E noi stiamo nel mezzo

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Leopolda: l’iniziativa sui titoli peggiori della stampa italiana è da gente priva di cultura istituzionale ma anche inconsapevole di cosa sia una democrazia libera e pluralista, nella quale il ruolo della stampa è sempre di pungolo verso il potere e gli unici limiti sono dati dalla veridicità dei fatti raccontati, che poi sono commentabili in modo libero.

L’articolo di Travaglio, in risposta a quella sciagurata iniziativa, è colmo di falsità e di disonestà intellettuale: da un lato sembra appoggiare il concetto che le (eventuali e da provare) colpe dei padri ricadano sui figli (Boschi), dall’altra sostiene che il decreto salva-banche sia responsabile del suicidio del tizio di Civitavecchia, quando semmai ha salvato dalla rovina finanziaria (coloro per i quali i soldi sono la vita direbbero: dal suicidio) qualche decina di migiaia di correntisti, oltre alle piccolo-medie imprese che si appoggiavano su quelle banche e ai lavoratori stessi di quelle banche. In pratica, gli unici che sono rimasti fuori dall’ombrello di Stato sono stati (fino ad ora) azionisti e obbligazionisti subordinati, che fino a prova contraria sono investitori e non risparmiatori.

Insomma, abbiamo da un lato degli analfabeti della libertà di stampa che se la cantano e se la suonano da un palco di governo, e dall’altro un giornalista che scrive sciocchezze, convinto di essere Montanelli. E noi stiamo nel mezzo.

ElfoEsaurito

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Vi ricordate ElfoBruno? Lo abbiamo conosciuto in molti per essere un blogger brillante, simpatico, cordiale. Un uomo mai, mai, mai spaventato dalla polemica.

Ebbene, la gente invecchia e cambia. Questa è una lezione imparata tempo fa. Così succede che da un po’ di tempo (all’incirca, da quando il PD di Renzi ha preso l’inaspettato 40,8% dei voti, se s’è messo a portare a casa alcune riforme) ElfoBruno ha fatto tilt. Così ha cominciato a censurare, togliendo il contatto Facebook e altri social, a tutte quelle persone (amici decennali inclusi, eh) che hanno osato esprimere opinioni differenti da quelle sue. Non solo: hai osato mettere un “like” a una cosa detta da un contatto che ha espresso un’opinione differente da quella di Elfo? Cancellato anche tu. Chiedere a Jim Douglas per conferma.

Inoltre, ElfoBruno ha cominciato a insultare in modo sistematico quel 40,8% di italiani (fra cui mi colloco idealmente anche io, anche se in effetti alle ultime avrei votato Lista Tsipras e, col senno di poi, pentendomene; comunque nel PD sono di certo un civatiano e non un renziano) scrivendo che sono tutti “consustanzialmente cretini”. Tu ricordi che gli “80 euro” di Renzi non sono un’elemosina, ma una redistribuzione del reddito che vale per 18 mesi e poi diventerà strutturale? Sei un renziano di merda. Gli ricordi che eventualmente sei un civatiano di fango, e che a forza di ripetere questo suo mantra la cosa “ti fa sembrare un idiota, quale di certo tu non sei”? Lui la prende per un “raffinato artificio retorico da giornalista” [sic!] e, in pieno straw men delirium, ti accusa: “Mi hai dato dell’idiota in pubblico!” A parte che non è vero, Dario, perché se volevo darti dell’idiota in pubblico ti scrivevo “Idiota”, ma che, davvero? Ma te posso dà der tu, Dario?

Rosaria Iardino scrive un post in queste ore assai discusso. ElfoBruno reagisce in modo scomposto: “La solita piddina incompetente sull’AIDS”. Tu spieghi a ElfoBruno che Rosaria Iardino può aver detto una stupidata (e io non la penso così, ma tralasciamo) e che eventualmente va attaccata per ciò che ha detto, non per chi è, perché semmai è un simbolo della lotta all’AIDS da tipo 30 anni? Allora ElfoBruno ti taglia via. Non solo: va così fiero della cosa che ci scrive un post apposito su. Per altro ricco di omertà: hai tanta paura a citarmi direttamente, Dario? Su, un briciolo di coraggio dattelo: a censurare ci vuol poco, a ribattere con argomenti validi è un tantino più ardua, ma ce la puoi ancora fare, come un tempo.

