Esseri messi malissimo

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Insomma oggi passeggiavo per le strade del Trieste e m’imbatto nei seguenti manifesti elettorali:

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Vabbè, qualità della foto a parte (e se vedeste il mio clavicembalo telefonico, c’è da stupirsi che possa far foto e addirittura mandare file per bluetooh), io direi che quando un partito è costretto a usare il nome del Presidente della Regione del partito avversario per invitare i propri elettori a votare Alemanno, sta messo malissimo. Poi mi verranno a spiegare che c’è un omonimo di Nicola Zingaretti nelle liste per Alemanno sindaco e che DI CERTO non si riferivano al Presidente della Regione, e tuttavia… lascio a voi il giudizio.

Diciamo che fanno il paio con i manifesti con la foto del cane che recitano “Per Marino questa è una cavia, per Alemanno è una vita”.

Due a zero e palla al centro, via.

Sui tre moschettieri del PD

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de_tre_musketererFinalmente Odisseo, alias l’amico Marco Simoni, s’è svegliato dal suo colpevolissimo letargo e ha partorito un post. Il post di Marco è una bella riflessione di quelle a tutto campo, scritta forse anche con l’occhio lungo di pararsi un po’ il culo in ogni caso per qualunque domani, ma ciò non toglie che sia ben scritto, dica cose intelligenti e condivisibili e che abbia stimolato il sottoscritto a produrre un’altra riflessione che ho postato da lui in forma di commento e che qui gli diamo la risma di post autonomo.

Beccatevillo.

Marino avrebbe forse dovuto presentarsi come “ago della bilancia”? Non lo so e me lo chiedo anche io, ma così su due piedi (e due mani) mi dico che un politico che si candidasse non alla vittoria bensì a diventare l’ago della bilancia, non incontrerebbe il favore delle masse e forse nemmeno quello delle élite.

Io voto Marino per via di quel che dice. E per via della sua storia personale. Al di là del fatto che il chirurgo che per primo ha sostenuto e poi ha fatto un trapianto d’organo su un paziente sieropositivo per me ha un pedigree personale che la dice lunga sul suo grado di inclusione e di filosofia e morale personale, va detto che sono d’accordo sul 99% del suo programma. Sarà un caso? Secondo me non lo è: avesse detto ciò che dice la Binetti, non l’avrei mica votato.

Bersani mi pare il candidato della sicurezza. Emiliano, ma quasi lombardo, è tutto orientato a cercare di riconquistare qualcosa del voto che fu comunista e democristiano nel Nord Italia. Non penso possa interpretare il Sud Italia, ma del resto nessuno dei tre candidati può farlo, e questo è uno dei drammi evidenti del PD, che si avvia a essere una sorta di Lega del Centro Italia fino al Po.

Bersani è uomo di governo e di competenze non solo economiche diffuse. E’ uomo inclusivo e di esperienza ed è dunque, dei tre, il più indicato a fare bene il mestiere di segretario. Paga un prezzo: quello di essere troppo umile e troppo low profile, in un momento in cui, invece, occorre proprio che il segretario faccia il contrario. Cosa che, è chiaro, lo staff di Franceschini ha compreso e che Franceschini fa bene. Se li osservi, Franceschini pare abbia 25 anni, come grinta, a fronte dei quasi 60 di Bersani e dei 40 di Marino (sono anni non anagrafici, lo ripeto). Bersani paga anche il prezzo di essere l’uomo di D’Alema, ma va detto che Bersa è sufficiente intelligente e preparato per saper disarcionare il cow boy di lungo corso, in caso questi voglia portare il toro nella direzione sbagliata.

Franceschini, dei tre, è quello che non voterei mai. Non perché lui sia personaggio negativo, ma per via della gente che si porta dietro e delle idee che porta avanti. Una persona che, nel 2009, definisce i Dico come una legge avanzata e dice che è contrario all’adozione alle coppie dello stesso sesso, può fare molte cose in politica, tranne il segretario del principale partito progressista del Paese.

Non voglio essere monotematico, ma nell’Italia di oggi è sui diritti civili e sul rispetto della Costituzione che si va a misurare il grado di statismo che ogni esponente politico è capace di produrre.

Primarie PD: AdF riscruta nella sua sfera di cristallo…

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sferaMentre si sprecano i sondaggi non scientifici sulle primarie del PD (ultimo, questo di Striscia la notizia) ho deciso di ridare uno sguardo alla mia nota sfera di cristallo (che no, non è una delle mie due palle: quelle son più piccine e meno trasparenti) e ammetto di aver trovato delle novità rispetto all’ultima divinazione da Mago Ian.

La vittoria sembra essere sempre di Bersani, e sempre col 51%, che è percentuale che secondo me verrà fuori a prescindere dall’effettivo conteggio dei risultati. Il PD non si può permettere di far scendere uno dei tre, ossia Bersani, sotto il 51% e allungare di altre 2 settimane la scelta del segretario, per cui le truppe dalemate sapranno gestire la situazione nel modo per loro migliore. Quello che vedo, è una netta progressione di Marino, che si alza dal 10-12% della prima divinazione al 15%. E sapete a scapito di chi? Bravi i miei anellidi: il povero Franceschini, che scende ora dal 39% al 34%.

Da cui, la fuoriuscita di Rutelli e altri due o tre è ormai certa. In novembre, però. E non so nemmeno se Rutelli andrà a votare alle Primarie: nella mia sfera di cristallo, non l’ho visto mettere nulla nell’urna!

Aggiornamento: Beppe Fioroni, antico lettore di AdF, spaventato dalle mie previsioni che non sbagliano un colpo da 4 anni, ha annunciato che se vince Bersani, potrebbe esserci la scissione degli ex PPI o di gran parte di loro. Maledetto D’Alema, se questa è la sua arma segreta per spingermi a votare per Bersani, devo dire che è micidialmente efficace. Ma resisterò su Marino, nonostante il sogno di vedere gli andreottiani e gli Opus Dei fuori dai coglioni.

Come finirà il congresso PD

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Potevo mancare di dare una sbirciatina alla mia sfera di cristallo per leggere il futuro del PD? Non potevo. Ed ecco qui il responso del vostro mago blogger preferito…

Finirà che non si andrà alle primarie. Nel congresso dei circoli, vincerà Bersani con almeno il 51% sia nel caso che i voti li abbia per davvero, sia che gliene manchi un quid per avere la maggioranza assoluta. In tal caso, interverranno dei sapienti brogli. Marino sarà attorno al 10% e Franceschini sul 39%.

Nelle primarie aperte, che pare si terranno in ogni caso (anche se nel congresso dei circoli qualcuno prende il 50+1% dei voti) prevedo che Bersani non scenderà sotto il 51% sia che i voti li abbia, sia che non li abbia. Le uniche percentuali che varieranno saranno quelle di Franceschini e di Marino. Lì penso e spero che Marino possa alzarsi dal suo “quasi 10%” a un 12-13%, e Franceschini scendere di conseguenza.

In novembre, Rutelli se ne andrà nel partito di Casini e Bersani poi ci dovrà parlare per costruire la nuova alleanza. Il primo banco di prova sarà il Lazio, dove il Centrosinistra senza UDC probabilmente perde, ma con l’UDC dovrebbe vincere.