Super 8, film gioiello

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Uno dei poster del film.

A leggere i dati del botteghino dell’ultima settimana per Stati Uniti e Canada, viene da piangere. Guidano infatti a pari merito la classifica dei film più visti al cinema con circa 36,2 milioni di dollari l’uno, l’assurdo kolossal Cowboys and Aliens, del regista Jon Favreau, e The Smurfs (I puffi) di Raja Gosnell, entrambi appena usciti. Terzo, distanziato, l’altro kolossal del fumetto di quest’anno, Captain America: the First Avenger (Capitan America) con 25,5 milioni di dollari in questa settimana e 117,4 milioni in due settimane.

La prima pellicola, Cowboys and Aliens, appartiene a quel genere di progetti che mai nessun produttore italiano deciderebbe di finanziare (ma un italo-americano sì: Bob Orci). Non bastano i nomi di attori di richiamo – uno per tutti, Harrison Ford, classe 1942 e sempre meno credibile come “uomo d’azione” -, la trama e l’idea centrale è di quelle che fanno esplodere il pubblico non statunitense in grosse risate di scherno già durante il trailer, con l’idea di ambientare un film di fantascienza con l’immancabile mostro cattivo che viene dallo spazio in un set da Far West e la somma di tutti i cliché possibili che vi vengano in mente relativi ai due diversi generi. Il prodotto finale non può che essere un ibrido troppo postmoderno, dunque un ibrido da rabbrividire.

La seconda pellicola, invece, nel suo genere convince un poco di più: I puffi in 3D è il classico filmone animato della Sony, pensato per coinvolgere il pubblico dei più piccini, come lo chiamava l’indimenticato Rokko Smitherson, e i loro genitori. Il New York Times lo ha recensito in modo benevolo: “un film sorprendentemente tollerabile per gli adulti“, grazie a una serie di ambientazioni newyorkesi divertenti e a una mezza dozzina di riferimenti intertestuali a icone ben note della cultura pop americana, da Marylin Monroe in giù.

Il terzo film, Capitan America, rientra nell’ormai consolidatissimo filone delle trasposizioni cinematografiche dei supereroi dei fumetti del Novecento. Nel caso di Capitan America l’impresa non era semplicissima, dal momento che questo è senza dubbio il supereroe più ricco di ideologia e orgoglio per il nazionalismo americano di tutto l’universo della Marvel e della DC Comics. Non a caso, Capitan America nasce nel 1941 dalla penna geniale di Joe Simon e Jack Kirby, proprio come innovativo strumento di propaganda nazionalista statunitense contro un’Europa che aveva, in quel tragico 1941, sempre più il profilo dei baffetti di Adolf Hitler e dei baffoni di Stalin.

La pellicola si preoccupa di raccontare proprio la nascita del fenomeno Capitan America, come figura, come elemento di marketing e poi come eroe dei fumetti. Ma il punto di forza del film è nel far sognare i mingherlini e i bassi di statura di tutto il mondo, che in seguito a una scienza quasi magica possono diventare muscolosi e forzuti oltre l’immaginabile. A proposito del confine fra scienza e magia, qui faccio mia la battuta del cattivissimo Schmidt/Teschio Rosso: “Questa è scienza, non magia, ma capisco che la distinzione sia impossibile per chi, da ignorante, è stato investito da un potere troppo grande per lui” impersonificato per altro da un irriconoscibile e bravissimo Hugo Weaving, che i cinefili ricorderanno nel ruolo della drag queen Tick in Priscilla, la regina del deserto. Nel complesso, fatta la tara all’immancabile dose di stars and stripes che naturalmente avvolge tutto il film, la pellicola è comunque godibile per la sua forte tinta postmoderna e il suo plurilinguismo fra fumetto, arte, e cinema, con un tuffo ucronico nella storia della Seconda guerra mondiale che stuzzicherà gli amanti del genere. Da menzionare anche i pettorali di Chris Evans, così ampi che ci si può giocare a scacchi sopra.

