Il livello di certi commentatori de Il Fatto Quotidiano

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Insomma, la notizia è di quelle da leccarsi i baffi: il ministro dei Beni Culturali, Franceschini, anziché nominare a direttore dei principali musei italiani qualche amico degli amici, emana un bando pubblico, a suo tempo pubblicato su tutti i più raffinati media internazionali e la selezione è fatta sulla base dei CV, dei titoli, delle competenze. Ecco che alcuni dei migliori nomi nazionali e internazionali (qui i nomi, omessi nell’articolo de Il fatto) diventano direttori di questi musei. Una cosa normale per il resto del mondo, non per l’Italia, dove solo pochi anni fa a dirigere il Maxxi fu collocata una politica trombata.

Naturalmente fra i commentatori de Il Fatto Quotidiano, in maggioranza grullini, la cosa non viene compresa. Fra accuse nazionalistiche e altre amenità, sono molti quelli che si lamentano pur che sia, ma per fortuna sono anche molti quelli che spiegano l’ABC. In risposta a uno di questi generosi benefattori di pillole di buon senso, uno dei commentatori più duri pone una domanda, come dire, di base, alla quale mi sono sentito in dovere di rispondere:

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