Succede così che io, dopo aver cercato inutilmente di farlo ragionare in privato, addirittura con una mail in cui gli chiedevo letteralmente “per favore” di non comportarsi in modo così brutto, e una chattata – dopotutto ci leggiamo reciprocamente dal 2004 e siamo amici nello splendore delle tre dimensioni da allora – alla fine gli ponga una domanda su un altro suo sito FB (sono i prezzi del voler essere presenti su FB anche con un profilo dedicato al proprio blog: un tantino eccessivo, forse, Dario?):

Caro Dario ma tu per altro fai l’insegnante e mostri questo grado di tolleranza zero per opinioni differenti dalle tue? Come ti comporterai dinanzi al primo studente, anche delle medie, che dovesse non condividere una tua opinione in un modo appena appena intelligente? Lo sbatti fuori dalla classe? Gli metti una nota? Gli metti due? A me pare davvero enorme che un insegnante abbia il livello di tolleranza zero che hai mostrato, proprio perché noi insegnanti siamo o dovremmo essere naturalmente portati al confronto e all’ascolto di opinioni diverse.”

Come reagisce ElfoBruno? Cancellando di nuovo l’intervento. Che almeno questa volta era un po’ severo, lo ammetto.

Allora che succede? Succede che finalmente m’incazzo. E quando ricevo, a notte, una mail privata di Dario, la cancello senza nemmeno leggerla. Lo dico qui a favore di Dario e di altri: se mi scrivete una mail personale e io non vi rispondo, significa solo due cose: o non mi è arrivata, e allora dovrebbe tornarvi indietro, oppure penso che non vi meritiate nemmeno una risposta perché avete passato il limite.

Per Dario però ho voluto fare un’eccezione. Così oggi sono tornato sul profilo FB del suo blog [ari-sic!] dove, come per magia, erano stati cancellati i miei interventi, ancora rispettosi ma di certo piccati. Interventi in cui gli dicevo, fra l’altro, che mi ero reso conto del numero di persone che lui aveva censurato togliendogli il contatto FB. Perché? Per reato di lesa differenza d’opinione (gente e gente che mi ha proprio scritto, dopo la pubblicazione di un mio post su FB, dicendomi: guarda che ha tagliato via anche me. E me. E me. E me. E me. Non finivano più!). A questo punto gli scrivo che noi pensavamo che non stesse tanto bene. Perché tu puoi litigare con un amico, e passi, magari c’hai pure ragione. Ma se litighi non con l’universo mondo, io un problemino me lo porrei.

Così, nella consapevolezza che ormai ElfoBruno non polemizza più con chi ha opinioni differenti, ma li censura alla Scalfarotto o alla Scanzi, pubblico qui lo screenshot dei miei ultimi interventi sul FB dell’Elfo:

E, per carità di patria, caro Dario, non ti dico altro.

Per ora.

Il harakiri di Corradino Mineo

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Questo è il video che, con ogni probabilità, segna la fine della carriera politica di Corradino Mineo. Senatore e grande giornalista di cui ho condiviso e continuo a condividere moltissime idee politiche e che qui cade, fatemelo dire, come un pivello.

Perché questo genere di riflessioni le puoi fare – FORSE – al bar con gli amici, o a casa tua. Ma anche lì, c’è modo e modo. A me, per dire, non verrebbe MAI di dire che “Maria Elena Boschi è una conseguenza della parità di genere” per poi addentrarsi nella spiegazione del perché e del per come “lei s’è convinta che capisce come Matteo […] e naturalmente non è assolutamente in grado”. Soffermiamoci su questo avverbio: “…e naturalmente non è in grado”. Naturalmente, in quanto donna, non è in grado di pensare, di trattare, di fare politica, di sostituirsi a Matteo, che pure “è come un bambino autistico”, ma vuoi mettere, c’ha il pisello, e quindi lui sì che può condurre.

