A un metro da un aquilotto

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Oggi sono andato in dipartimento e, mentre uscivo, mi sono imbattuto dentro al campus in un aquilotto – il primo della mia vita che non tifasse Lazio – dalla testa bianca, che aveva tra gli artigli il cadavere ormai rigido di uno scoiattolo nero. Mi sono bloccato a tre metri di distanza, l’aquilotto m’ha notato e s’è messo in agitazione. Ha spiccato il volo verso il primo albero, riuscendo ad alzarsi con una certa fatica, ché lo scoiattolo rigido doveva essere pesante per lui. S’è aquilottato (avessi scritto “appollaiato” magari s’offendeva) sul ramo più basso e lì dopo un po’ s’è messo a banchettare della sua preda. Io mi sono avvicinato fino a un metro e mezzo e ho scattato delle foto con il mio scrauso telefonino, che se riesco vi farò vedere. Devo dire che gli aquilotti hanno un che di imperiale. Bello. M’ha ricordato che, tutto sommato, sono pur sempre nel selvaggio Canada.