A cosa può servire la pubblicità nel XXI secolo

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Lo spot della Campbell con i due papà gay che danno da mangiare a loro figlio è dell’ottobre 2015. Io però l’ho vista solo oggi, quindi la prendo come un simbolo di quante cose utili alla società si possono fare all’alba del 2016 con appena 40 secondi di annuncio pubblicitario. Se non ho capito male, questo spot per ora è disponibile solo sulla rete, ma mi auguro che presto lo si possa vedere sulle tv d’Occidente (in Italia, magari, fra 10 anni). Mi limito a postare la clip perché su questo tema sento che potrei scrivere uno dei post più lunghi degli ultimi 10 anni, e tutto sommato alla fine so di avere un pubblico d’élite che sa capire tutti i risvolti socio-politici di questa iniziativa anche da sé, senza bisogno che ve li sottolinei io. Buona visione.

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Clicca sulla foto per vedere lo spot della Campbell con i due papà

La trascrizione del sindaco di Roma su Advocate

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Il sito americano Advocate ha dedicato un gran bel servizio all’operato del sindaco di Roma, Ignazio Marino, e alla sua sacrosanta trascrizione dei matrimoni che 16 coppie romane hanno celebrato fuori dai confini italiani. Come sapete, il prefetto di Roma ha minacciato di annullare le trascrizioni e su Facebook ho scritto che in caso la magistratura dovesse annullare l’annullamento del prefetto, questi si dovrebbe dimettere.

Faccio infine notare che il matrimonio contratto all’estero, soprattutto in UE, fra un cittadino italiano e un cittadino non italiano, secondo la sentenza della Corte di Cassazione 1328/2011, conferisce valore giuridico alle nozze effettuate all’estero ai fini dell’ottenimento del permesso di soggiorno per il coniuge non italiano sposato con cittadino italiano. Quindi l’atto del matrimonio celebrato all’estero, di per sé e senza trascrizione, per la Legge italiana da già origine ad altri diritti civili. A questo punto, la trascrizione nel registro dello stato civile è un atto dovuto, dal momento che lì ci si registrano le persone che non sono single.

USA, la Corte Suprema respinge il ricorso contro le nozze per tutti

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Con un tratto di penna della Corte Suprema americana, gli Stati in cui il matrimonio è legale per tutti passano in una notte da 19 a 30 su 50. La Corte Suprema degli Stati Uniti, infatti, ha deciso ieri di non pronunciarsi rispetto ai ricorsi contro il matrimonio per tutti presentati da cinque Stati americani tradizionalmente conservatori: Indiana, Utah, Oklahoma, Virginia e Wisconsin.

Questa decisione, che corrisponde al respingimento dei ricorsi, dà così ragione agli avvocati delle coppie dello stesso sesso che nei mesi passati avevano fatto causa contro una legge degli Stati d’appartenenza che limitava la definizione di “matrimonio” in senso novecentesco, all’unione di un uomo con una donna. Tribunali locali avevano accolto il ricorso degli avvocati delle coppie gay e avevano proceduto a dichiarare incostituzionale il bando contro i matrimoni per tutti, basandosi su precedenti pronunce della Corte Suprema. I Parlamentini degli Stati avevano allora presentato ricorso in Corte Suprema contro la sentenza del Tribunale locale, chiedendo che fosse il Tribunale supremo a stabilire una parola definitiva. Con questo respingimento del ricorso dei cinque Stati, la Corte Suprema ha implicitamente dichiarato incostituzionale il bando contro i matrimoni per tutti non solo nei cinque Stati ma anche in altri sei dove una simile legge era in vigore, rendendo de facto legale le nozze per tutti in 30 Stati.

Il resto, sul blog de Il Fatto Quotidiano.

Omofobi a piedi, il miglior ufficio stampa per i diritti gay

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Nella giornata di ieri c’è stata una certa tensione in alcune piazze d’Italia. Un movimento apertamente omofobico, autonominatosi Sentinelle in piedi” [sic], che si batte contro l’uguaglianza dei diritti civili di tutti gli italiani, ha organizzato delle cosiddette “veglie” in pubblico.

