Se avete sempre desiderato fare Ambrogio, ma alle dipendeze dell’ambasciatore

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butlerL’ambasciata del Regno Unito a Roma è in cerca di un vice-maggiordomo. Pagano 1429 euro al mese (lordi), ma vi avviso che l’ambasciatore – e la sua squadra di maggiordomi – solo l’anno passato hanno ricevuto una cosa come 7.465 ospiti in un anno. Vice-maggiordomo avvisato, vice-maggiordomo salvato.

Perché il sindaco Marino è sotto attacco e perché bisogna assolutamente difenderlo

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Francesco Luna, autore del blog omonimo, ha scritto un post di estremo interesse sugli attacchi concentrici al sindaco di Roma, Ignazio Marino. Talmente ha avuto successo il suo post che il blog di Francesco ha un po’ di problemi tecnici all’accesso (più di 40mila accessi). Quindi ho pensato di ripubblicare anche qui il testo, anche per evitare che i nemici di Marino possano affossare il blog di Francesco per far sparire il testo.

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Perché sparano tutti contro il sindaco di Roma? Come mai da qualche mese a questa parte lo sport preferito di intere bande di editorialisti e twittaroli è prendere a pallate incatenate Ignazio Marino? Come mai a queste masse agitate ha fornito una sponda, assestando lui stesso fendenti micidiali, persino il “misericordioso” papa Francesco? Se provi a chiedere a qualcuno dei vessatori quotidiani di Marino, siano essi editorialisti o gestori di potenti siti internet, ti rispondono che la colpa è del sindaco, che non sa comunicare. Il che è abbastanza prevedibile: ogni aggressore giustifica le proprie azioni accusando la vittima: è lei che le botte “se le va a cercare”. Oppure indicano un cassonetto pieno o un autobus in ritardo e dicono: “Vedi? Marino se ne deve andare”.

In realtà i motivi dell’aggressione quotidiana contro Marino sono altri. Il motivo principale, quello che muove le grandi masse urlanti, è che picchiare Marino è facile. Marino è un “soft target”, uno che si può massacrare tranquillamente. Marino è la cuccagna dei vigliacchi da scrivania: lo possono sbertucciare sui giornali senza paura, perché nessuno telefonerà il giorno dopo per minacciare il loro editore. Anzi: saranno in molti a brandire i loro editoriali come scimitarre per chiedere la rimozione del sindaco. E i cittadini di Twitter, che dei giornali leggono solo i titoli si uniscono volentieri al pestaggio, così, perché lo fanno tutti.

L'ex sindaco Gianni Alemanno
L’ex sindaco Gianni Alemanno

Il secondo motivo per cui Marino si può picchiare è che si è fatto molti nemici. E ai vigliacchi piace far parte del branco, specie se del branco fanno parte personaggi non particolarmente belli a vedersi. Chi detesta Marino è per esempio l’ex sindaco Gianni Alemanno, quello che gli ha lasciato in eredità una città sull’orlo del collasso, quello che rimpinzò l’Atac, l’azienda comunale dei trasporti, di parenti e amici, portandola quasi alla bancarotta. Fra chi vorrebbe cacciare Marino ci sono poi i Casamonica, quelli del funerale coatto che ha sputtanato la città davanti al mondo, per colpa di gravi omissioni da parte delle forze dell’ordine, che sapevano e non fecero nulla. Le forze dell’ordine, sia detto per inciso, fanno capo al prefetto Franco Gabrielli, è lui il responsabile del disastro dei Casamonica, come ha del resto ammesso lui stesso. Ma Gabrielli non si tocca: lui i protettori ce li ha.

I funerali di Vincenzo Casamonica
I funerali di Vincenzo Casamonica

A proposito di “mondo di mezzo”, Marino è certamente visto come il fumo negli occhi dai mafiosi di Mafia Capitale. Da quando c’è lui, per i criminali gli affari vanno a rotoli. Non riescono più a piazzare nessuno dei loro in Campidoglio, non riescono a condizionare gli appalti, hanno grosse difficoltà ad entrare nelle stanze dei dirigenti comunali, come facevano un tempo, e a far capire chi è che comanda. Insomma: non comandano più e quelli sono personaggi con i quali è meglio non scherzare. Infatti a Marino, che aveva cominciato a fare il sindaco girando in bicicletta, da molti mesi è stata assegnata dal Ministero dell’Interno una scorta.

