Omofobia all’italiana

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E’ proprio un anno bisestile, perché, per una volta, ha ragione Annunziata: è una grande ipocrisia della Chiesa e della società italiana presentare al funerale di Lucio Dalla in chiesa il  suo ex compagno come “il suo più stretto collaboratore”, quando – a quanto pare, e ho personalmente verificato due fonti diverse – tutti sapevano che fosse il suo compagno. Anche Marco Alemanno stesso, che si lascia presentare non come il suo compagno non ci fa una gran figura, ma siccome il giovane uomo è sconvolto dal dolore, è probabile che non si sia nemmeno accorto di come lo hanno presentato (e non c’è la benché minima ironia o sarcasmo, in queste mie righe: il dolore di Marco Alemanno è ben visibile a tutti). Diciamo che siamo dinanzi all’ennesimo caso di omofobia/ipocrisia all’italiana, e amen.

Tuttavia, questo non è in contraddizione con quanto da me rimproverato ieri a Busi, perché lui ha aggredito Dalla, la sua vita e la sua opera, da morto, mentre ribadisco che avrebbe dovuto dire quelle cose – in parte condivisibili – a Dalla vivo, non a Dalla in bara. A Busi devo una replica, che arriverà non appena ho tempo (ho una scadenza accademica oggi, non me la sto tirando: si lavora).

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12 pensieri su “Omofobia all’italiana

  1. A mio parere l’ipocrisia massima è quella dei giornalisti – ai quali spetterebbe il compito di chiamare le cose col loro nome, se non sbglio – che si sono ostinati a escogitare le perifrasi più innocue per giustificare il ruolo di Alemanno nella vita di Dalla. Solo ieri in tarda serata sul sito de La Stampa il giovane veniva definito semplicemente “il compagno” dell’artista scomparso.
    Ho trovato decisamente coraggioso e infinitamente meno ipocrita il prete che durante la predica si è rivolto direttamente ad Alemanno: di fatto ne ha ufficializzato la relazione con Dalla.

  2. Fuchsia, beh no. Non usiamo le parole a sproposito. Il prete che altro poteva fare, rivolgersi a una donna presa a caso in piazza e far finta che fosse la vedova di Dalla? Il prete non ha detto niente di esplicito e al compagno è stato probabilmente chiesto di evitare di far capire. Un comportamento da aguzzini, altro che coraggioso.

  3. Non so, io non la vedo così. Il prete poteva anche evitare di rivolgersi direttamente a Marco durante l’omelia. Se avessero impedito al giovane di esprimersi quello sì sarebbe stato da aguzzini e intollerabile. Invece è successo esattamente l’opposto. È stata una dichiarazione plateale. Pronunciata dall’altare di una chiesa. A me non pare poco.

  4. liuk

    Condivido pienamente l’analisi di anelli (e dell’annunziata). Per parte mia, da spettatore e tralasciando ogni lato umano, cinicamente trovo assai fastidiosa la debolezza artistica di molti “grandi” di propinare nei propri concerti canzoni o performances teatrali del proprio compagno/a, che inevitabilmente fanno crollare improvvisamente la qualità di uno spettacolo, facendo alla lunga tutt’altro che un favore al proprio partner e alle sue velleità artistiche. Ricordo ancora l’enorme perplessità di fronte agli interventi teatrali del povero marco, totalmente avulsi dal contesto dello spettacolo, durante il work in progress di dalla-de gregori.
    l’incapacità del genio, obnubilato dall’amore o dal delirio di potenza, di capire o dire cinicamente e spietatamente: mi dispiace ma questo non funziona.

  5. liuk

    mi sento in accordo con fuchsia. non credo che la chiesa abbia fatto una brutta figura stavolta, tutt’altro. Poteva giocare uno dei suoi ruoli migliori, la recita del figliol prodigo e del padre misericordioso. aveva gioco facile, del resto, vista la mai dichiarata ufficialmente omosessualità di dalla. Che non mi sentirei di definire ipocrisia, visto che non credo abbia mai negato nulla, semplicemente non ne ha mai parlato, immagino lo considerasse un fatto privato e non politico. Forse è ipocrita il fatto che l’omosessualità sia ammessa, accettata e giustificata negli artisti, perchè in quanto tali possono permettersi più delle persone comuni e non dotate di talento naturale. Non è la chiesa che doveva dirlo, ma i giornalisti. Non è la chiesa che deve agire sull’argomento, ma lo stato e le istituzioni. Mi è tornato in mente quell’episodio davvero vergognoso dei funerali e delle celebrazioni di Nassiria, dove hanno sempre escluso la compagna di stefano rolla, il regista che si trovava lì per girare un documentario.

  6. Sono d’accordo.
    Mi sembra però impietoso processare il povero Lucio Dalla per non aver fatto coming out, come hanno fatto certi siti gay. Aveva 70 anni, era stato educato a credere che certi sentimenti si dovevano nascondere. E comunque, grazie Lucio per le magnifiche canzoni.

  7. Rainbowman, come sai, su Il Fatto ho sostenuto una tesi più vicina alla tua, almeno rispetto a quella di Busi. Però devo dirti una cosa: se Lucio Dalla, dall’alto della sua IMMANE popolarità, non fa coming out per portare i suoi 2 centesimi (che magari sarebbero stato 200, visto l’ascolto di cui godeva a vari livelli, non solo tra il popolo) alla causa GLBT, chi lo deve fare? Gli adolescenti di 13 anni? Suvvia. Dalla ha fatto malissimo a nascondere la sua vita sentimentale, a nascondere il suo orientamento sessuale, perché lui poteva e doveva alzare un dito e diventare l’Elton John italiano, visto che lo era già su altri livelli. Il punto è che ha deciso di NON FARLO, e ha fatto male lo ripeto, ma che vogliamo fare, glielo rimproveriamo il giorno del suo funerale, da morto? Non direi sia utile, se non a far parlare di chi lo rimprovera.

  8. Nino

    Sono d’accordo, si può criticare la decisione di Dalla di non fare coming out, ma è una scelta che a mio avviso va rispettata, fa parte delle libertà personali.

    Io francamente non ho gradito i voli pindarici dei vari giornalisti per dire senza dire. secondo me un giornalista deve dare una notizia se questa fa informazione (e nel caso che Marco fosse il suo compagno è una notizia ma non fa informazione)

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