Fine della democrazia diretta

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Io amo la chiarezza. Quindi, quando pochi minuti fa Grillo ha fatto sapere con un tweet che non ci sarà nessuna consultazione online con la base degli elettori per decidere se appoggiare o meno gli 8 punti di Bersani, perché ha deciso lui e se per caso i gruppi parlamentari faranno al contrario, lui abbandonerà la politica, trovo sia un passo avanti.

Ha deciso Grillo. Chi lo ha votato può mettersi l’animo in pace: se la pensano come lui, bene, sennò si possono pure attaccare al cazzo e tirare con forza. E tutte quelle belle parole sulla democrazia diretta, sull’uno che vale uno? Avevano scherzato, regà.

Fra sei-otto mesi ci divertiremo a vedere cosa ne sarà di questi poveri parlamentari del M5S, che il “popolo” potrà a ragione additare come corresponsabili dello stallo socio-economico italiano. Ne ho parlato sul Fatto Quotidiano.

Gramellini su Calderoli

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“Capisco che per scaldare la base leghista e farle dimenticare il nulla combinato a Roma dai suoi rappresentanti sia necessario tirare petardi contro il nuovo governo. E’ la mira che mi sembra scentrata. Di questo presidente del Consiglio si potrà dire che è un tecnocrate, che è il genero preferito dai tedeschi, persino che appartiene a una setta di banchieri o di vampiri, ammesso sia ancora possibile cogliere la differenza. Ma fare le pulci alla sobrietà di Monti è come esplorare il coté razzista di Obama: vano esercizio retorico. Specie se a farle, le pulci, è uno che ha condiviso l’avventura politica e stilistica di Berlusconi, accettando senza fare una piega che le auto di Stato venissero usate per scarrozzare le escort del sultano.”

Massimo Gramellini (e non aggiungo altro).

Grandi “statisti” della scuola dalemian-veltroniana: Gianfranco Fini

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Sarà che vivo all’estero. Ma a me la parabola politica di Fini mi pare seconda in tafazzismo solo a D’Alema e Veltroni. Perché via, diciamocelo: a capire che a Berlusconi non piace governare bensì comandare, non occorreva essere dei fini statisti. E nemmno dei Fini statisti. Capire che Berlusconi ha la sindrome del faraone, o del sultano, che vede qualunque norma e legge come un laccio di cui liberarsi, non occorreva la laurea in Scienze politiche. Eppure Gianfranchino ha preso il suo bel partitone del 14% e l’ha sciolto in mano a Berlusconi all’indomani di un predellino che era stato giustamente bollato come “la comica finale”.

A distanza di pochi anni, di AN non è rimasto granché, a parte la fondazione a suo nome che detiene il patrimonio di sezioni e de Il secolo. Però la sua classe dirigente è stata cooptata da Berlusconi. Con Fini sono rimasti Andrea Ronchi e Italo Bocchino. Non si sa nemmeno se riuscirà a fare i gruppi separati. Probabilmente Berlusconi chiederà elezioni anticipate per tagliare l’erba sotto i piedi della scissione, ma il Presidente della Repubblica è Napolitano e bisogna vedere se alle Camere non c’è una maggioranza alternativa Finiani-UDC-IDV-PD che possa intanto togliere i berlusconiani dal potere e poi magari cambiare la legge elettorale e, chissà, approvare un nuovo assetto della Rai. Non oso pensare anche alla legge sul conflitto d’interessi.

Ma a oggi, questi sono solo sogni. Rimane solo l’immane errore politico di Gianfranco Fini. Un errore epocale, che entrerà nei libri di Storia, e che gareggerà solo con la mancata legge sul conflitto d’interessi che il governo D’Alema non affrontò a suo tempo.