ElfoEsaurito

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Vi ricordate ElfoBruno? Lo abbiamo conosciuto in molti per essere un blogger brillante, simpatico, cordiale. Un uomo mai, mai, mai spaventato dalla polemica.

Ebbene, la gente invecchia e cambia. Questa è una lezione imparata tempo fa. Così succede che da un po’ di tempo (all’incirca, da quando il PD di Renzi ha preso l’inaspettato 40,8% dei voti, se s’è messo a portare a casa alcune riforme) ElfoBruno ha fatto tilt. Così ha cominciato a censurare, togliendo il contatto Facebook e altri social, a tutte quelle persone (amici decennali inclusi, eh) che hanno osato esprimere opinioni differenti da quelle sue. Non solo: hai osato mettere un “like” a una cosa detta da un contatto che ha espresso un’opinione differente da quella di Elfo? Cancellato anche tu. Chiedere a Jim Douglas per conferma.

Inoltre, ElfoBruno ha cominciato a insultare in modo sistematico quel 40,8% di italiani (fra cui mi colloco idealmente anche io, anche se in effetti alle ultime avrei votato Lista Tsipras e, col senno di poi, pentendomene; comunque nel PD sono di certo un civatiano e non un renziano) scrivendo che sono tutti “consustanzialmente cretini”. Tu ricordi che gli “80 euro” di Renzi non sono un’elemosina, ma una redistribuzione del reddito che vale per 18 mesi e poi diventerà strutturale? Sei un renziano di merda. Gli ricordi che eventualmente sei un civatiano di fango, e che a forza di ripetere questo suo mantra la cosa “ti fa sembrare un idiota, quale di certo tu non sei”? Lui la prende per un “raffinato artificio retorico da giornalista” [sic!] e, in pieno straw men delirium, ti accusa: “Mi hai dato dell’idiota in pubblico!” A parte che non è vero, Dario, perché se volevo darti dell’idiota in pubblico ti scrivevo “Idiota”, ma che, davvero? Ma te posso dà der tu, Dario?

Rosaria Iardino scrive un post in queste ore assai discusso. ElfoBruno reagisce in modo scomposto: “La solita piddina incompetente sull’AIDS”. Tu spieghi a ElfoBruno che Rosaria Iardino può aver detto una stupidata (e io non la penso così, ma tralasciamo) e che eventualmente va attaccata per ciò che ha detto, non per chi è, perché semmai è un simbolo della lotta all’AIDS da tipo 30 anni? Allora ElfoBruno ti taglia via. Non solo: va così fiero della cosa che ci scrive un post apposito su. Per altro ricco di omertà: hai tanta paura a citarmi direttamente, Dario? Su, un briciolo di coraggio dattelo: a censurare ci vuol poco, a ribattere con argomenti validi è un tantino più ardua, ma ce la puoi ancora fare, come un tempo.

Succede così che io, dopo aver cercato inutilmente di farlo ragionare in privato, addirittura con una mail in cui gli chiedevo letteralmente “per favore” di non comportarsi in modo così brutto, e una chattata – dopotutto ci leggiamo reciprocamente dal 2004 e siamo amici nello splendore delle tre dimensioni da allora – alla fine gli ponga una domanda su un altro suo sito FB (sono i prezzi del voler essere presenti su FB anche con un profilo dedicato al proprio blog: un tantino eccessivo, forse, Dario?):

Caro Dario ma tu per altro fai l’insegnante e mostri questo grado di tolleranza zero per opinioni differenti dalle tue? Come ti comporterai dinanzi al primo studente, anche delle medie, che dovesse non condividere una tua opinione in un modo appena appena intelligente? Lo sbatti fuori dalla classe? Gli metti una nota? Gli metti due? A me pare davvero enorme che un insegnante abbia il livello di tolleranza zero che hai mostrato, proprio perché noi insegnanti siamo o dovremmo essere naturalmente portati al confronto e all’ascolto di opinioni diverse.”

Come reagisce ElfoBruno? Cancellando di nuovo l’intervento. Che almeno questa volta era un po’ severo, lo ammetto.

