Chi è in realtà Fabrizio Cianci, radicale (?)

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Fabrizio Cianci lo conosco da molti anni. E’ uno appassionato di politica, da sempre nell’area radicale. Prima era contro Pannella, aveva fondato un’associazione chiamata Radicali di Sinistra, a cui avevo anche preso parte. Poi Fabrizio Cianci è tornato fra i Radicali di Pannella. Fin qui, niente di male, è la storia di tanti politicanti entrare e uscire dai partiti come camerieri in una sala ristorante, a seconda delle convenienze personali. Fabrizio Cianci è di quelle persone che se gli dici che la pensi come lui, puoi esserci tranquillamente amico. Se invece lo contesti nel merito, risponde così:

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Singolare che Fabrizio Cianci, che si dice campione dei diritti civili, decida di usare turpiloqui omofobi per insultare una persona che pure lui conosce dai primi anni Novanta che gli ricorda che la Legge Acerbo non aveva il ballottaggio e non prevedeva il libero voto, e quindi proprio uguale all’Italicum, dopotutto, non è.

Screen Shot 2015-04-25 at 11.41.29 PMRimane il fatto che in Italia la gente tipo Fabrizio Cianci non è mica poca. Occorre solo smascherarla un po’ più spesso di quanto si faccia, per esempio usando l’ottima funzione Screenshot, che permette di riprodurre esattamente le parole usate e il loro autore.

E anche alle prossime elezioni non voterò Radicale

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Per quelli che la pensano come me (e non siamo pochi, affatto) votare per il Partito Radicale è sempre una valida opzione da considerare con cura, alle elezioni. I motivi? Molteplici: sono di solito gli unici veri laici italiani, difendono valori morali per noi fondamentali, da quelli che hanno a che fare con la bioetica, a quelli che hanno a che fare con i diritti civili di tutte le minoranze. Poi spesso i Radicali dicono cose di politica estera che sono condivisibili (spesso: non sempre, in particolare quando difendono a spada tratta le posizioni più estremiste dei filo-israeliani nella questione mediorientale) e hanno di solito una classe dirigente che è all’altezza della situazione richiesta, soprattutto se facciamo il paragone con le classi dirigenti degli altri partiti.

Eppure, a ogni elezione, i Radicali si fermano di solito ampiamente sotto al 2%. Come mai? Perché molto spesso – anzi, con allarmante frequenza – i Radicali fanno degli errori politici immani, come per esempio quello di pochi giorni fa, dove non hanno votato la sfiducia al ministro Romano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ufficialmente i Radicali volevano richiamare l’attenzione sul problema delle carceri, invocando l’amnistia, che nessuno oltre a loro in Parlamento vuole considerare. Così, anziché di votare la sfiducia, i sei deputati radicali hanno inneggiato all’amnistia e non hanno preso parte al voto.

Ora, a prescindere che io son contrarissimo all’amnistia, così come son contrarissimo ai condoni, trovo del tutto ripugnante ciò che i Radicali han fatto per attirare l’attenzione sulla loro questione. Un ministro indagato per mafia non è una cosuccia sulla quale possiamo chiudere gli occhi e approfittare del cono di luce per parlare d’altro. I Radicali, una volta di più hanno dimostrato di essere del tutto inaffidabili, politicamente, e per ciò non avranno il mio voto nemmeno alle prossime elezioni.

Toh, una radicale che fa autocritica

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L’autocritica, in casa radicale, è merce rara e preziosa, come sappiamo dagli scontri che ciascuno di noi ha avuto con amici seguaci delle idee radicali. Parliamo di un movimento che spesso non riesce a raccogliere le firme e si ferma a percentuali di voti da prefisso telefonico, pur dicendo spesso cose condivisibili e intelligenti (ma non sempre, eh, vedete certe posizioni su amnistie e una forma di garantismo così ultra da diventare insostenibile anche per una persona di sinistra e libertaria come me). E allora come mai mancano i voti, mancano le firme, manca il sostegno popolare? Per caso perché i Radicali non vanno in tv a sufficienza? Può darsi, ma non è che negli anni Settanta ci andassero affatto. E allora vuoi vedere che il difetto è nel manico della dirigenza, nella forma partito, nella credibilità dell’oggetto associativo che si offre? E’ la teoria della meravigliosa Annalisa Chirico, che fa un’autocritica talmente dura e alla radice che pare quasi di ascoltare una tesserata al PD sotto i 35 anni…

Tinto Brass, aborti e biciclette

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Uno dei poster dei film di Brass. Con poche variazioni, la stessa immagine è stata usata per tutti i film di Brass, o quasi.

