E noi stiamo nel mezzo

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Leopolda: l’iniziativa sui titoli peggiori della stampa italiana è da gente priva di cultura istituzionale ma anche inconsapevole di cosa sia una democrazia libera e pluralista, nella quale il ruolo della stampa è sempre di pungolo verso il potere e gli unici limiti sono dati dalla veridicità dei fatti raccontati, che poi sono commentabili in modo libero.

L’articolo di Travaglio, in risposta a quella sciagurata iniziativa, è colmo di falsità e di disonestà intellettuale: da un lato sembra appoggiare il concetto che le (eventuali e da provare) colpe dei padri ricadano sui figli (Boschi), dall’altra sostiene che il decreto salva-banche sia responsabile del suicidio del tizio di Civitavecchia, quando semmai ha salvato dalla rovina finanziaria (coloro per i quali i soldi sono la vita direbbero: dal suicidio) qualche decina di migiaia di correntisti, oltre alle piccolo-medie imprese che si appoggiavano su quelle banche e ai lavoratori stessi di quelle banche. In pratica, gli unici che sono rimasti fuori dall’ombrello di Stato sono stati (fino ad ora) azionisti e obbligazionisti subordinati, che fino a prova contraria sono investitori e non risparmiatori.

Insomma, abbiamo da un lato degli analfabeti della libertà di stampa che se la cantano e se la suonano da un palco di governo, e dall’altro un giornalista che scrive sciocchezze, convinto di essere Montanelli. E noi stiamo nel mezzo.

Omofobi a piedi, il miglior ufficio stampa per i diritti gay

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Nella giornata di ieri c’è stata una certa tensione in alcune piazze d’Italia. Un movimento apertamente omofobico, autonominatosi Sentinelle in piedi” [sic], che si batte contro l’uguaglianza dei diritti civili di tutti gli italiani, ha organizzato delle cosiddette “veglie” in pubblico.

L’immagine di queste veglie rimanda a memorie davvero tristi: poche persone in piedi, immobili, a distanza di due metri una dall’altra, in silenzio. Fanno finta di leggere un libro, a volte tenuto alla rovescia. Osservano un atteggiamento marziale. I volti segnati da una cattiveria senza un vero perché. Inquadrati in modo assai severo dal loro servizio d’ordine, che si muove a scatti nervosi, con tanto di pettorine colorate. Un servizio d’ordine che ha imposto loro il silenzio: le “sentinelle” non hanno diritto a parlare con chicchessia, soprattutto con la stampa. I giornalisti sono dunque costretti a passare per i portavoce ufficiali, dovendo così rinunciare al proprio diritto di cronaca. Ecco che questi omofobi a piedi possono essere descritti come manipoli di cittadini disposti a sospendere i propri diritti di libera espressione al fine di impedire ad altri il diritto alla felicità. Del resto, già il nome di “sentinelle” individua nei partecipanti dei soldati che si arruolano per difendere un avamposto e ammazzare il nemico, non certo per stabilire un dialogo.

Il resto, lo potete leggere sul mio blog sul Fatto Quotidano.

Il discorso di Renzi al Parlamento Europeo

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Sì, c’è poco da dire. Un bel discorso. E se poi vi venisse voglia di fare un paragone fra l’ultimo discorso di un Presidente del Consiglio italiano al Parlamento Europeo (Berlusconi, nel giorno della vergogna) allora si ha tutta la cifra dell’incredibile passo avanti. La cacca, Berlusconi, e la cioccolata, Renzi.

Di seguito, il discorso integrale di Renzi.

https://youmedia.fanpage.it/video/al/U7QLH-SwKNMYZgGA

 

Il corriere canadese torna in edicola

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Ne parliamo col nuovo direttore, Francesco Veronesi. Dove? Sul Fatto Quotidiano, ovviamente. Notizia che interesserà soprattutto gli italiani in Canada, ma anche gli italiani in Italia che desiderano fare uno stage giornalistico all’estero o che mirano a un contratto di praticantato giornalistico.

La macchina del tempo esiste, ed è la provincia veneta.