Ma il film gioiello di questa estate nordamericana è senza dubbio Super 8, (125 milioni di dollari in 8 settimane) di J.J. Abrams, già regista della serie tv Lost e di Missione impossibile: protocollo fantasma, e prodotto da lui stesso e Steven Spielberg. Questo è davvero un film che ho amato, con le sue atmosfere che ricordano da vicino E.T. l’Extraterrestre, incluso il gruppo di dodicenni che girano in bicicletta per salvare il loro paese e il mondo dall’alieno di turno. La sceneggiatura, sempre di Abrams, è molto originale, inserendosi in modo stuzzicante nel filone della Alien Theory (infatti, **SPOILER** alla fine il mostro orrendo riesce a farla franca e il protagonista riesce anche a raggiungere un livello di empatia non indifferente nei suoi confronti **FINE SPOILER**) e regalando al pubblico delle vere e proprie perle di dialoghi da dodicenni, davvero gustose, con anche una minuziosa descrizione del “come eravamo 1979” a base di walkie-talkie, walkman e trenini da costruire e dipingere, e del genere di pubertà che Abrams e Spielberg e tutti gli amanti del cinema hanno avuto, cimentandosi in quegli anni così analogici, con i primi filmati in Super 8. Da non perdere assolutamente.

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15 pensieri su “Super 8, film gioiello

  1. MJ

    Francamente, Cowboy and aliens aveva già tutte le premesse per essere abbastanza assurdo. Con quegli ingrediente, alla base ci dovrebbe essere un’idea super bella o super-originale, o superavvincente per superare l’ostacolo del troppo strano per essere accettato. In un certo senso, mi ricorda wild, wild west. Anche lì, il senso di straniamento è risultato insuperabile. Così pare per questo film, anche se gli incassi non sono negativi, pur non essenso sensazionali. Smurfs non saprei, Capitan America io lo vedrei giusto per Chris Evans, che mi piace molto, anche se lo preferirei ( molto ) meno gonfiato. Lo trovo carinissimo ( anche se a volte tamarrino, si dovrebbe sgrezzare un tantino, o crearsi uno stile più identificabile) e mi era piaciuto nei Fantastici 4 e commosso ne La notte non aspetta, con Reeves, da Elroy.

  2. MJ

    Poi, certo, Hugo Weaving, che ho cominciato ad amare da quando ho saputo che era l’attore sotto la maschera di V come Vendetta. Meraviglioso. Non l’ho visto in Priscilla, cercherò di recuperare, ma per me basta e avanza V. Oddio, anche in Matrix era bravo, ma lì ero abbacinata dalla bellezza di Reeves, ho avuto giusto solo il tempo di notare ANCHe la performance di Fishburne:)

  3. Un consiglio, Sciltian. Da un po’ su questo blog pubblichi solo pezzi che metti anche sul fatto. L’unico valore aggiunto di questo blog sono le discussioni con Filippini. Se questo e’ l’assetto definitivo, prima che la concorrenza col fatto non lo stritoli, permettimi di consigliarti di chiudere questo blog.

  4. Zuliani, proposta respinta. Intanto, qui pubblico i miei pezzi in anteprima rispetto al Fatto Quotidiano. Poi ogni tanto pubblico delle cose più da blog personale che non da giornale quotidiano. Infine, la media dei lettori unici al giorno è salita a 200 sul blog, e gli abbonati pure sono in crescita: squadra che vince non si tocca.

    Vedo invece che i lettori unici de Il Post sono in calo, mi dispiace, e non c’è sarcasmo o cattiveria, sono sincero. In compenso quelli de Il Fatto sono in salita clamorosa. Sempre bene quando una fonte d’informazione alternativa va a gonfie vele.

  5. Fabio Nolli, sì la notizia mi è arrivata in anteprima in email. Per confermarla occorrerebbe verificare con un’altra fonte, su Internet trovi solo una fonte ripetuta da tutti.

  6. Permettemi, ma quello che hai linkato e’ un buon articolo del piffero: dati buttati alla rinfusa senza un minimo di precisione e analisi (che periodi di lettura, annuali, semestrali? boh). Link zero. Il Post scende con 25mila utenti unici: scende di quanto? Rispetto a quando? Ariboh. Io ero rimasto che poco meno di un anno fa ne faceva 15mila. Che dovrei fare, andare a spulciarmi da solo i dati audiweb?
    (a margine: su Il Post io ho carta bianca per tutto, titolo incluso.)

