Che cos’è l’omofobia – il racconto di Federico

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Come a pochi sarà sfuggito, io sono bisessuale. Il fatto che io conviva da 4 anni (e mi sia sposato da 2) con una donna caraibica e non, incidentalmente, con un uomo caraibico non mi fa certo dimenticare cosa significhi non essere eterosessuali.

Siccome nella misera Italia sono davvero troppi gli eterosessuali (quelli che, con un immane senso dell’autoironia non voluta, mia sorella si ostina a chiamare “normali”, pensando evidentemente di rientrare nella categoria) che non sanno o che dimenticano cosa voglia dire vivere avendo un orientamento sessuale diverso da quello della maggioranza, mi sembra utile pubblicare, col suo consenso, la riflessione che il mio amico Federico (no, non il coautore) ha postato sul suo profilo Facebook poche ore fa.

Piccola nota: Federico è un uomo forte, psicologicamente e intellettualmente strutturato, come lo sono io. Molti di noi LGBT nati negli anni Settanta abbiamo, all’alba del 2014, ormai raggiunto il livello dell’ironia olistica o forse proprio dell’olismo ironico. Su tutto, anche sugli attacchi omofobici. Difficile ferirci, più facile farci incazzare, molto semplice farci riflettere. Eppure la cosa che Federico racconta ha avuto un effetto negativo – la constatazione dell’attacco omofobico – e uno positivo: quello di fargli scrivere questa riflessione qui sotto.

Subito pensiamo: e se fosse successo a qualcuno di più fragile? A qualcuno di più giovane? A qualcuno di meno sereno? Quanti stati di Facebook come questo non leggiamo sui muri di quegli adolescenti gay o bisex che poi, tutto a un tratto, mollano la presa? E’ in nome loro che tutti gli omofobi vanno annientati politicamente e socialmente. E’ per questo che se ti batti per impedire agli altri il diritto di sposarsi e di adottare figli, magari giocando alla “sentinella in piedi” e sostenendo il silenzio e la censura contro i diritti civili di altre persone, devi morire socialmente e professionalmente. Perché la democrazia plurale non è quello spazio dove tutti possono fare e dire il cazzo che gli pare. Ma è quello spazio dove tutti possono fare e dire il cazzo che gli pare fintanto che non leda i diritti civili del prossimo. Non ci deve essere spazio per chi ha la tua malattia di odio, così come oggi non ce n’è più per chi si opponga alle nozze interrazziali.

Il fatto racconta di un’aggressione omofobica. E di come la spiagga in cui è accaduta l’aggressione ha reagito alla cosa. E di come lo stomaco di chi l’ha subita si sia stropicciato, inevitabilmente, davanti a una tale dimostrazione di violenza. Sì, perché importa poco che il gesto non ha potuto tradursi in violenza fisica: esiste il livello psicologico della violenza e lì senza dubbio il mio amico è stato ferito, seppure di striscio. Sono da sempre dell’idea che nessuno mai, in nessun luogo, in nessun tempo, possa avere la libertà di esercitare questo genere di violenza psicologica. E sono dell’idea che quando invece questo accade, occorre reagire con tutte le armi possibili. A cominciare da quella che offre un blog. O un muro di Facebook. O una spiaggia naturista d’estate, della ben più moderna Spagna.

Scrive Federico:

Ed eccoci qui sopravvissuti a una mini aggressione xeno – omo – o semplicemente fobica. A Minorca, gioiello delle Baleari, orgoglio accogliente di una Spagna che qui cerca di dimenticare l’atmosfera deprimente della crisi, c’è tempo per l’odio.

Chissà forse perché nudi – in una spiaggia naturista – forse perché autoctoni solo a metà o forse perché colpevoli di essere due uomini chiaramente felici della reciproca compagnia. Ma eccolo lì un bestione a minacciarci con il bastone di un ombrellone, gridando il suo disgusto, a cercare una provocazione per darci addosso. L’amico cerca di calmarlo, e si scusa con uno sguardo, la moglie (dell’amico), vergognandosi, come una ladra lascia la spiaggia e poco dopo la segue il resto della famiglia. Lui resta e due belle signore si scagliano in nostra difesa gridandogli “sin verguenza” (sei senza vergogna).

Noi rispondiamo, fermi – paralizzati più dall’incredulità che dalla paura – ma senza cedere alla provocazione. Lasciato solo dalla famiglia (resta l’amico a calmarlo ancora “ya está, ya está) e accerchiato dalla disapprovazione di tutti alla fine, pur borbottando “a me nessuno mi caccia da qui”, se ne va. In quel momento TUTTA LA SPIAGGIA APPLAUDE in nostro sostegno, felici che quel grumo di intolleranza insensata lasciasse uno spazio condiviso serenamente fino a quel momento.

