Veltroni il 5 dicembre non era in piazza, ma alla fiera del Libro

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Ieri sera ero a casa di Chicca. Ci conosciamo da circa un quarto di secolo. Si parla di politica – ormai riduciamo l’incombenza a pochi minuti, troppo disgusto – e soppesiamo le parole di Veltroni, che ha attaccato Bersani sulla sua posizione ondivaga o contraria alla manifestazione del 5 dicembre. E’ divertente che il re degli ondivaghi dia dell’ondivago a Bersani, ma tant’è. Fosse stato Veltroni segretario, il PD di certo non avrebbe appoggiato la manifestazione del 5, MA ANCHE non ne avrebbe parlato male. Si sa, come diceva Cuore del PDS, in modo ingeneroso, “Siamo d’accordo su tutto, basta non si parli di politica”. Anche perché il sor Veltroni, sia il 5 che il 6 dicembre sapete dov’era? Mica in piazza a manifestare col popolo Viola. No, no. Era alla Fiera della piccola e media editoria di Roma, al Palazzo delle Esposizioni dell’Eur. Visto noi: Chicca e io. Per la precisione.

E’ morto il PD, viva la (S)PD

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dalema

Dopo il "ni" alla Svolta della Bolognina, la segreteria dei DS scippata a Veltroni, la Bicamerale con resuscitazione politica di Berlusconi, la mancata legge sul conflitto d'interessi, la mancata legge sulle unioni civili, i fondi pubblici alla scuola privata, D'Alema ne inanella un'altra delle sue.

Ora, lo so che a furia di “l’avevo detto io” suonerò autoreferenziale (tra l’altro approfitto per dire di aver sbagliato la previsione su Udinese-Roma, che per me era 1-1 ed è finita 2-1 a pochi minuti dalla fine, e di aver dato a Marino e i suoi almeno il 2% in più, mentre a Bersani il 2% in meno: quindi la sfera di cristallo proprio preso preso non ci ha, stavolta) però quando il PD fu fondato, due anni or sono, io me ne tirai fuori dicendo: l’idea di fondere insieme ex comunisti, cattolici-democratici e fondamentalisti cattolici dell’Opus Dei è sbagliata e fallirà.

A distanza di due anni, con la nuova segreteria Bersani e a dispetto delle ultime parole famose di Massimo D’Alema (che continua a dimostrare di capire di politica e di cosa sta accadendo quanto io parlo il tedesco: solo il 21 ottobre 2009 aveva detto a Otto e mezzo:

“Non ci sarà alcuna scissione se vincerà Bersani: le scissioni sono cose che si preparano nel tempo, se non si vuole andar via da soli; son cose che si vengono a sapere. Se ci fosse nell’aria una scissione, lo si sarebbe saputo dentro al partito, diciamo.”

Infatti, s’è visto. Con la scissione di Rutelli se ne van via soprattutto Cacciari, Lanzillotta, Giuliano da Empoli, Dellai. Buona parte della Margherita e non solo: bisogna infatti capire quanto l’assessore alla Cultura di Firenze, G. da Empoli, è vicino al sindaco di Firenze. Lo capiremo nel tempo.

In ogni caso, con questa scissione, c’è la possibilità che il PD invece cresca. Dandosi una fisionomia socialdemocratica e pescando nel non-voto di Sinistra. E poi, con un po’ di sagacia, Bersani potrebbe mirare al rientro di SL, per lo meno nella componente ex-Ds (Sinistra democratica), i cui leader dovrebbero essere più interessati a poter influenzare i loro ex compagni verso un socialismo democratico in stile Zapatero, più che in stile Blair.

Sì, per ora sembra che la razzista Paola Binetti sia rimasta nel PD. Ma è questione di poco. Non credo verrà ricandidata in nessuna circostanza. O almeno lo spero. In ogni caso, a distanza di due anni, s’è dimostrato che avevo ragione: il progetto originario del PD era sbagliato e fallimentare. E infatti, è fallito.

Sui tre moschettieri del PD

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de_tre_musketererFinalmente Odisseo, alias l’amico Marco Simoni, s’è svegliato dal suo colpevolissimo letargo e ha partorito un post. Il post di Marco è una bella riflessione di quelle a tutto campo, scritta forse anche con l’occhio lungo di pararsi un po’ il culo in ogni caso per qualunque domani, ma ciò non toglie che sia ben scritto, dica cose intelligenti e condivisibili e che abbia stimolato il sottoscritto a produrre un’altra riflessione che ho postato da lui in forma di commento e che qui gli diamo la risma di post autonomo.

Beccatevillo.

Marino avrebbe forse dovuto presentarsi come “ago della bilancia”? Non lo so e me lo chiedo anche io, ma così su due piedi (e due mani) mi dico che un politico che si candidasse non alla vittoria bensì a diventare l’ago della bilancia, non incontrerebbe il favore delle masse e forse nemmeno quello delle élite.

Io voto Marino per via di quel che dice. E per via della sua storia personale. Al di là del fatto che il chirurgo che per primo ha sostenuto e poi ha fatto un trapianto d’organo su un paziente sieropositivo per me ha un pedigree personale che la dice lunga sul suo grado di inclusione e di filosofia e morale personale, va detto che sono d’accordo sul 99% del suo programma. Sarà un caso? Secondo me non lo è: avesse detto ciò che dice la Binetti, non l’avrei mica votato.