Del resto, a me non verrebbe nemmeno da dire fra pochi intimi amici che Renzi “è come un bambino autistico perché tante cose non le sa”, frase che apre a tutt’un altro genere di considerazioni e riflessioni che non occorre neanche aprire. Qui, caro Corradino, con queste uscite denunci una carenza culturale non indifferente, una mancanza di linguaggio, di contesto, di senso della misura e di capacità comunicativa. Una sorpresa in negativo, devo dire.

Caro Giuseppe Civati, occorre che tutti i parlamentari del PD (e non solo loro, a dire il vero, ma per ora ci occupiamo di questi) seguano un corso non di banale correttezza politica, che quella chissene, ma di cultura di genere, di studi del pluralismo, anche di teoria queer, perché no. Per far capire, nel profondo però, a gente pure istruita come Mineo per quale motivo non ci si può esprimere così e non si deve pensare così. Ciò non toglie che sulla questione sostituzione di Mineo dalla Commissione, Renzi per me ha commesso un grosso errore politico. Ma dopo questa figura scatologica videoregistrata, “naturalmente“, caro Corradino, non gliene fregherà più nulla a nessuno.

Ho cercato più volte un dialogo con Scalfarotto…

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“Ho cercato più volte un dialogo con Scalfarotto in Commissione ma era arrivato al punto di non rivolgermi nemmeno più la parola. Parlava anzi ai miei colleghi, come se nemmeno esitessi. Non è stato bello dal punto di vista umano.”

Questa la dichiarazione della cittadina Giulia Di Vita, parlamentare del M5S, rilasciata al sito Gay.it

Ora, io non conosco personalmente Giulia Di Vita, 29enne di Palermo, descritta come la parlamentare del M5S che più ha a cuore il tema dei diritti delle persone LGBT. Ma mi è molto facile, leggendo la sua intervista, entrare in empatia con la sua nera delusione. Delusione riguardo anzitutto al risultato finale di questa ignobile bozza di legge (per gli amanti dei dettagli giuridici, ecco cosa ne dice Magistratura Democratica) “contro” l’omofobia, approvata due giorni fa dalla Camera, e ora da (emendare alla radice, si spera, e) approvare dal Senato. Eppure la storia è piena di delusioni politiche, soprattutto se sei donna, laica e progressista, come certamente Giulia Di Vita è. Quello che fa sempre fatica ad andare giù è il piano umano.

Perché il comportamento adottato dall’On. Ivan Scalfarotto, del PD, e descritto dalla cittadina Di Vita, è un comportamento inaccettabile per vari motivi. Anzitutto, è quanto di più IMPOLITICO sia immaginabile. Facciamo finta che il piano umano, che la buona educazione, che il savoir-faire, non esistano, non abbiano alcun valore né etico, né morale, contino zero assoluto. Facciamo finta che conti SOLO il gretto piano politico-strategico e tattico. In un Parlamento così precario come quello attuale, l’interesse gretto di un bravo parlamentare del PD, uno che voglia tenersi aperte sempre almeno due porte nella legislatura, è, chiaramente, di NON rompere sul piano umano con nessuno. In particolare, non rompere con i tuoi omologhi (sui diritti civili, in questo caso) negli altri partiti: sono le persone la cui collaborazione potrebbe essere davvero preziosa in futuro. Non rompere con i momentanei colleghi di governo del PDL e di Scelta Civica, certo, ma anche non rompere con i potenziali colleghi di una prossima ed eventuale maggioranza composta da SeL, M5S e Sc.Civ, magari “di scopo”, “tecnica”, “solo per la legge elettorale”. Quindi, anche se la morale, la buona educazione non esistessero, un parlamentare del PD che arriva a ignorare l’esistenza di una esponente della momentanea opposizione, sua omologa sui diritti civili, commette due volte un errore crasso.

