Favoloso articolo di Leonardo Bianchi contro gli editoriali di Giovanni Sartori

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Una delle cose che meno mi piacciono della mia vita in Canada, specie da quando hanno chiuso Il Corriere Canadese con la sua quotidiana distribuzione metadonica de La Repubblica in versione ridotta, è che non mi sento più al passo con le polemiche giornalistiche italiche. Oddio, nel caso dei Tre Editoriali di Giovanni Sartori sul Corriere della Sera, devo ammettere, non ne avrei probabilmente saputo nulla uguale. Per fortuna esiste internet e dentro ci trovi articoli di grande pregio come quello di Leonardo Bianchi sul sito Valigia Blu.

L’articolo di Bianchi è perfetto: non solo nella maestria con cui sciala la sua vis polemica, ma soprattutto nella precisione e puntualità con cui cita brani dei Tre Editoriali e li analizza per ciò che letteralmente dicono. Ecco una lettura che vale assolutamente la pena fare, ed è per me una gran sorpresa scoprire nel più bravo dei costituzionalisti italiani viventi un animo da persona così malamente disinformata e così partigiana nel suo riflettere.

Da leggere, assolutamente.

Piccoli maccartisti veneti crescono: l’indice dei libri

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Una famosissima vignetta di Herblock, l'inventore del termine "maccartismo".

Il ciclo reazionario in cui è crollata l’Italia nell’ultimo decennio sta toccando in questi giorni un nuovo, interessante punto di cloaca maxima nell’iniziativa dell’assessore alla Cultura [sic] della Provincia di Venezia, l’ex missino oggi berlusconiano Raffaele Speranzon (questa la sua email: info@speranzon.it). Speranzon, classe 1971, testimonia che si può essere giovani e avere idee alto-medievali in serena tranquillità.

L’assessore, applicando un precedente apprezzato durante il Nazismo e il Maccartismo, ha pensato bene, aiutato dal suo collega Paride Costa (questa la sua email: costa@pdlmartellago.it *), di intimare alle biblioteche pubbliche di togliere i libri di un nutritissimo gruppo di scrittori italiani, “rei” di aver firmato un manifesto in solidarietà di Cesare Battisti. Non basta: questi scrittori devono anche essere nominati “persona non grata” e quindi espulsi dai cicli delle presentazioni organizzate dagli enti pubblici. I bibliotecari che non sottostaranno a questo diktat, “se ne assumeranno le responsabilità”. Cosa che fa presuppore punizioni amministrative, tipo congelamento di fondi, o magari ritorsioni più pesanti, chissà, magari anche corporali: una bella gogna, per dire, ci farebbe la sua porca figura, in tutto ciò.

Non starò qui a parlare del “caso Battisti”: non ho firmato quel manifesto perché non credo che il suo comportamento sia eticamente accettabile. Sono però certo che l’on. Stracquadanio, il signor Fabrizio Rondolino e con loro molti berlusconiani, non potranno non apprezzare l’analogia fra Cesare Battisti e Silvio Berlusconi, entrambi impegnati da moltissimi anni a difendersi DAI processi anziché NEI processi. Battisti lo ha fatto in un modo classico e d’antan: fuggendo all’estero e divenendo latitante, roba da vecchi romantici analogici. Berlusconi ha invece escogitato un sistema più originale ma non per questo inedito: è diventato parlamentare e poi si è impossessato del Paese, facendo votare dal Parlamento una messe di leggi ad personam che gli hanno assicurato, fino a oggi, la prescrizione o l’annullamento di tutti i suoi processi.

Il punto che qui si dibatte è ovviamente un altro: è assolutamente inaccettabile per qualunque società moderna che si stilino delle liste nere – oggi fra gli scrittori, domani si vedrà – per punire chi ha osato esprimere un’opinione che non si condivide.

