La bibliotecaria polacca

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Ieri sono andato per la prima volta a prendere in prestito dei libri alla biblioteca della Ryerson University, una delle 4 università di Toronto, dietro casa mia. Avevano dei libri che mi servivano per la tesi, e che non si trovavano tutti alla mitica Robarts. Poiché sono uno studente graduate alla UofT, potevo prendere i libri gratuitamente anche alla Ryerson (faccio notare che si tratta di università privata, per cui è come se a Roma potessi accedere gratuitamente alla biblioteca della LUISS essendo iscritto alla Sapienza: esatto, non succede).

Ho dovuto fare la tessera della biblioteca Ryerson e così ho parlato con la simpatica bibliotecaria. Una donna di 55 anni circa, di origine polacca, con un accento fortissimo che mi consentiva di capire tutto ciò che diceva. Abbiamo parlato e lei mi ha detto che è emigrata in Canada 15 anni fa. La cosa sorprendente? Mi ha detto che quando arrivò qui, il Canada era almeno 20 anni indietro rispetto alla POLONIA! Da non crederci, gente. 20 anni indietro rispetto alla Polonia del 1995? Eppure la signora, che viene da Danzk, la città di Lech Walesa, era senza dubbio sincera. “Quando sono arrivata, dopo che ho dato un’occhiata in giro, mi sono messa a letto per una settimana a piangere. Poi, mi sono alzata”, ha detto.

Tornato a casa, ho raccontato la cosa alla compagna di viaggio, che mi ha detto: “Ci credo. Oggi sono dove sono grazie all’immigrazione”. Già, l’immigrazione. Per chi sa come sfruttarla, una miniera d’oro.

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7 pensieri su “La bibliotecaria polacca

  1. Carlo

    Si bisognerebbe poi vedere se ti immigrano laureati polacchi o manovali non specializzati magrebini.

    Perché il Canada ha una politica restrittiva mica da ridere su chi vuole andarci a vivere

    che poi questo significa “saperla gestire” fai entrare quelli che ti servono

    poi per onestà tutto cio detto da uno che non si ricorda l’ultima volta che ha visto un bianco vicino a una vasca di anodizzazione o a uno stampo di fusione in conchiglia

  2. La politica immigratoria canadese è cambiata in 20 anni moltissimo. All’epoca era del tipo “entrano tutti”, oggi è così solo nelle aree meno urbanizzate del Paese.

  3. stefano

    Suppongo che “Danzk” sia Gdańsk, detta anche Danzig in tedesco e, perché no?, Danzica in italiano 🙂

  4. Tore

    Detto con la simpatia dovuta ai simpatici canadesi: mi pare che un bel po’ di strada debbano ancora farla, eh (banche, internet, trasporti pubblici, assistenza sanitaria etc.). Spero che tu stia bene!

  5. Tore

    Assolutamente d’accordo, io paragonavo il sistema canadese non tanto a quello americano quanto a quello europeo. Qui tutto bene, anche se l’emergenza che mi ha costretto a tornare a casa non si è conclusa positivamente. Nel frattempo ho comunque quasi finito l’editing del romanzo e sto mandando domande di lavoro per il prossimo settembre. Speriamo bene!

  6. Tore, non volevo chiedertelo, infatti. Mi dispiace, ma immagino che sia il corso della natura.
    Domande di lavoro anche io a bizzeffe, ma finché son ABD penso che non mi si calcoli niuno.

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