L’immagine di queste veglie rimanda a memorie davvero tristi: poche persone in piedi, immobili, a distanza di due metri una dall’altra, in silenzio. Fanno finta di leggere un libro, a volte tenuto alla rovescia. Osservano un atteggiamento marziale. I volti segnati da una cattiveria senza un vero perché. Inquadrati in modo assai severo dal loro servizio d’ordine, che si muove a scatti nervosi, con tanto di pettorine colorate. Un servizio d’ordine che ha imposto loro il silenzio: le “sentinelle” non hanno diritto a parlare con chicchessia, soprattutto con la stampa. I giornalisti sono dunque costretti a passare per i portavoce ufficiali, dovendo così rinunciare al proprio diritto di cronaca. Ecco che questi omofobi a piedi possono essere descritti come manipoli di cittadini disposti a sospendere i propri diritti di libera espressione al fine di impedire ad altri il diritto alla felicità. Del resto, già il nome di “sentinelle” individua nei partecipanti dei soldati che si arruolano per difendere un avamposto e ammazzare il nemico, non certo per stabilire un dialogo.

Il resto, lo potete leggere sul mio blog sul Fatto Quotidano.

Che cos’è l’omofobia – il racconto di Federico

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Come a pochi sarà sfuggito, io sono bisessuale. Il fatto che io conviva da 4 anni (e mi sia sposato da 2) con una donna caraibica e non, incidentalmente, con un uomo caraibico non mi fa certo dimenticare cosa significhi non essere eterosessuali.

Siccome nella misera Italia sono davvero troppi gli eterosessuali (quelli che, con un immane senso dell’autoironia non voluta, mia sorella si ostina a chiamare “normali”, pensando evidentemente di rientrare nella categoria) che non sanno o che dimenticano cosa voglia dire vivere avendo un orientamento sessuale diverso da quello della maggioranza, mi sembra utile pubblicare, col suo consenso, la riflessione che il mio amico Federico (no, non il coautore) ha postato sul suo profilo Facebook poche ore fa.

Piccola nota: Federico è un uomo forte, psicologicamente e intellettualmente strutturato, come lo sono io. Molti di noi LGBT nati negli anni Settanta abbiamo, all’alba del 2014, ormai raggiunto il livello dell’ironia olistica o forse proprio dell’olismo ironico. Su tutto, anche sugli attacchi omofobici. Difficile ferirci, più facile farci incazzare, molto semplice farci riflettere. Eppure la cosa che Federico racconta ha avuto un effetto negativo – la constatazione dell’attacco omofobico – e uno positivo: quello di fargli scrivere questa riflessione qui sotto.

Subito pensiamo: e se fosse successo a qualcuno di più fragile? A qualcuno di più giovane? A qualcuno di meno sereno? Quanti stati di Facebook come questo non leggiamo sui muri di quegli adolescenti gay o bisex che poi, tutto a un tratto, mollano la presa? E’ in nome loro che tutti gli omofobi vanno annientati politicamente e socialmente. E’ per questo che se ti batti per impedire agli altri il diritto di sposarsi e di adottare figli, magari giocando alla “sentinella in piedi” e sostenendo il silenzio e la censura contro i diritti civili di altre persone, devi morire socialmente e professionalmente. Perché la democrazia plurale non è quello spazio dove tutti possono fare e dire il cazzo che gli pare. Ma è quello spazio dove tutti possono fare e dire il cazzo che gli pare fintanto che non leda i diritti civili del prossimo. Non ci deve essere spazio per chi ha la tua malattia di odio, così come oggi non ce n’è più per chi si opponga alle nozze interrazziali.

