USA, la Corte Suprema respinge il ricorso contro le nozze per tutti

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Con un tratto di penna della Corte Suprema americana, gli Stati in cui il matrimonio è legale per tutti passano in una notte da 19 a 30 su 50. La Corte Suprema degli Stati Uniti, infatti, ha deciso ieri di non pronunciarsi rispetto ai ricorsi contro il matrimonio per tutti presentati da cinque Stati americani tradizionalmente conservatori: Indiana, Utah, Oklahoma, Virginia e Wisconsin.

Questa decisione, che corrisponde al respingimento dei ricorsi, dà così ragione agli avvocati delle coppie dello stesso sesso che nei mesi passati avevano fatto causa contro una legge degli Stati d’appartenenza che limitava la definizione di “matrimonio” in senso novecentesco, all’unione di un uomo con una donna. Tribunali locali avevano accolto il ricorso degli avvocati delle coppie gay e avevano proceduto a dichiarare incostituzionale il bando contro i matrimoni per tutti, basandosi su precedenti pronunce della Corte Suprema. I Parlamentini degli Stati avevano allora presentato ricorso in Corte Suprema contro la sentenza del Tribunale locale, chiedendo che fosse il Tribunale supremo a stabilire una parola definitiva. Con questo respingimento del ricorso dei cinque Stati, la Corte Suprema ha implicitamente dichiarato incostituzionale il bando contro i matrimoni per tutti non solo nei cinque Stati ma anche in altri sei dove una simile legge era in vigore, rendendo de facto legale le nozze per tutti in 30 Stati.

Il resto, sul blog de Il Fatto Quotidiano.

Il sindaco di Roma, Marino, in favore di matrimoni e adozioni per tutti

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L’avevo detto io che un sindaco come Ignazio Marino avrebbe fatto a poco a poco la differenza. Prima col piano di pedonalizzazione dei Fori, ora dicendo parole di estrema chiarezza sul tema dei diritti civili:

(ANSA) – ROMA, 11 DIC – Ignazio Marino torna a parlare di matrimoni e adozioni gay. E questa volta il sindaco di Roma, in trasferta in questi giorni in America, lo fa ospite in diretta dell’Huffington Post Live. “Se due persone si amano si devono sposare – ribadisce Marino – Molte persone sono rimaste sorprese da quello che ho detto ma io non vedo quale sia il problema. Sulle adozioni gay nel tempo ho cambiato idea e ora sono favorevole. La cosa piu’ importante e’ l’amore che puoi dare ai tuoi figli”. E al conduttore della trasmissione che mostra le luminarie di via del Corso scelte quest’anno per le feste natalizie parlando di ‘bandiera rainbow’ – simbolo usato dai movimenti omosessuali e Lgbt – Marino risponde: “Non tutti sono contenti ma penso che Roma debba diventare la citta’ dei diritti”. (ANSA).

Il problema non è la Bindi, è il PD

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Basta che uno vada per pochi giorni a godersi il sole sugli scogli del Circeo, che ti riciccia fuori il buon Silvio Berlusconi come candidato unico alla presidenza del Consiglio per Forza Italia (no, che dico, il PDL, ovviamente) e l’ottima Rosy Bindi con un documento in burocratese ostrogoto fatto approvare all’Assemblea Nazionale del PD che, in un colpo solo, ha:

1) Fatto arretrare la posizione di quello che, in pura teoria, sarebbe il maggiore partito riformista e progressista d’Italia su posizioni riguardo ai diritti civili che in Europa stonano perfino tra le fila dei partiti conservatori (in Alba Dorata, però, pare lo abbiano apprezzato per l’idea di fondo di mantenere un chiaro apartheid giuridico contro i froci)

2) impedito all’assemblea stessa di votare – come dire, democraticamente – su altri DUE ordini del giorno che parlavano di introdurre un istituto giuridico del tutto differente dalla melassa bindiana sui diritti individuali.

Insomma, nel XXI secolo sembra che la scelta per gli italiani tutti sarà ancora fra Silvio Berlusconi e Rosy Bindi. E’ che ci saremmo un attimo stancati di dover scegliere fra un crasso puttaniere miliardario che si fa gli interessi suoi e una signora sessuofobica, omofoba e reazionaria. Come detto altre volte: il problema non sono le posizioni omofobiche di Bindi. Il problema è il PD che ritiene di poterla avere fra le sue esponenti nazionali, nientemeno che presidente del partito.

