Omofobi a piedi, il miglior ufficio stampa per i diritti gay

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Nella giornata di ieri c’è stata una certa tensione in alcune piazze d’Italia. Un movimento apertamente omofobico, autonominatosi Sentinelle in piedi” [sic], che si batte contro l’uguaglianza dei diritti civili di tutti gli italiani, ha organizzato delle cosiddette “veglie” in pubblico.

L’immagine di queste veglie rimanda a memorie davvero tristi: poche persone in piedi, immobili, a distanza di due metri una dall’altra, in silenzio. Fanno finta di leggere un libro, a volte tenuto alla rovescia. Osservano un atteggiamento marziale. I volti segnati da una cattiveria senza un vero perché. Inquadrati in modo assai severo dal loro servizio d’ordine, che si muove a scatti nervosi, con tanto di pettorine colorate. Un servizio d’ordine che ha imposto loro il silenzio: le “sentinelle” non hanno diritto a parlare con chicchessia, soprattutto con la stampa. I giornalisti sono dunque costretti a passare per i portavoce ufficiali, dovendo così rinunciare al proprio diritto di cronaca. Ecco che questi omofobi a piedi possono essere descritti come manipoli di cittadini disposti a sospendere i propri diritti di libera espressione al fine di impedire ad altri il diritto alla felicità. Del resto, già il nome di “sentinelle” individua nei partecipanti dei soldati che si arruolano per difendere un avamposto e ammazzare il nemico, non certo per stabilire un dialogo.

Il resto, lo potete leggere sul mio blog sul Fatto Quotidano.

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