L’aguzzinismo della Lega, ammantato di pacifismo

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Nello squallido panorama partitico italiano, c’è una forza che si è distinta per coerenza politica lungo gli ultimi 25 anni. Quella forza è la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania. Quando si trattò di decidere se bombardare o meno in Kossovo, per impedire al dittatore Slobodan Milosevic di tenere aperti i suoi campi di concentramento nella ex Jugoslavia del 1999, la Lega di Bossi si schierò contro: allora, dicevano i leghisti, la Nato non doveva intervenire negli affari interni dell’amico Milosevic, che il camerata Bossi andò di persona a omaggiare a Belgrado nell’aprile del 1999. La motivazione in realtà era: Milosevic ci tiene “milioni di slavi” al di là del confine, impedendo loro di arrivare nella florida Padania e di rubare il lavoro (raccoglitori di pomodori, lavavetri, operai al tornio) ai giovani virgulti padani. A nulla valsero le grida di Marco Pannella verso Bossi, nel tentativo di illustrargli gli stupri etnici di massa, le torture, i campi di concentramento, i bombardamenti sulla popolazione che Milosevic aveva approntato contro i bosniaci musulmani. “Meglio Milosevic che Culosevic” chiosò Umberto Bossi, curandosi di mantenere il suo usuale aplomb istituzionale.

Sono trascorsi dodici anni da allora, Milosevic è stato sconfitto dalla Nato, arrestato e consegnato dal nuovo primo ministro serbo, Dindic, al Tribunale penale internazionale per i crimini nella Ex-Jugoslavia, nel 2001 con l’accusa di crimini contro l’umanità e pulizia etnica. Ricordo che Milosevic non solo ideò gli stupri etnici di massa, ma obbligava anche le donne bosniaco-musulmane a partorire. Solo la morte, avvenuta nel 2006, l’ha tenuto fuori dalla sicura condanna del Tribunale dell’Aja. Bossi non ha ancora dato conto politicamente di quella posizione pro-tortura, pro-dittatore, pro-sanguinario, anti-Nato, anti-Occidente e anti-civiltà.

Dopo dodici anni, oggi c’è un nuovo dittatore. Forse non peggiore di Milosevic, ma di certo al potere da più tempo: Muammar Gheddafi. Gheddafi, grande amicone di Bossi e Borghezio e Maroni e Berlusconi, che da anni trucida gli africani che cercano di raggiungere le coste libiche per imbarcarsi verso l’Europa (e dunque verso la florida Padania). Bossi per questo (ancor più che per i pozzi di petrolio che ci sono in Libia) l’ha subito eletto a suo grande alleato nel disegno globale di far soffrire e infine uccidere tutti coloro che abbiano voglia di sopravvivere alla fame, agli stenti, alle carestie magari venendo a cercar fortuna in terre più felici. Operazione conosciuta a memoria da generazioni di italiani che, fra il 1800 e il 1950 – l’altro ieri – sono emigrati all’estero con la famosa valigia di cartone. Solo per un inciso personale: qui a Toronto ci sono foltissimi gruppi di Friulani, di Veneti, di Abruzzesi, di Molisani, di Calabresi, di Siciliani, organizzati nelle loro associazioni di emigranti d’ispirazione regionalistica. Questi ex emigranti si sentono ancora oggi canadesi e italiani, canadesi e friulani, ma certo non padani.

Oggi Bossi e la Lega Nord sono partito di governo, a differenza che nel 1999, quando il Presidente del Consiglio era Massimo D’Alema. E oggi la Lega Nord riuscirà in qualche modo a influenzare la politica estera italiana perché ha Berlusconi per la collottola, per quanto piccina, e può fargli fare quel che vuole. Berlusconi ha già espresso il suo “dolore” nei confronti dell’amico Gheddafi, e ha spiegato che l’Italia “non poteva non partecipare dando le basi all’operazione militare, ma che i caccia italiani non bombardano”. Ci sarebbe da aggiungere: non bombardano gli insorti contro Gheddafi, a questo punto. Probabilmente fanno dei voli di ricognizione per controllare la qualità dell’aria, e noi cittadini li paghiamo per questo. Ma chissà che magari in futuro l’ardita aeronautica italica non possa dare una mano all’amico di Bossi e Berlusconi, e possa spianare Tobruk e Bengasi, facilitando la vittoria di Tripoli e di tutti i dittatori sanguinari di questo porco mondo, che ci tengono lontani i morti di fame. Al limite uccidendoli in modo letterale, ma del resto anche Mangano, che era un eroe, non aveva la fedina penale pulitissima. Strozzava a mani nude.

