Se la temperatura percepita è di -40°C

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Via, diciamocelo: occorre andarsene in un posto un po’ meno freddo. Del tempo di oggi a Ottawa, e di come vestirsi quando fuori ci son MENO QUARANTA SOTTOZERO, ne ho parlato sul Fatto Quotidiano.

I capodanni diversi

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Prima era solo una mia impressione personale, ora arrivano anche le statistiche ufficiali dello Svimez e del Centro AltreItalie che sono ancora più precise dei dati dell’Aire: stiamo tornando a essere un popolo di emigranti. Se prima emigravano soprattutto i cervelli (e gli stomaci, come nel mio caso) in cerca di un lavoro intellettuale ormai impossibile in Italia, è da un po’ che emigrano giovani italiani provvisti solo del diploma di laurea triennale o magari solo del diploma di maturità. Vengono anche in Canada, e li incontri a fare il cameriere o il meccanico in ristoranti o garage aperti, spesso ma non sempre, da canadesi di origine italiana.

Con l’aumentare dell’emigrazione italiana, aumenta anche la possibilità di comprare in alcuni selezionati negozi dei prodotti tipici italiani delle feste, normalmente introvabili. Ecco dunque che ieri, raggiunto con colpevole ritardo il supermercato Nicastro su Merivale Road, mi sono imbattuto negli ultimi due cotechini disponibili nel negozio. Il sor Nicastro ha dichiarato: “Mi è rimasto solo questo” agitando una confezione di cotechino cotto Citterio (al discutibile prezzo di $24.99, però Nicastro si è giustificato dicendo che ciascuna confezione gli è costata 6$ di sola spedizione… considerato che avrà speso altri 6$ per il cotechino, penso realizzi un guadagno di poco più del 100%, che non è esattamente un prezzo da amici, per te che tiri fuori i 25 dollaroni). La consorte e io abbiamo così fatto una spesa da cenone dell’ultimo dell’anno, pur essendo poi solo noi due, a tavola. Siccome avevamo zompato il pranzo, abbiamo fatto uno spuntino attorno alle 16.30 a base di prodotti sott’olio venuti dall’Italia (ottimi i peperoni dolci cotti in Calabria) e ci siamo ripromessi di cucinare lenticchie e cotechino per la mezzanotte. Invece, il fuso orario ha colpito duramente, e verso le 21 sono crollato a letto, con tanto di mal di testa da “datemi tutte le droghe che avete” e ci siamo accontentati di un Ibruprofen 400mg. Per fortuna, la consorte mi ha svegliato alle 23.30 e così mi sono messo ai fornelli. Come prima cosa, considerata la stanchezza, abbiamo deciso di cucinare solo la zuppa di lenticchie, rimandando il cotechino al pranzo del 1°.

Viene così fuori che le lenticchie sono un piatto tradizionale – assieme al riso – anche delle feste caraibiche. Pare che non abbiano il significato delle tante monete che verranno nel nuovo anno, come da noi, ma comunque sono un piatto da ultimo dell’anno. Beh, la zuppa di lenitcchie, cucinata a fuoco lento, con passata di pomodoro, sedano, finocchio, peperoni dolci, brodo di carne, peperoncino e tapenade di olive, capperi, acciughe e olio d’oliva, è venuta buonissima, e alla fine la consorte ne ha presi due piatti, sebbene che davvero non avessimo fame.

Morale: s’è fatto un capodanno diverso. Senza fuochi d’artificio (Ottawa, a mezzanotte del 31 dicembre, è silenziosa come in qualunque altra notte dell’anno e un po’ la capisco, visto che ieri il termometro segnava -29°C; peccato che la città sia così estesa come dimensione, sennò tornerebbe utile la frase che negli anni Novanta dedicavo alla giuliva Santiago de Compostela: “grande quanto il cimitero di Roma, ma molto meno viva“), senza folla in piazza, senza cotechino (senza Amarilli, aggiungerebbe qui qualcuno), ma a base di lenticchie, prosecco e un Chianti vernaiolo che ha messo tutti di buon umore verso questo 2014, l’anno dei 40.

Il corriere canadese torna in edicola

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Ne parliamo col nuovo direttore, Francesco Veronesi. Dove? Sul Fatto Quotidiano, ovviamente. Notizia che interesserà soprattutto gli italiani in Canada, ma anche gli italiani in Italia che desiderano fare uno stage giornalistico all’estero o che mirano a un contratto di praticantato giornalistico.

