Una giornata di scuola dopo gli attentati di Parigi

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Seguendo le direttive del ministro dell’Istruzione, oggi a scuola abbiamo anche parlato degli attentati di Parigi. Mi ha sorpreso il livello di conoscenza dei fatti: la maggior parte dei miei studenti stava guardando Francia-Germania ed è venuta a sapere che qualcosa stava succedendo da quell’evento sportivo. Abbiamo affrontato discorsi difficili con grande attenzione e civiltà e partecipazione. Non ci sono stati sorrisini, battutine o sbadigli. E’ la conferma che sono in un ambiente scolastico che non rappresenta la media o la norma dei licei italiani.

Ho invitato i miei studenti a continuare a seguire lo stile di vita che avevano fino a giovedì: a prendere bus, treni, a visitare Roma e Milano, a frequentare stazioni, aeroporti, discoteche, stadi, teatri e cinema e ristoranti. Di divertirsi, come era prima, ma sapendo di vivere in un’epoca di limbo, che non è più pace, ma non è nemmeno guerra. Di farsi anticorpi sociali: divertirsi tenendo gli occhi aperti, notando chi siede con loro in treno o sulla metro, se qualcuno lascia uno zaino dove loro sono e poi se ne va. Li ho invitati a non farsi condizionare da chi vuole che loro diventino razzisti e intolleranti, come il direttore di “Libero”, che spinge per spargere terrore e portare a una guerra di civiltà contro tutti gli islamici, e non solo contro quei mussulmani che sono terroristi o complici dei terroristi.

Ho parlato di cos’è l’Islam e di quanti sono i mussulmani al mondo, circa 1,57 miliardi, e di quanti sono i seguaci di ISIS e Talebani: meno di 100mila. Ho spiegato le differenze, per una democrazia occidentale, fra uno stato d’emergenza e un coprifuoco. Ho risposto a domande come:”Perché la Francia?”, “Perché si ammazzano per ammazzarci?”, “Ha paura?”. Si è discusso, si sono fatte domande, si è fatta una giornata di scuola non sui libri. Forse qualcuno si sarà spaventato un po’, non so, io ho cercato di essere il più sereno possibile, tenendo presente che dovevo dire di fare maggiore attenzione rispetto a giovedì. Ho spiegato perché è giusto e normale che i loro genitori restringano alcune libertà, tipo quella di andare allo stadio, e ho spiegato perché loro dovrebbero chiedere ai propri genitori di non limitare troppo a lungo questa e altre libertà, o di non limitarle affatto. Spero sia servito a tutti.

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