Fra gli altri nemici di Marino ci sono alcune fra le famiglie più potenti di Roma, come la famiglia Tredicine, quella che gestisce gli orribili camion bar che Marino ha fatto sgomberare dal Colosseo e da altre fra le più belle attrazioni turistiche di Roma. Mettrersi contro questi signori, fra l’altro ampiamente rappresentati in Campidoglio, è un gesto di grande coraggio, che nessuno fra i predecessori di Marino aveva mai compiuto, a cominciare dai due recenti sindaci più famosi e acclamati: Veltroni e Rutelli. Adesso il Colosseo lo si può finalmente ammirare in tutto il suo splendore, non più impallato dai camion bar. Una gioia da assaporare magari dopo una passeggiata sull’ultimo tratto di via dei Fori Imperiali, resitituita finalmente sempre di più al traffico pedonale (altra coraggiosa iniziativa che ha mandato su tutte le furie i commercianti e i residenti, molto potenti, della zona).

Camion bar davanti al Colosseo
Camion bar davanti al Colosseo

L’elenco dei nemici di Marino potrebbe continuare a lungo: ci sono le potenti famiglie di Ostia che avevano cementificato abusivamente il lungomare e che si sono trovate una mattina le ruspe mandate da Marino a restituire la spiaggia ai romani. O coloro che lucravano sulla discarica di Malagrotta, un orribile monumento all’inquinamento e al degrado, che Marino, dopo anni di sindaci indecisi, ha chiuso, raddoppiando allo stesso tempo la raccolta differenziata. O le potenti ditte abusive che infestavano la città con enormi cartelloni pubblicitari. Marino ha persino messo mano agli affitti degli alloggi comunali, rimettendo in discussione casi di gente che pagava poche decine di euro al mese per appartamenti in pieno centro e mettendo in vendita ben 600 appartamenti. E ha deciso di far lavorare di più i macchinisti della metro, costringendoli a “strisciare” il badge a inizio e fine turno, come nei paesi civili.

Contro Marino c’è poi ovviamente il PD romano, infiltrato da personaggi inquietanti e contingui alle opache pratiche del malaffare di Mafia Capitale e dunque sciolto da Matteo Renzi e commissariato con Matteo Orfini. Con la vittoria di Marino, i potentati del PD romano si erano già messi il tovagliolo ed erano pronti a sedersi a tavola. Ma il sindaco li ha sbattuti fuori, forte del mandato popolare diretto. Chi sperava di fare l’assessore si è dovuto accontentare di un seggio in consiglio comunale, chi sognava la poltrona di amministratore di una municipalizzata è rimasto a casa. Qualcun altro, nel frattempo, è finito in galera. Tutte persone con amicizie molto in alto, tutte persone che gliel’hanno giurata.

Marino e Renzi, quando andavano d'accordo
Marino e Renzi, quando andavano d’accordo

Fra i nemici più illustri di Marino c’è poi lui, il più potente di tutti: Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio non ama Marino, e non capiamo perché. Il sindaco di Roma è in realtà il più renziano dei primi cittadini. Da quando è stato eletto ha preso le sue decisioni senza guardare in faccia nessuno, ha sbaragliato i centri di potere, ha avviato politiche di lungo termine, ha preso decisioni impopolari. Ha “cambiato verso” e ne sta raccogliendo i frutti, se è vero che solo la scorsa settimana Fitch ha detto che finalmente, dopo tre anni, i conti di Roma stanno tornando in ordine. Ma a Renzi Marino non piace, e questo facilita ovviamente il compito dei picchiatori mediatici. Se l’imperatore mostra il pollice verso, i leoni (che in realtà sono conigli) possono partire all’attacco.

