Se Forza Italia passa dal Family Day al Gay Pride

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«Francesca Pascale e Vittorio Feltri annunciano la loro iscrizione all’Arcigay poiché ne condividono le battaglie in favore dell’estensione massima dei diritti civili e della libertà». Questo il comunicato stampa rilasciato alle agenzie da parte della compagna dell’ex Presidente del Consiglio Berlusconi, e di uno dei suoi più importanti intellettuali d’area. Un comunicato che, giustamente, Il Giornale descrive come “dal tono vagamente da annuncio matrimoniale”, e per una volta la definizione scuce un sorriso.

Il resto, lo trovate sul blog de Il Fatto Quotidiano. Dove spiego anche perché, secondo me, ElfoBruno sbaglia nel suo settarismo.

Da Perugia, un corto contro l’omofobia

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Stefano Bucaloni mi segnala questo bel corto realizzato dall’Arcigay Perugia in occasione del Perugia Pride. Ve lo pubblico tosto. Non prima di dirvi che sul mio Facebook il 28 giugno ho visto foto da 3/4 dei miei contatti che illustravano la loro gioiosa (davvero gaya!) partecipazione all’Onda Pride tenuta in tutta Italia: eravate bellissime e bellissimi.

Gay Pride: la rivoluzione compie 45 anni

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Una scarpa col tacco è afferrata dalla mano della sua proprietaria. Viene agitata per aria, a mo’ di clava. E finalmente è scagliata verso la polizia, con rabbia, con tutta la forza possibile. È una scarpa col tacco numero 45, ed è la sciccosissima calzatura di Sylvia Rivera, una delle tante transessuali che la notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 si trovavano dentro un famoso locale gay di Christopher Street, a Manhattan: lo Stonewall Inn. La rabbia di Sylvia non è ancora soddisfatta. Ha almeno un altro calzare da tirare e la sua dignità di transessuale da difendere.

Il resto, lo potete leggere su Il Fatto Quotidiano.

 

 

Buon Roma Pride 2014

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Mentre scrivo questo post, penso stia terminando il Roma Pride 2014. Pieno, come sempre, di tante amiche, amici, conoscenti e lettori. Da quando vivo in Canada mi è capitato di saltare diversi pride (ma non poi così tanti, alle volte verso fine maggio o primi di giugno ero a Roma). In ogni caso quest’anno l’ho saltato e volevo giusto scrivere poche righe di saluto a coloro che oggi sono in piazza a manifestare anche per i diritti miei.

Non so quando la classe politica italiana sarà in grado di capire che il diritto al matrimonio o è un diritto valido per tutti, o non è. Non so quando capiranno che anche l’adozione è un diritto: del bambino orfano a trovare uno o due genitori (di sesso diverso o uguale) che sappiano offrirgli amore, rispetto e una chance migliore nella vita di quella che avrebbe rimanendo senza famiglia. So solo che prima o poi anche i politici italiani arriveranno a queste banali riflessioni e allora le leggi che saranno approvate dal Parlamento della Repubblica non avranno *nulla* a che fare con le sporcizie intellettuali scritte da Ivan Scalfarotto e – in ogni caso – arenate in qualche cassetto dell’attuale governo. Al contrario, saranno leggi molto semplici, molto brevi. Leggi che diranno: “La Repubblica riconosce il diritto al matrimonio civile, con tutte le conseguenze di legge relative, anche alle coppie di cittadini non consanguinei dello stesso sesso, se al di sopra di anni 16.” Ecco, una roba così basterà e avanzerà.

Oggi voi che scendete in piazza al Roma Pride 2014 in fondo lottate per questo: per far trionfare la semplicità e la banalità. La banalità del fatto che ci sono tanti modi di amarsi e tanti modi di costruire una famiglia. Sono tutti validi, e uno stato laico e occidentale ha il dovere di rispettarli e tutelarli tutti.

Grazie per esserci, anche per conto mio.