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Ieri ho ricevuto una mail da Matteo Pegoraro. A me la cosa era sfuggita, ma Matteo Pegoraro si è candidato a sindaco di un paesino del Veneto che si chiama Solesino, in provincia di Padova. Fin qui, nulla di che. Solo che il nostro Matteo candidandosi ha fatto coming out e ha detto, credo in conferenza stampa, di essere gay. Ecco, se Matteo fosse stato di Roma, avrei potuto scrivere anche a commento del suo coming out  pubblico “Fin qui, nulla di che.” Il punto è proprio che il sor Pegoraro ha fatto coming out a Solesino, paesello del padovano, capito? Cosa che permette a noi tutti di scoprire che la macchina del tempo esiste ed è stata inventata nella alacre provincia veneta.

Lascio la parola a Matteo per descrivere la prima ondata di reazioni:

L’essere gay a Solesino (Padova) è forse come esserlo in un paesino del meridione, dove tutti conoscono tutti e la mentalità si amalgama tra il conformismo e il machismo. È un paese di circa 7200 abitanti, un po’ sganciato dal resto del mondo, dove raramente chi ci vive si permette di uscire fuori dagli schemi e dove i valori della famiglia tradizionale sono talmente radicati da non essere minimamente messi in discussione. È un paese con molti anziani, che tramandano una tradizione senza dare troppe opportunità a qualcuno di cambiarla o proporne una visione diversa. Quando mi sono candidato sindaco, un giornale locale – Il Mattino di Padova – ha intitolato gli strilloni”Sono gay e mi candido a Sindaco” e in poche ore i quotidiani erano esauriti. Il titolo del pezzo era “Il primo candidato a sindaco di Solesino è un omosessuale”. Il giorno dopo in piazza tutti mi scrutavano con aria indagatoria, qualcuno lanciava qualche occhiata, qualcun altro sorrideva timido e accennava a un saluto, i più fingevano di non far caso alla cosa. Nei bar parlavano già che se fossi stato eletto avrei portato il gay pride, i matrimoni gay e legalizzato le adozioni, in un’ottica abbastanza assurda e ben poco realistica, ma che determinava commenti e scongiuri. Dopo qualche giorno ricevevo a casa una busta chiusa da un certo don Ferdinando, cappellano dell’ospedale di Monselice, un paese vicino, dove mi si diceva che come gay, candidandomi a sindaco, stavo rovinando il nome di Solesino, che ero anormale e non potevo pretendere di essere considerato come tutti gli altri uomini. Allego la lettera, anche se è in dialetto veneto qualcosa si capisce. Sul retro mi si diceva che sto commettendo peccato mortale, come abortire, uccidere o rubare ai poveri. Decisi di lasciar perdere, ma il giorno del mio compleanno (l’11 aprile) mi chiama una ragazza della mia lista dicendo che in alcuni parrucchieri e bar del paese stanno distribuendo quella lettera, dattiloscritta, agli avventori. Molti mi dicono di non cogliere la provocazione, e lasciare fare, non denunciare nulla, ché altrimenti “la cosa del gay si accentua”. Scelgo di andare avanti continuando semplicemente a essere me stesso, e alla fine alle elezioni portiamo a casa 601 voti e un posto in consiglio comunale. Qualcuno dice “è bravo ma è gay”, qualcun altro è arrabbiato, qualcun altro deluso perché non abbiamo vinto. Ecco i vari volti dell’essere gay – e candidato sindaco – a Solesino!

Per voi che amate i documenti originali, vi pubblico anche le foto della lettera ricevuta da Matteo:

La facciata iniziale della lettera di Don Ferdinando a Matteo Pegoraro

La facciata iniziale della lettera di Don Ferdinando a Matteo Pegoraro

E questa è la seconda facciata:

La facciata finale dell'epistola di Don Ferdinando a Matteo.

La facciata finale dell’epistola di Don Ferdinando a Matteo.

