D’Alema e la sindrome di Gaius Baltar

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Ora che l’impero di Cesare sta crollando, ti sbuca fuori Massimo D’Alema, che con una bella intervista in piena sindrome di Gaius Baltar al Corsera, propone un bel governo di transizione con Casini, Fini e berlusconiani pentiti (perché senza di loro, e senza l’IDV che s’è già tirata fuori da prima che la sindrome fosse inventata, oltre che senza la Lega Nord che con l’UDC non governa per via del loro voto contrario sul Ddl del federalismo, occorrerebbe anche un bel po’ di PDL oltre Fini, cosa che dà la misura dell’acume politico dello statista di Gallipoli):

«Ha un senso, viceversa, se è un appello alla responsabilità per aprire una fase nuova attraverso un governo di transizione, di larghe intese, o come vogliamo chiamarlo. Ovviamente, in una democrazia bipolare questa non può che essere una soluzione temporanea, legata a obiettivi precisi, ivi compresa la riforma della legge elettorale, che produce un bipolarismo fondato su una personalizzazione distorta della politica. E come la realizzazione di un compromesso ragionevole tra nord e sud in materia di federalismo, per evitare che questo diventi il tema di uno scontro lacerante per il Paese. Si tratta di un discorso che ha una logica e credo proprio che il maggior partito di opposizione sarebbe pronto a riconoscere la logica di un ragionamento di questo tipo».

Ora, non so quanti di voi siano familiari con Battlestar Galactica, ma io l’ho scoperto l’anno scorso e mi sono visto un numero enne di DVD che veniva prestati gratis dalla biblioteca-videoteca Kelly della mia università.

Vedendolo, credo di aver anche capito il motivo per cui una serie sulla fantascienza sia disponibile in una videoteca universitaria (no, non è solo per far distrarre gli studenti); è che in Battlestar Galactica interagiscono personaggi e tematiche che si riallacciano al potere della religione, a quello della scienza, a quello della comunicazione di massa, alle dinamiche di un popolo che cerca di scampare al suo olocausto entrando in una guerra probabilmente infinita, nella quale si deve anche trovare un giusto compromesso fra il potere politico e quello militare, qui particolarmente vitale per la specie umana. Mentre leggevo i commenti a un post di Civati, ho trovato un certo Marino (che sia il nostro amato capo-corrente? mi piace crederlo) che per primo proponeva il parallelo D’Alema-Baltar. E, da oggi, questo parallelo è storia.