Non mi era mai successo e, nonostante anni a denunciare, manifestare, richiamare l’attenzione sui soliti temi a suon di “che palle sti froci” mi scopro a rimuginare ancora una volta che la violenza ferisce ma la violenza discriminante avvelena perché semina il dubbio di sentirsi sbagliati e lascia una rabbia brutta di un cazzotto che avrei voluto dare ma che ora sento di aver preso nello stomaco. E non posso fare a meno di pensare a chi non ha le risorse per capire, farsi capire o difendersi dentro e fuori. A chi quella spiaggia che si alza piedi e applaude non l’ha avuta mai o non ce l’avrà mai. E mi spezza il cuore.

Se nell’almodovariana e post zapateriana Spagna questo può ancora accadere, che cosa può e deve ancora accadere nell’Italia di Giovanardi, della Binetti, dei Dico mai fatti, per capire che uno straccio di legge contro l’omofobia – che non è una cazzo di riforma costituzionale – è urgente, non tanto per quello che comminerà, ma per unire quella spiaggia, per sentire più forte quell’applauso che in parte oggi ci ha salvati.

Grazie di cuore, Federico. Per lo scritto, e per avermi permesso di ripubblicarlo. A te, a me, a tutti noi, dedico questa canzone di Guccini:

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Non costituiscono…

Citazione

Non costituiscono discriminazione aggravata dall’omofobia le opinioni assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attivita’ di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni.

Questo il testo, approvato, del sub-emendamento Gregorio Gitti (Scelta Civica) alla legge contro l’omofobia che oggi la Camera dei Deputati ha approvato. Il sub-emendamento, che rende l’intera legge controproducente, è stato approvato a scrutinio segreto col voto favorevole di PDL, Lega Nord, PD, Scelta Civica. Se il testo così com’è sarà approvato anche dal Senato, l’Italia avrà l’invidiabile primato di diventare la prima nazione del mondo Occidentale ad aver approvato una legge anti-omofobia che è omofobica e che sancisce chi, sotto quale cappello, può tranquillamente sostenere che gli omosessuali sono inferiori, o malati. Se sei un cittadino normale no, ma se appartieni a un partito politico, a un sindacato, a un’associazione culturale o sanitaria o a una Chiesa, lo puoi sostenere tranquillamente: è libertà d’espressione.

Non siete convinti, come il mio ex contatto Facebook Lollo? La prova del nove, se non siete antisemiti, è immediata: provate a sostituire a “omofobia” il termine “antisemitismo” e vedete se la cosa vi torna sempre accettabile.

Riprendo il resto dal sito del M5S: Il voto sul subemendamento, espresso a scrutinio segreto, e’ passato con 256 si’ (un numero inferiore a quello del totale dei deputati del Pd, che pure aveva dato parere positivo) e 228 no (anche in questo caso, un numero inferiore alla somma dei voti di Pdl, M5S e Sel, che si sono espressi per il no). Prima del voto, un vivace dibattito si e’ acceso nell’Aula della Camera.

Il relatore Ivan Scalfarotto (Pd) ha infatti difeso la bonta’ del subemendamento Gitti: “E’ una norma di garanzia – ha detto – Protegge omosessuali e transessuali e chiarisce che nessuno vuole punire la liberta’ di opinione”. Tutt’altra l’opinione di Enrico Costa (Pdl): “E’ una norma equivoca, pasticciata. E’ un emendamento subdolo che dal punto di vista giuridico creera’ una notevole dose di equivoci e non diteci che non incide sui processi in corso”. Parole dure anche quelle di Francesca Businarolo, del M5S: “E’ altamente discriminate. Gitti ha detto ‘noi vogliamo introdurre questo emendamento perche’ quando selezioniamo le persone per incarichi di lavoro vogliamo sapere se hanno fatto parte di associazioni gay-friendly’.E’ una norma discriminatrice dei lavoratori e della lavoratrici che sono omosessuali”. Andrea Colletti ha aggiunto: “E’ palesemente anticostituzionale”. Alessandro Zan, di Sel, ha affermato: “Questo subemendamento e’ davvero pericoloso. Non risolve i problemi ma li crea: avvalla forme di istigazione all’odio. Mi dispiace che Gitti l’abbia posto come veto all’approvazione della legge. E’ un salvacondotto” che, ha denunciato, “modifica tutto l’impianto della legge Mancino” in favore di organizzazioni omofobe, razziste e nazifasciste.

Le cose cambiano (?)

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Sì, perdonerete ma il punto interrogativo in Italia è d’obbligo. E’ infatti nato anche in Italia, in collaborazione con Corriere.it il sito “le cose cambiano” analogo italiano di It Gets Better, sito/progetto nato per gli adolescenti GLBT che qualcuno di voi già conoscerà nella sua versione originale. E’ un sito dove personalità famose o comunque affermate cercano di stabilire un contatto video col mondo degli adolescenti che si sentono in gabbia perché hanno compreso o stanno comprendendo di non appartenere alla maggioranza eterosessuale.