Il fatto racconta di un’aggressione omofobica. E di come la spiagga in cui è accaduta l’aggressione ha reagito alla cosa. E di come lo stomaco di chi l’ha subita si sia stropicciato, inevitabilmente, davanti a una tale dimostrazione di violenza. Sì, perché importa poco che il gesto non ha potuto tradursi in violenza fisica: esiste il livello psicologico della violenza e lì senza dubbio il mio amico è stato ferito, seppure di striscio. Sono da sempre dell’idea che nessuno mai, in nessun luogo, in nessun tempo, possa avere la libertà di esercitare questo genere di violenza psicologica. E sono dell’idea che quando invece questo accade, occorre reagire con tutte le armi possibili. A cominciare da quella che offre un blog. O un muro di Facebook. O una spiaggia naturista d’estate, della ben più moderna Spagna.

Scrive Federico:

Ed eccoci qui sopravvissuti a una mini aggressione xeno – omo – o semplicemente fobica. A Minorca, gioiello delle Baleari, orgoglio accogliente di una Spagna che qui cerca di dimenticare l’atmosfera deprimente della crisi, c’è tempo per l’odio.

Chissà forse perché nudi – in una spiaggia naturista – forse perché autoctoni solo a metà o forse perché colpevoli di essere due uomini chiaramente felici della reciproca compagnia. Ma eccolo lì un bestione a minacciarci con il bastone di un ombrellone, gridando il suo disgusto, a cercare una provocazione per darci addosso. L’amico cerca di calmarlo, e si scusa con uno sguardo, la moglie (dell’amico), vergognandosi, come una ladra lascia la spiaggia e poco dopo la segue il resto della famiglia. Lui resta e due belle signore si scagliano in nostra difesa gridandogli “sin verguenza” (sei senza vergogna).

Noi rispondiamo, fermi – paralizzati più dall’incredulità che dalla paura – ma senza cedere alla provocazione. Lasciato solo dalla famiglia (resta l’amico a calmarlo ancora “ya está, ya está) e accerchiato dalla disapprovazione di tutti alla fine, pur borbottando “a me nessuno mi caccia da qui”, se ne va. In quel momento TUTTA LA SPIAGGIA APPLAUDE in nostro sostegno, felici che quel grumo di intolleranza insensata lasciasse uno spazio condiviso serenamente fino a quel momento.

Non mi era mai successo e, nonostante anni a denunciare, manifestare, richiamare l’attenzione sui soliti temi a suon di “che palle sti froci” mi scopro a rimuginare ancora una volta che la violenza ferisce ma la violenza discriminante avvelena perché semina il dubbio di sentirsi sbagliati e lascia una rabbia brutta di un cazzotto che avrei voluto dare ma che ora sento di aver preso nello stomaco. E non posso fare a meno di pensare a chi non ha le risorse per capire, farsi capire o difendersi dentro e fuori. A chi quella spiaggia che si alza piedi e applaude non l’ha avuta mai o non ce l’avrà mai. E mi spezza il cuore.

Se nell’almodovariana e post zapateriana Spagna questo può ancora accadere, che cosa può e deve ancora accadere nell’Italia di Giovanardi, della Binetti, dei Dico mai fatti, per capire che uno straccio di legge contro l’omofobia – che non è una cazzo di riforma costituzionale – è urgente, non tanto per quello che comminerà, ma per unire quella spiaggia, per sentire più forte quell’applauso che in parte oggi ci ha salvati.

Grazie di cuore, Federico. Per lo scritto, e per avermi permesso di ripubblicarlo. A te, a me, a tutti noi, dedico questa canzone di Guccini:

Se Forza Italia passa dal Family Day al Gay Pride

Link

«Francesca Pascale e Vittorio Feltri annunciano la loro iscrizione all’Arcigay poiché ne condividono le battaglie in favore dell’estensione massima dei diritti civili e della libertà». Questo il comunicato stampa rilasciato alle agenzie da parte della compagna dell’ex Presidente del Consiglio Berlusconi, e di uno dei suoi più importanti intellettuali d’area. Un comunicato che, giustamente, Il Giornale descrive come “dal tono vagamente da annuncio matrimoniale”, e per una volta la definizione scuce un sorriso.

Il resto, lo trovate sul blog de Il Fatto Quotidiano. Dove spiego anche perché, secondo me, ElfoBruno sbaglia nel suo settarismo.