Le letture del 2015

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Quattro volumi letti in più rispetto al 2014, ma in complesso meno pagine. Letture piuttosto eclettiche, in questo 2015, che hanno riflesso le differenti stagioni di un anno vissuto stranamente. Da settembre, poi, sono stato inondato dalle letture di Filosofia e Storia, in virtù della nuova posizione da insegnante di liceo. E devo dire che questo è uno degli aspetti che preferisco rispetto al mio nuovo lavoro: poter leggere tanti libri di Filosofia, come purtroppo mai avevo potuto fare. Verrà poi il tempo del ritorno alle letture di Storia, ma lì sarà una passeggiata di salute.

Anobii in questo anno ha cambiato proprietà e ha rinnovato la sua grafica. C’è ancora moltissimo da fare per migliorare, ma un passo alla volta spero migliorerà.

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I libri letti quest’anno: i due migliori

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Mi ero ripromesso di leggere un libro in più dell’anno scorso, quest’anno. Obiettivo raggiunto e superato:

Screen Shot 2014-12-30 at 6.00.36 PMIl miglior saggio letto nel 2014 penso sia Les Zouaves di René Hardy. E’ un volume di storia scritto da un professore quebecchese, che riassume le caratteristiche degli Zuavi canadesi al tempo di Pio IX. Ecco come ne ho parlato su Anobii:

Il passaggio più significativo di questo capolavoro di René Hardy è probabilmente questo:

“Les zouaves pontificaux étaient ainsi investis d’une mission religieuse et nationale. Au cours de leurs deux années à Rome, leur correspondance rappela fréquemment cet aspect de leur oeuvre, et les autorités religieuses firent tout leur possible pour que la célébration de la fete de la Saint-Jean-Baptiste apparaisse comme le symbole de cette union entre le national et le religieux” (224).

L’autore, storico cattolico quebecchese, racconta il fenomeno con piglio obiettivo e grande autorità. Se trapela un velo di favore per gli zuavi canadesi (che Hardy si piega a chiamare appunto “canadesi” ma vorrebbe in realtà individuare come “quebecchesi”) Hardy non perde mai la bussola del ricercatore storico, mettendo in risalto diversi aspetti – sia negativi che positivi – del fenomeno. Molto importante, a mio modo di vedere, che Hardy sottolinei come l’organizzazione degli zuavi canadesi sia stato sin dall’inizio uno strumento nelle mani della Chiesa cattolica quebecchese da utilizzare in senso nazionalistico e religioso, approfittando del facile indottrinamento che il vescovo di Montreal poteva esercitare sulle menti di questi giovanissimi volontari. Roma fu dipinta al pari di un paradiso in terra, l’intera missione come un momento di crescita religiosa e culturale, oltre che un servizio al Santo Padre. Molti parlarono di “nona crociata” per andare a difendere lo Stato pontificio dagli “empi piemontesi”. Buffo che fra quegli ultra-montani quebecchesi che appoggiarono anima e core la missione degli zuavi, si celavano poi così tanti convinti assertori del principio di autodeterminazione dei popoli, a partire certo da quello quebecchese, ma non certo di quello romano e laziale.

Meritano una menzione a cinque stelle, fra i saggi, anche: Ending Terrorism, di Anna Cento-Bull e Philip Cooke; Colpo alla nuca, di Sergio Lenci; Come mi batte forte il tuo cuore, di Benedetta Tobagi.

Fra i libri di narrativa, in generale di livello inferiore rispetto alla saggistica quest’anno, credo che la palma del vincitore vada a Il desiderio di essere come tutti, di Francesco Piccolo. Ecco come ne ho parlato su Anobii:

Non avevo letto nulla di Piccolo prima d’ora. Con questa auto-fiction Piccolo narra la storia della sua personale e graduale discesa, dalla ricerca della purezza all’accettazione di una certa impurità. Divide i suoi 50 anni in due figure chiave: Berlinguer e Berlusconi. Con questa accortezza, racconta 40 anni di vita italiana attraverso alcuni momenti topici. Intrecciati dal come lui, Francesco Piccolo, interagì con la Storia che bussava alla porta.