E veniamo all’ultimo dei nemici che Marino si è fatto, che poi è il più grosso: il Vaticano. E qui il piccolo sindaco di Roma si è messo contro un gigante contro il quale nessuno aveva mai osato mettersi. Come mai Marino è inviso a Papa Francesco? Qui Filadelfia non c’entra nulla. Marino è malvisto dalla Curia per la sua storia, passata e presente. Da politico, Marino si batté con coraggio a favore del referendum sulla procreazione medicalmente assistita eterologa. Pochi se lo ricordano, ma quella di Marino e altri fu una battaglia di civiltà osteggiata con forza dal Vaticano e purtroppo persa per il non raggiungimento del quorum al referendum del 2005.

Ma non finisce qui. Poco dopo il suo insediamento, Marino istituì il registro comunale per le unioni civili, accogliendo anche coppie dello stesso sesso, proprio mentre si concludeva in Vaticano il sinodo sulla famiglia. Un’iniziativa simbolica, che provocò anche aspri contrasti con l’attuale ministro dell’Interno, Alfano, ma che fu uno dei pochissimi riconoscimenti della dignità delle coppie gay. Non contento, Marino ha poi nel giugno scorso apertamente patrocinato il Gay Pride a Roma. Va ricordato in proposito che, nel 2000, l’allora sindaco Rutelli patrocinò dapprima il Gay Pride, ma fu costretto poco prima della giornata a ritirare il patrocinio. Marino non solo non ha ritirato il patrocinio, ma si è persino messo in testa al corteo, il 13 giugno scorso. E vedere quella fascia tricolore sfilare a pochi metri dal Cupolone insieme alle bandiere arcobaleno deve aver provocato più di un travaso di bile nelle segrete stanze del Vaticano e più di una preoccupazione per la “cattolicità” dell’imminente Giubileo.

Marino al Gay Pride, il 13 giugno scorso
Marino al Gay Pride, il 13 giugno scorso

Si arriva così alla trasferta di Filadelfia. I fatti sono noti: in giugno il sindaco di Filadelfia, Michael Nutter, e l’arcivescovo, Charles Chaput, volano a Roma per preparare la visita del Papa di settembre. Vogliono capire dagli esperti comunali come organizzarsi. Marino li riceve e Nutter lo invita a Filadelfia per una serie di iniziative in concomitanza con la visita del Papa. Marino annuncia la trasferta, specificando che i costi non saranno a carico dell’Amministrazione capitolina e che l’invito viene dal suo collega sindaco. Pochi giorni fa, come annunciato, Marino vola prima a New York, poi a Filadelfia, dove partecipa a diverse riunioni ed eventi, fra cui la messa del Papa in occasione del World Meeting of Families.

E siamo al redde rationem. Durante il viaggio di ritorno del Papa, a nome dei giornalisti italiani al seguito, il giornalista di SkyTG24, Stefano Maria Paci, gli rivolge una domanda molto scorretta. Eccola:

“Ci tolga una curiosità. Il sindaco Marino, sindaco di Roma, città del Giubileo, ha dichiarato che è venuto all’incontro mondiale delle famiglie, alla messa, perché è stato invitato da lei. Ci dice com’è andata?”.

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Notate come il giornalista inserisca nella sua domanda al Papa una vera e propria menzogna, quando afferma: “Il sindaco Marino … ha dichiarato … che è stato invitato da lei”. Mai, in nessuna occasione, Marino ha detto di essere stato invitato dal Papa. Anzi: ha sempre specificato che l’invito a Filadelfia gli era stato rivolto dal sindaco di quella città. E’ abbastanza incredibile che giornalisti professionisti compiano una scorrettezza simile, fra l’altro rivolgendosi ad una delle persone più influenti della Terra. Il Papa non può ovviamente sapere cosa abbia detto o non detto Marino, ma non sembra dispiaciuto dalla domanda.  Ecco cosa risponde:

Papa Francesco in volo.
Papa Francesco in volo.