Tuttavia, il punto è che il piano umano, la buona educazione, il savoir-faire esistono eccome, e contano pure molto. Contano soprattutto se le persone che oggi ti criticano, in passato si sono fatte in quattro per te. Andiamo alle primarie del PD del 2005: attorno a Ivan s’era riunita, per una felicerrima stagione, una comitiva di donne e uomini attorno ai trent’anni, chiamata “Io Partecipo”. Rappresentanti di quella generazione senza rappresentanza, spesso finita all’estero, fottuta dalle generazioni più anziane dei baby pensionati alla Vittorio Feltri. Ecco, molti di quei trentenni di allora, dettero il loro tempo, le loro intelligenze, la loro fiducia, i loro sorrisi e anche i loro pochi quattrini a Ivan. Perché ci fidavamo di lui, delle sue idee, del suo programma, che erano poi anche le nostre idee, il nostro programma.

Quelle primarie per Ivan furono, tutto sommato, un successo: dal Carneade di bancario che era, diventò una figura un pochino meno anonima, un pochino più nota. Ivan decise di usare quelle primarie per entrare nel PD, così, senza nemmeno peritarsi di verificare se quel percorso era voluto dalla maggioranza dei suoi sostenitori. Da un giorno all’altro, il movimento di “Io Partecipo” venne sciolto e Ivan aderì al PD da semplice cittadino, forte però di 22.000 preferenze personali. Non esattamente la dote di un qualunque cittadino che s’iscriva al PD, converrete. Da lì sono cominciate le prime critiche, le prime osservazioni negative. Fatte da me e da molti altri. Ogni volta, quello che sarebbe diventato al secondo tentativo l’On. Scalfarotto ha risposto con la stessa mancanza di maturità umana e politica che ha ostentato alla povera Giulia Di Vita. Le riflessioni critiche non fanno per Scalfarotto. Abituato a trattare da manager bancario coi suoi sottoposti, ha riservato spesso a quei suoi sostenitori che ora osavano criticare un aspetto di una sua scelta politica, quello stesso trattamento sterile e controproducente messo in mostra con la cittadina Di Vita.

Il bello è che Scalfarotto, per giustificare questi suoi sbalzi d’umore, ha lasciato alle volte traccia scritta. Email che terminano con il saluto “addio”. Dico, parliamo di un uomo oltre i 40 anni che firma una mail di dissenso verso un ex sostenitore che lo critica politicamente, con “addio”. Ma nemmeno al kindergarten, dio santo. Altre volte, invece, è andato oltre il semplice “addio” e ha direttamente querelato. Come nel caso dell’attivista LGBT Massimo Falchi, reo secondo Ivan di averlo minacciato. Falchi nega in radice. Ho scritto a Ivan chiedendo lo screenshot di quel post di minacce. Non ha risposto. Così come non ha risposto a una mail in cui gli annunciavo un breve articolo sul Fatto riguardo questa querela a Falchi e gli ponevo un paio di semplici domande.

Beh Ivan, ora hai mostrato al mondo il tuo “fine” operato politico. Hai sciorinato a tutti questo capolavoro dell’approvazione alla Camera del tuo progetto di Legge. Ornato financo dalla tua strenua difesa del sub-emendamento Gitti che affossa, di fatto, il senso non solo della Legge anti-omofobia, ma perfino della Legge Mancino. Hai fatto la famosa frittata. Ecco che, per questo, sei stato criticato e affossato non solo da tutte le principali associazioni per i diritti LGBT, ma anche da quel gruppo Repubblica-L’Espresso che nel 2005 ti consentì la cavalcata delle primarie. Ricordi gli articoli di Concita De Gregorio? Beh oggi leggiti quei pericolosi reazionari di Pasquale Videtta o Luca Sappino o Tommaso Cerno, o magari quel nemico del popolo e dei diritti che è Alessandro Capriccioli. Non basta? Hai contro anche tutti i principali intellettuali, i blogger opinion-maker come Elfobruno, i patiti di Twitter che inventano hashtag tipo #dimissioniscalfarotto, quelli di Facebook che addirittura fanno pagine chiedendo le tue dimissioni, da relatore e da parlamentare. Gli opinionisti della stampa ti sono tutti contro, dallo chicchissimo Internazionale con l’ottimo Claudio Rossi Marcelli fino all’ultimo dei più nazional-popolari, il sottoscritto, sul Fatto Quotidiano. Possibile che ci siamo tutti ammattiti?