La parte che mi ha convinto di più sono le ultime pagine della seconda. Lì dove Piccolo ammette, spero in modo genuino, di non essere all’altezza di un certo tipo di élite culturale e non solo culturale. Riconosce di non avere il talento, o la stoffa, o l’acume dell’intellettuale serio e dotto, automaticamente di sinistra e purissimo. Riconosce un suo personale adagiarsi verso una forma di pigrizia, di grossolanità. In questa ammissione sta, a mio modo di vedere, il punto di rimbalzo di questo libro e del suo stesso autore. Il momento in cui Piccolo, fin qui scrittore low profile, compie il cambio di passo e fa scorgere, al contrario, un certo spessore non comune, quasi una filosofia minore.

E’ in quelle pagine che questo libro è passato da 4 stelle a 5.

In un prossimo post vi dirò quali sono stati i due libri peggiori letti quest’anno.

Libreria Anobii e copie realmente vendute

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Da quando esiste il social network www.anobii.com abbiamo tutti un modo virtuale di tenere grosso modo sotto controllo virtuale le nostre biblioteche, magari fisicamente sparse su più continenti, come accade a me e a tutti gli stomaci in fuga. Il sito, coi suoi 70-75mila utenti unici al mese, è diventato uno dei più seguiti da parte dei bibliofili italiani. Con più di 35,5 milioni di volumi inclusi nell’archivio, ogni utente può inserire nel proprio profilo tutti i testi che si ritrova in casa e, se vuole, commentarli con una stella da una a cinque, o proprio con un giudizio personale. Se per caso avete sullo scaffale un volume ancora inesistente virtualmente su Anobii, e qui viene il bello, pochi clic e lo potete aggiungere alla famiglia anobii.

Di converso, Anobii.com è anche diventato uno strumento pressoché unico in Italia per capire il successo (tramite i commenti degli utenti) e la popolarità (tramite il numero di utenti che hanno il tal volume nella loro libreria) di qualunque libro. Ne ha già parlato  JumpinShark, dal cui post prendo in parte, a volte correggendoli, i dati che seguono.

Allora anzitutto una premessa: un utente anobii è nel 99% dei casi un “lettore forte”. Viene definito dalla statistica “lettore forte” chiunque legga almeno 12 libri l’anno. Una misura ridicola per coloro che magari veleggiano verso i 120 libri letti l’anno, ma bisogna tener conto che in media gli italiani leggono 1 libro l’anno, e quindi se moltiplichi per 12 la media generale, diventi già “lettore forte”. L’Istat dice che i “lettori forti” in Italia sono circa il 15% del pubblico dei lettori, e circa il 7% del pubblico di tutti gli italiani, ossia circa 4,2 milioni di persone. Poiché gli anobiani sono appunto un campione di “lettori forti”, attorno ai 75mila, abbiamo che è possibile ricavare una stima grossolana (ma non troppo, e soprattutto più fine di altre, soprattutto di quelle fornite dalle case editrici) di quanto “valga” un lettore anobiano in termini assoluti. In termini aritmetici, il dato viene dalla comparazione 75.000:4.200.000=1:X, dove X è 56. Questo è un dato  di picco: se Anobii fosse perfettamente rappresentativo della società italiana, o del sottogruppo dei lettori forti, potremmo dire che un utente anobii varrebbe 56 copie vendute. Poiché naturalmente non è così, e il pubblico di un social network su internet non rappresenta proporzionalmente tutta la società italiana e nemmeno tutto il sottogruppo dei lettori forti, con una fortissima sovrappresentazione, fra gli anobiani, delle persone giovani o giovanissime, e con una forte interconnessione con il mondo della rete. Qui la ponderazione si fa complessa, perché non abbiamo dati validi su cui lavorare. Inoltre, bisogna considerare che un lettore anobii può leggere una copia non sua, o presa in prestito, o scaricata illegalmente, e così via. Ragionando in modo empirico su alcuni numeri di famosi libri venduti considerati credibili, per ponderare possiamo poco più che dimezzare il valore di 56, e arriviamo a un dato che deve avvicinarsi in modo molto credibile con la realtà delle cose: 1 libro letto e inserito su Anobii vale circa 25 copie di quel libro lette nel mondo reale.

