Warrior, una recensione

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Vincendo un forte scetticismo, la compagna di viaggio e io siamo andati a chiuderci per due ore e mezzo nel bellissimo cinema Varsity, vicino casa, per vedere Warrior, film di Gavin O’Connor (voi l’avevate mai sentito? Io no) con Joel Edgerton, Tom Hardy e Nick Nolte. Che se non fosse per il vecchio Nick, splendido nei panni di un anziano padre che ne ha sbagliate troppe, ma anche ostaggio di due figli che non gli perdonano la morte della mamma, sarebbe stato un film in cui proprio non conoscevo nessuno nessuno. La storia è di quelle che trasudano testosterone e sudore a ogni fotogramma: due fratelli che non si vedono da una quindicina d’anni si trovano a combattere per ragioni diverse in un circuito di boxe thailandese (credo) ad Atlantic City. In palio, 5 milioni di dollari e molto altro sul piano personale.

Nonostante le poche credenziali, e qualche scivolata nello stereotipo che un regista non statunitense si sarebbe probabilmente risparmiato (vedere il passaggio del fratello più giovane nella guerra d’Iraq, con conseguente azione eroica eccetera eccetera, ma anche il progredire dei combattimenti vittoriosi dei due fratelli, che naturalmente s’incontreranno uno contro l’altro nel match finale) il film, inaspettatamente, regge, e regge pure bene. Davvero molto buona la sceneggiatura, con dialoghi di altissimo livello e una trama non poi così banale, se anche il finale ce lo siamo tutti immaginati prima di vederlo. Molto credibile la recitazione dei tre attori principali, così come la costruzione fisica dei due fratelli. Sarebbe facile credere che uno dei due, Tom Hardy, sia stato preso di peso dal mondo dei combattimenti e messo davanti a una telecamera, perché io muscoli così sviluppati su un attore non li vedevo dai tempi del primo Conan di Schwarzenegger, con la differenza che questi non sono pompati da anabolizzanti, ma ricavati da anni di allenamento in palestra. Invece, a leggere la sua bio, sembra proprio che il ragazzo sia destinato a diventare il nuovo Matt Damon degli anni Dieci, con in più una componente bisessuale ostentata con tutto rispetto. Chapeau.

Alla fine, Warrior è un film di uomini duri per uomini duri, ma dove i sentimenti e perfino le lacrime hanno una grossa parte. Molto ben curata la componente edipica e il rapporto dei due figli col padre reietto, pressoché inesistenti i ruoli femminili. Un film originale, di sicuro, che fa volare le 2 ore e mezzo. La sala era mezza piena, e ho sentito diversi spettatori uomini piangere, vergognandosi delle loro lacrime, per altro, segno che erano proprio coinvolti. In effetti, la pellicola ha preso anche due iper-scettici ironici come noi, per cui immagino che in generale la risposta del pubblico sarà molto buona, almeno in Nord America.

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