E anche alle prossime elezioni non voterò Radicale

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Per quelli che la pensano come me (e non siamo pochi, affatto) votare per il Partito Radicale è sempre una valida opzione da considerare con cura, alle elezioni. I motivi? Molteplici: sono di solito gli unici veri laici italiani, difendono valori morali per noi fondamentali, da quelli che hanno a che fare con la bioetica, a quelli che hanno a che fare con i diritti civili di tutte le minoranze. Poi spesso i Radicali dicono cose di politica estera che sono condivisibili (spesso: non sempre, in particolare quando difendono a spada tratta le posizioni più estremiste dei filo-israeliani nella questione mediorientale) e hanno di solito una classe dirigente che è all’altezza della situazione richiesta, soprattutto se facciamo il paragone con le classi dirigenti degli altri partiti.

Eppure, a ogni elezione, i Radicali si fermano di solito ampiamente sotto al 2%. Come mai? Perché molto spesso – anzi, con allarmante frequenza – i Radicali fanno degli errori politici immani, come per esempio quello di pochi giorni fa, dove non hanno votato la sfiducia al ministro Romano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ufficialmente i Radicali volevano richiamare l’attenzione sul problema delle carceri, invocando l’amnistia, che nessuno oltre a loro in Parlamento vuole considerare. Così, anziché di votare la sfiducia, i sei deputati radicali hanno inneggiato all’amnistia e non hanno preso parte al voto.

Ora, a prescindere che io son contrarissimo all’amnistia, così come son contrarissimo ai condoni, trovo del tutto ripugnante ciò che i Radicali han fatto per attirare l’attenzione sulla loro questione. Un ministro indagato per mafia non è una cosuccia sulla quale possiamo chiudere gli occhi e approfittare del cono di luce per parlare d’altro. I Radicali, una volta di più hanno dimostrato di essere del tutto inaffidabili, politicamente, e per ciò non avranno il mio voto nemmeno alle prossime elezioni.

Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso del PDL

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C’è da dire che quando volete avere un’analisi fredda e utile sulla situazione politica incandescente, sapete di poter leggere Anellidifumo.

Si sbagliavano, dunque, i vari Mario Adinolfi che dicevano “Napolitano ha fatto bene”. No, nemmeno con la porcata del Dl – che sarà valutato anti-costituzionale dalla Consulta – che pare sia stato scritto assieme dai tecnici del Quirinale e da quelli del Governo, è stato possibile schiacchiare la legalità e far concorrere comunque la lista del PDL.

Questo perché il TAR ha respinto il ricorso del PDL dicendo che «La regione ha disposizioni proprie, il dl ‘salva liste’ non può essere applicato nel Lazio». Significa che per i giudici del TAR il Decretino prima ancora di essere anticostituzionale non è applicabile alle elezioni del Lazio. Quindi anche la lista PDL presentata oggi seguendo il dettato del Decretino sarà respinta “perché il dl non può essere applicato nel Lazio”, prima ancora che ci sia il parere della Consulta che stabilisce l’anticostituzionalità del Dl.

Per altro col fatto che in Lombardia il TAR ha riammesso Firmigoni PRESCINDENDO dal Decretino (che sarà anticostituzionale) e col fatto che il TAR del Lazio ha bocciato il ricorso del PDL dicendo anche che il Decretino (che sarà anticostituzionale) è inapplicabile in quanto materia del Lazio, significa che ora le elezioni non è detto che vengono annullate in futuro. Questo per la SAGGEZZA dei due TAR di PRESCINDERE dal Decretino scritto da sprovveduti del diritto. E se Napolabbondio ha contribuito, che dire, sprovveduto pure lui.

Ora attendiamo gli altri ricorsi del PDL e vediamo che succederà. Cmqe, l’Italia è ancora una democrazia, in cui la Legge ha valore di Legge.

Bonino, la strategia della lumaca

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Le lumache non fanno rumore.

Roma e il Lazio in questi giorni sono sommersi dai manifesti della Polverini. Bonino ha deciso di non partecipare a manifesto selvaggio nel modo più assoluto. Ma nemmeno a manifesto civile. Non li fa proprio, i manifesti. La cosa sta sconfortando le prime linee dei suoi sostenitori, o per lo meno di quei suoi sostenitori che non sono invasati al punto da non mettere mai in discussione qualunque idea della nostra Emma.

