L’ultima parola su Lucio Dalla

Standard

ImmagineMolti anellidi hanno seguito lo scambio fra Aldo Busi e me sul Fatto Quotidiano e sul blog Altriabusi, riguardo alla ennesima presa di posizione controcorrente di Busi. Ora che un po’ tutti in Italia hanno detto la propria, io aggiungo qui una mia ultima riflessione: se Lucio Dalla, dall’alto della sua IMMANE popolarità, non fa coming out per portare i suoi 2 centesimi (che magari sarebbero stato 200, visto l’ascolto di cui godeva a vari livelli, non solo tra il popolo) alla causa GLBT, chi lo deve fare? Gli adolescenti di 13 anni? Suvvia. Dalla ha fatto malissimo a nascondere la sua vita sentimentale, a nascondere il suo orientamento sessuale, perché lui poteva e doveva alzare un dito e diventare l’Elton John italiano, visto che lo era già su altri livelli. Il punto è che ha deciso di NON FARLO, e ha fatto male lo ripeto, ma che vogliamo fare, glielo rimproveriamo il giorno del suo funerale, da morto? Non direi sia utile, se non a far parlare di chi lo rimprovera.

Lucio Dalla, in memoria

Standard

Come per Lucio Battisti, l’opera di Lucio Dalla è stata la colonna sonora della mia famiglia da ancor prima che io nascessi. E, penso, la sua opera è stata la colonna sonora della famiglia di tutti gli italiani oggi vivi. Innumerevoli sono le canzoni che hanno segnato stagioni della vita dei Gastaldi. Una fra le cento che ricordo con commozione e che so cantare da cima a fondo è L’anno che verrà. Cantandola ancora una volta a squarciagola, saluto la morte di uno dei massimi menestrelli del XX secolo.