“Io non ho invitato il sindaco Marino, chiaro? Ho chiesto agli organizzatori e neanche loro lo hanno invitato. Chiaro? È venuto… lui si professa cattolico: è venuto spontaneamente”

Il colpo è micidiale e l’effetto politico che ne segue devastante. I siti internet (a parte La Stampa) mettono in rete solo la risposta del Papa, non la domanda, facendo credere surrettiziamente che la precisazione sia un’iniziativa di Bergoglio. Il video del Pontefice in aereo col microfono che dileggia Marino, in un colpo solo, fa contenti: i Casamonica, Gianni Alemanno, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, la famiglia Tredicine, la lobby dei commercianti dei Fori Imperiali, il PD romano commissariato e ciò che resta di Mafia Capitale. Si stappa lo champagne. Partono i tweet e partono le paginate sui siti, ma soprattutto si mettono in moto le tastiere dei picchiatori. Il Papa tiene fermo Marino e loro possono pestarlo a sangue: dài ché ci divertiamo. Si impaginano i pezzi dei vari Merlo, Tucci, per non parlare di Giordano e Tramontano. E’ una festa: la character assassination impazza. Tutti a scrivere che il Papa smentisce e sbugiarda Marino, quando è ovvio che il Papa non ha smentito nulla, perché Marino mai aveva detto di aver ricevuto inviti dal Papa. La replica di Marino viene nascosta in poche righe, nessuno la vede. La gogna è scattata, chi vuole può avvicinarsi a scagliare la sua pedata.

Pochissimi scelgono di ragionare con la propria testa. Fra questi, Massimo Gramellini, sulla Stampa, e Francesco Oggiano, su Vanity Fair. Intervengono per ristabilire la verità opinionisti noti come Stefano Menichini e Chiara Geloni. Ma le loro voci, per quanto forti, sono surclassate dalle grida sguaiate dei pecoroni da tastiera.

Il colpo è assestato, Oltretevere qualcuno forse sta brindando. O forse no, sta di fatto che il Papa è ormai ufficialmente collocato fra quanti vogliono togliere di mezzo il sindaco di Roma.

Resisterà Marino, sindaco da poco più di due anni, all’attacco concentrico dei suoi tanti nemici, con l’appoggio di fatto di chi a Roma regna da una ventina di secoli? Non lo so. So che questo sindaco è stato eletto con il 60% dei voti dei romani, che hanno diritto di vedere rispettato il proprio voto. So anche che Marino ha difetti, come tutti, ma nonostante la stampa e la tv facciano finta di non vedere, sta portando avanti riforme coraggiose e provvedimenti importanti e che la città, lasciata dalla destra in condizioni drammatiche, sta migliorando. Marino è un argine fragile all’arroganza e alla protervia di chi, da varie angolazioni, vorrebbe tornare a decidere cosa deve e non deve essere fatto a Roma, infischiandosene dei romani e di quello che essi stessi hanno scelto. Per questo Marino ha il dovere di resistere e andare avanti, se ce la fa. E chi se la sente ha il dovere di difenderlo.

Buon Roma Pride 2014

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Mentre scrivo questo post, penso stia terminando il Roma Pride 2014. Pieno, come sempre, di tante amiche, amici, conoscenti e lettori. Da quando vivo in Canada mi è capitato di saltare diversi pride (ma non poi così tanti, alle volte verso fine maggio o primi di giugno ero a Roma). In ogni caso quest’anno l’ho saltato e volevo giusto scrivere poche righe di saluto a coloro che oggi sono in piazza a manifestare anche per i diritti miei.

Non so quando la classe politica italiana sarà in grado di capire che il diritto al matrimonio o è un diritto valido per tutti, o non è. Non so quando capiranno che anche l’adozione è un diritto: del bambino orfano a trovare uno o due genitori (di sesso diverso o uguale) che sappiano offrirgli amore, rispetto e una chance migliore nella vita di quella che avrebbe rimanendo senza famiglia. So solo che prima o poi anche i politici italiani arriveranno a queste banali riflessioni e allora le leggi che saranno approvate dal Parlamento della Repubblica non avranno *nulla* a che fare con le sporcizie intellettuali scritte da Ivan Scalfarotto e – in ogni caso – arenate in qualche cassetto dell’attuale governo. Al contrario, saranno leggi molto semplici, molto brevi. Leggi che diranno: “La Repubblica riconosce il diritto al matrimonio civile, con tutte le conseguenze di legge relative, anche alle coppie di cittadini non consanguinei dello stesso sesso, se al di sopra di anni 16.” Ecco, una roba così basterà e avanzerà.