Allora che succede? Succede che finalmente m’incazzo. E quando ricevo, a notte, una mail privata di Dario, la cancello senza nemmeno leggerla. Lo dico qui a favore di Dario e di altri: se mi scrivete una mail personale e io non vi rispondo, significa solo due cose: o non mi è arrivata, e allora dovrebbe tornarvi indietro, oppure penso che non vi meritiate nemmeno una risposta perché avete passato il limite.

Per Dario però ho voluto fare un’eccezione. Così oggi sono tornato sul profilo FB del suo blog [ari-sic!] dove, come per magia, erano stati cancellati i miei interventi, ancora rispettosi ma di certo piccati. Interventi in cui gli dicevo, fra l’altro, che mi ero reso conto del numero di persone che lui aveva censurato togliendogli il contatto FB. Perché? Per reato di lesa differenza d’opinione (gente e gente che mi ha proprio scritto, dopo la pubblicazione di un mio post su FB, dicendomi: guarda che ha tagliato via anche me. E me. E me. E me. E me. Non finivano più!). A questo punto gli scrivo che noi pensavamo che non stesse tanto bene. Perché tu puoi litigare con un amico, e passi, magari c’hai pure ragione. Ma se litighi non con l’universo mondo, io un problemino me lo porrei.

Così, nella consapevolezza che ormai ElfoBruno non polemizza più con chi ha opinioni differenti, ma li censura alla Scalfarotto o alla Scanzi, pubblico qui lo screenshot dei miei ultimi interventi sul FB dell’Elfo:

E, per carità di patria, caro Dario, non ti dico altro.

Per ora.

HIV, Corte Suprema Canada cancella obbligo di rivelare status al partner

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Ne ho scritto nel mio primo articolo non da blogger su Il Fatto Quotidiano.

La sentenza potrebbe interessare anche in Italia, perché su questi temi, spesso, i legislatori e i tribunali considerano, a livello di orientamento, le posizioni assunte dalle Corti supreme dell’intera collettività. Pubblico qui sotto la versione originale spedita al giornale, che comprende alcuni link utili.

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La Corte Suprema del Canada ha cancellato l’obbligo, per le persone sieropositive all’HIV, di rivelare sempre e in ogni caso il proprio stato a qualunque partner sessuale. Questo il risultato di due sentenze implicanti persone sieropositive (R. contro Mabior  e R. contro D.C., del 5 ottobre 2012) approvate dal Tribunale supremo di Ottawa all’unanimità. Le decisioni della Corte allentano in parte la severissima legislazione canadese sul tema, e stabiliscono che “i sieropositivi con carica virale bassa e che adoperano il profilattico non pongono come regola generale una possibilità realistica di contagio al proprio partner sessuale”, come ha scritto la Giudice suprema Beverley McLachlin, prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Corte.

Il Tribunale ha inoltre ridotto la gravità del reato per chi non dichiara il proprio stato al partner e non rientra nei due fattori (carica virale bassa e uso del preservativo): queste persone sono ora passibili dell’accusa di “assalto sessuale”, punibile fino a un massimo di dieci anni di prigione. Dal 1998 allo scorso venerdì, i sieropositivi che non dichiaravano la loro condizione al partner erano accusabili di “assalto sessuale aggravato”, punibile con l’ergastolo.

L’aspetto più significativo della decisione della Corte Suprema della Foglia d’Acero è di avere collegato, nelle motivazioni della sentenze, il peso penale della fattispecie del reato ai passi avanti che la ricerca scientifica farà in futuro. “La sentenza di oggi”, si legge sempre nella spiegazione della decisione R. contro Mabior, “non impedisce alla Legge di adattarsi ai futuri passi avanti della ricerca scientifica relativi alla cura o alle circostanze in cui i fattori di rischio qui considerati saranno modificati.” In altre parole, qualora la scienza troverà il modo di rendere i sieropositivi non in grado di contagiare, oppure se si troverà un vaccino efficace contro l’HIV, il massimo Tribunale canadese ha stabilito che la Legge dovrà adattarsi alle scoperte, fino al punto di rendere non punibile il fatto.

