Legge sull’omofobia, la relazione di Giulia Di Vita (M5S)

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Pubblico il testo integrale della relazione di Giulia Di Vita (M5S) sulla legge sull’omofobia perché, purtroppo, dice cose oggettive e condivisibili. Di mio, avevo fatto presente al relatore del PD (Scalfarotto), fra i commenti al suo blog, alcuni paradossi che andavano realizzandosi nel progetto finale di questa legge. Paradossi che, onestamente, lo stesso Scalfarotto ha riconosciuto esistere e di cui si è lamentato, ma nel senso di dire: Questo è il rospo più grande che ho dovuto inghiottire per ottenere l’ok di Scelta Civica e del PDL.

Il punto è che per questa importantissima legge, in Parlamento esisteva una maggioranza PD-SeL-M5S-Scelta Civica che aveva immaginato una versione davvero ottimale del testo di legge. Il PD, spero e suppongo non per volontà di Scalfarotto, ha preso la decisione politica di cambiare quel testo e quella maggioranza, per arrivare alla versione paradossale di oggi, votabile anche dal PDL. Una prece sopra.

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La relazione di Giulia Di Vita (M5S)

Signor Presidente, colleghi rimasti ancora in Aula, siamo finalmente giunti in Aula con questo testo che qualcuno ha il coraggio di chiamare «proposta di legge contro l’omofobia» perché, insomma, ormai l’abbiamo capito: qui si gioca con le parole. Assistiamo giornalmente all’arte di dire il nulla ma con mille belle parole. Ma che sia una legge vuota è comunque riconosciuto, oltre che da stuoli di associazioni LGBT, giustamente preoccupate, perfino da organizzazioni internazionali come Amnesty International – immagino che tutti i colleghi abbiano ricevuto la lettera appello in casella postale – e anche dai suoi vivi sostenitori, il PD in primis, seguiti a ruota come sempre da SEL, come è stato tra l’altro affermato precedentemente, che ripetono ormai da settimane come un mantra (un mantra che, tra l’altro, non abbiamo ancora capito se serve a convincere i cittadini o se stessi): «In Aula la legge verrà migliorata. Abbiamo gli emendamenti pronti e li presenteremo».

Ma che strano. Proprio quegli stessi emendamenti che il MoVimento 5 Stelle ha presentato in Commissione giustizia, come Regolamento recita, perché pare proprio che nelle Commissioni si possa lavorare alle proposte di legge, illustrarle, discuterle, emendarle, votarle. Qualcuno oserebbe addirittura dire che le Commissioni servono proprio a questo. Pazzesco! E invece no. Volete sapere come si fanno le leggi in realtà, quelle poche poi di iniziativa parlamentare? Le leggi, in realtà, si fanno nei corridoi, per telefono, chiacchierate fra pochi, finti o verosimili colpi di scena, teatrali prese di posizione, provocazioni. Insomma, in poche parole, gioco di accordi. Tutto qui dentro si basa e va avanti a furia di accordi. E non avremmo niente da ridire se gli accordi o i tanto ricercati compromessi puntassero al meglio e, anzi, è proprio questo il nostro obiettivo. Ma qui dentro non c’è assolutamente modo di realizzarlo.

Davanti ad ogni nostra richiesta di confronto e collaborazione, almeno su temi fondamentali come questo, non ci è stata data nessuna alternativa, nemmeno uno straccio di «contentino», che ne so tipo approvare il meno invasivo dei nostri emendamenti. No, niente! La via è sempre soltanto una: assecondare in toto i vaneggiamenti del PD, proprio come ha fatto SEL, nei suoi giochetti con il PdL, in nome del bene della legge. Ed eccolo il bene della legge. Siamo passati da una proposta di legge buona, che aveva il consenso di PD, SEL, MoVimento 5 Stelle e Scelta Civica, a una versione bizzarra, ma ancora salvabile, con il consenso di PdL, PD e SEL, ad una vuota e indecente, con il consenso di PdL, SEL, PD e Scelta Civica. Questo l’egregio traguardo dei professionisti della politica e dell’arte della mediazione. Un ottimo risultato, complimenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ma, raccontiamolo l’iter di questa proposta di legge. Il PD, nella persona di Scalfarotto, primo firmatario, ci invita a firmare una proposta di legge contro l’omofobia – quella lo era davvero – che senza esitazione abbiamo appoggiato, anche perché la stessa identica l’abbiamo presentata noi in Senato. Firmano anche SEL e Scelta Civica. Già se ci facciamo quattro conti siamo già ben oltre la maggioranza del Parlamento. La proposta approda, poi, in Commissione giustizia, grazie all’impegno serrato del PD, che di questo ringraziamo vivamente. Ma qui cominciano i guai. Comincia tutta una serie di contrattazioni, ovviamente non in Commissione ma in altre sedi, che ha portato a una prima bozza di testo unificato, così dall’oggi al domani, senza che noi firmatari della proposta di legge fossimo stati almeno avvisati e che ci ha messo subito in allarme, a partire dalla strana coppia di relatori. Ma, mai e poi mai avremmo pensato che si sarebbe potuto andare ancora più giù di così. Ancora non avevamo visto niente.