Bersani mi pare il candidato della sicurezza. Emiliano, ma quasi lombardo, è tutto orientato a cercare di riconquistare qualcosa del voto che fu comunista e democristiano nel Nord Italia. Non penso possa interpretare il Sud Italia, ma del resto nessuno dei tre candidati può farlo, e questo è uno dei drammi evidenti del PD, che si avvia a essere una sorta di Lega del Centro Italia fino al Po.

Bersani è uomo di governo e di competenze non solo economiche diffuse. E’ uomo inclusivo e di esperienza ed è dunque, dei tre, il più indicato a fare bene il mestiere di segretario. Paga un prezzo: quello di essere troppo umile e troppo low profile, in un momento in cui, invece, occorre proprio che il segretario faccia il contrario. Cosa che, è chiaro, lo staff di Franceschini ha compreso e che Franceschini fa bene. Se li osservi, Franceschini pare abbia 25 anni, come grinta, a fronte dei quasi 60 di Bersani e dei 40 di Marino (sono anni non anagrafici, lo ripeto). Bersani paga anche il prezzo di essere l’uomo di D’Alema, ma va detto che Bersa è sufficiente intelligente e preparato per saper disarcionare il cow boy di lungo corso, in caso questi voglia portare il toro nella direzione sbagliata.

Franceschini, dei tre, è quello che non voterei mai. Non perché lui sia personaggio negativo, ma per via della gente che si porta dietro e delle idee che porta avanti. Una persona che, nel 2009, definisce i Dico come una legge avanzata e dice che è contrario all’adozione alle coppie dello stesso sesso, può fare molte cose in politica, tranne il segretario del principale partito progressista del Paese.

Non voglio essere monotematico, ma nell’Italia di oggi è sui diritti civili e sul rispetto della Costituzione che si va a misurare il grado di statismo che ogni esponente politico è capace di produrre.

Primarie PD: AdF riscruta nella sua sfera di cristallo…

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sferaMentre si sprecano i sondaggi non scientifici sulle primarie del PD (ultimo, questo di Striscia la notizia) ho deciso di ridare uno sguardo alla mia nota sfera di cristallo (che no, non è una delle mie due palle: quelle son più piccine e meno trasparenti) e ammetto di aver trovato delle novità rispetto all’ultima divinazione da Mago Ian.

La vittoria sembra essere sempre di Bersani, e sempre col 51%, che è percentuale che secondo me verrà fuori a prescindere dall’effettivo conteggio dei risultati. Il PD non si può permettere di far scendere uno dei tre, ossia Bersani, sotto il 51% e allungare di altre 2 settimane la scelta del segretario, per cui le truppe dalemate sapranno gestire la situazione nel modo per loro migliore. Quello che vedo, è una netta progressione di Marino, che si alza dal 10-12% della prima divinazione al 15%. E sapete a scapito di chi? Bravi i miei anellidi: il povero Franceschini, che scende ora dal 39% al 34%.

Da cui, la fuoriuscita di Rutelli e altri due o tre è ormai certa. In novembre, però. E non so nemmeno se Rutelli andrà a votare alle Primarie: nella mia sfera di cristallo, non l’ho visto mettere nulla nell’urna!

Aggiornamento: Beppe Fioroni, antico lettore di AdF, spaventato dalle mie previsioni che non sbagliano un colpo da 4 anni, ha annunciato che se vince Bersani, potrebbe esserci la scissione degli ex PPI o di gran parte di loro. Maledetto D’Alema, se questa è la sua arma segreta per spingermi a votare per Bersani, devo dire che è micidialmente efficace. Ma resisterò su Marino, nonostante il sogno di vedere gli andreottiani e gli Opus Dei fuori dai coglioni.

Come finirà il congresso PD

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Potevo mancare di dare una sbirciatina alla mia sfera di cristallo per leggere il futuro del PD? Non potevo. Ed ecco qui il responso del vostro mago blogger preferito…

Finirà che non si andrà alle primarie. Nel congresso dei circoli, vincerà Bersani con almeno il 51% sia nel caso che i voti li abbia per davvero, sia che gliene manchi un quid per avere la maggioranza assoluta. In tal caso, interverranno dei sapienti brogli. Marino sarà attorno al 10% e Franceschini sul 39%.

Nelle primarie aperte, che pare si terranno in ogni caso (anche se nel congresso dei circoli qualcuno prende il 50+1% dei voti) prevedo che Bersani non scenderà sotto il 51% sia che i voti li abbia, sia che non li abbia. Le uniche percentuali che varieranno saranno quelle di Franceschini e di Marino. Lì penso e spero che Marino possa alzarsi dal suo “quasi 10%” a un 12-13%, e Franceschini scendere di conseguenza.

In novembre, Rutelli se ne andrà nel partito di Casini e Bersani poi ci dovrà parlare per costruire la nuova alleanza. Il primo banco di prova sarà il Lazio, dove il Centrosinistra senza UDC probabilmente perde, ma con l’UDC dovrebbe vincere.