Ma dì un po’, Ivan, non eri proprio tu quello che criticava i Cinquestelle perché erano spocchiosi e si credevano “superiori a priori“? Ma perfino quando scegli di rispondere a Claudio di Internazionale, ce l’hai una sbrenzola di capo ufficio stampa degno di questo nome che sappia porre un limite alla tua debordante, abominevole spocchia? Sono convinto che in realtà il tuo ufficio stampa è bravo e te lo dice, che non si risponde in modo così antipatico alla stampa, specie se di nicchia e di opinione, ma il problema sei tu che non gli dài retta. Perché pensi di potertelo permettere. Quando, guarda Ivan, proprio non puoi. La comunicazione politica, prima ancora che la politica, non fa per te. Non ci sei tagliato. Non ne hai il sufficiente talento. Fattene una ragione, perché queste non son cose che si imparano in un corso full-immersion. Sono talenti naturali. “C’è chi può e chi non può; tu non può” come diceva il poeta.

Ora che la maggior parte dei tuoi vecchi sostenitori ti ha fatto notare prima in privato e poi in pubblico quanto sbagliata fosse la tua intera strategia e quanto da emendare i tuoi contenuti, hai però ottenuto quel che volevi: ti sei messo in buona luce con questa dirigenza del PD che è per le larghe intese col PDL. Ti sei preso il buffetto dall’attuale segretario pro-tempore. Bravo, Ivan, bravo. Ti do un ultimo consiglio non richiesto: siccome so che non ti dimetterai, affrettati a raccogliere questa messe, anche se il tuo DDL non andrà – così com’è – da nessuna parte, e assicurati un posto bello in alto in lista per le prossime elezioni da fare rigorosamente col Porcellum.

Perché parliamoci chiaro, Ivan: Dio non voglia che il Parlamento italiano torni a essere eletto democraticamente. Dagli elettori, che devono scrivere colla matitina un nome su una scheda. Paura, eh? Avanti tutta, allora Ivan, nella speranza che tutto cambi, affinché nulla cambi. Dopotutto, la pensione da Parlamentare non è poi così lontana.

Non costituiscono…

Citazione

Non costituiscono discriminazione aggravata dall’omofobia le opinioni assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attivita’ di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni.

Questo il testo, approvato, del sub-emendamento Gregorio Gitti (Scelta Civica) alla legge contro l’omofobia che oggi la Camera dei Deputati ha approvato. Il sub-emendamento, che rende l’intera legge controproducente, è stato approvato a scrutinio segreto col voto favorevole di PDL, Lega Nord, PD, Scelta Civica. Se il testo così com’è sarà approvato anche dal Senato, l’Italia avrà l’invidiabile primato di diventare la prima nazione del mondo Occidentale ad aver approvato una legge anti-omofobia che è omofobica e che sancisce chi, sotto quale cappello, può tranquillamente sostenere che gli omosessuali sono inferiori, o malati. Se sei un cittadino normale no, ma se appartieni a un partito politico, a un sindacato, a un’associazione culturale o sanitaria o a una Chiesa, lo puoi sostenere tranquillamente: è libertà d’espressione.

Non siete convinti, come il mio ex contatto Facebook Lollo? La prova del nove, se non siete antisemiti, è immediata: provate a sostituire a “omofobia” il termine “antisemitismo” e vedete se la cosa vi torna sempre accettabile.

Riprendo il resto dal sito del M5S: Il voto sul subemendamento, espresso a scrutinio segreto, e’ passato con 256 si’ (un numero inferiore a quello del totale dei deputati del Pd, che pure aveva dato parere positivo) e 228 no (anche in questo caso, un numero inferiore alla somma dei voti di Pdl, M5S e Sel, che si sono espressi per il no). Prima del voto, un vivace dibattito si e’ acceso nell’Aula della Camera.