Probabilmente sarò ingenua e sprovveduta, però avevo pensato per un attimo che, vista l’unione di intenti tra PD, SEL e MoVimento 5 Stelle sulla proposta originale, questa avrebbe potuto vedere la luce subito, senza tanti impedimenti, magari affinando addirittura qualche aspetto. Niente di più sbagliato, ovviamente. Anzi, abbiamo assistito all’esatto contrario. Abbiamo ascoltato, ad esempio, la storiella che ci è stata anche qui ripetuta che dice: «È importante l’unanimità del Parlamento per dare un messaggio forte alla popolazione, un messaggio di unità di fronte alla nazione su questi temi», il che avrebbe giustificato il gioco al ribasso sulla pelle dei cittadini. Che dire, punti di vista.

Ma, poi, l’unanimità a tutti i costi è forse garanzia di qualità? Non è piuttosto un’immensa ipocrisia che probabilmente sotto nasconde qualcosa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?
Pare che gli italiani siano ancora così ingenui da non capirlo? Ma ancora il bello deve arrivare. Dopo aver sentito la storiella dell’importanza dell’unanimità del Parlamento, il giorno dopo assistiamo ad una scena che, se non fosse tragica, potrebbe essere addirittura divertente: ci siamo ritrovati in Commissione il PDL che presenta circa 300 emendamenti ostruzionistici sul testo base concordato col PD! Alla faccia dell’unanimità! Ma almeno vi eravate sentiti? A quel punto era fatta, l’unica carta da giocare rimasta per il PD eravamo noi e il nostro sostegno per tornare alla proposta di legge originale! E invece No! E ancora no! Anche senza scuse si continua imperterriti ad accontentare le voglie di chi questa legge proprio non la vuole.

Il momento del voto degli emendamenti poi è stato sublime: tutti i nostri sono stati bocciati con orgogliosi voti contrari di PD e SEL, tranne qualche eccezione, c’è chi si è astenuto per pudore. E anche lì abbiamo sentito altre strane storie del tipo «ma noi siamo d’accordo con voi, i vostri emendamenti sono sacrosanti per questo votiamo »no«. Voteremo »sì« in Aula, non vi preoccupate». Questi dettagli in TV o nelle interviste non li sentiamo mica. Perché come potere spiegare alla gente che si è d’accordo ma si vota «no»? Oppure che si hanno i numeri per dare agli italiani la potenzialmente migliore legge del mondo, ma si preferisce di no? Me ne rendo conto è difficile da spiegare. Insomma, per farla breve davanti ai miei occhi si è palesato il passaggio dalla campagna elettorale alla realtà: parole forti, gay pride, slogan tra gli applausi scroscianti e le speranze di tanti cittadini si infrangono come schiuma contro lo scoglio del palazzo.

Togliendo le maschere di questo teatrino, caro Presidente, c’è solo una verità da dire, ovvero che questo Parlamento con questi rappresentanti non è ancora pronto per dare agli italiani ciò che si meritano. Il PD se avesse voluto non avrebbe nemmeno avuto bisogno dei nostri voti e l’avrebbe di sicuro fatto se il PD esistesse davvero. Lo dico con sincera amarezza Presidente, perché almeno in questa battaglia sui diritti universali dell’uomo io ci credevo davvero. Quelle che alcuni chiamano le correnti del PD sono dei veri e propri partiti a sé stanti che non riescono a convergere nemmeno su temi di tale rilevanza e urgenza.

E infine voglio che sia molto chiaro che a noi non è mai interessato mettere la bandierina su questa o su quella proposta, prova ne è il fatto che abbiamo firmato senza remore la proposta del PD e che per settimane abbiamo pregato il PD di portare avanti la proposta di legge del PD. È stato davvero inaccettabile questo comportamento, ma ci siamo adattati. Siamo stati gli unici a lottare contro gli stessi paladini dei diritti LGBT di questo Parlamento, per ottenere prima il meglio, poi il dovuto, poi almeno il sufficiente, per poi sentirci rivolgere per giunta assurdi ricatti morali tipo «eh ma se vi astenete la gente potrebbe pensare che voi siete omofobi, poi lo spiegate voi ai vostri elettori» oppure «state attenti che poi passa che la legge è stata approvata da PD e PDL e voi, che tanto tenete ai diritti, resterete fuori dai giochi». Tanto, basta scrivere nella rubrica della legge la parola omofobia e l’articolo di giornale esce facile.