Proprio per questo le associazioni canadesi che si battono per difendere i diritti civili delle persone sieropositive si sono dichiarate insoddisfatte della sentenza. “La Corte ha stabilito che essere sieropositivi è ancora, di per sé, un fattore di punibilità. Se si è sieropositivi con una carica virale non rilevabile alle macchine non esiste un rischio significativo di contagiare nessuno” ha dichiarato alla televisione canadese Isabel Grant, professoressa della University of British Columbia e giurista esperta del tema. Sulla stessa linea il presidente della Canadian HIV/AIDS Legal Network, Richard Elliott: “Sappiamo dalla ricerca scientifica che se usi un profilattico oppure se hai una carica virale bassa, il rischio di trasmissione del virus è straordinariamente basso. La Corte ha invece stabilito che per non essere punibili occorrono tutte e due le circostanze, e in questo senso è un passo non all’altezza dei tempi scientifici.” Anche Jessica Whitbread, contagiata dieci anni fa dal fidanzato, ha espresso alla CBC il suo sconcerto: “Dapprima la sentenza mi era parsa un passo avanti. Ma poi ho compreso che questa sentenza mi espone ancora a essere criminalizzata sulla semplice base dell’accusa verbale di un mio eventuale ex partner vendicativo.” Secondo due studi svizzeri del 2008 pubblicati dall’immunologo svizzero Pietro Vernazza sul Bulletin of Swiss Medicine e su The Lancet, e approvati dalla Swiss Federal Commission for HIV/AIDS, i sieropositivi con carica virale non rilevabile nei precedenti sei mesi e privi di altre malattie sessuali, non sono infettivi.

Oggi è il 1° dicembre

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Oggi è il 1° dicembre, giornata internazionale contro l’AIDS.

Appartengo a una generazione che ha vissuto a cavallo dell’AIDS. Ha visto, da bambino e adolescente, il sorgere di una malattia nuova e mortale, che uccideva tramite il sesso, tramite l’amore. Uccideva in quel tempo “solo” alcuni VIP che parevano ai nostri occhi immortali. Un nome per tutti: Freddie Mercury. Poi, entrato in età sessuale, ho dedicato anni al volontariato anti-Aids. Mi sono messo al servizio di associazioni che da un lato si battevano per raccogliere fondi per la ricerca, dall’altro cercavano di alleviare gli ultimi mesi di ragazzi poco più grandi di me che avevano contratto quella che, ancora nei primi anni Novanta, era una chiara condanna a morte per consunzione. Il pensiero va a un Marco di 20 anni, al quale io diciottenne facevo la spesa alimentare, fino al giorno in cui incontrai il portiere di casa sua sulle scale, e mi disse che “la spesa non gli serviva più”. Nella notte aveva avuto una crisi cardiaca, e io smisi il mio volontariato in quel campo: era troppo, per me. Erano gli anni che portavano via Pier Vittorio Tondelli. Pochi anni dopo, sarebbero arrivati dei nuovi farmaci, e la malattia da mortale sarebbe diventata sostanzialmente cronica.

Le associazioni anti-Aids continuano a raccogliere fondi per la ricerca e ora si battono contro lo stigma sociale che circonda spesso i sieropositivi, che magari sono in piena salute, ma vengono discriminati da molti per pura e irrazionale paura. Eppure sappiamo tutti quanto sia complicato e difficile trasmettere questo virus; se non ricordo male la lezione di un immunologo seguita quando facevo il giornalista medico, l’Hiv è il virus più difficile da trasmettere tra tutti quelli presenti in natura. Sbagliando, non parlo volentieri di AIDS: vengono alla mente i volti di conoscenti che non ci sono più, vengono alla mente i volti degli amici coinvolti e viene alla mente il monumento funebre di Kathwra Park a Toronto: un perfetto testimone architettonico di cosa abbia significato questa epidemia che ancora segna gli anni in cui viviamo, anche se in modo forunatamente più blando rispetto al recente passato. Che l’HIV ci abbia toccato direttamente o indirettamente, siamo una generazione di sopravvissuti. Ci metto dentro tutti coloro che si sentono sopravvissuti perché lo sono per davvero e dedico questo post a chi mi legge da sieropositivo, ricordando a lei o a lui di non dimenticarsi mai della propria grandezza interiore. Lottiamo tutti contro le “normali” difficoltà della vita; lottiamo e corriamo verso il domani e il nostro futuro. Voi, che lottate anche portandovi lo zaino pesante dell’HIV sulle spalle, riuscite a lottare e correre e vi vediamo esattamente alla nostra altezza. Continuate così: alla fine della corsa avremo il tempo di un brindisi per la vostra vittoria.