche solo sotto il profilo deontologico, di avvertire i familiari e di tenerli al corrente dello stato di salute del giovane: al punto che non è stato nemmeno possibile per i parenti incontrare i sanitari o ricevere informazioni da loro. Ed è ancora inconfutabile che l’esame autoptico abbia rivelato la presenza di sangue nello stomaco e nell’uretra.

E’ inconfutabile, infine – aggiunge – che un cittadino, fermato per un reato di entità non grave, entrato con le proprie gambe in una caserma dei carabinieri e passato attraverso quattro diverse strutture statuali (la camera di sicurezza, il tribunale, il carcere, il reparto detentivo di un ospedale) ne sia uscito cadavere, senza che una sola delle moltissime circostanze oscure o controverse di questo percorso che lo ha portato alla morte sia stata ancora chiarita”.

Vedete anche: Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino.