I libri letti quest’anno: i due migliori

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Mi ero ripromesso di leggere un libro in più dell’anno scorso, quest’anno. Obiettivo raggiunto e superato:

Screen Shot 2014-12-30 at 6.00.36 PMIl miglior saggio letto nel 2014 penso sia Les Zouaves di René Hardy. E’ un volume di storia scritto da un professore quebecchese, che riassume le caratteristiche degli Zuavi canadesi al tempo di Pio IX. Ecco come ne ho parlato su Anobii:

Il passaggio più significativo di questo capolavoro di René Hardy è probabilmente questo:

“Les zouaves pontificaux étaient ainsi investis d’une mission religieuse et nationale. Au cours de leurs deux années à Rome, leur correspondance rappela fréquemment cet aspect de leur oeuvre, et les autorités religieuses firent tout leur possible pour que la célébration de la fete de la Saint-Jean-Baptiste apparaisse comme le symbole de cette union entre le national et le religieux” (224).

L’autore, storico cattolico quebecchese, racconta il fenomeno con piglio obiettivo e grande autorità. Se trapela un velo di favore per gli zuavi canadesi (che Hardy si piega a chiamare appunto “canadesi” ma vorrebbe in realtà individuare come “quebecchesi”) Hardy non perde mai la bussola del ricercatore storico, mettendo in risalto diversi aspetti – sia negativi che positivi – del fenomeno. Molto importante, a mio modo di vedere, che Hardy sottolinei come l’organizzazione degli zuavi canadesi sia stato sin dall’inizio uno strumento nelle mani della Chiesa cattolica quebecchese da utilizzare in senso nazionalistico e religioso, approfittando del facile indottrinamento che il vescovo di Montreal poteva esercitare sulle menti di questi giovanissimi volontari. Roma fu dipinta al pari di un paradiso in terra, l’intera missione come un momento di crescita religiosa e culturale, oltre che un servizio al Santo Padre. Molti parlarono di “nona crociata” per andare a difendere lo Stato pontificio dagli “empi piemontesi”. Buffo che fra quegli ultra-montani quebecchesi che appoggiarono anima e core la missione degli zuavi, si celavano poi così tanti convinti assertori del principio di autodeterminazione dei popoli, a partire certo da quello quebecchese, ma non certo di quello romano e laziale.

Meritano una menzione a cinque stelle, fra i saggi, anche: Ending Terrorism, di Anna Cento-Bull e Philip Cooke; Colpo alla nuca, di Sergio Lenci; Come mi batte forte il tuo cuore, di Benedetta Tobagi.

Fra i libri di narrativa, in generale di livello inferiore rispetto alla saggistica quest’anno, credo che la palma del vincitore vada a Il desiderio di essere come tutti, di Francesco Piccolo. Ecco come ne ho parlato su Anobii:

Non avevo letto nulla di Piccolo prima d’ora. Con questa auto-fiction Piccolo narra la storia della sua personale e graduale discesa, dalla ricerca della purezza all’accettazione di una certa impurità. Divide i suoi 50 anni in due figure chiave: Berlinguer e Berlusconi. Con questa accortezza, racconta 40 anni di vita italiana attraverso alcuni momenti topici. Intrecciati dal come lui, Francesco Piccolo, interagì con la Storia che bussava alla porta.

La parte che mi ha convinto di più sono le ultime pagine della seconda. Lì dove Piccolo ammette, spero in modo genuino, di non essere all’altezza di un certo tipo di élite culturale e non solo culturale. Riconosce di non avere il talento, o la stoffa, o l’acume dell’intellettuale serio e dotto, automaticamente di sinistra e purissimo. Riconosce un suo personale adagiarsi verso una forma di pigrizia, di grossolanità. In questa ammissione sta, a mio modo di vedere, il punto di rimbalzo di questo libro e del suo stesso autore. Il momento in cui Piccolo, fin qui scrittore low profile, compie il cambio di passo e fa scorgere, al contrario, un certo spessore non comune, quasi una filosofia minore.

E’ in quelle pagine che questo libro è passato da 4 stelle a 5.

In un prossimo post vi dirò quali sono stati i due libri peggiori letti quest’anno.

Agenti letterari americani – i 20 peggiori

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Molto utile e divertente la lista dei peggiori agenti letterari d’America, pubblicata dal sito Science Fiction and Fantasy Writers of America, che penso valga anche per chi non scrive fantascienza.