Nello scorso secolo, l’ultimo che impose una “ripulitura” degli scaffali delle biblioteche fu il senatore statunitense Joe McCarthy. Anzi, per essere precisi visto che su di lui ho scritto due saggi, furono quei politicanti locali dello Stato dell’Indiana, e quegli inservienti di biblioteche più realisti del re che, per fare bella figura agli occhi del senatore e del nuovo clima di caccia alle streghe che si era creato lungo il maccartismo, cominciarono a togliere dagli scaffali quei volumi che avevano “chiaramente” un profilo eversivo e comunista. Si cominciò con Robin Hood, chiaro esempio di proto-comunismo dove un individuo – probabilmente un terrorista – rubava ai ricchi per dare ai poveri, ma alla fine si toccarono anche libri nei quali il messaggio era più, come dire, criptico, e richiedeva un grado più sottile di comprensione letteraria: penso a Little Red Riding Hood, vale a dire Cappuccetto Rosso, che aveva tradito la sua appartenenza alla Terza Internazionale per una banale questione cromatica (o forse era l’idea dello Hood che incuteva timore, considerati i titoli dei due libri).

La malattia toccò anche altre vette, costringendo delle squadre sportive a cambiare di nome: i Cincinnati Reds divennero Cincinnati Redlegs, tanto per evitare di essere confusi con gli altri rossi, quelli cattivi.

A Venezia siamo, nel 2011, in un clima analogo. Non credo sia il caso di attendere che emergano anche in Italia i servi sciocchi che si comportino come i politicanti e i bibliotecari dell’Indiana del maccartismo. E’ invece il caso di cominciare ad alzare la voce a livello nazionale e internazionale, per far sentire questo microbo di assessore alla Cultura ciò che è: un fascista indegno. E ottenerne, almeno, le dimissioni.

Dell’argomento ha parlato anche il collettivo Wu Ming, che ha anche provveduto un parziale elenco dei nomi degli scrittori nel mirino dell’assessore Speranzon: Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Tiziano Scarpa, Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Christian Raimo, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari e molti altri.

*= Ho scritto a Paride Costa chiedendogli di ritirare il provvedimento e ha risposto “Non vedo il motivo di ritirare l’iniziativa, solo perché me lo chiede lei. Saluti”. Forse è il caso di scrivergli tutti?

Lucetta Scaraffia non deve potersi (ri)sposare

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Ogni tanto la rete ti fa conoscere dei personaggi da romanzo. Uno di questi è tale Lucetta Scaraffia, che sarebbe – secondo la sua tanto amata Chiesa cattolica – l’attuale concubina di Ernesto Galli della Loggia, suo marito solo in sede civile da tanti anni, col quale la Scaraffia vorrebbe incorrere a nozze religiose. Faccio notare che sarebbero le terze nozze per la s’ignora (le seconde religiose, oltretutto!). Ora, nessuno si filerebbe questa sua volontà sennonché la s’ignora Scaraffia ha recentemente scritto un editoriale per il Riformista, intitolato “Il no al matrimonio tra omosessuali non è omofobia”, dicendo del matrimonio per tutti le seguenti ipocrite scempiaggini:

Il matrimonio infatti non appartiene al novero dei diritti che devono essere garantiti a tutti, ma è una istituzione che prevede la creazione di una famiglia, e quindi nasce dal legame fra una donna e un uomo che possono procreare. Se proprio lo vogliamo considerare un diritto, si tratta di un diritto che come molti altri – per esempio il diritto di voto, per usufruire del quale bisogna avere compiuto diciotto anni – richiede delle condizioni per accedervi. E non potersi sposare fra persone dello stesso sesso non può certo essere considerata una discriminazione o una mancanza di rispetto: è solo la constatazione che mancano dei requisiti richiesti per il matrimonio. Anche se questo, in una società che nella propria cultura ha ormai separato sessualità e riproduzione, non è sempre facile da capire.

Ora, come fa notare l’amica Chiara Lalli, stando alla concezione che Lucetta Scaraffia ha del matrimonio, questo non comprende nemmeno che lei, ormai raggiunti i 60 anni e quindi superata la menopausa da quel dì, possa ricorrervi. Siccome possiamo ragionevolmente escludere il ricorso alla inseminazione artificiale per donna Lucetta, abbiamo che la nostra eroina non ha possibilità di procreare, indi, non deve potersi sposare secondo ciò che lei stessa predica. Sarebbe il caso di lanciare una petizione per impedirle le nozze – per altro, le terze? ma non si trattava di un sacramento e non di un contratto tra uomini davanti allo Stato? E non si trattava di un istituto destinato alla procreazione? Dove sono le torme di figli che sarebbero dovuti nascere dai precedenti due matrimoni, s’ignora Lucetta? Non mi verrà a dire che s’è sposata fino a oggi solo per la schifosa e materiale libidine? – dicevo, sarebbe il caso di lanciare una petizione per impedirle le nozze e quindi impedirle di peccare davanti al suo Dio e a noi tutti.