Pochi giorni fa, in Commissione vigilanza RAI, il Radicale Beltrandi, eletto nel PD, ha proposto l’applicazione della Legge sulla Par Condicio ai talk show televisivi sotto elezioni. Programmi come Ballarò, Annozero, Porta a porta, dovranno adeguarsi o saranno cancellati e al loro posto ci saranno delle ingessatissiem tribune elettorali, ad appeal zero. Il problema è che la proposta del radicale è passata coi voti del PDL e della Lega, che non credevano alle loro orecchie quando l’hanno sentita. Naturalmente, su Mediaset le cose continueranno come prima. Questo è un indubbio vantaggio per i candidati del PDL e della Lega.

Bonino e i Radicali non fanno mai le cose a caso. Pensano, con la strategia della lumaca, di poter vincere le elezioni. Pensano di combattere la enorme potenza di fuoco mediatico del PDL e della Lega, con il loro silenzio. Pensano che la maggioranza degli elettori li premierà per quel loro low profile.

Secondo me, si sbagliano. Entro certi limiti (tipo: boicottare il manifesto selvaggio) è una strategia interessante, che potrebbe dare delle sorprese positive. Oltre (cancellare i talk show della RAI e non di Mediaset) è un atto illiberale. Aggiungeteci la cancellazione dei fondi pubblici per i giornali di partito, hai che le edicole italiane stanno per avere una bella sfoltita. Le notizie? Ve le dovrete leggere sui blog. Finché non si bloccherà pure la rete. Magari su proposta di un Radicale, con l’appoggio di PDL e Lega?

Aggiornamento dell’11 febbraio: Può darsi che in realtà l’applicazione della nuova Par Condicio (il cui testo è un po’ diverso rispetto a quello di qualche anno fa, e l’elemento di maggiore differenza è che si applica solo alle reti RAI) porti i talk show politici della RAI a destinare una quota di spazio ai candidati presidenti di Regione. In tal caso, i Radicali si sarebbero posti nella condizione di avere MAGGIORE accesso ai media, dal momento che esistono candidati Radicali a varie presidenze regionali, non solo la Bonino per il Centrosinistra. Questi candidati che sono al di fuori dei due poli, potrebbero avere maggiore spazio con la legge approvata. Il punto da capire è: la RAI sarà costretta a invitare tutti i candidati alle presidenze regionali, e trasmetterli su scala nazionale? Non bastava la Rete Tre nelle sue edizioni regionali? E poi, perché Mediaset no?

Vendola, Bresso e Bonino insieme

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Il simbolo del nuovo partito ci sarebbe già.

Ci pensavo oggi mentre mi lavavo i denti. Ma quanti sarebbero orgogliosi di poter militare e votare per un partito politico “azionista, radicale e socialista” che mettesse insieme Nichi Vendola ed Emma Bonino, magari passando per Merecedes Bresso e tutto quel PD sano e laico, che non vede in D’alema l’indiscutibile genio?

Il dato politico della valanga rossa in Puglia (73% a 27%, con oltre 200.000 elettori) è davvero molto rilevante. Da un lato segna un nuovo duro schiaffo a chi ancora sostiene che Massimo D’Alema sia un uomo politicamente intelligente. Non occorreva un acuto fiuto politico, quale D’Alema crede di avere, per capire che il presidente uscente che ha fatto bene non si cambia in corsa. Soprattutto se quello è il prezzo stabilito da un partito quale l’UDC, esterno al Centrosinistra, e impegnato a definire i suoi rapporti con la Mafia attraverso il due volte condannato Totò Cuffaro, senatore dell’UDC non ancora dimissionario. Uno dei  sodali recenti di D’Alema, il sindaco di Bari Emiliano, sembra averla capita, e parla a nuora affinché suocera intenda:

Vendola ha meritatamente vinto le primarie impartendo al nostro partito, e non a Francesco Boccia, una dura lezione che non può più essere ignorata”. “Anche la più razionale delle strategie politiche non può essere calata dall’alto – ha rincarato la dose – e non può essere attuata ignorando i sentimenti di rispetto e di affetto delle persone nei confronti di quei pochi politici che nel bene e nel male sono sintonizzati con il senso comune”. “Questa è la lezione – ha detto Emiliano – che tutto il Pd deve apprendere e trasformare nello spirito col quale affrontare la prossima campagna elettorale”.

Vendola è un candidato che permette alla Sinistra di gareggiare e forse di vincere senza far finta di essere una Destra più presentabile.

Vanno per altro ringraziati i piddini che hanno votato per Vendola, schiaffeggiando i D’Alema, i Boccia e gli accordi con Casini. Grazie: siete la speranza del Centrosinistra italiano. Oltre a questo, le candidature del centrosinistra sembrano ora definirsi e sembrano, viste da lontano, molto più di qualità di quelle di 5 anni fa. Quasi certamente questo non si tradurrà in un risultato elettorale migliore (non fosse altro perché fare meglio dell’11 a 2 di cinque anni fa mi pare impossibile) però c’è da dire che la disastrata situazione politica del Centrosinistra potrebbe essere clamorosamente ripresa per i capelli dall’affermarsi di questi candidati di altissima qualità. Bresso, Bonino, Vendola possono essere le teste che guideranno per ora le loro Regioni, ma speriamo davvero tutti che domani possano guidare il loro partito unitario, levando di mezzo una volta per tutte i D’Alema, i Veltroni, i Rutelli, i Casini.

Aggiornamento: imperdibile il video della reazione di Nichi Vendola, in lacrime.

Tinto Brass, aborti e biciclette

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Uno dei poster dei film di Brass. Con poche variazioni, la stessa immagine è stata usata per tutti i film di Brass, o quasi.

I film di Tinto Brass non li considero nemmeno film: c’è spesso più trama in Jean Paul Daniel Cadinot, ma al limite anche nelle produzioni della Falcon. L’idea della sessualità che ha Tinto Brass, nella quale la donna è vista solo in quanto culo, buco del culo, vulva e tette sode, mi pare infantile e limitante: si pone in giusto dialogo con “Siamo donne / oltre le gambe c’è di più”, della filosofa Sabrina Salerno. Sembra ancorata al tipo di sessualità che avevamo tutti intorno ai tredici anni, e agli slogan commerciali dell’epoca: “Polo, il buco con la caramella intorno”.

Detto questo, non capisco perché sarebbe scandalosa una candidatura di Tinto Brass alla Regione Lazio da parte dei Radicali. Sono sempre stati un partito liberale, libertario e libertino, per cui una coerenza politica e logica c’è. Si può pensare che come eventuale legislatore regionale potrebbe fare male? Non capisco, nel Paese in cui Silvio Berlusconi è Presidente del Consiglio, Mara Carfagna è ministro delle Pari opportunità ci stiamo a formalizzare sull’eventuale seggio regionale nel Lazio di Tinto Brass? Cosa, Brass non è competente e Carfagna e Berlusconi sì? Ma pensare alle cose serie, invece? Chi cura la campagna della Polverini ha detto che sarà interessante sapere cosa pensa Brass del lato B della Regione. Ma preoccuparsi invece dei saluti romani della componente neofascista che sostiene Renata Polverini, componente della quale lei va fiera? Perché tra un regista di cinema rimasto a una sessualità da tredicenni e dei neofascisti maggiorenni, a me fanno più paura i secondi. In ogni caso, i bacchettoni di PDL, PD, UDC hanno alzato gli scudi contro… Tinto Brass, sì, per cui può anche darsi che alla fine non venga candidato dai Radicali, che sono in coalizione con il PD, nel Lazio.

La foto pubblicata da Libero. Il giornalismo che piace al partito dell'amore.