Il relatore Ivan Scalfarotto (Pd) ha infatti difeso la bonta’ del subemendamento Gitti: “E’ una norma di garanzia – ha detto – Protegge omosessuali e transessuali e chiarisce che nessuno vuole punire la liberta’ di opinione”. Tutt’altra l’opinione di Enrico Costa (Pdl): “E’ una norma equivoca, pasticciata. E’ un emendamento subdolo che dal punto di vista giuridico creera’ una notevole dose di equivoci e non diteci che non incide sui processi in corso”. Parole dure anche quelle di Francesca Businarolo, del M5S: “E’ altamente discriminate. Gitti ha detto ‘noi vogliamo introdurre questo emendamento perche’ quando selezioniamo le persone per incarichi di lavoro vogliamo sapere se hanno fatto parte di associazioni gay-friendly’.E’ una norma discriminatrice dei lavoratori e della lavoratrici che sono omosessuali”. Andrea Colletti ha aggiunto: “E’ palesemente anticostituzionale”. Alessandro Zan, di Sel, ha affermato: “Questo subemendamento e’ davvero pericoloso. Non risolve i problemi ma li crea: avvalla forme di istigazione all’odio. Mi dispiace che Gitti l’abbia posto come veto all’approvazione della legge. E’ un salvacondotto” che, ha denunciato, “modifica tutto l’impianto della legge Mancino” in favore di organizzazioni omofobe, razziste e nazifasciste.

Legge sull’omofobia, la relazione di Giulia Di Vita (M5S)

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Pubblico il testo integrale della relazione di Giulia Di Vita (M5S) sulla legge sull’omofobia perché, purtroppo, dice cose oggettive e condivisibili. Di mio, avevo fatto presente al relatore del PD (Scalfarotto), fra i commenti al suo blog, alcuni paradossi che andavano realizzandosi nel progetto finale di questa legge. Paradossi che, onestamente, lo stesso Scalfarotto ha riconosciuto esistere e di cui si è lamentato, ma nel senso di dire: Questo è il rospo più grande che ho dovuto inghiottire per ottenere l’ok di Scelta Civica e del PDL.

Il punto è che per questa importantissima legge, in Parlamento esisteva una maggioranza PD-SeL-M5S-Scelta Civica che aveva immaginato una versione davvero ottimale del testo di legge. Il PD, spero e suppongo non per volontà di Scalfarotto, ha preso la decisione politica di cambiare quel testo e quella maggioranza, per arrivare alla versione paradossale di oggi, votabile anche dal PDL. Una prece sopra.

***

La relazione di Giulia Di Vita (M5S)

Signor Presidente, colleghi rimasti ancora in Aula, siamo finalmente giunti in Aula con questo testo che qualcuno ha il coraggio di chiamare «proposta di legge contro l’omofobia» perché, insomma, ormai l’abbiamo capito: qui si gioca con le parole. Assistiamo giornalmente all’arte di dire il nulla ma con mille belle parole. Ma che sia una legge vuota è comunque riconosciuto, oltre che da stuoli di associazioni LGBT, giustamente preoccupate, perfino da organizzazioni internazionali come Amnesty International – immagino che tutti i colleghi abbiano ricevuto la lettera appello in casella postale – e anche dai suoi vivi sostenitori, il PD in primis, seguiti a ruota come sempre da SEL, come è stato tra l’altro affermato precedentemente, che ripetono ormai da settimane come un mantra (un mantra che, tra l’altro, non abbiamo ancora capito se serve a convincere i cittadini o se stessi): «In Aula la legge verrà migliorata. Abbiamo gli emendamenti pronti e li presenteremo».

Ma che strano. Proprio quegli stessi emendamenti che il MoVimento 5 Stelle ha presentato in Commissione giustizia, come Regolamento recita, perché pare proprio che nelle Commissioni si possa lavorare alle proposte di legge, illustrarle, discuterle, emendarle, votarle. Qualcuno oserebbe addirittura dire che le Commissioni servono proprio a questo. Pazzesco! E invece no. Volete sapere come si fanno le leggi in realtà, quelle poche poi di iniziativa parlamentare? Le leggi, in realtà, si fanno nei corridoi, per telefono, chiacchierate fra pochi, finti o verosimili colpi di scena, teatrali prese di posizione, provocazioni. Insomma, in poche parole, gioco di accordi. Tutto qui dentro si basa e va avanti a furia di accordi. E non avremmo niente da ridire se gli accordi o i tanto ricercati compromessi puntassero al meglio e, anzi, è proprio questo il nostro obiettivo. Ma qui dentro non c’è assolutamente modo di realizzarlo.