A chi importa se omofobia nell’ordinamento giuridico italiano non significa nulla, perché non è prevista nemmeno una definizione e non ci sono precedenti? Ma alla fine che siano pure altri a prendersi il merito di una buona, basta che sia buona, proposta di legge, chi se ne importa. Quello che conta è dare ai tanti cittadini vittime di violenza omofoba una tutela seria. Vorrei ricordare che si parla di circa cento casi all’anno in Italia. È nostro dovere assicurare loro quello che i cittadini LGBT in Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, Portogallo, Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e perfino Grecia già hanno, quello che avete millantato per anni in campagna elettorale, in TV, nei giornali, nei dibattiti.

I nostri emendamenti al testo di legge li conoscete già ormai, tra qualche giorno avrete la possibilità di votarli, così come avete promesso non a noi, ma ai vostri cittadini. Oppure presentateli voi, noi non avremo alcun problema a votarli favorevolmente, sempre che anche quelli non siano, ancora una volta frutto del compromesso al ribasso. Noi siamo sempre qui, non abbiamo bisogno di accordi o alleanze per votare ciò che è giusto senza sconti, e lo facciamo per il ragazzo dai pantaloni rosa, per Luigi e Nicolas, Valentina e Rachele, Matteo, Paolo, Valentino, Estrela, Juan Carlos, Louis, Samanta e tutti coloro, tra cui molti adolescenti, costretti ancora oggi a vivere nella paura, sapendo di non poter contare nemmeno sulla protezione dello Stato a cui appartengono.

Perché occorre una legge contro l’omofobia

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In questi giorni si sono lette e sentite delle mediocri opposizioni alla legge contro l’omofobia. La più frequente, ripetuta anche da quel poverello di Roberto Cota, della Lega Nord, dice: “per quale motivo se un gay viene picchiato dovrebbe essere difeso dalla legge attraverso un’aggravante rispetto al fatto che venga aggredito un eterosessuale?”.

La risposta è banale: perché un gay, un nero, un ebreo, una donna, sono spesso aggrediti IN QUANTO gay, neri, ebrei o donne da parte di appartenenti alla maggioranza (maschi bianchi italiani etero e cattolici, ma non mancano le aggressioni da parte di maschi musulmani extracomunitari, a significare che gli omofobi e i maschilisti sono sempre presenti in tutte le razze e fedi).

Allo stesso modo, quando la spia Renato Farina scrive della sua delirante graduatoria di chi è meno grave uccidere, c’è da dire che un gay single viene aggredito POICHE’ è gay, mentre un padre di famiglia no. Non esiste e non è mai esistito, a oggi, il fenomeno dei violenti che accoltellano i padri di famiglia poiché odiano i padri di famiglia. Mentre esiste il fenomeno dei violenti che accoltellano i gay in quanto gay. Che ci crediate o no, in tutti gli ordinamenti dei Paesi occidentali la violenza non ha sempre lo stesso peso penale. Un conto è se io accoltello gratuitamente un tizio che aspetta l’autobus; un altro conto è se io accoltello un tizio che mi sta assalendo con una pistola in mano. Nel primo caso commetto un reato, nel secondo caso è legittima difesa. Se poi la mia violenza gratuita ha in realtà un motivo dettato dall’odio non verso quella specifica persona, ma verso la sua appartenenza a una categoria, il mio reato è ancora più grave. Quindi: se io accoltello uno sconosciuto alla fermata dell’autobus, perché ho un raptus di follia, è un delitto grave. Ma se lo accoltello in quanto credo che sia ebreo, è un delitto PIU’ grave, perché è un’azione ponderata e con una sua logica perversa dettata dall’odio verso una minoranza.

Ci vuole tanto a capirlo, omofobi di merda?

E’ poi vero che le sanzioni e le aggravanti non possono esaurire il problema. Occorre fare cultura ed educazione. Nelle scuole. Andando a spiegare ai ragazzini e ai ragazzi cosa significa isolare e ferire un appartenente a una minoranza. Occorre scrivere libri, fare film, mettere in scena spettacoli teatrali, organizzare assemblee e incontri. Occorre confrontarsi, parlare, riflettere, far riflettere. A quel livello, ci arriveremo dopo. Prima le aggravanti contro le aggressioni dettate dall’odio.