Ho anche letto che su Libero c’è una campagna buttamerda su Emma Bonino, a firma di Andrea Morigi, che è sempre garanzia DOC, in questi casi. Emma è accusata di aver fatto vedere, nei primi anni ’70, come effettuare degli aborti con una pompa di bicicletta e un imbuto, tramite un’imitazione efficace del metodo aspirativo. Come capite, siamo nell’alveo del giornalismo che piace al partito dell’amore. Talmente amorevole, da aver suscitato la reazione indignata perfino di quel noto comunista di Filippo Facci. Non credo sia sbagliato indagare al massimo sul passato di un uomo o donna politica. Credo sia da fetenti dimenticare di contestualizzare. Le donne italiane dei primi anni Settanta per abortire avevano due possibilità: andare all’estero spendendo un capitale se lo avevano, oppure andare dalle mammane e rischiare la vita propria tramite un aborto provocato con strumenti insertivi tipo raggi di biciclette. Le donne ricche andavano all’estero. Le donne povere andavano dalle mammane e alcune morivano sotto le mammane. Emma Bonino suggeriva un terzo metodo, eseguibile in casa propria con l’aiuto di un’amica, che non metteva a rischio la vita della donna.

Naturalmente, di tutto questo racconto su Libero non c’è un rigo. C’è solo la notizia corredata dalla foto che vedete qui a sinistra. Il fatto che Libero abbia ritenuto di dover stabilire a questo livello così basso l’asticella della campagna elettorale della Polverini, dà idea di quanto il PDL tema di perdere, all’improvviso, le elezioni regionali del Lazio.

Le grandi intuizioni di D’Alema

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Quello intelligente del PD.

Quando si vuole mettere in ridicolo un uomo politico, si prende una sua dichiarazione vecchia di due, cinque o dieci anni, in cui diceva l’esatto contrario di ciò che dice oggi, e la si ricorda. Operazione non sempre onesta: cambiare idea negli anni non è mica un delitto. Anzi, alle volte è giusto. Per esempio, quando il 20 dicembre 2009 (ben 23 giorni fa, dunque) Massimo D’Alema dichiarava stentoreo:

“Noi comunisti siamo sempre stati alieni da un certo radicalismo azionista, non propenso al compromesso e all’accordo con l’avversario politico”.

Intendeva proprio dire che la miglior candidata a governatrice del Lazio per il PD fosse Emma Bonino, notoriamente del tutto aliena da un certo radicalismo azionista.

Sondaggio sul Lazio

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Fatta la necessaria tara da mercati generali ai sondaggi di Crespi, c’è da dire che se per caso il sondaggio rispecchia la realtà, nel PD faranno di tutto per non appoggiare la Bonino, ora che si sa che potrebbe vincere le elezioni. Oltretutto, la Binetti ha lanciato il suo mensile ultimatum: “Se il PD appoggia la Bonino, lascio il PD” cosa che porterà di certo il grande stratega D’alema a dar retta, chessò, allo statista Castagnetti, che dalle colonne dell’Avvenire propone di candidare, in pieno vintage anni Ottanta, Silvia Costa. Sono certo che Silvia Costa potrebbe prendere anche un 35% dei voti, lasciando così indubitabile la vittoria della Polverini e facendo emergere la Bonino con un buon 15-20%. E sono anche certo che Silvia Costa farebbe i manifesti con la sua capigliatura cotonata e la giacca a quadrettini con le spalline, oh yeah. La colonna sonora potrebbe essere, in una botta di novità, WRONG, dei Depeche Mode.

Intanto, godetevi queste dichiarazioni di Emma, prese da Repubblica:

Per finire, Emma Bonino si concede un paio di stoccate. Sull’appoggio di Storace a Renata Polverini dice: “E’ lui che ha fatto ereditare una voragine finanziaria spaventosa alla Regione Lazio, 10 miliardi di debiti. Eredità che non sarà facile risolvere. C’è un pregresso da smaltire e un negoziato con il governo centrale da intavolare”. E sul riconoscimento delle coppie di fatto, spiega: “Io credo che ognuno organizzi i propri affetti come può. Non dare una certezza giuridica alle coppie che vivono insieme  –  eterosessuali o omosessuali – significa non riconoscere i diritti della persona e soprattutto un’evoluzione della società”. “Peraltro”, conclude, “moltissimi dell’Udc di famiglie ne hanno tre. Non ho nulla in contrario, ma l’ipocrisia deve avere qualche limite”.