Che bella giornata, una recensione (in ritardo)

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In questi giorni italiani ho potuto finalmente vedere il film campione d’incassi di tutti i tempi al botteghino nazionale, vale a dire la commedia di Gennaro Nunziante e Luca Medici in arte Checco Zalone Che bella giornata. Devo dire: giù il cappello. Zalone tomo tomo cacchio cacchio inventa una nuova maschera della comicità tricolore, quella dell’impiastro privo di talenti ma ricco di relazioni familiari assai potenti a livello locale. Un incrocio fra Clouseau e Mr. Bean, ma più inconsapevole e più pieno di risorse di tutti e due. E’ la figura dell’italiano medio, o almeno di quel tipo di italiano medio da cui tutti gli italiani per bene cercano disperatamente di distanziarsi, ma diciamoci la verità: se siete rimasti a vivere in Italia c’è per forza un (bel) po’ di checcozalone in ciascuno di voi.

La chiave del film, che è pensato per far ridere e rilassare, e ci riesce alla grande, è nel dialogo in cui Checco spiega a Farah:

“Cosa fai tu qui, studi?”

Farah: “Sì”

Checco: “Ecco, in questo Paese non serve a un cazzo.”

O anche nelle varie battute in cui un membro della temibile famiglia Capobianco – un vero e proprio branco di uomini e donne insinuatisi nei gangli delle amministrazioni civili e militari del tessuto statale italiano – viene fuori per risolvere ogni problema, appianare ogni regolamento, bypassare qualunque legge. Ridendo e scherzando, Checco fa dunque un film sulla pura e semplice mancanza di senso civico e rispetto delle leggi che caratterizza l’italiano medio e ci infila dentro anche un po’ di ironia sui rapporti inter-razziali e sul razzismo in generale, come quando Checco insiste presso lo zio carabiniere perché convinca il parroco di Alberobello (con la minaccia di non togliere le multe a un di lui nipote) a far fare da madrina per un battesimo a Farah, “madre bina” di religione “muso ulmana” – da qui l’opposizione del prete cattolico – e suggerisce al “potente” zio al telefono la possibile motivazione:

“Forse perché è negra.”

Papà di Checco, intervenendo nel dialogo da esterno: “Ma appena appena.”

Checco: “Infatti, un niente, cioè, non dà fastidio, zio.”

Se non sbaglio questo film ha incassato 43 milioni di euro, e a occhio e croce, deve essere costato meno di 1,5. Bisogna dire che questa volta il successo di pubblico è sacrosanto, perché Checco Zalone ha proprio creato un modo nuovo di fare commedia, a metà fra il demenziale e l’ironico, il basso e l’alto, arrivando così a un genere medio che in realtà nasconde un profilo molto dotto, di chi sa che per essere leggeri è necessario scherzare col fuoco e in modo assai attento a ciò che si dice e a come lo si dice. Zalone, tramite una comicità di sottointesi, di gesti prima ancora che di parole, riesce a rivolgersi e a far ridere tutti: dal pubblico più superficiale e distratto ai critici più accigliati e la sua forza è quella di avere creato una nuova icona pop nel personaggio di se stesso artista, del quale non a caso non ha nemmeno cambiato il nome e cognome.

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4 pensieri su “Che bella giornata, una recensione (in ritardo)

  1. “se siete rimasti a vivere in Italia c’è per forza un (bel) po’ di checcozalone in ciascuno di voi”

    Mii auguro tu stia scherzando. Che pretendi,che ti raggiungiamo tutti in Canada?

  2. pino

    Concordo con rainbowman56, il fatto che siamo in Italia non vuol dire che ci siamo “rimasti”, come gente che non vuole buttarsi a mare da una barca che sta affondando. C’è pure chi è riuscito a costruirsi una vita, ad avere il lavoro dei suoi sogni ecc. Per come la metti tu sembra quasi che tutti quelli che sono “rimasti” siano o degli sfigati o degli ammanicati.

  3. Pino, no, non volevo dire che chi è rimasto sia sfigato o ammanicato. Volevo dire che per nuotare in una vasca di piranha e rimanere vivi, occorre escogitare delle difese molto forti, oppure farsi piranha.

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