Anelli di fumo, la recensione di Satisfiction

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Maria Caterina Prezioso ha letto per Satisfiction Anelli di fumo è le è piaciuto:

“Ciò che non siamo in grado di cambiare, dobbiamo almeno descriverlo” Rainer Werner Fassbinder questo è quello che ci suggerisce Gastaldi in apertura di Anelli di Fumo. Aggiungerei che abbiamo il dovere di descriverlo. E in questa ottica drammaturgica Sciltian Gastaldi ha colpito nel segno. Sapientemente e con leggerezza ci pone di fronte una storia asimmetrica. La storia di una generazione (quella dei trentacinquenni o su di lì) che hanno visto tutto e hanno assimilato poco  di quel tutto. Giacomo Leopardi che, grazie a Mario Martone con il film “il giovane favoloso”  oggi è tornato tanto di moda sussurrava “I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli adulti il nulla nel tutto”.
Questo romanzo racconta con apparente frivolezza la storia di un gruppo di ragazzi-adulti alla prese con il lavoro (che non c’è) con l’amore (che non arriva e quando arriva svanisce avvilito dall’incapacità di divenire un sentimento adulto) con le speranze (che muoiono dentro prima di nascere compiute). Questi ragazzi-adulti aspettano, ma aspettano cosa? Un riscatto, una promozione, un lavoro a tempo indeterminato, un figlio, un imperativo?! Ecco forse  aspettano un imperativo, qualcosa che li obblighi a dominare la propria esistenza e dare un taglio con qualcosa che si è disintegrato all’interno della struttura sociale italiana.

Qui per il resto della recensione.

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