Buon 2012, in ritardo

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Quest’anno nasce in ritardo. Almeno per questo blog, che nel mese di dicembre si è bellamente e bullamente preso un periodo di vacatio come mai prima, e badate ben che la fondazione risale al 2004 per cui son cose. Tre settimane di finto relax a Roma, partito prima della compagna di viaggio, che mi ha raggiunto a dottorato (suo) discusso. A Roma ho trovato mia mamma alle prese con l’atroce herpes zoster, meglio noto come Fuoco di Sant’Antonio. Si tratta di una malattia che colpisce soprattutto gli anziani (ma non solo, eh, non crediate) quando si abbassa un po’ il sistema immunitario. A quanto ho appreso, è derivato dal virus della varicella, rimasto dormiente anche per decenni (nel caso della mia mamma, almeno mezzo secolo e passa!) in quei soggetti che o non hanno avuto la varicella, oppure l’hanno avuta in forma lieve. Morale della favola, il virus si combatte con degli anti-virali oggi disponibili e piuttosto efficaci se presi per tempo, ma per la medicina odierna i dolori post-erpetici sono ancora in gran misura un mistero e regalano diverse settimane di malattia feroce, in grado di far urlare anche le persone più zen. Fra le quali, va detto, non rientra la mia mamma, per la quale un dolore è un dolore è un dolore, figuratevi una cosa seria come questa. Insomma, Roma è stata questa volta fonte di preoccupazioni, perché i genitori sono ogni anno con un anno in più e io sono abbastanza atterrito dall’inevitabile corsa del tempo che, prima o poi, avrà una fine e sarà sempre e comunque troppo presto per chi, come me, è riuscito a sviluppare un rapporto di amore puro e insegnamento permanente con questi due vecchietti del Muppet Show che sono la mia radice da sempre e per sempre.

La permanenza romana è stata, va detto, un enorme successo considerato l’incontro al miele fra la compagna di viaggio e il resto della famiglia, più naturalmente Roma, il Circeo, l’Italia in generale. Dopo averle parlato male del mio paese in modo forse esagerato, la compagna ha avuto modo di rendersi conto di tutti gli aspetti positivi di quello che rimane uno dei paesi più belli del pianeta.

Come sempre, i giorni subito prima e subito dopo un rientro a Roma sono estranianti. E’ la sindrome della mela spaccata a metà, e mi capisce chi è abituato a viaggiare fra due continenti, abbattendo o facendosi abbattere da fusi orari come fossero noccioline. La sensazione è, diciamo, una “senza-zione”, ci si sente comunque mancanti di ciò che non si ha attorno, e sempre nel posto sbagliato a perseguire la cosa sbagliata, mentre la vita che si dovrebbe vivere è quella che si è lasciata dall’altra parte dell’oceano. Odio questo fibrillare di emozioni e sentimenti, mi spinge spesso a una forma oscura di depressione, penso si possa definire così.

Ma il 2012, dicevamo. Si apre alla grandissima, con una discussione di tesi di dottorato che andrà nell’unico modo in cui può andare, o almeno si spera. Dopo di che, si continua col solito tran-tran: domande di lavoro spalmate su due continenti, sapendo bene che quando fai domanda assieme ad altri 600 concorrenti per un posticino in un’università anonima e scomoda del nord dell’Inghilterra, è praticamente escluso che sia proprio tu il vincitore, specie se ti presenti senza avere ancora il Ph.D in mano. In ogni caso, se son rose avranno le spine, come dico io, per cui mi pungerò-ò-ò-ò-oh-oh, sì mi pungerò-ò-ò-ò-oh-oh.

Se guardo all’oggi, sarebbe però da scemi se non ammettessi di avere migliorato moltissimo la mia condizione presente. Pare, sembra, forse, si dice che abbia trovato una gran compagna di viaggio, e pare, sembra, forse, si dice, che si convolerà a giuste nozze entro tempi ragionevoli e ragionati. Non sono mai stato un carrierista, né una persona eccessivamente ambiziosa, per cui è chiara la mia scala delle priorità: la vita privata vince su quella professionale 10 a 1, e se lo spicchio dei cazzi miei si metterà al bel tempo, a prescindere da ciò che pioverà sul lavoro, potrò dire di essere un uomo felice e, caspitina, anche un pochino fortunato.

Insomma, questo 2012 è anno di traguardi in arrivo. Se ne sente il profumo, la fragranza, il sapore assai meritato e molto inseguito. Di questo, lo posso dire, sono contento. Di più: ne sono fiero. Speriamo solo di essere assistiti dal 23, il famoso bucio di culo, e di poter incrociare molto più spesso le vite delle persone che amo nel Vecchio continente, la famiglia di sangue e quella che mi sono scelto. I nomi non li faccio, ciascuno di voi che legge fin qui probabilmente sa di esserci dentro.

Buon anno, dunque, a ciascuno di voi.

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