    Il discorso sulla chiusura del blog, inoltre, lo facevo sulla base del valore aggiunto: il valore aggiunto di questo blog rispetto a quel che passa su IFQ sono le (ahem) discussioni con Filippini nei commenti. Solo pochi mesi fa era ben diverso e qui ci passava molta piu’ roba (e molto piu’ interessante, come personal giudizio). Ma giustamente dipende da quel che vuoi fare da grande: se il tuo obiettivo e’ accumulare lettori e promuovere te stesso, beh, hai ragione tu e questo blog fai bene a tenerlo aperto.

  7. Sono andato a farmi un giro su audiweb e i dati raccontano storie diverse dall’articolo de IFQ.

    IFQ aveva 255mila visitatori unici a gennaio 2011, febbraio 282mila, marzo 331mila, aprile 273mila, maggio 307mila e giugno 335mila. Nel primo semestre del 2011 la media registrata e’ di 297mila (+16% rispetto a gennaio 2011).

    Il Post faceva 28mila a gennaio, 24mila a febbraio, 33mila a marzo, 42mila aprile, 30mila maggio, 25mila giugno. Nel primo semestre 2011 la media e’ di 32mila (+14% rispetto a gennaio 2011).

    Questo dicono i numeri.

    Vedi, questo e’ il motivo per cui IFQ lo leggo solo per trarre spunti di discussione: perche’ so tra le sue pieghe si nascondo cialtronate come quella sopra, gente che parla senza saper nemmeno fare di conto. E’ proprio questo lo stimolo che mi ha dato lo stimolo a scrivere per Il Post: ne avevamo veramente piene le tasche di leggere bischerate e tirate ideologiche senza un minimo di supporto fattuale su energia&ambiente (o ambiente&veleni, come su IFQ, dove inesattenze e strafalcioni sono in linea con il resto della stampa italiana).

  8. Scrivi nei commenti all’articolo ciò che hai trovato, Zuliani. In generale, direi che Il Fatto lo leggono 9-10 volte più lettori de Il Post. Non sarà un indice di qualità assoluta, ma nel giornalismo sono i numeri che contano più di tutti gli altri.

  9. Polemizzare con IFQ non mi interessa, ne’ correggere un articolo di qualita’ cosi’ scadente dal punto di vista analitico e numerico. Mi interessava solo correggere l’inesattezza secondo cui “i lettori unici de Il Post sono in calo”, che non e’ vero (un anno fa Il Post faceva 14mila utenti unici, per inciso). Posto che avevo fatto un intervento sul valore aggiunto di questo blog e non sui numeri del Post.

  10. I lettori del Post sono in calo secondo i numeri che hai dato tu stesso, che ti ripeto qui:
    “28mila a gennaio […] 33mila a marzo, 42mila aprile, 30mila maggio, 25mila giugno”.

    I lettori dell’ultimo mese monitorato sono in calo rispetto a gennaio, marzo, ad aprile e a maggio dello stesso anno. Sono 1000 in più rispetto a febbraio del 2011. L’articolo guardava ai dati nell’anno in corso, evidentemente.

  11. Peggio ancora: se l’articolista voleva riferire l’analisi di un periodo particolare ma senza chiarire quale e’ una cialtronata al cubo. Non si pretende che un giornalista sappia puranco l’abc dell’analisi statistica, ma se proprio vuole scrivere un articolo sui numeri chieda lume a qualcuno che ne capisce invece di scriverne a caso.

    Infine, questa disfida sulle misure online dei quotidiani e’ divertente ma mi ha scocciato: se ti dispiace cosi’ tanto che Il Post perda lettori scrivi una mail a Luca Sofri o Francesco Costa. Sono sicuro che apprezzeranno. Ciao.

  12. Certo, magari gli potrei suggerire di chiudere Il Post, sulla linea di ciò che tu hai fatto con me per Anellidifum0. Però mi sa troppo di menagramo, non lo farò.

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