Welcome back, Trudeau family

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Screen Shot 2015-10-20 at 10.14.48 AMDue parole sulle elezioni canadesi: il Canada nei 10 anni governati dai conservatori è peggiorato. E’ diventato un paese più spaventato e più chiuso, in particolare guardando alle due leggi di cittadinanza che sono state approvate sotto Harper. Leggi che hanno reso davvero complicato l’accesso al paese e alla cittadinanza da parte di tutti coloro che pure avevano un serio legame con quella nazione, e il mio caso (8 anni di residenza e un Ph.D. completato a Toronto) è solo una goccia in un mare molto vasto. E’ fisiologico che il secondo paese più grande e vuoto del pianeta Terra si mostri comprensivo e accogliente rispetto al fenomeno della immigrazione globalizzata, se non altro perché la Storia insegna che dall’afflusso di immigrati il Canada è nato, si è costruito ed è diventato uno dei 7 paesi più ricchi del mondo. Harper, in questo, è stato l’alfiere dell’anti-canadesità. Non è un caso che fra gli sconfitti eccellenti del Partito Conservatore, ci sia l’ex ministro alla Cittadinanza e immigrazione, Christopher Alexander.

La vittoria dei Liberali, con maggioranza assoluta, segna che i canadesi non hanno voluto fidarsi del partito che arrivò secondo alle scorse elezioni, il partito dei sindacati, l’NDP, giudicato dai più come troppo socialista e troppo un salto nel buio rispetto alla guida conservatrice. I Liberali hanno scelto con cura e astuzia il loro leader (attraverso elezioni primarie regolate) e si sono fatti rappresentare da un leader giovane, figlio del più grande mito della storia politica canadese: Justin Trudeau. Questo giovane uomo ha vinto e convinto, e mi pare ingeneroso sostenere che ci sia riuscito solo in virtù dell’immagine o del cognome famoso, che in ogni caso erano sue qualità personali.

L’NDP paga, fra l’altro, la precoce morte del loro Enrico Berlinguer, quel Jack Layton che avrebbe senza dubbio saputo guidare il suo partito su altre percentuali rispetto a quelle di oggi.

Addio al Berlinguer canadese

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Una delle ultime immagini pubbliche di Jack Layton, al Pride di Toronto 2011, assieme alla moglie Olivia Chow.

Jack Layton, il leader dell’opposizione ufficiale canadese, segretario federale del New Democratic Party (Socialdemocratici, la Sinistra canadese) fino allo scorso 25 luglio, è morto ieri a 61 anni, ucciso da un cancro al colon. Layton, dopo aver triplicato i seggi del suo partitonelle ultime elezioni del 2011,  ha perso l’unica battaglia che non poteva vincere con il magnetismo della sua persuasione, con la forza dei suoi ragionamenti, con l’ottimismo delle sue parole, con la dolcezza dei suoi baffi sorridenti. Lascia una nazione in lutto, a prescindere dall’orientamento politico di ciascuno.

La salma sarà esposta su Parliament Hill, nel centro della capitale Ottawa, per dare possibilità al maggior numero di canadesi di salutare uno dei leader politici più amati della storia di questo grande Paese. In via eccezionale, sabato prossimo si terranno a Toronto funerali di Stato, un onore che la tradizione giuridica canadese concede solo ad attuali ed ex Primi ministri, attuali ed ex Governatori generali e attuali ministri. Tuttavia è nelle prerogative del Primo ministro concedere funerali di Stato “a quegli eminenti canadesi per cui l’onore si ritenga appropriato” e l’attuale Primo ministro, il Conservatore Stephen Harper, ha discretamente proposto l’eventualità alla moglie di Layton, la parlamentare dell’NDP Olivia Chow, che ha accettato.

Anche nelle sue ultime ore, Jack Layton ha pensato al bene del Canada e dei suoi canadesi, dando mandato a sua moglie di diffondere subito dopo la sua morte una lettera alla nazione, arrivata a tutti i media e a milioni di canadesi iscritti alla newsletter dell’NDP al loro indirizzo email privato. L’email, che ha annunciato a molti la sua morte prima ancora della tv, Layton ha salutato i suoi concittadini e i suoi compagni di partito con queste nobili parole: “Decine di migliaia di canadesi mi hanno fatto sentire il loro affetto e la loro vicinanza in queste settimane, augurandomi di rimettermi. Sfortunatamente, le mie cure non hanno funzionato come volevo. Così consegno questo messaggio a mia moglie Olivia in caso io non possa continuare“.

La lettera continua con un vero e proprio testamento politico e umano, raccomandando al partito di mantenere come leader ad interim l’on. Nycole Turmel, ex capo del sindacato da lui scelta lo scorso 25 luglio, fino al congresso straordinario dell’NDP che si dovrà tenere nel 2012. Ma la parte che ha commosso tutti è dove Layton, consapevole della sua figura iconica di combattente e di uomo della speranza per milioni di canadesi e per migliaia di malati di cancro, ha tenuto a donare ancora parole di forza e di carisma: “Agli altri canadesi che sono nel mezzo del loro percorso contro il cancro e stanno combattendo per la loro vita, dico questo: per favore non siate scoraggiati del fatto che il mio percorso non si è concluso bene come speravo. Non dovete assolutamente perdere la vostra speranza. Le cure e le terapie non sono mai state migliori oggi contro questa malattia. Avete ogni ragione di essere ottimisti, determinati e di concentrarvi sul futuro. Il mio unico suggerimento è di onorare ogni momento condiviso con chi amate in ogni istante del vostro percorso, così come ho fatto io la scorsa estate“. La lettera poi contiene anche un appello ai giovani canadesi, altrettanto commovente, che li sprona a continuare a darsi da fare per lottare per un Canada migliore e un mondo migliore.

Ho avuto occasione di “conoscere” Jack Layton di persona la sera del suo trionfo elettorale, il 2 maggio scorso, alla festa federale dell’NDP. M’aveva colpito la sua immagine magnetica, anche nella malattia: era un uomo provato dalla lotta contro il cancro: prima lo aveva colpito alla prostata, poi al bacino, e l’uomo aveva affrontato 5 settimane di campagna politica per le elezioni anticipate appoggiandosi a un bastone per poter camminare. Eppure durante tutta la campagna, e in particolare quella sera, era riuscito a trasmettere a tutti un senso di gioia e di grandi aspettative per il futuro del Canada e dell’NDP. L’ultima volta che l’ho visto è stato appena lo scorso 3 luglio, quando ha voluto partecipare al Pride di Toronto assieme alla moglie, per guidare la foltissima delegazione dell’NDP, all’interno di un risciò portato da un volontario dell’NDP.

Il baffo bianco e all’insù, l’occhio sempre vispo e sorridente, Jack Layton rimarrà per me e per milioni di altri canadesi il volto ottimista, solidale e tollerante che mi ha accolto a braccia aperte in questo Paese nel 2006. Farewell, Jack, and thanks for everything.