Come ricorda il sito, le seguenti 20 agenzie hanno tutte almeno due difetti tra questi:

1) Chiedono soldi per leggere i manoscritti;

2) Chiedono soldi per fare l’editing o impongono di spedire a certe ditte che lavorano in quel campo;

3) Presentano conflitti d’interessi con vari gruppi editoriali;

4) Non hanno combinato granché in quanto agenti letterari;

5) Non aderiscono al contratto standard degli agenti letterari;

6) Hanno pratiche non professionali;

7) Mancano d’esperienza.

Ed ecco la lista dei peggiori 20:

  • The Aaland Agency (the alter ego of the now-defunct Abacus Group Literary Agency)
  • Allred and Allred Literary Agents
  • Barbara Bauer Literary Agency
  • Benedict & Associates (also d/b/a B.A. Literary Agency and R. Castro Literary Agency)
  • Sherwood Broome, Inc. (also d/b/a Stillwater Literary Agency, LLC)
  • Capital Literary Agency (formerly American Literary Agents of Washington, Inc.; also d/b/a Washington Agency and Washington Literary Agency)
  • Arthur Fleming Associates
  • Finesse Literary Agency (also d/b/a/ Elite Finesse Literary Agency)
  • Brock Gannon Literary Agency
  • Harris Literary Agency
  • Martin-McLean Literary Associates
  • Mocknick Productions Literary Agency, Inc.
  • B.K. Nelson, Inc.
  • The Robins Agency (Cris Robins)
  • Michele Glance Rooney Literary Agency (also d/b/a Creative Literary Agency, Creative Concepts Literary Agency, Simply Nonfiction, and May Writers’ Group)
  • Southeast Literary Agency
  • Mark Sullivan Associates (also d/b/a New York Editors, Manhattan Literary, and Pantheon Literary)
  • West Coast Literary Associates (also d/b/a California Literary Services)
  • Writers’ Literary Agency (a.k.a. WL Literary Agency or WLA), formerly The Literary Agency Group, which currently includes the following:
    -Children’s Book Publishing Agency
    -WL Children’s Agency
    -Poetry Book Publishing Agency
    -WL Poet’s Agency
    -Screenplay Writers’ Agency
    -WL Screenplay Agency
    -Writers’ Book Publishing Agency
    -Global Book Agency
    -Strategic Book Agency
    -AEG Publishing Group
    -Strategic Book Group
    -Eloquent Books (a vanity publisher)
    -Strategic Book Publishing & Marketing (a vanity publisher)
    -Strategic Book Marketing (a marketing company)
    -Writers’ Literary & Publishing Services Company (an editing company)

Altre discussioni sugli agenti letterari americani, le trovate qui. Mentre qui trovate un elenco annotato dei vari agenti letterari americanzi.

Dovremmo organizzare questo genere di feedback anche fra noi scrittori italiani. Per quanto mi riguarda, io non ho al momento un agente letterario, né italiano, né straniero. Ho dovuto rompere il contratto con la NABU di Firenze perché ci hanno messo sette mesi a esprimere interesse nel voler leggere Tutta colpa di Miguel Bosé, in seguito venduto da me da solo alla Fazi Editore (per la serie: e se devo corteggiare l’agente letterario per avere una risposta di lavoro, lasciami corteggiare direttamente l’editore, no?).

Pessima l’esperienza anche con Nicolazzini, col quale c’era stato un abboccamento nel suo studio di Milano, lo scambio di un contratto standard e poi non sono mai più riuscito a parlarci al telefono, chiamando diverse volte e dal Canada.

La ALI, che penso sia una delle migliori agenzie in assoluto, o per lo meno è una di quelle con la fama migliore, ha letto Anelli di fumo e non gli è piaciuto. La cosa buffa è che il giorno dopo lo stesso romanzo è stato letto dalla Hacca Halley che ha fornito una scheda di lettura entusiasta. L’ho naturalmente spedita alla signora della ALI, che ha riconosciuto che fosse davvero molto buona. C’est la vie, madame Balzarotti Barbieri.

Altri agenti letterari, come Santachiara, non accetta nuovi autori. E questo è un male diffuso presso diversi agenti letterari di successo. Per il resto, non è che il panorama italiano sia così ricco come quello americano. Proprio per niente. Abbiamo sostanzialmente accennato a tutti gli agenti letterari degni di questo nome, tranne la Grandi & Associati. Ci sono delle lacune, sicuro, non pretendo di essere esauriente con questo post, ma queste lacune si contano sulla punta delle dita di una sola mano.

Non voglio aprire qui il vaso di Pandora delle case editrici, posso solo dire che con la Pequod siamo arrivati ad attendere la sentenza definitiva di I grado (dopo nemmeno 5 anni). Entro pochi mesi ci sarà la sua lettura in Tribunale in Ancona.