Oggi voi che scendete in piazza al Roma Pride 2014 in fondo lottate per questo: per far trionfare la semplicità e la banalità. La banalità del fatto che ci sono tanti modi di amarsi e tanti modi di costruire una famiglia. Sono tutti validi, e uno stato laico e occidentale ha il dovere di rispettarli e tutelarli tutti.

Grazie per esserci, anche per conto mio.

L’omofobia delle piccole cose

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E’ sempre difficile rendersi conto di quanto si è omofobi. Perché per essere omofobi non è necessario arrivare a insultare o sputare in faccia a una persona gay, né, ovviamente, è necessario commettere crimini violenti contro un uomo gay, bisessuale, o una donna lesbica. No, l’omofobia si può individuare da piccoli atteggiamenti, apparentemente innocui, che in realtà esprimono un disagio interiore nei confronti di chi è omosessuale o del fatto che si parli apertamente di omofobia.

Prendiamo ciò che è accaduto fra ieri e oggi tra i commenti del mio ultimo post sul Fatto Quotidiano. Devo anche specificare che questo post non può essere pubblicato sempre sul sito del Fatto, perché hanno una (giusta e comprensibile) politica che impone di non citare in nuovi post commenti dei lettori, per evitare “di alimentare polemiche da parte dei commentatori citati e in generale della community.”

Ieri ho pubblicato una lettera aperta di Guido Allegrezza al sindaco di Roma, Ignazio Marino. Nel cappello del post ho richiamato due recenti fatti di cronaca nera romana, il suicidio per depressione di un gay 21enne, e l’omicidio di un gay 28enne. Ho poi ricordato che Roma, come città, è teatro da molti anni di omicidi o suicidi di persone gay, al punto che già nel 2002 Andrea Pini pubblicò un libro intitolato “Omocidi“, la cui descrizione, aggiungo qui, recita “In Italia i delitti contro i gay sono molto più numerosi di quanto si creda.

Ebbene, diversi commentatori sono intervenuti rivendicando che il mio post, pubblicato nel pomeriggio del 9 gennaio, non parlasse di un caso di cronaca avvenuto alcune ore dopo, nella sera del 9 gennaio, sempre a Roma. Si tratta dello stupro di una ragazza di 24 anni, avvenuto nel cuore della Capitale, fra via Frattina e via Bocca di Leone. Altri invece hanno contestato l’uso del termine “omocidio” che, come spiegato nel post, è un neologismo di un qualche successo, dal momento che è adoperatoda un decennio e più anche come titolo di alcuni libri.

Ora, se io fossi in grado di scrivere dei fatti di cronaca che avvengono nel futuro e non nel passato, non farei il blogger, ma leggerei il futuro. Il punto però è: ma se il mio post parla di una lettera di un militante gay indirizzata al sindaco di Roma, per quale motivo c’è chi commenta in modo gratuitamente feroce “Se la ragazza non era gay mi sa che non è una problematica ne dell’autore ne di marino.” Come si può pensare che se un blogger parla di un fatto, automaticamente significa che non gli interessa parlare d’altro?

Un’altra lettrice scrive: “I delitti contro i gay fanno notizia, lo violenza su una donna , evidentemente, no.” Ma davvero siamo messi così male, in Italia? Davvero esistono ancora donne che pensano che le violenze sulle donne sono nascoste dalla stampa italiana? A me pare che, al contrario, la stampa italiana dia molto risalto a tutte le notizie che riguardano violenza sulle donne, come giusto che sia, per altro. Certamente c’è una quota significativa di violenze sommerse, nel senso che non vengono denunciate e quindi la stampa non ne parla. Ma lì il problema è a monte, non nella valle giornalistica.

