Come cambia il mondo gay in Occidente: il post-mo

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Kelvin Browne stavolta si è superato. Ha descritto in poche righe il gap che esiste fra i gay di 50 anni (aggiungo: anche fra quelli di 35-40) e quelli di 20: due universi paralleli e non molto comunicanti. Consiglio a tutti di leggere il suo editoriale per il Globe and Mail.

L’editoriale di Browne è un po’ una risposta a questo assai interessante articolo del giovanissimo Paul Aguirre-Stevenson, che ha scatenato una ridda di commenti. Non sostengo il suo punto di vista, troppo qualunquistico e fortunello, ma capisco bene cosa il ragazzino voglia dire. E probabilmente, in fondo ha ragione lui.

Oggi, Domani, Toronto Pride! Sono attese fra 1 e 2 milioni di persone. Mi sa che farò un giretto. Oggi, invece, la Marcia delle Dykes. Ieri era la Marcia delle trans. A ciascuno il suo, insomma!

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12 pensieri su “Come cambia il mondo gay in Occidente: il post-mo

  1. pino

    Grazie della segnalazione, sono due articoli davvero interessanti. Penso che l’articolo di Paul Aguirre-Stevenson sia stato pensato a tavolino come provocazione, con quel suo qualunquismo molto postmoderno, ma rimane comunque troppo naif. Non calcherei nemmeno troppo il tasto del gap generazionale tra chi ha lottato (per i diritti, contro l’AIDS) e chi ora si trova la pappa pronta. Io la vedo piuttosto come un gap tra chi ha esperienze e storie alle spalle e un ventenne un po’ coglioncello che ha un po’ tutto (bianco, chiaramente middle-class, che vive in uno dei posti più civilizzati del mondo, ma gli mancano “storie di vita” e ancora non si è fatto le ossa, perlomeno nelle relazioni interpersonali). Il suo, quello del coglioncello, è un discorso che lascia il tempo che trova, perché troppo contestualizzato: nel resto del mondo la situazione è troppo diversa e troppo indietro per rendere “vecchie” le lotte e le parole delle “vecchie” generazioni di gay.

  2. Pino, sono sostanzialmente d’accordo con quanto dici, ma aggiungo che il punto di vista viziato del ventenne (forse coglioncello, forse no) esprime tuttavia un punto di arrivo ideale per chiunque abbia lottato per l’eguaglianza dei diritti negli anni Zero, Novanta, Ottanta e Settanta. Quindi è difficile condannarlo integralmente, secondo me…

  3. pino

    In che senso il punto di vista ideale? Chi ha lottato in passato, non tutti ma la maggior parte, mirava all’accettazione sociale mantenendo la propria diversità (per dirla con sandro penna: Felice chi è diverso essendo egli diverso. Ma guai a chi è diverso essendo egli normale) e credo si rivolterebbe nella tomba (perché molti, ahimé, non ci sono più) a sentire questo discorso. Comunque io non lo condanno, semplicemente non lo condivido, e concordo che te nel pensare che sia un discorso vincente, perlomeno in certe ristrette cerchie privilegiate, perché a guardare il mondo, la stragrande maggioranza dei paesi ancora se le sogna le piccole conquiste degli anni Settanta.

  4. pino

    “… essendo egli comune” è la citazione giusta, citavo a memoria (sbagliando, ma il senso è quello 🙂

  5. Punto di vista ideale, nel senso che te, io e tutti i militanti per i diritti civili da Stonewall al World Gay Pride di Roma 2000 ci siamo battuti proprio perché, prima o poi, i GLBT ventenni potessero vivere nel modo sereno, qualunquistico e privo di complessi che mette in mostra l’articolo del ventenne di Toronto. Certo: avremmo voluto anche un maggiore riconoscimento delle nostre lotte, della nostra militanza, una maggiore consapevolezza del punto di partenza e di quello d’arrivo, ma cavolo, lo scritto del ventenne è il prodotto di una rivoluzione della mentalità e del costume e, in questo senso, è semplicemente meraviglioso. E’ il sapore della vittoria, per ora solo a Toronto o in Canada, ma si sente il profumo di una cosa che va espandendosi in tutto l’Occidente, Italia esclusa.

  6. Io sono un cinquantenne, partecipo della comunità digitale, sono pienamente consapevole delle lotte che il popolo LGBT ha dovuto affrontare. Gli sbarbini che non sanno niente abbassino la cresta e studino la storia. Che poi ognuno ha il suo percorso personale. Certo che se hai la pappa pronta, e non sei molto informato, pednsi che sia sempre stato così. Certi mocciosi dovrebbero informarsi meglio.

  7. volpi

    Chi ha scritto che il Postmoderno supera il concetto di Storia? Quel ragazzo mio coetaneo sembra aver abolito tale concetto in maniera assoluta. Poi che cosa significa qualunquistico? Perché accostare tale aggettivo a “sereno ” e “privo di complessi”? Comunque dovremo votare, fare scelte etiche , etc

  8. Forse, dico forse, un giorno anche io imparerò l’inglese (le uniche parole che conosco sono “suck” e “my dick”), così potro partecipare a questa conversazione senza sentirmi troppo ignorante 😛

  9. Grande Larvotto, oppure puoi mettere su rete un dialogo altrettanto interessante in reggiano stretto, e ci dovremmo adeguare tutti a capire dall’italiano 🙂

    Volpi, mi riferivo a quello stato di serenità che può portare all’amorfismo e al qualunquismo. Uno si informa e si batte per i suoi diritti, se si sente discriminato. Se non si sente discriminato, ma pienamente accettato, può darsi non solo che non si batta più, ma nemmeno abbia voglia di informarsi su come si è arrivati al Nirvana che lui vive. Mi spiego?

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