Faccio anche presente che quando gli intellettuali dei razzisti separatisti predicavano contro i matrimoni misti tra neri e bianchi, mica dicevano: “Siccome siamo razzisti e i negri ci fanno un discreto schifo, pensiamo che siano animali, non devono potersi sposare con gli uomini e le donne bianche”. No, dicevano: “Non siamo razzisti, anzi, ci battiamo affinché le donne nere non vengano sfruttate dagli uomini bianchi che approfittino della loro superiorità economico-sociale e che trasformino la moglie nera in una schiava”. Oppure, quando gli stessi personaggini si battevano contro l’apertura delle scuole miste, mica dicevano: “Non vogliamo che quei negracci di merda puzzolenti possano sedere di fianco ai nostri bambini”. Dicevano: “Sarebbe pericoloso per i bambini neri essere inseriti nelle classi dei bianchi: sarebbero una sparuta minoranza, presa in giro per il colore della loro pelle dagli stessi bambini bianchi, che sono tanto cattivi in quanto bambini. Le scuole separate difendono l’identità e la cultura di tutte e due le razze”. Capito? E’ difficile, insomma, trovare un intellettuale razzista dopo il Terzo Reich che dica apertamente ciò che pensa in realtà. La s’ignora Scaraffia non fa eccezione.

Aneddoto finale: Lucetta Scaraffia non è nuova a predicare una cosa e a comportarsi in modo illogico e opposto. In un’intervista a Panorama, ci ha reso edotti sul fatto che lei da bambina, per un certo tempo, arrivò a pregare con le novene, dieci Ave Maria al giorno,

perché avevo paura di diventare suora”.

Ora, s’ignora Lucetta: e per non diventare suora mi pregava la Madonna dieci volte al giorno? Ma ha capito a chi si rivolgono le preghiere, almeno? In seguito cosa ha fatto, scritto dieci lettere al giorno al direttore del giornale dove non voleva essere assunta per chiedergli di non assumerla?

Cordiali saluti.

Presepi a Rosarno

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Proprio così. Il giorno che ricorderemo come l’inizio della rivolta di Rosarno, Panebianco dedica un capoverso del suo atto di accusa a quelle scuole (cinque? Sei? Fossero anche una dozzina?) che per risibili questioni di integrazione non hanno fatto il presepe. Altro che topi nelle baracche: il presepe. È quello il problema, secondo Panebianco.

Il resto, da leggere, su Leonardo.

Fenomeno noto in fisica come “autocombustione a coincidenza”

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Da Repubblica.it:

Rosarno, incendiata auto. La cittadina calabrese sta riprendendo la vita normale dopo gli incidenti e le tensioni dei giorni scorsi. Polizia e carabinieri continuano a presidiare la zona, ma è una presenza che ha finalità puramente preventive. Nella notte è stata incendiata l’automobile di un immigrato ghanese – bracciante agricolo con regolare permesso di soggiorno che vive in affitto nel centro del paese – ma secondo i carabinieri l’incendio sarebbe legato a un fatto occasionale, non collegato agli incidenti dei giorni scorsi.

L’Osservatore Romano: “Italiani razzisti”

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Fatemi capire: e quando lo scrivevo io che siamo diventati un popolo di razzisti, ed che l’unica soluzione era una NUOVA invasione di eserciti stranieri per ristabilire la decenza, non contava? Su Rosarno non ho scritto perché il dolore e il senso di vergogna è troppo. Avrei fatto volentieri un reportage, sullo stile di come Pasolini descriveva i ragazzi della periferia romana. Dico solo che i calabresi sono il popolo che più è emigrato, e per trattare come hanno trattato loro quegli africani bisogna avere una mancanza di umanità non descrivibile a parole. Gli anellidi lo sanno: quando L’Osservatore Romano (!) e questo blog condividono una stessa analisi della società, significa che la fine del mondo è davvero vicina.