Politics of Postmodernism, una recensione

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Se “Poetics of Postmodernism” non mi aveva certo entusiasmato, questo “Politics of Postmodernism”, sempre di Linda Hutcheon, riesce a essere ben peggiore. L’autrice rimastica gli stessi concetti del suo saggio precedente, addirittura con gli stessi esempi (ma leggersi qualcosa d’altro oltre ai romanzi di Salman Rushdie e Angela Carter, per sostenere il carattere parodico dei romanzi postmoderni, è impossibile?) e aggiunge alcune considerazioni di lieve interesse affrontando il tema del postmodernismo nel cinema (gli esempi si appoggiano soprattutto sui film di Woody Allen; forse si poteva approfondire un po’ il tema).

L’aspetto che mi è parso invece utile, ciò che fa guadagnare la seconda stella a un testo altrimenti davvero sovrapponibile e criptico, è il concetto “The private and the public” (156-64), che appoggiandosi su alcune teorie femministe (in particolare Catherine Stimpson) ricorda: “Experience generated more than art; it was a source of political engagement as well” (1988: 226). Scrive la Hutcheon: “The feminist rethinking has coincided with a general renegotiation of the separation of high art from the culture of everyday life – popular and mass culture – and the combined result has been a reconsideration of both the context of historical narrative and the politics of representation and self-representation. […] One would be those historiographic metafictions in which the fictively personal becomes the historically – and thus politically – public in a kind of synecdochic fashion […] and the result is the politicization of public and private experience, of nationality and subjectivity”. (154).

L’epilogo pure riveste un qualche interesse, se non altro come summa dei saggi principali scritti sul postmodernismo fra fine ’80 e il 2002. In particolre, sono interessanti gli allacci che la Hutcheon fa tra il postmodernismo e la queer theory, sostenendo che tutti e due condividono:

a) l’ironia
b) la parodia
c) l’interesse nell’eccentrico e nell’ibrido.

“Like postmodernism, then, queer theory and practice attempt to demistify, subvert, undo – and often through irony” (179).

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Un pensiero su “Politics of Postmodernism, una recensione

  1. Leggo romanzi, raramente saggi sui romanzi. Non mi sembra (correggimi se sbaglio) una caratteristica esclusiva dei romanzi moderni(definire moderni)la parodia.
    Lo stesso saggio di Eco che citavi recentemente parla di “sospensione dell’incredulità”.
    Si veda Kafka, Gulliver per non parlare di James Bond…

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