Se Dallas non rimane una telenovela

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indexInsomma, la notizia di oggi è che sono finito in shortlist per un’università del Texas. Che per carità, è sempre una bella notizia da celebrare, chi lo mette in dubbio. Epperò. Il Texas, diotassista, inteso con e senza apostrofo.

Oltretutto, la cosa entra in frittata con la possibilità di far domanda per la cittadinanza canadese, che sarà richiedibile dal 19 luglio 2015 se non esco dal territorio del Gigante del Nord da qui a quella data. E per ogni giorno che metto piede fuori dal Paese, la data in cui potrò far domanda per il passaporto della Foglia d’Acero s’allontana in modo algoritmico, a causa di un delizioso sistema di conteggio del ministero dell’immigrazione canadese che pare ideato con un concorso fra burocrati specializzati nel rendere complicate le cose aritmeticamente semplici. Un sistema così arzigogolato che anche quelli del ministero, a un certo punto, hanno rinunciato a spiegarlo sul loro apposito sito.

Una roba tipo: nel gioco dell’Oca della cittadinanza, sei arrivato alla casella Permanent Residentship. Bravo! Ora, con soli ulteriori 1095 giorni di permanenza su territorio canadese, potrai far domanda per la Citizenship. E se per caso hai vissuto 10 anni in Canada prima di ottenere la PR? Niente paura: puoi conteggiare fino a 4 anni prima del raggiungimento della PR. Però, però: ogni giorno di questi 4 anni vale mezza giornata. E siam stati buoni, che si poteva fare che ogni giorno valeva solo una mattinata, o una mezza serata. Quindi, è come se potessi conteggiare solo i precedenti 2 anni solari all’ottenimento della PR. E però, golosone che non sei altro, se per caso sei stato in Canada per tutti e 4 gli anni precedenti, e dunque ti cacci in tasca 1460:2 = 730 giorni, ecco che per ottenere i tuoi 1095 non bastano mica altri 1095-730= 365 giorni. No, no, no. Troppo comodo. Dovrai comunque far trascorrere 2 anni dal momento dell’ottenimento della PR. Ma questi due anni sono effettivi o solari? Mistero della fede, ma mi sa tanto che non sono solari manco per il ciufolo. Sono anni canadesi, con quella faccia un po’ così che abbiamo a Ottawa.

Ecco, tutti questi bei calcoletti vanno a farsi benedire nel caso che uno debba trasferirsi all’estero per lavoro. A quel punto, entra in gioco uno di quei termini temporali in stile mutuo da page. Hai tipo 5 anni per rientrare in Canada e passare sti hazzo di due anni su suolo canadese e quindi fare domanda di cittadinanza. Sennò perdi tutto e torni alla casella “chiedere la PR” con tanti saluti ai soldi spesi fin qui in domande e bolli (non ho fatto i conti precisi, ma siamo sui 1500, anche 1600, come diceva quello).

Tutto questo per andare a vivere dove? Nello Stato dei Bush? E dire che avevo appena finito di vedere quel capolavoro di film che è Bernie, ambientato nell’Est Texas. Lo consiglio a tutti, così potrete ridere meglio alle mie spalle, in caso mi assumano in quei lidi.

Sì, dovrei proprio scrivere sul sindaco di Toronto, ma…

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Probabilmente anche in Italia vi sarà giunta l’eco degli enormi casini e scandali e assurdità di cui si sta rendendo protagonista Rob Ford, ribattezzato dalla CBC come “il sindaco più controverso del mondo”. Si è arrivati al punto che tra il 15 e il 18 novembre il consiglio comunale ha praticamente messo in scena un colpo di Stato per votare questa inedita privazione dei poteri del sindaco, in un sistema dove naturalmente il sindaco è eletto direttamente dal popolo e come tale avrebbe diritto a rimanere in carica finché non commette un reato. Qui di reati forse ancora non ce ne sono, ma di figure di merda, bugie al popolo, errori marchiani, contraddizioni mostruose, ulteriori figure di merda, squalifiche del nome della città, parolacce, pesantissime allusioni sessuali, gaffe istituzionali e contorno di nuove figure di merda, sì. Per cui, l’articolo per Il Fatto prima o poi mi metto a scriverlo, ma sono giornate molto piene e di voglia di parlare di questo ulteriore clown della politica mondiale non è che ci sia molta voglia.

