Due parole doverose su Roma e sul Lazio.

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Cristiana Alicata sul disastro della politica romana. Occorre proprio dirlo che noi eravamo fra coloro che denunciavano le anomalie ben prima che ci arrivasse la magistratura. E occorre anche richiamare l’attenzione che, al Campidoglio, i politici si dividono fra coloro che sono stati arrestati, coloro che sono stati inquisiti e coloro che sono tutt’ora ritenuti innocenti dalla magistratura (che sta facendo benissimo il suo dovere, e avanti tutta così).

Dire che anche quest’ultimi non si sono resi conto di niente per tempo, è dire due volte una cosa falsa, almeno nel caso di Marino, che insistette per un controllo dei libri contabili e degli atti amministrativi del Comune di Roma da parte della Guardia di Finanzia. Lo chiese ben prima che il primo dei politici di Alemanno o della parte corrotta del PD fosse inquisito dalla magistratura, e lo chiese non appena eletto sindaco.

NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

Sono un po’ di giorni che mi viene da piangere per quello che sta accadendo a Roma e nel Lazio: la chiamano #mafiacapitale, ma è evidente che le dimensioni sono molto più vaste e hanno valicato la città arrivando in regione.

Tutte le battaglie che abbiamo fatto in questi anni, spesso in totale solitudine e accusati di infangare l’immagine del partito all’improvviso sono diventate le cose per le quali potevamo accorgerci tutti facilmente di cosa stava succedendo. Alcuni di noi hanno gridato fortissimo. Ma non è bastato.

La pratica dei manifesti abusivi (ci chiedevamo dove arrivavano tutti questi soldi e ci lamentavamo dei lavoratori migranti in nero usati per attaccarli ovunque), le primarie cammellate messe più volte a verbale e molto prima delle primarie per il sindaco di Roma, le tessere false, le immense cene, le campagne elettorali costosissime, inaffrontabili da un normale cittadino, le volte che in alcuni comuni…

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