Come ricorda JumpinShark, il collettivo Wu Ming è arrivato a riguardo a un risultato un po’ più alto del mio:

Così scrive il collettivo su Twitter, il 22 Luglio 2011 :

Abbiamo calcolato che per quanto riguarda i nostri libri, 1 utente Anobii = dalle 30 alle 35 copie vendute.
Avevamo il venduto di ciascun libro; l’abbiamo diviso per il numero di utenti Anobii che ce l’avevano; il rapporto era costante.
Al 31 maggio scorso #AaAM [il loro nuovo libro Anatra all’arancia meccanica] aveva venduto 12.500 copie circa. Ipotizzando coefficiente 1:35, 300 [utenti che hanno a Luglio 2011 #AaAM in libreria] su Anobii = 13.500 copie.
A @sararocutto che chiede: “ma è un coefficiente che vale per tutti i vostri libri?”, rispondono
Finora sì, e per quelli di Genna e dei Kai Zen (a loro dire). Ma non è detto che funzioni per i libri di altri autori.

A questo ragionamento, io posso portare la mia esperienza personale, di autore di 7 volumi. Proprio oggi su Anobii il mio libro più venduto, il romanzo Angeli da un’ala soltanto ha raggiunto i 201 utenti anobiani, e se moltiplico per 25 ho che dovrebbe aver venduto 5025 copie; moltiplicando per 33 (valore intermedio fra 30 e 35 secondo il Wu Ming) ottengo 6633 copie. Per questo mio romanzo possiedo da un lato le dichiarazioni degli editori quando i rapporti fra noi erano ottimi, ossia prima di sapere che non avrebbero pagato i miei diritti d’autore (3 edizioni, per un totale di 6000 copie), sia le stime del Tribunale di Ancona durante il conteggio a campione su 12 città capoluogo effettuato nel processo (vinto, in grado definitivo) contro la Pequod di Marco Monina e Antonio Rizzo, per un totale di 3096 copie accertate. Poiché l’Italia non è fatta solo di 12 città capoluogo ma di 8000 comuni, sembra corretto credere che le copie assolute fossero le 6000 dichiarate dall’editore all’autore via sms quando i rapporti erano idilliaci, più le 600 copie della nuova edizione autoprodotta e a oggi tutta venduta tranne 25 copie. Quindi con 33 siamo stavolta in un conteggio approssimativo per eccesso molto vicino al dato reale. Con 25, ragioniamo per difetto, che è quanto preferisco fare io.

Guardiamo agli altri miei libri di cui sono piuttosto sicuro:

– la raccolta di racconti Coppie. Autoprodotta in 510 copie e tutta venduta (tranne 5 copie), è in possesso di 20 utenti Anobii. 20×25 = 500 copie. Ci siamo quasi al numero esatto!

– Ancora: il saggio Fuori i rossi da Hollywood! stampato in 500 copie, risulta tutto venduto ed esaurito. Su Anobii è in possesso di 22 utenti: 22×25 = 550, ci siamo.

– Il pamphlet Gay: diritti e pregiudizi è stato stampato dall’editore in 1200 copie, di cui circa 1000 risultano vendute. Su Anobii è in possesso di 51 utenti. 51×25= 1275, che è un numero un po’ più alto di quanto so, ma non siderale rispetto a ciò che so.

– Il pamphlet Assalto all’informazione è stato venduto, secondo l’editore che è persona di cui mi fido, in 157 copie. Su Anobii lo hanno in 12. 12×25 = 300 copie, quindi qui siamo un bel po’ lontani dal vero, ma su numeri così bassi forse il calcolo diventa meno affidabile.

– La raccolta di Mondadori Men on Men vol. 3 si è fermata alla prima edizione, di 4000 copie. Su Anobii la hanno in 103 utenti. 103×25 = 2575, dato realistico, che spiegherebbe il perché non si è fatta una seconda edizione.

Veniamo all’altro mio romanzo, Tutta colpa di Miguel Bosé. L’editore ha stampato 3000 copie. Nei primi 4 mesi mi ha dichiarato per telefono un venduto di 75/130 copie a settimana, a scalare (il che significa, solo nei primi 4 mesi, 1640 copie circa). Alla fine l’editore ha dichiarato un venduto intorno a 1000 copie. Su Anobii, risulta in possesso di 114 utenti. Secondo il nostro calcolo 114×25 = 2850. Qui siamo di fronte a numeri dichiarati e ricavati molto lontani. Considerando la relativa precisione degli altri calcoli, sono portato a credere che se Tutta colpa di Miguel Bosé non ha venduto 2850 copie, deve essersi assestato fra le 2000 e le 2500, che è un dato molto più credibile di 1000.