La bellezza di certe persone semplici

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In questi giorni dicembrini ho rivisto una caterva e mezza di persone importanti. Si tratta spesso di amici conosciuti circa un quarto di secolo fa, altre volte amici conosciuti nell’arco degli ultimi 10-20 anni. Sì perché una caratteristica dei miei rapporti d’amicizia, quando escono come le ciambelle col buco, è che tendono a durare per tutta la vita, un po’ come le piante d’appartamento ben tenute, fertilizzate, bagnate e ogni tanto potate. Se non fate niente, invece, le piante d’appartamento dopo pochi giorni muoiono e cominciano pure a puzzare. Lo stesso accade con gli amici.

Fra le varie belle persone riviste – e ogni volta è una festa, e un raccontarsi le cose principali del semestre passato all’estero (io) e del semestre italiano (loro) – c’è stato un ragazzo che non vedevo da 2-3 anni e che ha avuto un periodo cupo da superare. La morte di suo papà, una brutta notizia di salute che lo riguarda, il “normale” precariato lavorativo e di vita. E tuttavia, con infinita pazienza e voglia di andare avanti, questo mio dolce amico è riuscito prima a raccogliere i cocci e poi a rimettere in sesto una vita davvero un po’ troppo agra, per i suoi 26-29 anni. Io e questo amico non abbiamo, all’apparenza, granché in comune. Lui è di un piccolo paesello della provincia romana, io sono romano e cittadino. Lui ha strappato un diploma all’istituto tecnico e poi s’è messo a lavorare, seguendo la pista del “c’è quel che c’è”. Io ho seguito un percorso fatto di studio, ricerca e lavoro per lo più intellettuale, anche quando m’ero fatto prendere per vendere appartamenti, in un momento di maggiore crisi. Lui, per rilassarsi, accende la tv, io apro un libro o il computer, o scrivo. A distanza di anni, possiamo dire di averla sfangata tutti e due. Di avere cercato con il lanternino un viottolo e di averlo fatto nostro. Adesso lui ha un contatto a tempo indeterminato in una stamperia. E’ un lavoro ripetitivo e non sicurissimo: la ditta è privata, gli stipendi arrivano con ritardi di 2-3 mesi. Però è già meglio del lavoro part-time nel call center della Tim, dove pure gli avevano a un certo momento offerto un contratto a tempo indeterminato. Io, per realizzare quel che volevo fare, ho scelto di varcare un oceano e di finire in un Paese tristemente più avanzato del nostro. Mi sono detto disponibile a mettere distanza fisica tra me e le persone a cui voglio bene, di cui mi sono sempre preso cura a modo mio. Distanza fisica anche tra me e lui. C’eravamo persi di vista, per via di una serie di disguidi, ma per fortuna non avevo mai cancellato il suo numero di cellulare. Così, pochi giorni fa, l’ho cercato e ci siamo rivisti. E’ stata una nostra piccola e intima epifania. Un celebrare noi stessi e l’essere riusciti a dominare situazioni non piacevoli. Con semplicità e testardaggine.

Il bello del mio amico è, appunto, in questo: una persona semplice, ma con l’idea di cercare d’esser felice. Hai detto poco. Ho una gran stima di ciò che ha saputo fare nelle sue condizioni difficili, e penso che lui se ne accorga, lo sappia. Al termine di un pomeriggio molto pieno di racconti e di sorrisi, ci siamo abbracciati stretti. Magari la prossima volta che ci vedremo sarà tra sei mesi, ma intanto sappiamo tutti e due che faremo il possibile per esserci uno per l’altro, per il resto dei nostri giorni. La semplicità e la purezza che sa trasmettermi lui, è qualcosa di cui voglio saper far tesoro.

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