Un terzo commentatore scrive: “i gay 21enni suicidi negli ultimi mesi sono stati due…e tutti gli altri suicidi non gay?” Ora, che il suicidio sia un fenomeno potenzialmente di tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale, è un’ovvietà. Ed è anche vero che il tasso dei suicidi in Italia stia aumentando a causa della crisi economica. Lo dicono i dati Eurispes. Gli stessi dati confermano che sia nello storico che nel solo dato del 2013, gli omosessuali si suicidano più degli eterosessuali, in rapporto al loro numero. E in ogni caso, in un post che cita una lettera di un attivista gay al sindaco di Roma, è parso di buon senso ricordare gli ultimi due casi di cronaca nera che hanno riguardato nella scorsa settimana, cittadini romani gay. Se la prima reazione è “e come mai non parli degli altri suicidi non gay”, c’è qualcosa che non va in chi commenta così.

Il tentare di sminuire, il chiedere di parlare d’altro quando si tratta di omofobia o di suicidi od omicidi gay, sono tutti piccoli esempi di omofobia. Sono segnali di insofferenza verso il fatto che si affronti questo tema in modo aperto ed esplicito. Meglio che dei suicidi e degli omicidi dei finocchi non si parli sulla stampa: ci sono cose più importanti di cui uno può e deve leggere. Ebbene, io non la penso così. E dico, candidamente, ai miei commentatori di farsi un esame di coscienza. Di domandarsi come mai un innocuo post su una lettera aperta al sindaco Marino, in cui si chiedeva null’altro che un discorso istituzionale di solidarietà verso i gay che hanno subito violenza, abbia scatenato commenti così poco empatici, poco civili e poco dignitosi.

Il sindaco di Roma, Marino, in favore di matrimoni e adozioni per tutti

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L’avevo detto io che un sindaco come Ignazio Marino avrebbe fatto a poco a poco la differenza. Prima col piano di pedonalizzazione dei Fori, ora dicendo parole di estrema chiarezza sul tema dei diritti civili:

(ANSA) – ROMA, 11 DIC – Ignazio Marino torna a parlare di matrimoni e adozioni gay. E questa volta il sindaco di Roma, in trasferta in questi giorni in America, lo fa ospite in diretta dell’Huffington Post Live. “Se due persone si amano si devono sposare – ribadisce Marino – Molte persone sono rimaste sorprese da quello che ho detto ma io non vedo quale sia il problema. Sulle adozioni gay nel tempo ho cambiato idea e ora sono favorevole. La cosa piu’ importante e’ l’amore che puoi dare ai tuoi figli”. E al conduttore della trasmissione che mostra le luminarie di via del Corso scelte quest’anno per le feste natalizie parlando di ‘bandiera rainbow’ – simbolo usato dai movimenti omosessuali e Lgbt – Marino risponde: “Non tutti sono contenti ma penso che Roma debba diventare la citta’ dei diritti”. (ANSA).

Lettera a un pischello suicida

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Beh insomma, non siamo–non sono–riuscito a raggiungerti.

Non siamo–non sono–riuscito ad arrivare alla tua capoccetta e alle tue mani belle agili, con la pelle che puzza ancora di latte e seghe, le unghie smozzicate, prima che ci arrivasse l’infamia di questo Belpaese omofobico e razzista. Tipo che ti sei ucciso venti ore fa, e io l’ho saputo addirittura con un giorno intero di ritardo, leggendo su Facebook lo stato di altri dieci o cento contatti che riportavano la notizia del tuo volo dal terrazzo condominiale di una periferia romana brutta a cominciare dal nome, a Torraccia. Là dove quello che conta davvero per “stare in comitiva” è l’ultimo modello di smart phone, lo scooter alla moda col motore rifatto, il jeans di marca e magari, chessò, il cappelletto della Ferrari originale da 30 euro. Così è successo che hai combinato er macello: giù dal balcone, stroncando una vita non finita, quasi nemmeno iniziata. Ti sei ucciso per di più chiedendo scusa. Scusa di te, del frocio che sei mentre lo scrivevi, del frocio che eri dopo che t’eri buttato di sotto. Ci pensi? Ammazzarsi chiedendo scusa. Pare una figura retorica da manuale di critica letteraria: un ossimoro, una contradicto in adiecto. Ti sei spappolato sul selciato, fra le altalene e lo scivolo, per far vedere a tutti che il coraggio non ti mancava, forse, ma soprattutto perché non ne potevi più di giocare al sorcio con tutti questi gatti sadici intorno. Stanco di fare quello che deve smentire, negare, allontanare da sé il sospetto, dissimulare. Che deve andare in palestra, che deve giocare a calcio, che deve saper controllare un corpo che gioisce e si esprime un po’ a cazzo, come sacrosanto a 14 anni, in modo meraviglioso quanto inopportuno.