Negli stati uniti il progetto ha avuto l’onore di un video registrato dal Presidente Obama, pubblicato sul canale Youtube della Casa Bianca, a sostegno del progetto. Sarà un po’ difficile dare fiducia agli adolescenti gay italiani nel momento in cui perfino l’Albania ci supera in quanto a legge anti-omofobia, per non parlare del Delaware, oggi undicesimo stato USA ad approvare il matrimonio per tutti. Ma comunque: per ora ci teniamo il punto interrogativo, nell’augurio di poterlo presto cassare.

Son sempre 50 punti

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Ok, lo so, ormai è come sparare sulla Crocerossa, ma non è colpa mia se Scalfar8 ha definito le posizioni omofobiche di M. Biancofiore come “molto conservatrici”. Roba che se lo leggono i conservatori di Canada e UK lo querelano. http://www.ivanscalfarotto.it/2013/05/03/diritti-civili-il-ruolo-del-parlamento/

L’omofobia di Rosy Bindi

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Il post seguente è stato rifiutato dalla redazione de Il Fatto Quotidiano con la seguente motivazione: “Ciao Sciltian,
ti ringrazio per averci provato, ma purtroppo il problema rimane. […], ma si tratta di una questione tecnica. se noi scriviamo Rosy Bindi è malata di omofobia, poiché siamo una testata giornalistica con un codice deontologico , Rosy Bindi ci querela. Quindi sentiti pure libero di pubblicare il post nel tuo blog, che è soggetto a regole diverse.

Non condivido la motivazione di questa piccola censura, perché è mia opinione che chi dice le frasi dette da Rosy Bindi (e riportate nel pezzo) è omofobo de facto, e una eventuale querela serve semmai a sancire la cosa anche a livello di Tribunale. Non è che se un giornale evita di scriverlo, quella persona diventa non omofoba. E’ solo l’ennesima dimostrazione di quanto indietro sia la società italiana sul tema dell’omofobia, redazioni dei giornali di opposizione inclusi. Ai miei lettori decidere se il pezzo in questione è da censurare o no. S.G.

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Un partito che voglia dirsi “democratico” può permettersi di avere un presidente omofobo nel XXI secolo? In Europa occidentale la risposta è no. La riflessione vale anche per un partito che voglia dirsi “liberale” o “conservatore” e senta la necessità di tenere alta la distanza dalla Destra reazionaria o filonazista.

L’on. Rosy Bindi è malata di omofobia e dimostra questa sua patologia nel momento in cui dice frasi agghiaccianti tipo quella che l’ha resa celebre in Canada e nel resto d’Occidente: «Il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare. […] Non sarei mai favorevole al riconoscimento del matrimonio fra omosessuali: non si possono creare in laboratorio dei disadattati. È meglio che un bambino cresca in Africa.» (12 marzo 2007). Cinque anni dopo Bindi dimostra di non aver imparato nulla dai propri errori. Per rispondere all’ennesima barbarie omofobica proveniente dal segretario coi fili del Pdl, Angelino Alfano, l’ex ministro del governo Prodi ha dichiarato a Sky: «La famiglia fondata sul matrimonio ha la priorità, lo dice la Costituzione. Ma il Pd non ignorerà i diritti di tutti. Il matrimonio però è solo eterosessuale, è un punto molto fermo». (11 marzo 2012)

Sulla vistosa contraddizione giuridica della sentenza n.138 2010 (15 aprile) della Corte Costituzionale che ha di fatto subordinato la Costituzione al Codice Civile, si è di recente espresso il giurista Persio Tincani in un ottimo intervento su Micromega e a quello rimando quando la poco onorevole Bindi tira in ballo la Costituzione. Ricordo solo che il Codice Civile italiano è stato scritto in epoca fascista e che proprio in tema di matrimoni alcuni suoi articoli sono dovuti essere abrogati (la cosiddetta “defascistizzazione” del Codice) perché apertamente razzisti, come il 91, che difendeva la purezza della razza italica dai matrimoni “misti”.

Ma il problema qui è nella patologia espressa dalla signora Bindi. Parlo proprio di “patologia” perché intendo il termine “omofobia” secondo l’affermata definizione usata da Martin Kantor: una manifestazione di sessuofobia dovuta al fatto che i genitali sono anatomicamente vicini agli organi escretivi, motivo per cui gli omofobi provano schifo o disgusto verso ogni atto sessuale, specialmente orale e anale (1998, 13-6). In questo senso, l’omofobo può odiare qualunque atto sessuale, sia esso eterosessuale o omosessuale. Gli omofobi, secondo Kantor, soffrono di un disturbo emotivo, sono individui in perenne conflitto fra i loro desideri segreti che guidano le loro paure manifeste.