Bene in tutto ciò sia l’IDV che il M5S, che hanno approfittato della pietosa sceneggiata in casa PD per sposare, scusate il giuoco di parole, il diritto al matrimonio per tutti coloro che desiderano sposarsi. L’IDV ha addirittura presentato un DDL alla Camera, e la cosa ha intanto avuto il potere di far dimettere qualche dirigente omofobo dal partito di Di Pietro.

Anche la posizione di Grillo – per altro niente affatto sessista, come ha fatto notare Elfobruno – farà perdere a quel partito i voti della parte più becera del suo elettorato, quello effettivamente con venature anti-sistema fascistoidi, e farà guadagnare allo stesso un po’ di voti progressisti, sempre più in libera uscita da quel porto delle nebbie (leggete Enrico Procopio su Pubblico) che oggi più che mai è il Partito Democratico italiano.

Il Portogallo approva le nozze per tutti

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La notizia è di ieri, e vi consiglio di leggerla in inglese per come la riporta il Globe and Mail. Notate l’uso della locuzione “same-sex marriage” al posto della scorretta “gay marriage”. Naturalmente in Italia siamo messi ancora peggio e il Corriere della Sera stravolge la realtà sostenendo che il Portogallo ieri ha approvato “la legge sulle unioni gay”, tipo Pacs insomma, che però c’era già, come fa notare Elfobruno. I miei amici gay si meravigliano che anche il Portogallo ci ha superato in quanto a eguaglianza davanti alla legge. Aspettate la sorpresa quando anche i primi Paesi islamici moderati ci supereranno su questo campo. Faccio infine notare che la proposta della Destra portoghese era invece quella di una legge per le unioni civili, carica di diritti. Cioè, in sostanza, la Destra portoghese, al pari di quella spagnola, ha una posizione più avanzata di quella del PD. Ecco cosa vuol dire avere le proprie radici nel comunismo italiano e non nel socialismo o nella socialdemocrazia. La posizione della Destra italiana, invece, è ferma alla garrota. Ecco cosa vuol dire avere le proprie radici nel fascismo italiano e non nel liberalismo democratico.

Maine come California: referendum cancella diritto a nozze per tutti

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Secondo una nota della Associated Press, che ho incrociato con una dichiarazione di Bangordailynews, mitica cittadina natale di Stephen King nella quale feci un atterraggio d’emergenza negli anni ’80, l’elettorato del Maine ha votato al 52,75% contro il 47,25% in favore della cancellazione della legge che consentiva alle coppie dello stesso di sposarsi (87% dei seggi scrutinati). Il Maine passa dall’essere il 6° stato USA ad aver approvato una legge sul matrimonio per tutti (dopo Massachussettes, Conneticut, Iowa, Vermont, California) , all’essere il 2° stato ad aver cancellato detta legge tramite referendum popolare, dopo la California. Questo risultato è una vittoria parziale del fronte reazionario, sia per le ridotte dimensioni dello scarto, sia perché le associazioni per i diritti civili chiameranno, con ogni probabilità, un nuovo referendum per annullare l’esito del referendum di oggi. Del Vermont avevamo parlato sul vecchio blog (vedetevi il video della deposizione del giovanerrimo James Neiley, che fa commuovere).

Pubblico qui due video: quello della campagna per “Vota NO alla proposizione 1”, che ha perso:

…e quello di un giovanissimo cittadino del Maine che ha commentato il giorno in cui il Congresso del Maine aveva approvato la legge che estendeva il matrimonio a tutti gli adulti consenzienti. Il punto di forza del fronte del “NO” alla cancellazione del matrimonio per tutti è che la grande maggioranza delle persone che difendono le conquiste civili sono giovani, mentre la grande maggioranza di chi sostiene la discriminazione sono vecchi. Il progresso, su questi argomenti, si può rallentare, ma non fermare. Come ha detto al Bangor News il portavoce dei difensori del diritto al matrimonio per tutti, Jesse Connolly:

“We’re not short-timers; we are here for the long haul,” Connolly told the crowd, some of whom wiped away tears as he spoke. “Whether it’s just all night and into the morning, or next week or next month or next year, we will be here. We’ll be fighting, we’ll be working. We will regroup.”

Su YouTube potete trovare anche diversi video delle udienze pubbliche, tenute il 22 aprile 2009, all’Augusta Civic Center del Maine, nelle quali i sostenitori delle due mozioni si sono affrontati dinanzi a 4000 cittadini.