I film di Tinto Brass non li considero nemmeno film: c’è spesso più trama in Jean Paul Daniel Cadinot, ma al limite anche nelle produzioni della Falcon. L’idea della sessualità che ha Tinto Brass, nella quale la donna è vista solo in quanto culo, buco del culo, vulva e tette sode, mi pare infantile e limitante: si pone in giusto dialogo con “Siamo donne / oltre le gambe c’è di più”, della filosofa Sabrina Salerno. Sembra ancorata al tipo di sessualità che avevamo tutti intorno ai tredici anni, e agli slogan commerciali dell’epoca: “Polo, il buco con la caramella intorno”.

Detto questo, non capisco perché sarebbe scandalosa una candidatura di Tinto Brass alla Regione Lazio da parte dei Radicali. Sono sempre stati un partito liberale, libertario e libertino, per cui una coerenza politica e logica c’è. Si può pensare che come eventuale legislatore regionale potrebbe fare male? Non capisco, nel Paese in cui Silvio Berlusconi è Presidente del Consiglio, Mara Carfagna è ministro delle Pari opportunità ci stiamo a formalizzare sull’eventuale seggio regionale nel Lazio di Tinto Brass? Cosa, Brass non è competente e Carfagna e Berlusconi sì? Ma pensare alle cose serie, invece? Chi cura la campagna della Polverini ha detto che sarà interessante sapere cosa pensa Brass del lato B della Regione. Ma preoccuparsi invece dei saluti romani della componente neofascista che sostiene Renata Polverini, componente della quale lei va fiera? Perché tra un regista di cinema rimasto a una sessualità da tredicenni e dei neofascisti maggiorenni, a me fanno più paura i secondi. In ogni caso, i bacchettoni di PDL, PD, UDC hanno alzato gli scudi contro… Tinto Brass, sì, per cui può anche darsi che alla fine non venga candidato dai Radicali, che sono in coalizione con il PD, nel Lazio.

La foto pubblicata da Libero. Il giornalismo che piace al partito dell'amore.

Ho anche letto che su Libero c’è una campagna buttamerda su Emma Bonino, a firma di Andrea Morigi, che è sempre garanzia DOC, in questi casi. Emma è accusata di aver fatto vedere, nei primi anni ’70, come effettuare degli aborti con una pompa di bicicletta e un imbuto, tramite un’imitazione efficace del metodo aspirativo. Come capite, siamo nell’alveo del giornalismo che piace al partito dell’amore. Talmente amorevole, da aver suscitato la reazione indignata perfino di quel noto comunista di Filippo Facci. Non credo sia sbagliato indagare al massimo sul passato di un uomo o donna politica. Credo sia da fetenti dimenticare di contestualizzare. Le donne italiane dei primi anni Settanta per abortire avevano due possibilità: andare all’estero spendendo un capitale se lo avevano, oppure andare dalle mammane e rischiare la vita propria tramite un aborto provocato con strumenti insertivi tipo raggi di biciclette. Le donne ricche andavano all’estero. Le donne povere andavano dalle mammane e alcune morivano sotto le mammane. Emma Bonino suggeriva un terzo metodo, eseguibile in casa propria con l’aiuto di un’amica, che non metteva a rischio la vita della donna.

Naturalmente, di tutto questo racconto su Libero non c’è un rigo. C’è solo la notizia corredata dalla foto che vedete qui a sinistra. Il fatto che Libero abbia ritenuto di dover stabilire a questo livello così basso l’asticella della campagna elettorale della Polverini, dà idea di quanto il PDL tema di perdere, all’improvviso, le elezioni regionali del Lazio.

Emmatar e Avatar

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Ieri ho visto AVATAR e volevo parlarvene. Il film va visto al cinema, non è un capolavoro di trama (anzi) ma gli effetti speciali in 3D sono tali che il film non va visto in tv, ma in un cinema possibilmente grande. L’idea nodale non è niente male: quello di poter vivere in una realtà virtuale che alla fine non fa più capire quale sia la realtà e quale sia il virtuale. Il secondo messaggio, scontanto anzichennò, è il rispetto per la natura e per il proprio territorio. Cmqe fra poche settimane esce ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE per la regìa di Tim Burton, e vi assicuro che sarà molto meglio di Avatar, anche a livello di effetti speciali 3D (ho visto il promo al cinema prima di Avatar, non vi dico altro).

Detto ciò, la campagna elettorale di Emma Bonino e dei Radicali si apre con questo video qui sopra, che è semplicemente geniale. Questo blog ha già dichiarato il suo endorsement per Emma Bonino alla Regione Lazio ma vorrei aggiungere che Mario Adinolfi ha già fatto i complimenti alla Polverini per la sua elezione, quando ha saputo che non veniva candidato lui stesso (!) come vice, bensì la sora Emma. Ebbene, io penso che Mario Adinolfi s’intenda di poker e di scommesse sportive, ma quando si parla di politica, di cinema o di letteratura ha già dimostrato più volte di non capirci una sega. La previsione di Adinolfi è, insomma, un’ulteriore conferma che la candidatura di Emma è la migliore possibile e che il Lazio si potrebbe vincere. Magari di un pelo, ma si potrebbe vincere.