Davanti ad ogni nostra richiesta di confronto e collaborazione, almeno su temi fondamentali come questo, non ci è stata data nessuna alternativa, nemmeno uno straccio di «contentino», che ne so tipo approvare il meno invasivo dei nostri emendamenti. No, niente! La via è sempre soltanto una: assecondare in toto i vaneggiamenti del PD, proprio come ha fatto SEL, nei suoi giochetti con il PdL, in nome del bene della legge. Ed eccolo il bene della legge. Siamo passati da una proposta di legge buona, che aveva il consenso di PD, SEL, MoVimento 5 Stelle e Scelta Civica, a una versione bizzarra, ma ancora salvabile, con il consenso di PdL, PD e SEL, ad una vuota e indecente, con il consenso di PdL, SEL, PD e Scelta Civica. Questo l’egregio traguardo dei professionisti della politica e dell’arte della mediazione. Un ottimo risultato, complimenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ma, raccontiamolo l’iter di questa proposta di legge. Il PD, nella persona di Scalfarotto, primo firmatario, ci invita a firmare una proposta di legge contro l’omofobia – quella lo era davvero – che senza esitazione abbiamo appoggiato, anche perché la stessa identica l’abbiamo presentata noi in Senato. Firmano anche SEL e Scelta Civica. Già se ci facciamo quattro conti siamo già ben oltre la maggioranza del Parlamento. La proposta approda, poi, in Commissione giustizia, grazie all’impegno serrato del PD, che di questo ringraziamo vivamente. Ma qui cominciano i guai. Comincia tutta una serie di contrattazioni, ovviamente non in Commissione ma in altre sedi, che ha portato a una prima bozza di testo unificato, così dall’oggi al domani, senza che noi firmatari della proposta di legge fossimo stati almeno avvisati e che ci ha messo subito in allarme, a partire dalla strana coppia di relatori. Ma, mai e poi mai avremmo pensato che si sarebbe potuto andare ancora più giù di così. Ancora non avevamo visto niente.

Probabilmente sarò ingenua e sprovveduta, però avevo pensato per un attimo che, vista l’unione di intenti tra PD, SEL e MoVimento 5 Stelle sulla proposta originale, questa avrebbe potuto vedere la luce subito, senza tanti impedimenti, magari affinando addirittura qualche aspetto. Niente di più sbagliato, ovviamente. Anzi, abbiamo assistito all’esatto contrario. Abbiamo ascoltato, ad esempio, la storiella che ci è stata anche qui ripetuta che dice: «È importante l’unanimità del Parlamento per dare un messaggio forte alla popolazione, un messaggio di unità di fronte alla nazione su questi temi», il che avrebbe giustificato il gioco al ribasso sulla pelle dei cittadini. Che dire, punti di vista.

Ma, poi, l’unanimità a tutti i costi è forse garanzia di qualità? Non è piuttosto un’immensa ipocrisia che probabilmente sotto nasconde qualcosa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?
Pare che gli italiani siano ancora così ingenui da non capirlo? Ma ancora il bello deve arrivare. Dopo aver sentito la storiella dell’importanza dell’unanimità del Parlamento, il giorno dopo assistiamo ad una scena che, se non fosse tragica, potrebbe essere addirittura divertente: ci siamo ritrovati in Commissione il PDL che presenta circa 300 emendamenti ostruzionistici sul testo base concordato col PD! Alla faccia dell’unanimità! Ma almeno vi eravate sentiti? A quel punto era fatta, l’unica carta da giocare rimasta per il PD eravamo noi e il nostro sostegno per tornare alla proposta di legge originale! E invece No! E ancora no! Anche senza scuse si continua imperterriti ad accontentare le voglie di chi questa legge proprio non la vuole.

