La buona scuola di Renzi: il suo video

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Sono molto contento che finalmente Renzi abbia invertito la comunicazione sulla riforma della scuola. Lo dicevo da un po’ che quella precedente, assai carente e confusa, non andava affatto bene.

Questo video messaggio non è ancora perfetto: fra gli altri errori di comunicazione c’è che il Presidente usa una lavagna di ardesia, che è un tipico simbolo della scuola di un tempo. Ma le scuole d’Occidente oggi hanno tablet col wi-fi per ogni studente e il professore, o lavagne elettroniche e, se proprio non ci sono fondi e si va sul risparmio, lavagne bianche con i pennarelli colorati.

Allora, da un punto di vista dello stile comunicativo, sarebbe stato d’effetto se Renzi avesse iniziato con la lavagna di ardesia, e poi, non appena posto il gessetto colorato sul piano nero, avesse guardato in camera e avesse detto:

No, un attimo, questo è lo strumento che c’era nella scuola quando ero bimbo io; noi mettendo 4 miliardi di euro sulla scuola vogliamo che il più alto numero di istituti possa aggiornare tutti i propri strumenti, compreso questo. Quindi passiamo a scrivere su una lavagna che non dà problemi a quei docenti e studenti che, per esempio, sono allergici alla polvere di gesso.”

Così facendo, si sarebbe spostato di un passo a sinistra o a destra, dove sarebbe apparsa una lavagna bianca con i pennarelli. Chiaro, i semprecritici l’avrebbero accusato di marpionismo e di eccesso di preparazione, ma non sono loro quelli da convincere, anche perché sono talmente pieni di pregiudizio che ormai quello è un settore a cui non si parla in nessun modo, ma per fortuna sono davvero pochi. Il resto del messaggio poteva durare qualche minuto in meno, ma i concetti andavano benissimo e qui Renzi è stato bravo. Siccome sono spesso critico contro il suo stile comunicativo, che invece piace a tanti, gli do atto che in questo video sceglie un low profile molto azzeccato e spero spontaneo. Guardate soprattutto il linguaggio corporeo inclusivo, il dove guardano gli occhi (in alto a sinistra) più che soffermarvi su simboli ovvi quali la camicia senza giacca o la cravatta scura che ricorda vagamente le divise scolastiche anglosassoni.

Quello che emerge da questo messaggio è comunque molto forte: quanti altri premier italiani hanno dato così tanta centralità alla scuola italiana? Io non ne ricordo nessuno. I professori, i precari, gli studenti italiani capiscono che Renzi sulla scuola si vuole giocare molto più che il successo alle regionali, si gioca la sua credibilità. Questa è una vera riforma di sistema, che analizzerò in un prossimo post che avevo già in mente di scrivere per il Fatto Quotidiano da un po’, ma poi questo inverecondo e vergognoso post di Amelia Signorelli, ricco di straw man argument al limite della querela, mi aveva tolto la voglia di pubblicare nella stessa colonna.

Cara redazione de Il Fatto, il giornalismo deve essere un cane da guardia del potere, ma uno serio, in grado di azzannare se necessario: inventarsi insulti non pronunciati, metterli in bocca a due ministri come fa Signorelli e poi scrivere lenzuoli colmi di indignazione contro quegli insulti è una cosa penosa. Anche abbaiare a ogni alito di vento e criticare la qualunque pur che sia ti trasforma in quegli insopportabili chihuahua che senti squittire da dietro la porta d’ingresso non appena passi in corridoio per prendere l’ascensore: insopportabili, e soprattutto inutili.

E invece quell’articolo va scritto, perché nel DDL ci sono tante di quelle cose positive che Renzi non ha potuto nemmeno toccare nel suo video.

E ora, per farvi un’opinione vostra, vedetevi il video integrale. Sono 18 minuti, dopotutto, non molti per spiegare una riforma della Scuola italiana.

2 pensieri su “La buona scuola di Renzi: il suo video

  1. Ciao Sciltian,
    concordo sull’articolo dell’antropologa e sui toni esagerati ed ideologici. Io lo sciopero del 5 maggio non l’ho fatto, son restato a scuola. Ma non ero sicuro; ero dubbioso come lo sono ancora. Il video l’ho visto ieri e, al di là delle rozzezze linguistiche (“parliamoci chiari”, “cultura umanista” etc), m’interessa discutere gli argomenti.
    1 Al centro dell’interesse non implica correttezza della riforma. C’è da vedere cosa si propone e come.
    2 Dunque. Questione presidi: chi li valuta?
    3 Merito. Perchè il 66%? Potrebbe essere poco, troppo. Potrebbe provocare una corsa alle attività estracurricolari.
    4 Assumere tutti? Non sarebbe meglio esaminarli meglio e far passare solo quelli bravi davvero? Sai quante persone incompetenti ho incontrato a scuola in questi anni? Non sarebbe stato meglio sottoporre ad esame i docenti OBBLIGATORIAMENTE OGNI TRE ANNI?

    ciao, Luca

  2. Ciao Luca, coltivare il dubbio è sempre un ottimo modo di iniziare. Inoltre metti in luce punti che condivido: il principale difetto della versione iniziale di questo DDL era la puntuale mancanza di un ente tipo OFSTED che in Inghilterra ha sostanziale potere di vita e morte sui presidi e sui singoli istituti. Ora i legislatori dicono di voler aumentare il numero degli ispettori ministeriali e il numero delle loro ispezioni, ma per me questo non sarà mai abbastanza. Bisogna proprio andare alla fondazione di un ente analogo all’Ofsted britannico, dove magari impiegare temporalmente proprio quei professori non abilitati che oggi sono nelle GI. Il concetto da far passare è: caro preside, ti do più poteri, ma se sbagli o sei inadeguato, perdi il posto e te ne vai, e alle brutte ti chiudo proprio la scuola e la accorpo con una vicina guidata da un preside bravo. Non so come si sia scelta la percentuale del 66% ma non sono contrario a prescindere al concetto di dare agli studenti la possibilità di inserire attività extracurriculari nel loro CV. Certo bisogna vedere qual è il ventaglio delle possibilità. Sull’assumere tutti GLI ABILITATI: beh è gente che ha laurea, esame di stato o concorso passato. Sottoporci a un’ulteriore esame mi pare sbagliato e anche contro la legge. Il bello di questa riforma però è che i colleghi incompetenti che si rifiutano di aggiornarsi dopo 3 anni dovranno cambiare scuola, almeno faranno danni altrove, non sempre nella stessa scuola. La mia incertezza invece è: ma se dovessero esserci più professori abilitati che posti a disposizione, chi non trova una cattedra riceve ugualmente lo stipendio, o almeno un sussidio, o no? O si rimane come color che son sospesi nelle GAE di oggi?

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