E noi stiamo nel mezzo

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Leopolda: l’iniziativa sui titoli peggiori della stampa italiana è da gente priva di cultura istituzionale ma anche inconsapevole di cosa sia una democrazia libera e pluralista, nella quale il ruolo della stampa è sempre di pungolo verso il potere e gli unici limiti sono dati dalla veridicità dei fatti raccontati, che poi sono commentabili in modo libero.

L’articolo di Travaglio, in risposta a quella sciagurata iniziativa, è colmo di falsità e di disonestà intellettuale: da un lato sembra appoggiare il concetto che le (eventuali e da provare) colpe dei padri ricadano sui figli (Boschi), dall’altra sostiene che il decreto salva-banche sia responsabile del suicidio del tizio di Civitavecchia, quando semmai ha salvato dalla rovina finanziaria (coloro per i quali i soldi sono la vita direbbero: dal suicidio) qualche decina di migiaia di correntisti, oltre alle piccolo-medie imprese che si appoggiavano su quelle banche e ai lavoratori stessi di quelle banche. In pratica, gli unici che sono rimasti fuori dall’ombrello di Stato sono stati (fino ad ora) azionisti e obbligazionisti subordinati, che fino a prova contraria sono investitori e non risparmiatori.

Insomma, abbiamo da un lato degli analfabeti della libertà di stampa che se la cantano e se la suonano da un palco di governo, e dall’altro un giornalista che scrive sciocchezze, convinto di essere Montanelli. E noi stiamo nel mezzo.

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