Il momento del voto degli emendamenti poi è stato sublime: tutti i nostri sono stati bocciati con orgogliosi voti contrari di PD e SEL, tranne qualche eccezione, c’è chi si è astenuto per pudore. E anche lì abbiamo sentito altre strane storie del tipo «ma noi siamo d’accordo con voi, i vostri emendamenti sono sacrosanti per questo votiamo »no«. Voteremo »sì« in Aula, non vi preoccupate». Questi dettagli in TV o nelle interviste non li sentiamo mica. Perché come potere spiegare alla gente che si è d’accordo ma si vota «no»? Oppure che si hanno i numeri per dare agli italiani la potenzialmente migliore legge del mondo, ma si preferisce di no? Me ne rendo conto è difficile da spiegare. Insomma, per farla breve davanti ai miei occhi si è palesato il passaggio dalla campagna elettorale alla realtà: parole forti, gay pride, slogan tra gli applausi scroscianti e le speranze di tanti cittadini si infrangono come schiuma contro lo scoglio del palazzo.

Togliendo le maschere di questo teatrino, caro Presidente, c’è solo una verità da dire, ovvero che questo Parlamento con questi rappresentanti non è ancora pronto per dare agli italiani ciò che si meritano. Il PD se avesse voluto non avrebbe nemmeno avuto bisogno dei nostri voti e l’avrebbe di sicuro fatto se il PD esistesse davvero. Lo dico con sincera amarezza Presidente, perché almeno in questa battaglia sui diritti universali dell’uomo io ci credevo davvero. Quelle che alcuni chiamano le correnti del PD sono dei veri e propri partiti a sé stanti che non riescono a convergere nemmeno su temi di tale rilevanza e urgenza.

E infine voglio che sia molto chiaro che a noi non è mai interessato mettere la bandierina su questa o su quella proposta, prova ne è il fatto che abbiamo firmato senza remore la proposta del PD e che per settimane abbiamo pregato il PD di portare avanti la proposta di legge del PD. È stato davvero inaccettabile questo comportamento, ma ci siamo adattati. Siamo stati gli unici a lottare contro gli stessi paladini dei diritti LGBT di questo Parlamento, per ottenere prima il meglio, poi il dovuto, poi almeno il sufficiente, per poi sentirci rivolgere per giunta assurdi ricatti morali tipo «eh ma se vi astenete la gente potrebbe pensare che voi siete omofobi, poi lo spiegate voi ai vostri elettori» oppure «state attenti che poi passa che la legge è stata approvata da PD e PDL e voi, che tanto tenete ai diritti, resterete fuori dai giochi». Tanto, basta scrivere nella rubrica della legge la parola omofobia e l’articolo di giornale esce facile.

A chi importa se omofobia nell’ordinamento giuridico italiano non significa nulla, perché non è prevista nemmeno una definizione e non ci sono precedenti? Ma alla fine che siano pure altri a prendersi il merito di una buona, basta che sia buona, proposta di legge, chi se ne importa. Quello che conta è dare ai tanti cittadini vittime di violenza omofoba una tutela seria. Vorrei ricordare che si parla di circa cento casi all’anno in Italia. È nostro dovere assicurare loro quello che i cittadini LGBT in Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, Portogallo, Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e perfino Grecia già hanno, quello che avete millantato per anni in campagna elettorale, in TV, nei giornali, nei dibattiti.

I nostri emendamenti al testo di legge li conoscete già ormai, tra qualche giorno avrete la possibilità di votarli, così come avete promesso non a noi, ma ai vostri cittadini. Oppure presentateli voi, noi non avremo alcun problema a votarli favorevolmente, sempre che anche quelli non siano, ancora una volta frutto del compromesso al ribasso. Noi siamo sempre qui, non abbiamo bisogno di accordi o alleanze per votare ciò che è giusto senza sconti, e lo facciamo per il ragazzo dai pantaloni rosa, per Luigi e Nicolas, Valentina e Rachele, Matteo, Paolo, Valentino, Estrela, Juan Carlos, Louis, Samanta e tutti coloro, tra cui molti adolescenti, costretti ancora oggi a vivere nella paura, sapendo di non poter contare nemmeno sulla protezione dello Stato a cui appartengono.