Scrittori o scriventi?

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indexSono rimasto colpito da un post su Facebook di Luigi Romolo Carrino. Oggi esce il suo nuovo romanzo, La buona legge di Maria Sole (edizioni e/o) e lui ieri ha fatto una sorta di appello ai suoi 2900 e passa contatti di FB invitandoli a leggere il suo libro e a pubblicizzarlo sulle loro pagine FB. Luigi però ci ha messo un pizzico della sua arte e una spiegazione intima, che è appunto la parte che dell’appello che mi ha colpito:

Mi sono sentito dire spesso che sono uno scrittore di talento, che faccio questo faccio quest’altro, che sono questo e quell’altro. La verità è che uno scrittore non è tale se non ha lettori che lo leggono, ovvero esiste solo per se stesso. Allora uno che scrive a fare se è così? Perché scrivo? Mi chiedo… Se uno non ha lettori non è uno scrittore, ma soltanto uno che scrive, e la differenza so che sapete coglierla.

anelli01smallMi ha colpito perché mi ci riconosco molto, e avrei potuto scriverla io per la recente uscita di Anelli di fumo. Avrei potuto, ma non l’ho fatto. Forse perché il mio tasso di fiducia nei confronti di ciò che i contatti di Facebook possano determinare quanto a lettura di un libro, o anche solo quanto a pubblicizzazione di un libro, è più basso di quello di Luigi. Allora, siccome il pericolo di inaridirsi passati i 40 è sempre dietro l’angolo, mi sono detto: prova, credici. Vediamo quanti dei miei più modesti 1380 contatti decideranno di parlare nel loro FB dell’uscita di Anelli di fumo e dell’uscita di La buona legge di Maria Sole. Sono romanzi scritti da persone non famose, da uomini non accomodanti, pubblicati da editori storici, ma medio-piccoli. Non abbiamo dietro le spalle costose campagne di marketing organizzate dai nostri scamiciati ma talentuosi editori. Se andate in una Feltrinelli, il mio romanzo lo potete solo ordinare, non lo trovate mica esposto sui banchi in bella mostra e nemmeno negli scaffali. E ci metterà pure un bel po’ ad arrivare, vero Guido Laj? Non per questo è un romanzo minore, però, ma questo spetta a voi lettori stabilirlo. E allora butto la palla nella vostra metà campo, o meglio sulla vostra bacheca di Facebook.

Condividete, se volete, questo stato e le due foto delle copertine dei due romanzi. E soprattutto leggeteli, questi romanzi. Per quel motivo che spiegava Luigi poco sopra, e che ha convinto anche me. Per decidere se siamo scrittori, o solo due tizi che scrivono.

Verrai a trovarmi d’inverno, una recensione

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Proprio un bel romanzo. Sul senso dell’essere, sul senso dell’amare, sul senso del saper ascoltare i sentimenti degli altri e sulla ricerca della propria identità. Un’identità fluida, che non si presta a essere immortalata a colpi di scalpello, ma semmai a essere dipinta da un pennello di quelli lunghi e fini, a piccoli e misurati colpetti dati nel punto giusto e al momento giusto.

Alicata sa costruire una trama avvolgente – di cui volutamente non vi racconto nulla: sarà un piacere per voi scoprirla – con dei personaggi molto sfaccettati e credibili, e tuttavia molto, molto veri e originali. L’aspetto che più mi è piaciuto è la ricerca narrativa dietro ogni professione, dietro ogni aspetto di ciascun personaggio, nonché l’ambientazione e le descrizioni, i frammenti narrativi che intervallano in modo calibrato i dialoghi. Non capita spesso di leggere un romanzo di una penna italiana contemporanea che sappia bilanciare così bene la compresenza di dialoghi e di narrazione. Alicata ci riesce, e così facendo stabilisce un ponte comunicativo e filosofico col lettore, che è davvero un piacere percorrere e ripercorrere.

L’unico appunto: sarà che ho letto soprattutto sugli autobus, ma forse nel romanzo intervengono un po’ troppi personaggi. Un elenco dei personaggi e delle comparse, in apertura, a mo’ di commedia, sarebbe stato d’aiuto perché ogni tanto son dovuto tornare indietro a capire chi era chi. Però ammetto che con una lettura meno discontinua e tranquilla il problema non si sarebbe posto.

Bellissima la copertina, davvero complimenti. Ho le mie riserve sui tempi di risposta della Hacca, che nel mio caso hanno superato i tre anni, però almeno sanno scegliere bene i libri e sanno fare delle splendide copertine, è giusto riconoscerlo.