Pochi omofobi e pochi sessuofobi ammettono di essere omofobi o sessuofobi e su questo Rosy Bindi non fa eccezione. Alcuni fra loro citano a sproposito le Sacre Scritture (vedere il capitolo “Dio odia i finocchi” del saggio Gay: diritti e pregiudizi per approfondire il tema) come motivo della propria omofobia, altri citano (sempre a sproposito, vedere in particolare gli artt. 3 e 29) la Costituzione italiana. La realtà è, sostiene Kantor, che citano la Bibbia perché sono omofobi, e allo stesso modo, aggiungo io, citano la Costituzione perché sono omofobi.

La società italiana, culturalmente, è una delle più omofobe dell’Occidente e i motivi di questo fatto non sono in realtà chiarissimi. Diversi studiosi indicano l’influenza che il cattolicesimo ha avuto per millenni sulla penisola come una delle maggiori cause di questa anomalia italiana. Il sociologo Marzio Barbagli ha dedicato vari studi a questa peculiarità della società italiana e l’ha collegata alla mancata parità fra uomo e donna che persiste in Italia più che nel resto d’Occidente sotto tutti i punti di vista, dall’economico al culturale. In un’intervista a Repubblica ha affermato: “Siamo ancora una società fortemente eteronormativa (la pretesa della cultura eterosessuale di interpretare se stessa come esprimente tutta la società, inclusa quella parte che eterosessuale non è, nda) che tollera di più ma non accetta ancora, e questa contraddizione è lo scoglio da superare, forse più dell’intolleranza manifesta.

Che la società italiana sia arretrata sul tema dei diritti civili rispetto all’Occidente è un fatto indiscutibile. Chi però riveste ruoli di rilievo nell’agone politico non può permettersi di essere a sua volta vittima di situazioni di ignoranza, di patologia o di semplice discriminazione. Basterebbe sostituire il termine “ebreo” al termine “omosessuale” dalla frase di Bindi del 2007 per rendere chiaro che chi incita alla discriminazione e al mantenere lo statu quo d’ineguaglianza contro le persone GLBT non ha spazio nelle società moderne occidentali, men che meno all’interno di un partito che si richiama a principi di solidarietà e di uguaglianza sostanziale.  Onorevole Bindi, glielo chiedo come cittadino italiano prima ancora che come intellettuale: sul tema del diritto al matrimonio per tutti, si aggiorni o si dimetta dalla politica italiana.

Maine come California: referendum cancella diritto a nozze per tutti

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Secondo una nota della Associated Press, che ho incrociato con una dichiarazione di Bangordailynews, mitica cittadina natale di Stephen King nella quale feci un atterraggio d’emergenza negli anni ’80, l’elettorato del Maine ha votato al 52,75% contro il 47,25% in favore della cancellazione della legge che consentiva alle coppie dello stesso di sposarsi (87% dei seggi scrutinati). Il Maine passa dall’essere il 6° stato USA ad aver approvato una legge sul matrimonio per tutti (dopo Massachussettes, Conneticut, Iowa, Vermont, California) , all’essere il 2° stato ad aver cancellato detta legge tramite referendum popolare, dopo la California. Questo risultato è una vittoria parziale del fronte reazionario, sia per le ridotte dimensioni dello scarto, sia perché le associazioni per i diritti civili chiameranno, con ogni probabilità, un nuovo referendum per annullare l’esito del referendum di oggi. Del Vermont avevamo parlato sul vecchio blog (vedetevi il video della deposizione del giovanerrimo James Neiley, che fa commuovere).

Pubblico qui due video: quello della campagna per “Vota NO alla proposizione 1”, che ha perso:

…e quello di un giovanissimo cittadino del Maine che ha commentato il giorno in cui il Congresso del Maine aveva approvato la legge che estendeva il matrimonio a tutti gli adulti consenzienti. Il punto di forza del fronte del “NO” alla cancellazione del matrimonio per tutti è che la grande maggioranza delle persone che difendono le conquiste civili sono giovani, mentre la grande maggioranza di chi sostiene la discriminazione sono vecchi. Il progresso, su questi argomenti, si può rallentare, ma non fermare. Come ha detto al Bangor News il portavoce dei difensori del diritto al matrimonio per tutti, Jesse Connolly:

“We’re not short-timers; we are here for the long haul,” Connolly told the crowd, some of whom wiped away tears as he spoke. “Whether it’s just all night and into the morning, or next week or next month or next year, we will be here. We’ll be fighting, we’ll be working. We will regroup.”

Su YouTube potete trovare anche diversi video delle udienze pubbliche, tenute il 22 aprile 2009, all’Augusta Civic Center del Maine, nelle quali i sostenitori delle due mozioni si sono affrontati dinanzi a 4000 cittadini.