Scuola: per gli assunti di fase C, cosa fare ora

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Su Facebook ho incontrato virtualmente Anna Chiara, una collega che la sa lunga, e che ha postato alcune indicazioni sul “che fare” ora che siete stati assunti a tempo indeterminato nella Scuola italiana. Estrapolo da uno dei suoi ultimi stati:

“Dell’ingresso in ruolo.
Allora che fare? Dunque. Accettate la proposta. Poi fiondatevi sul sito dell’usp della vostra provincia e monitorate la situazione. Stanno per apparire le date delle convocazioni e le sedi
Se avete una supplenza breve, fate scadere il contratto (se scade prima della data di convocazione), in modo da avere un adeguato stipendio anche a novembre, poi andate alla convocazione con carta di identità e codice fiscale, firmate e prendete servizio in giornata. Da quel momento in poi parte la vostra nomina economica, con stipendio e bonus da 500euro.
Se avete un contratto al 30/6 e non volete lasciarlo, monitorate usp per vedere se pubblicano qualcosa sulle modalità di comunicazione, altrimenti chiamate direttamente per sapere come comportarvi. In questo caso la nomina economica partirà dal 1 luglio, quindi niente NASPI e bonus a fine luglio. Ricordate però che il bonus copre le spese dal 1 sett 2015 quindi se spendete qualcosa ora, conservate scontrini parlanti o meglio ancora fatture.


Se avete contratto al 30/6 e volete lasciarlo, aspettate il chiarimento del ministero prima di fare gesti affrettati.

La buona scuola di Renzi: il suo video

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Sono molto contento che finalmente Renzi abbia invertito la comunicazione sulla riforma della scuola. Lo dicevo da un po’ che quella precedente, assai carente e confusa, non andava affatto bene.

Questo video messaggio non è ancora perfetto: fra gli altri errori di comunicazione c’è che il Presidente usa una lavagna di ardesia, che è un tipico simbolo della scuola di un tempo. Ma le scuole d’Occidente oggi hanno tablet col wi-fi per ogni studente e il professore, o lavagne elettroniche e, se proprio non ci sono fondi e si va sul risparmio, lavagne bianche con i pennarelli colorati.

Allora, da un punto di vista dello stile comunicativo, sarebbe stato d’effetto se Renzi avesse iniziato con la lavagna di ardesia, e poi, non appena posto il gessetto colorato sul piano nero, avesse guardato in camera e avesse detto:

No, un attimo, questo è lo strumento che c’era nella scuola quando ero bimbo io; noi mettendo 4 miliardi di euro sulla scuola vogliamo che il più alto numero di istituti possa aggiornare tutti i propri strumenti, compreso questo. Quindi passiamo a scrivere su una lavagna che non dà problemi a quei docenti e studenti che, per esempio, sono allergici alla polvere di gesso.”

Così facendo, si sarebbe spostato di un passo a sinistra o a destra, dove sarebbe apparsa una lavagna bianca con i pennarelli. Chiaro, i semprecritici l’avrebbero accusato di marpionismo e di eccesso di preparazione, ma non sono loro quelli da convincere, anche perché sono talmente pieni di pregiudizio che ormai quello è un settore a cui non si parla in nessun modo, ma per fortuna sono davvero pochi. Il resto del messaggio poteva durare qualche minuto in meno, ma i concetti andavano benissimo e qui Renzi è stato bravo. Siccome sono spesso critico contro il suo stile comunicativo, che invece piace a tanti, gli do atto che in questo video sceglie un low profile molto azzeccato e spero spontaneo. Guardate soprattutto il linguaggio corporeo inclusivo, il dove guardano gli occhi (in alto a sinistra) più che soffermarvi su simboli ovvi quali la camicia senza giacca o la cravatta scura che ricorda vagamente le divise scolastiche anglosassoni.

Quello che emerge da questo messaggio è comunque molto forte: quanti altri premier italiani hanno dato così tanta centralità alla scuola italiana? Io non ne ricordo nessuno. I professori, i precari, gli studenti italiani capiscono che Renzi sulla scuola si vuole giocare molto più che il successo alle regionali, si gioca la sua credibilità. Questa è una vera riforma di sistema, che analizzerò in un prossimo post che avevo già in mente di scrivere per il Fatto Quotidiano da un po’, ma poi questo inverecondo e vergognoso post di Amelia Signorelli, ricco di straw man argument al limite della querela, mi aveva tolto la voglia di pubblicare nella stessa colonna.

Cara redazione de Il Fatto, il giornalismo deve essere un cane da guardia del potere, ma uno serio, in grado di azzannare se necessario: inventarsi insulti non pronunciati, metterli in bocca a due ministri come fa Signorelli e poi scrivere lenzuoli colmi di indignazione contro quegli insulti è una cosa penosa. Anche abbaiare a ogni alito di vento e criticare la qualunque pur che sia ti trasforma in quegli insopportabili chihuahua che senti squittire da dietro la porta d’ingresso non appena passi in corridoio per prendere l’ascensore: insopportabili, e soprattutto inutili.

E invece quell’articolo va scritto, perché nel DDL ci sono tante di quelle cose positive che Renzi non ha potuto nemmeno toccare nel suo video.

E ora, per farvi un’opinione vostra, vedetevi il video integrale. Sono 18 minuti, dopotutto, non molti per spiegare una riforma della Scuola italiana.