Abbiate pazienza e ne parlerò.

Università nord americana: ogni pro ha un contro

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Insomma, dopo 7 anni di insegnamento nelle università nord americane penso di essermi fatto un’idea abbastanza precisa di come funzionano alcuni meccanismi. Senza dubbio c’è una maggiore meritocrazia generale, rispetto all’Italia. Ma questo non significa certo che in USA o in Canada vengano assunti sempre e solo i più meritevoli: i piccoli nepotismi, le clientele politiche, le scelte da piccoli uomini, che poi si rivelano spesso se non sempre dei formidabili boomerang sul piano della fama internazionale, della capacità di ricerca scientifica e di attrazione di studenti brillanti del dato dipartimento che assume non i migliori, esistono ovunque.

Ok, non con la stessa intensità con cui esistono in Italia, ma esistono. Restringendo il discorso ai dipartimenti di Italianistica, che di solito in Nord America si chiamano di “Italian Studies”, è purtroppo vero che in alcuni di essi si è teso a ricreare una little Italy anche per quanto riguarda raccomandazioni sporche, omertà e quelle famose “conventicole” parassitarie di cui ci parlava uno dei protagonisti del bel film Caterina va in città.

Cosa sono le raccomandazioni sporche? Beh il sistema anglosassone funziona, di norma, per raccomandazioni pulite, alla luce del sole: i professori che hanno lavorato con te – non importa se tu eri solo un dottorando o già un ricercatore – sono chiamati quasi sempre a esprimere il loro sostegno a una tua candidatura di lavoro per una nuova università tramite una lettera di referenza. Queste lettere, di norma, non sono nemmeno accessibili ai singoli candidati che le richiedono, sono spedite direttamente dal tuo referente all’università che chiede la referenza, per cui potenzialmente il proprio referente potrebbe anche affossare il candidato nel suo scritto di – a quel punto – finto sostegno. Naturalmente, non succede mai, o quanto meno molto poco spesso. Se si ha un’opinione negativa del candidato che chiede una lettera di referenza, gli si inventa una scusa e la lettera non la si scrive proprio. Se si è persone corrette, almeno.

Le raccomandazioni sporche sono invece quelle di solito non scritte, ma espresse oralmente, in modo che non rimangano tracce. Mettete che io sia un preside che è stato eletto a preside per pochi voti, magari contro un candidato sulla carta più prestigioso di me, e che alcuni di quei voti siano arrivati dai miei studenti di dottorato. La cosa che mi preme di più è far sì che i miei voti non volino via, ossia che il mio dipartimento assuma, come ricercatori o lecturer, il più alto numero possibile di miei studenti di dottorato. Ecco che, magicamente, può darsi che una mia studentessa di dottorato che non ha ancora il titolo di Ph.D. in tasca riesca a vincere sopra candidature ben più oggettivamente solide e strutturate, di gente che non solo ha già conseguito il titolo, ma magari ha anche delle buone pubblicazioni accademiche e ha dimostrato di avere talento anche nell’insegnamento, perché magari è anche un pedagogo e ha valutazioni degli studenti molto buone. Il comitato di ricerca, dove io che son preside ho già una voce non indifferente, terrà conto della raccomandazione orale, che magari sarà giustificata col fatto che la mia studentessa “la conosciamo tutti”, “sappiamo che ha un buon carattere”, “si applica tanto”, eccetera eccetera. Perché mai rischiare e assumere il candidato più titolato ma ignoto? Ed ecco che il gioco è fatto e la raccomandazione sporca consolida un ambiente accademico già malato.

Nel prossimo post parleremo di cosa sono le valutazioni degli studenti, e di come, anch’esse, nascondano pro e contro.

Si è ucciso Andrea, 15 anni, romano e gay

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Può anche darsi, come dicono Cristiana Alicata e Anna Paola Concia, che alla fine non c’entri direttamente l’omofobia. Tuttavia un altro adolescente gay si è tolto la vita e qualcosa va fatto, prima ancora che l’obsoleto Parlamento nazionale riesca a fare ciò che non vuol fare. Ne ho parlato sul Fatto Quotidiano.