Ora io non so come avreste reagito voi, ma io ho reagito scrivendo a Matteo una email a mia volta, che ricopio qui sotto:

Matteo,

io trovo tutto ciò molto interessante e folcloristico. Anche la lettera del prete esprime un’omofobia relativamente innocua, non dettata da cattiveria ma, come dici tu, da una forza della tradizione che probabilmente morirà solo quando tutte le persone di quella generazione saranno morte. Fossi in te gli risponderei con una lettera aperta sui giornali locali, invece. Una lettera cordiale e sorridente, magari facendogli scoprire che il peccato di Sodoma e Gomorra era (secondo legioni di teologi e uomini di chiesa) la non ospitalità verso gli stranieri, o mettendo in risalto tutte le assurdità incluse nell’antico testamento, o facendo presente di quanto l’omosessualità esista da prima di Tognazzi e il Vizietto (tipo l’antica Grecia?) e di come, proprio ne Il Vizietto, questo fosse costituito dalle scappatelle eterosessuali di Tognazzi, che era un bisessuale e infatti gli capita di mettere incinta una sua ex moglie e quindi di avere un figlio inaspettato. La provincia veneta è spesso una sorta di viaggio indietro nel tempo; te ne rendi conto anche da questo reperto fantastico di lettera scritta a clavicembalo scrivano, con le correzioni a mano e l’aggiunta a penna… conservala fra le cose più care, perché quando sarai padre o addirittura nonno di figli avuti con un tuo prossimo o attuale compagno, magari per surrogata o adozione, sarà molto divertente mostrar loro un simile orpello.

Molti auguri e continua così,
Sciltian

Ho deciso di rifiutare la candidatura alla Camera dei Deputati

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no-thank-you-jpg_bBene, ora posso rompere il silenzio sulla questione. Poco prima di Natale ho ricevuto una lusinghiera offerta per una candidatura alla Camera dei Deputati da parte del Nuovo Partito d’Azione, che si presenta all’interno della coalizione Rivoluzione Civile, con Antonino Ingroia premier. Candidatura davvero lusinghiera a cominciare dalle sue motivazioni: veniva come riconoscimento del mio contributo intellettuale, che “dà lustro” al contributo politico del NPdA del 2013.

Dopo averci a lungo pensato, e benché il NPdA sia di sicuro il partito che sento più vicino alle mie convinzioni ideologiche, ho deciso di non accettare la candidatura.

Il motivo è molto semplice: ritengo Pier Luigi Bersani un candidato presidente del Consiglio migliore di Antonino Ingroia. E voglio rimanere libero di dirlo, di scriverlo pubblicamente. Converrete che non avrebbe avuto grande senso essere di questa idea e candidato per una lista che concorre contro Bersani. Certo, è possibile che a elezioni svolte, fra Rivoluzione Civile e Bersani ci sia poi una forma di non belligeranza, se non proprio una collaborazione. Ma questo è nelle braccia del futuro: a oggi non lo sa nessuno se le cose andranno effettivamente così, e per me non è abbastanza per spendere hic et nunc il mio nome in favore di Ingroia premier contro Bersani.

E’ tuttavia molto probabile che all’interno della Lista Rivoluzione Civile per il Lazio ci sia almeno un candidato che è un amico carissimo, e dal quale comprerei un’auto usata a occhi chiusi. Una persona che ha speso la sua (ancora giovane) vita per la difesa dei diritti civili e che, se sarà eletto, non potrà che far bene in Parlamento. Ma d’altra parte di cari amici candidati quest’anno ce ne sarà più d’uno, e per coalizioni concorrenti fra loro (in Rivoluzione Civile, nel PD, nella Lista Monti; mancheranno, a queste elezioni, solo due che spero ci siano al prossimo giro: Cristiana Alicata e Francesco Clementi, entrambe nel PD). La cosa che mi consola è sapere che sono tutte persone specchiate, oneste, competenti all’ennesimo grado, progressiste (chi più, chi meno, almeno in economia) e laiche. Potenzialmente, tutte candidature che starebbero bene in un Nuovo Partito d’Azione che si collocasse nel suo alveo naturale di centro-sinistra, anziché in alleanza con la Sinistra di Rifondazione e PdCI, contro i partiti d’ispirazione socialdemocratica (SeL, PD, PSI).

Son tempi di grande confusione sotto al cielo, e non è detto che la mia scelta sia quella giusta, lo so io per primo. Ho scelto di tentare di non contribuire alla confusione, con un rifiuto che, spero, sarà capito e apprezzato almeno da chi mi legge abitualmente. Ringrazio Pino A. Quartana e Lorenzo Vantaggiato per l’offerta e la stima.