Ebbè, vedi. Quando pischelli come te decidono di farla finita per i motivi che tu hai spiegato, siamo alla fine noi che abbiamo – tutti – fallito. Sì, ok, lo Stato. La Scuola. La società. La famiglia. Come no. Ma soprattutto noi che abbiamo fatto o che facciamo politica, anzitutto: dal Parlamento all’ultimo dei consigli rionali. Con le nostre battaglie e i nostri perfettamente inutili compromessi. I nostri bicchieri mezzi pieni. Il nostro procedere per piccoli passi. Non siamo stati in grado di costruire un Paese appena appena decente. Dove sia possibile, chessò, essere negri e non vedersi buttare addosso delle banane per esprimere un dissenso, o dove sia possibile essere negri e non morire su una spiaggia italiana, a coronamento del sogno e del bisogno di una vita. Dove sia possibile essere donne e non crepare a picconate in testa per mano dell’uomo appena mollato. Dove sia possibile perfino essere froci, o bisessuali, o traveste, o transessuali e campare se non proprio belli felici, almeno sereni, anche in una periferia di cemento e merda come Torraccia. Abbiamo fallito anche noi che abbiamo costruito la cosiddetta comunità GLBT. Perché le nostre chiassose e divisissime associazioni hanno saputo a mala pena aprire delle riserve indiane, chiamarle appunto “villaggio” però in inglese che è la lingua cool, e dimenticarsi dei luoghi della realtà. Dimenticare Torraccia, prima ancora che Venezia.

E infine, caro il mio pischello 14enne–che ancora non mi è chiaro se potevi essere ancora mio fratello minore, o se forse non saresti potuto già essere un mio figlio–abbiamo fallito noi che scriviamo. Noi che pubblichiamo libri, riviste, articoli, post nei blog, saggi accademici. Noi che dipingiamo bellissimi quadri. Noi che infiocchettiamo brutte rime. Noi che scribacchiamo canzoni o canzonette o, quando va male, programmi per la radio-tv. Noi che inventiamo storie, trame e personaggi. Noi, il mondo degli scriventi, quelli con la tastiera cieca. Quelli che si sono presi, come incarico individuale, il compito difficile di raccontare di altri mondi veri o di finzione, più belli e felici di tutte le Torracce di Roma e d’Italia. Mondi che sono il mantello dei superpoteri dei pischelli come te. Noi, tutti insieme, con tutto il nostro verboso universo di letterine nere su bianco, non siamo riusciti a raggiungerti e irretirti prima di quel terrazzo condominiale con le nostre storie sciocche e romantiche, ma tanto utili, a volte. Tutto il nostro senso dell’umorismo, tutto il nostro cinismo in dosi curative, la nostra piccola fiammella di un mondo appena appena decente dietro l’angolo non sono serviti ad afferrarti per un braccio, a dirti: “Ma piantala, pisché”. A tratteggiarti un mondo dove si possa essere adolescenti e finocchi a testa alta, o per lo meno sapendo bene in quale libro infilare la capoccia quando–fuori, per strada–non sembra far altro che piovere timore e amarezza.

La vediamo, sai, la vertigine di quella tua ultima visuale. Il vento caldo, la strizza nello stomaco. La disperazione. Il senso di totale inutilità. La voglia di lasciarsi andare a riempire quell’abisso. Ci siamo passati sai, chi più, chi meno. E anziché di lasciarci cadere, abbiamo cominciato a scrivere. Per salvare noi stessi. Per salvare te. Per dare un senso, per offrire uno spiraglio. Perché uno spiraglio c’è, sempre. E chi mette le mani in faccia al vuoto intorno se lo deve ricordare. Salvati scrivi leggi esci incontra chiedi chatta telefona messaggia abbraccia bacia e lasciati abbracciare. Respira, lotta, vivi.