 

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7 pensieri su “L’aguzzinismo della Lega, ammantato di pacifismo

  1. Mi chiedo se le cose sarebbero andate diversamente con un governo di centro-sinistra, e ricordando i precedenti Presidenti del Consiglio (tutti, ahimé, grandi amiconi di Gheddafi, magari con meno volgarità, ma con identica passione) e i voti espressi in Parlamento la risposta, sconsolante, viene fuori da sola.
    Sarebbe bello se il problema fosse solo la Lega e Berlusconi e La Russa. Invece dobbiamo avere il coraggio di ammettere che la gran parte del sistema politico e industriale di questo paese ha appoggiato e omaggiato e finanziato Gheddafi, il suo regime e le sue politiche nazi-fasciste.
    Solo riconoscendo questo fatto, facendo un’autocritica collettiva nazionale, possiamo osare sperare in un futuro più giusto.
    Attribuire ogni colpa a dei singoli personaggi (per quanto spregevoli, disgustosi, direttamente responsabili di atrocità, stragi e pulizie etniche) e poi tacere su tutto il restante tessuto sociale (il nostro tessuto sociale) serve solo a pulirci, molto superficialmente, la coscienza.

  2. Eh no, Noir Pink: dal Kossovo a oggi la storia ci ha detto che non è andata come tu dici. Non sono tutti bigi i gatti di notte. Nel 1999 la sinistra democratica italiana governava e bombardava Milosevic. La Lega lo andava a trovare a Belgrado. Oggi, la sinistra democratica italiana si schiera per il bombardamento su Gheddafi, la Lega contro, e non certo per ragioni umanitarie, ma perché l’amicone Gheddafi ci teneva buoni i boat people, ammazzandoli nel deserto o affondandoli in mare.

    E’ vero che tutti i governi italiani son stati amici di Gheddafi, in quanto capo della Libia, ma ciò non toglie che oggi ci sia chi, al governo, dica che bombardarlo è un errore politico e chi, all’opposizione, dica che bombardarlo è giusto. Son differenze politiche che più grandi non potrebbero.

  3. Ma l’enorme errore politico è solo quello nella scelta di bombardare o no? Oppure c’è anche l’enorme errore politico (credo persino “più enorme”) di essere stati amiconi di Gheddafi, di averlo omaggiato e ampiamente finanziato? Vedere solo gli errori nell’altra fazione e non nella propria lo trovo tragico, proprio nel senso che porta alle tragedie cui stiamo assistendo e contribuendo.

    p.s.: Una classe politica, industriale e culturale che oggi vuole bombardare il dittatore che ha supportato fino all’altroieri dovrebbe solo chiedere scusa ai propri elettori e seguaci e alle popolazioni estere che ha fatto massacrare, imprigionare e seviziare; e, una volta chiesto scusa, andarsene a casa. Anche perché certi errori erano evidenti e tutt’altro che inevitabili, come dimostrano le posizioni coerenti, pur largamente minoritarie, di personaggi come Pannella, che tu stesso citi.

  4. Noir, siamo d’accordo, ma la politica è anche l’arte del reale. Se Gheddafi, in un modo o nell’altro, comanda nello stato africano più ricco e più carico di petrolio, a cento km dalle coste siciliane, qualunque governo italiano non può far altro che non essergli ostile. Poi c’è modo e modo di non esserlo: lo si può portare a Bruxelles oppure gli si possono baciare le mani in visita di Stato a Roma, ma si sa, Berlusconi è “guascone”. Gli escono dal core, queste mostruosità.

  5. Ivan P.

    Pare che il nostro “guascone nazionale” sia convinto di placare Gheddafi e convincerlo ad andare in esilio. Ma perché non lo ricoverano in manicomio e buttano la chiave? Sarebbe anche ora!

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