Pasolini visto dalla “meglio gioventù” dell’Ontario

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Una delle cose divertenti di questo dottorato canadese è l’impatto che alcuni mostri della letteratura italiana hanno sulle menti dei miei studenti del Nuovo mondo. La scorsa settimana sono riuscito a riassumere in un paio d’ore scarse gli elementi principali del Pasolini prosatore e polemista. Non è mica facile spiegare Pasolini a un pubblico di ventenni che non hanno le basi della cultura eurocentrica, da Marx a Freud. E allo stesso modo, non è per niente facile che i miei studenti possano comprendere il discorso linguistico di Pasolini leggendoselo in traduzione inglese… ho letto la versione che leggono loro di Ragazzi di vita (intitolata, giustamente, The Ragazzi) e mi sono subito reso conto che per quanto il traduttore possa esser bravo, ha fatto subito una scelta discutibile: trasformare il dialetto, o meglio ancora, l’italiano regionalizzato e romanizzato di Pasolini e dei suoi personaggi, in uno slang volgare e da strada.

Morale: gli studenti canadesi capiscono che i ragazzi di Pasolini sono dei disperati, privi di educazione, spesso morti di fame, fuoriusciti dalla guerra, criminali, disposti a tutto per sopravvivere, ma non possono cogliere la bellezza tridimensionale di un linguaggio parlato che si estende anche allo stesso narratore. Mancando spesso loro, inoltre, d’ogni riferimento al marxismo e al pensiero gramsciano, viene difficile capire le scelte di Pasolini, la sua carenza di trama, la sua attenzione quasi maniacale ai tanti personaggi tutti simili. Sul retroterra gramsciano ho potuto fare qualcosa e spiegare l’essenziale. Ma quando si è trattato di spiegare le linee generali del marxismo, mi sono dovuto arrendere per mancanza di tempo. Ho detto alla mia classe: ragazzi, non vi posso riassumere il pensiero di Marx in cinque o dieci minuti. Sappiate solo che è stato uno dei pensatori politici più importanti della storia dell’Uomo, e che da lui discendono vari tipi di pensiero socialista, quello che ha messo gli sfruttati e gli ultimi al centro dell’attenzione. Sappiate anche che lo stesso Marx non si definiva, alla fine della sua vita “marxista”, ma “marxiano” perché i suoi seguaci erano spesso andati all’estremo del suo pensiero e lo avevano interpretato e piegato in modalità distanti da quelle che lui stesso intendeva. Per il resto, occorre proprio che vi leggiate un sunto sul pensiero di Marx da soli a casa, per capire qualcosa di più di Pasolini.

Ancora: sto correggendo i reaction papers della mia classe su The Ragazzi, e devo dire che ho proprio una buona classe. Senza avere la cultura necessaria per capire il retroterra gramsciano o marxiano di questo romanzo, i miei studenti sono riusciti spesso a captare il senso oppure a captare che ci sia qualcosa d’altro dietro alle descrizioni dettagliate della povertà materiale dei vari Riccetto & co. E sono belli anche i paragoni disgiuntivi tra il neorealismo di Ladri di biciclette, film visto in classe, e il super-realismo di Pasolini, che qualche studente si è giustamente spinto a etichettare come “Hugoesque”. Bravo!

Dov’è che Pasolini, tuttavia, vince? Vince nel riuscire a coinvolgere, perfino quando tradotto malamente in inglese, dei ventenni del 2010 nati in Ontario. Vince nell’affabulare. Vince nel risultare non piatto, non normale, non banale. Vince nel rimanere interessante e nell’incuriosire i miei studenti. Che infatti vogliono saperne di più, sia dei suoi romanzi che dei suoi film. Caro PPP, anche stavolta hai vinto tu.

In ogni caso, c’è da riflettere sul sistema educativo nord americano. In classe ho studenti che studiano Filosofia o Economia, che di certo conoscono Marx bene, almeno per la loro età e il loro livello. Ma l’altra metà non lo ha quasi mai sentito nominare, perché al liceo nessuno gliene ha parlato. Chissà se gli studenti italiani degli Istituti tecnici si maturano con lo stesso tipo di gap culturale sulla filosofia. Sarebbe da verificare.